Chef Martina Caruso, quando l’eccellenza è equilibrio e semplicità

di Patrizia Rubino   Foto di Giò Martorana


La rivista Forbes Italia l’ha inserita tra le 100 donne di successo del 2020, ma questo non è che l’ultimo dei prestigiosi riconoscimenti, per così dire a consuntivo, che Martina Caruso chef Patron dell’Hotel Signum di Salina ha ottenuto nel corso della sua ancora breve, ma già luminosissima carriera. Nel 2016, infatti, a soli 25 anni, è stata la più giovane chef italiana a ricevere la stella Michelin, nello stesso anno ha ricevuto il premio “Cuoco emergente d’Italia” dal Gambero Rosso e il premio “Cuoca dell’anno” da Identità Golose. Nel 2019 è arrivato anche il premio “Miglior chef donna Michelin” e ancora l’elenco potrebbe continuare. Uno straordinario palmares che appartiene ad una giovane donna di 31 anni dal sorriso largo e sincero, sposata da qualche mese, che è riuscita a fare emergere il suo straordinario talento grazie alla determinazione e all’impegno, uniti ad un equilibrio e solidità fuori dal comune.

Come si arriva ad ottenere la stella Michelin, il riconoscimento più ambito dagli chef?
«Per quanto mi riguarda la cucina è nel mio destino, nel senso che ho vissuto tra i fornelli sin da piccola osservando mio padre che allora era chef al Signum, ma anche mia nonna è stata per me fonte di grande ispirazione. Gli ingredienti, con i loro colori e profumi, solleticavano la mia curiosità e creatività. A 14 anni mi sono iscritta all’istituto alberghiero e durante le vacanze estive facevo esperienze in cucina con mio padre. Una volta diplomata ho cominciato a frequentare corsi di cucina in Italia e all’estero e a fare diverse esperienze lavorative con grandi professionisti. Sono sempre stata desiderosa di apprendere e di migliorare tecniche e conoscenze. La creatività va alimentata e se possibile perfezionata. I risultati importanti che nel tempo ho conseguito sono il frutto anche di un grande lavoro di squadra».

Come definirebbe la sua cucina?
«Una cucina assolutamente con i piedi per terra, bella ma di sostanza, che unisce tradizione e innovazione ed ha per protagonisti gli straordinari prodotti della nostra terra e del nostro mare. Verdure ed ortaggi del nostro orto, il pescato locale, aromi e spezie. La natura offre tutto, ma un piatto diventa speciale quando si riesce a valorizzarne gli ingredienti e ad esaltarne i sapori anche grazie a quelle contaminazioni che da sempre hanno caratterizzato la Sicilia».

Quest’estate un’altra bella soddisfazione. La firma sull’edizione limitata “Chef stellati” di Cornetto Algida. Com’è nata questa collaborazione?
«Mi hanno chiesto di creare un cornetto che parlasse di Sicilia ed ho pensato al nostro dolce per eccellenza: il cannolo di ricotta. Da qui l’idea di realizzare un cornetto al cannolo, con un ripieno di gelato alla panna con ricotta, un cuore di salsa all’arancia, la granella al pistacchio e una cialda aromatizzata alla cannella. E la Sicilia è servita».


Insieme a suo fratello gestisce l’Hotel Signum a Salina, dove vive da sempre. Ha mai pensato di andare a vivere fuori, magari aprire un altro ristorante?
«No, sono troppo legata alla mia isola e qui sto benissimo. Ho tutto. Sono stata spesso fuori, per migliorare e perfezionarmi sempre più nel mio lavoro. Ma ogni volta non vedevo l’ora di tornare, per mettere a frutto qui il mio bagaglio di esperienze acquisite e per risentire i profumi e rivedere quei colori che sono parte di me. I riconoscimenti, i successi hanno più valore se riesci a viverli con equilibrio e serenità con le persone che ami e nei luoghi a te cari».

Lei è molto giovane ed ha già realizzato parecchie cose importanti in carriera. Ha qualche altro sogno nel cassetto?
«Si, ho tanti sogni e di recente ne ho realizzati alcuni veramente importanti. Mi sono sposata da qualche mese e aspetto un bambino che nascerà a novembre. Mi sento felice e realizzata perché nonostante i numerosi impegni di lavoro riesco ad assaporare le cose belle e semplici della vita, come fare una passeggiata immersa nella natura o andare a pescare insieme a mio marito. Cosa volere di più?».

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