Chi lo sapeva?

Articolo di Stefania Minati

Anche quest’anno nel mio piccolo paese, Prascorsano, per tre giorni i Comuni partecipanti si sono sfidati a suon di giochi con più di 200 giocatori per affrontare sedici dure sfide. Non pensiamo ai giochi moderni ma a quelli che non ci fanno dimenticare le tradizioni e gli usi dei nostri avi. Eccovi quindi servita qualche chicca sulle origini di alcuni di questi giochi.

ALBERO DELLA CUCCAGNA
Detto anche Albero di Maggio, risale alle popolazioni germaniche e ai loro antichi culti della fertilità. Si crede, infatti, che per festeggiare le nuove fioriture sacrificassero delle focacce (Kuchen) appendendole all’albero consacrato. Ci sono oggi diversi approcci a quello che è diventato ai nostri giorni un gioco, sia l’Albero piantato in terra e ingrassato o appeso su un corso d’acqua, resta il fatto che i giocatori devono affrontare una grande sfida di equilibrio e abilità per arrivare all’ambito premio e scalare il palo che rappresenta l’antico Albero della Cuccagna.

James Frazer, Il ramo d’oro. Studio sulla magia e la religione, Bollati Boringhieri, 1990.

CORSA CON I SACCHI
Non si conosce l’origine di questa sfida a gambe incappucciate ma si legge che già nel 1541 Papa Paolo III fosse un fan di questo tipo di gare e i giocatori che per primi compivano il tragitto tra il crocefisso e il balcone papale, venivano premiati. Anche in occasione dei Giochi Olimpici Estivi del 1904 di St. Louis si tenne una gara di corsa dei sacchi, nonostante non sia mai stata una disciplina olimpica.

IL GIOCO DELLE BOCCE
Questo potrebbe essere ritenuto uno dei giochi con origini più antiche, le cui testimonianze risalgono al 7.000 a.C. nella città di Catal Huyuk, in Turchia. Anche i Greci e i Romani lo praticavano, tant’è che Ippocrate elogiò il gioco in uno scritto consigliandolo come attività molto salutare.
Prese piede in tutta Europa nel Medioevo e piaceva così tanto a giovani, anziani, nobili e plebei che molti trascuravano il lavoro, altri si dedicavano alle scommesse e scoppiavano liti furibonde, tanto da dover essere bandito in molti Paesi, come la Francia e l’Inghilterra. Tra i nomi eccellenti che contribuirono a far rinascere questa disciplina dopo il 1400, troviamo Erasmo da Rotterdam, Martin Lutero e Calvino i quali sembrano essere stati accaniti giocatori. Il primo regolamento ufficiale fu stampato a Bologna nel 1753.

TIRO ALLA FUNE

Anche il tiro alla fune trae le sue remote origini da cerimonie rituali risalenti alla Birmania, Borneo, Corea, Nuova Zelanda, Congo e le Americhe. Connesso alla simbologia delle «forze contrastanti» (bene-male; vita-morte, luce-ombra, il principio maschile e quello femminile, il cielo e la terra, yin e yang, insomma l’espressione del dualismo della complementarietà universale), era praticato in occasione di cerimonie propiziatrici di abbondante raccolto e di cerimonie funebri.
La documentazione del tiro alla fune come sport risale a un’iscrizione egiziana del 2.500 a.C. sulla tomba di Mezera-Ku in Sakkara. Negli antichi giochi olimpici del 500 a.C. il tiro alla fune era praticato sia come attività sportiva autonoma, sia come pratica di allenamento per altre discipline. Nel XII secolo era praticato alla corte degli imperatori cinesi, mentre nel XII e XIV secolo è presente in Mongolia e Turchia; in Europa occidentale è documentato intorno al Mille.
Nel XV e XVI secolo appare in Francia e in Gran Bretagna ed è in questo periodo che nasce una prima regolamentazione, selezionando gli atleti tra giovani di ugual peso. Il tiro alla fune come sport organizzato nasce in Europa verso la fine del secolo scorso. Il tiro alla fune fu sport olimpico per circa cinquant’anni (1870-1920); in seguito fu cancellato da una delibera presa a maggioranza dal Comitato Olimpico Internazionale quando si stabilì di ridurre il numero degli sport partecipanti.

Lascia un commento
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *