Concetta Castilletti, una carriera tra sacrifici ed emozioni

di Omar Gelsomino

La notizia ha fatto il giro del mondo. Il virus che ha causato centinaia di migliaia di morti e tiene in apprensione la popolazione mondiale è stato isolato all’Ospedale Spallanzani di Roma. Tra i primi ad ottenere questo straordinario risultato un team italiano e tutto al femminile: insieme a Maria Rosaria Capobianchi e Francesca Colavita anche la siciliana Concetta Castilletti, le tre ricercatrici che in tempo di record hanno isolato il Covid -19. Tempo, pazienza e dedizione sono alla base del suo lavoro.



La dottoressa Concetta Castilletti, ragusana, specializzata in microbiologia e virologia, è la responsabile dell’Unità virus emergenti dell’Istituto Spallanzani, dove lavora dal 2000. «Essendo timida e insicura il mio percorso professionale è stato non senza travaglio. Mi sono laureata in biologia e specializzata a Roma dove ci siamo trasferiti con il mio futuro marito, anche lui siciliano. Ho avuto la fortuna di specializzarmi con un guru della virologia, il Professor Dianzani sino a quando sono entrata allo Spallanzani. Sono stata una co.co.co. per tanto tempo, ho conseguito borse di studio, dottorato di ricerca, ecc. fino a quando nel 2008 ho fatto il concorso per la stabilizzazione. La carriera da precaria è stata molto lunga». A dare la notizia dell’isolamento del virus è stato il Ministro della Salute Roberto Speranza. «Quando tutto il mondo cercava di poterlo studiare siamo stati tra i primi ad isolarlo, tra le 24 e le 48 ore da quando abbiamo avuto il campione, proveniente da uno dei due pazienti cinesi diagnosticati in Italia con infezione da Coronavirus ricoverati allo Spallanzani, avevamo già isolato il virus. È stata una bella emozione». Attorno a quella scoperta vi sono studi e speranze del mondo scientifico e di tutti noi. «È un virus che colpisce l’apparato respiratorio e che raramente va in circolo, non sappiamo se gli anticorpi che produciamo ci proteggeranno dalle future infezioni. Non sappiamo quanto tempo dura l’immunità naturale dopo l’infezione, se dopo 4-5 mesi dall’infezione ci si può re-infettare. Stiamo cercando di capire ancora quale sia la soluzione migliore, ci sono dei dati incoraggianti, vi sono studi fatti in vitro, una volta ottenuto un vaccino potenzialmente efficace sarà testato sugli animali ed infine sull’uomo. Poi, dovrà essere prodotto in grandi quantità, di solito ci vogliono anni, adesso parlano di mesi, non credo che riusciremo ad ottenere un vaccino già prodotto da essere somministrato nel giro di un anno e mezzo. Non ci credo, ma spero di essere vivamente smentita. Sembra che ci siano dei benefici dall’utilizzo del plasma da pazienti già guariti, ma per avere certezza sulla reale efficacia del trattamento ci vuole tempo, infatti, non è stato ancora pubblicato uno studio scientifico. Spero di cuore che sia possibile individuare il vaccino e che il plasma da paziente convalescente sia utile nella terapia. Il salto di specie succederà sempre, avremo sempre nuovi virus contro cui combattere, dobbiamo essere più preparati per altri virus, siamo stati colti alla sprovvista e io stessa non pensavo che si arrivasse a questo, con la situazione di adesso, nessuno di noi della comunità scientifica europea e statunitense poteva immaginare tutto ciò».

Lei, nonostante la sua bravura e le competenze acquisite, è rimasta in Italia contribuendo alla ricerca scientifica. «In passato non mi si è presentata l’opportunità di lavorare all’estero, sono stata fuori per specializzarmi in alcuni vari settori per poco tempo, ma io sono italiana, sto bene qui. Sicuramente all’estero avrei avuto opportunità diverse, ma posso garantire che nonostante in Italia la ricerca sia bistrattata e sottofinanziata, la ricerca è molto vivace e l’ambiente è molto stimolante. Da virologo mi reputo fortunata e sono contenta di poter lavorare allo Spallanzani con i virus emergenti». Prima di tornare in laboratorio ai suoi microscopi e ai virus la dott.ssa Castilletti ci lascia con una sua speranza «Desidero un mondo perfetto, so che non è possibile, mi auguro solo un po’ di serenità».

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