Kymia: la rivoluzione dello skincare no-age al pistacchio

Rubrica ” Start-up Future”

a cura di Patrizia Rubino  foto di Kymia

C’ è un bel movimento attorno all’imprenditoria innovativa al femminile in Sicilia, una tendenza che fa ben sperare anche perché nella gran parte dei casi sono giovani donne a buttare il cuore oltre l’ostacolo e a scommettere su progetti che spesso uniscono l’alta innovazione tecnologica alle eccellenze del territorio.

La storia di Kymia la start up pluripremiata fondata, circa un anno fa, dalle cugine Arianna Campione, odontoiatra e medico estetico, e Anna Cacopardo, esperta in Economia e marketing, è il racconto di una visione, del grandissimo amore per la Sicilia e della volontà di agire per esaltarne le potenzialità. Entrambe originarie di Bronte hanno puntato sul prodotto d’eccellenza della cittadina etnea conosciuto in tutto il mondo: il pistacchio, ma lo hanno fatto in modo per così dire rivoluzionario. Dopo una serie di studi e test di laboratorio, infatti, hanno appurato che il mallo, l’involucro che ricopre il gusto di questo straordinario frutto contiene un principio attivo dal potere altamente antiossidante: il Pistactive-f, lo hanno brevettato e impiegato per la realizzazione del primo cosmetico, una crema viso anti-age, al mallo del pistacchio di Bronte.

skincare kymia

 

«Mia cugina Arianna – racconta Anna Cacopardo – ha vissuto a Londra per lavoro, ma ha sempre provato grande nostalgia per la Sicilia, ha deciso di tornare e grazie alle sue competenze in Cosmetologia ha intuito la grande duttilità del pistacchio. La nostra terra custodisce dei tesori che non ti aspetti – continua – il mallo del nostro pistacchio, da scarto assurge a nuova vita e si trasforma in risorsa preziosa che crea opportunità».

Attualmente Kymia si rivolge solo al mercato della cosmesi con la crema antirughe ma ci sono importanti progetti all’orizzonte. «Il prodotto che abbiamo brevettato – spiega Cacopardo – ha sicuramente altre importanti potenzialità che stiamo verificando con i ricercatori dell’Università di Catania per l’impiego, ad esempio, negli integratori. Ma siamo ambiziose e vogliamo procedere a piccoli passi, crescere e strutturarci per guardare a un futuro solido».

Ohoskin

OHOSKIN: la “pelle vegana” che profuma di sostenibilità

dalla rubrica START-UP FUTURE: IDEE CHE ILLUMINANO IL FUTURO

a cura di Patrizia Rubin    Foto di Ohoskin

l fenomeno “start-up” in Sicilia è in continua crescita e nella gran parte dei casi si tratta di giovani imprese ad alto contenuto tecnologico, eco-responsabili e che guardano al territorio e alla sua valorizzazione. Come nel caso di Ohoskin, il suo nome sembra quasi un sussurro, la start-up fondata nel 2019 da Adriana Santanocito, giovane imprenditrice catanese, che ha creato e brevettato un materiale innovativo plant-based, l’Ohoskin appunto, realizzato con i sottoprodotti industriali di arance e pale di ficodindia. Un tessuto di altissima qualità e durabilità, alternativa di lusso vegana alla pelle animale, di cui ne presenta le migliori caratteristiche alla vista e al tatto.

Adriana-Santanocito_Amministratore-Ohoskin

«Questo materiale – sostiene Santanocito – è una risposta moderna ed etica alle esigenze dei consumatori che sempre più sono orientati verso uno stile di vita rispettoso della vita degli animali e dell’ambiente. Il fatto poi – aggiunge – di realizzarlo con dei prodotti simbolo della Sicilia è sicuramente un valore aggiunto oltre che motivo di grande orgoglio. Ho studiato a Milano, ma poi ho scelto di tornare perché intendo dare un contributo alla crescita della mia terra».

Molteplici gli ambiti di utilizzo di Ohoskin: dagli accessori moda all’arredamento d’interni, agli oggetti di design, al settore automotive che predilige sempre più l’utilizzo di rivestimenti interni cruelty free. Sostenibilità e attenzione per il territorio sono aspetti centrali nella filosofia della start-up catanese, che per la realizzazione del prodotto, 100% Made in Italy, riutilizza tonnellate di scarti di arance e fichidindia, grazie ad accordi con fornitori siciliani della materia prima. «Mettiamo in moto – sottolinea Santanocito – un processo virtuoso di economia circolare che dai residui delle lavorazioni genera nuove risorse economiche e al contempo continuiamo a investire in ricerca e sviluppo per migliorare il prodotto e ridurne sempre più l’impatto ambientale. Il lusso può essere sostenibile se ne deriva valore e benessere per tutti».