Lezioni‌ ‌di‌ ‌teatro‌ ‌gratis‌ ‌al‌ ‌teatro‌ ‌Alfeo‌. Open‌ ‌Day‌ ‌Scuola‌ ‌di‌ ‌recitazione‌ ‌

Comunicato stampa

Una lezione gratuita di recitazione. Per aspiranti attori, amanti del cinema e del teatro o semplicemente per chi vuole confrontarsi con un’esperienza nuova, diversa e sicuramente stimolante. È l’iniziativa del Teatro Alfeo di Siracusa che dà appuntamento a giovedì 21 ottobre alle 18,30 nella sede di via della Giudecca 22, nel cuore di Ortigia. L’evento nasce dalla volontà del direttore artistico Alfredo Mauceri di riprendere appieno le proprie attività “ma anche di allargare l’orizzonte culturale della città – spiega – rendendo sempre più viva la voglia di teatro”.

La lezione gratuita di giovedì prossimo avrà una durata di novanta minuti e si comporrà di una prima fase in cui verranno enunciati i principi chiave che reggono l’arte della recitazione, come la coscienza dei sentimenti e la loro trasposizione in atto fisico, l’importanza del linguaggio corporeo, la respirazione diaframmatica e completa, la dizione e l’articolazione, l’uso corretto della voce, la capacità drammaturgica di inventare storie che possiede ognuno di noi e le tecniche per stimolarla, l’improvvisazione, l’arte di manovrare e interpretare con le marionette, piccoli cenni di storia del teatro e qualche pillola delle nuove tendenze teatrali che guardano sempre di più all’internazionalizzazione dell’attore. La seconda parte sarà invece pratica e tutti gli intervenuti saranno invitati a partecipare ad alcuni giochi teatrali.

L’evento sarà anche l’occasione per presentare la nuova scuola di recitazione, nata in seno alla Compagnia del Teatro Alfeo, che schiera come insegnanti i componenti della Compagnia stessa: Alfredo Mauceri (che insegnerà arte marionettistica e movimento scenico), Massimo Tuccitto (interpretazione e improvvisazione), Arianna Vinci (dizione e vocalità), Salvo Canto (drammaturgia e storia del teatro), Sara Cilea (recitazione in inglese).   

La lezione gratuita non sarà un episodio isolato ma, per volontà del direttore artistico Alfredo Mauceri, si ripeterà nel corso di tutto il 2022 “perché il fine ultimo di questa manifestazione ricorrente – aggiunge – è quello di creare nella cittadinanza una coscienza teatrale sempre più viva e attenta all’arte della recitazione e al mondo del teatro”.

E proprio per avvicinare la città al mondo del teatro, tutte le lezioni della scuola di recitazione prevedranno il trasferimento gratuito in taxi da piazza Adda, parcheggio Von Platen e Molo Sant’Antonio al Teatro Alfeo e viceversa. “Un’ulteriore testimonianza – conclude Alfredo Mauceri – della virtuosa sinergia esistente tra le diverse realtà cittadine e che ci ha incoraggiato a stipulare un protocollo d’intesa con la cooperativa Ortigia taxi”.

“Blocco 200. Anime Sospese”: la mostra fotografica che racconta il viaggio di Arianna Di Romano insieme ai detenuti del carcere di Caltagirone.

Di Samuel Tasca   Foto di Giacomo Alessandro

La fotografa Arianna Di Romano, durante la 36° Coppa degli Assi tenutasi al Centro Equestre del Mediterraneo di Ambelia dall’8 al 10 ottobre 2021, inaugura la sua mostra fotografica dal titolo “Blocco 200. Anime Sospese”.

Originaria della Sardegna, ma siciliana d’adozione dopo un vero e proprio colpo di fulmine avuto per la città di Gangi (PA), Arianna Di Romano nel suo percorso professionale ha saputo immortalare con i suoi scatti l’anima dei soggetti ritratti durante i suoi lunghi viaggi. Stavolta, però, il viaggio intrapreso dalla Di Romano assume una prospettiva inaspettatamente nuova che la porta ad assumere il ruolo di docente all’interno di un progetto sviluppato presso il Carcere di Caltagirone (CT).

 

«Ho fortemente desiderato raccontare la quotidianità all’interno di una struttura carceraria», leggiamo nella presentazione della mostra scritta dalla stessa Arianna Di Romano. «Credo abbia a che fare con lo stesso forte desiderio che mi spinge a rimanere accanto a coloro di cui si parla poco, o non si parla affatto».

Così, mossa da questa voglia di raccontare ciò che normalmente rimane nel silenzio, lo scorso giugno Arianna Di Romano intraprende questo percorso insieme a diciassette detenuti del carcere di Caltagirone. Il laboratorio, che prevedeva proprio l’apprendimento delle tecniche fotografiche grazie alla sapiente guida della docente, ha permesso ai partecipanti di riscoprirsi al tempo stesso attori e narratori di immagini della loro realtà quotidiana.

«Ogni sguardo, ogni espressione, ogni gesto, ogni segno sulla pelle diventa una narrazione della loro più intima essenza pronta a volar via per mostrarsi al mondo», spiega Arianna Di Romano che confessa non avrebbe mai immaginato che quell’esperienza potesse restituirgli così tanto in termini di valore umano. È stata proprio lei a mettere in mano ai suoi alunni le sue macchine fotografiche, tesoro geloso di ogni fotografo, spingendoli ad andare oltre la normale inquadratura di un soggetto, ma tirando fuori ciò che realmente vivono ogni giorno. All’interno della mostra, inaugurata dalla Principessa Caterina Grimaldi di Nixima, il visitatore rimane rapito dalle immagini, rigorosamente in bianco e nero come la maggior parte degli scatti della Di Romano, che non mettono in mostra dei soggetti, ma ne raccontano una storia inserita nel suo contesto. Vediamo mani, indumenti, tatuaggi, ma non vediamo la firma di alcun autore. «Non si svelerà la paternità del singolo scatto per nostra volontà, – chiarisce Arianna Di Romano – ogni singolo fotogramma si confonderà con l’altro facendosi portavoce di quello straordinario affiatamento nato durante il percorso».

Così “Blocco 200. Anime Sospese” diventa non soltanto un percorso di formazione artistica, ma un cammino in cui riscoprire relazioni tra esseri umani, nel quale riscoprirsi parte di un gruppo e parte di un racconto che può raggiungere chiunque, oltrepassando muri e sbarre e toccando corde dell’anima che vibrano in coloro che hanno la sensibilità di percepire che dietro ogni persona c’è sempre una storia che vale la pena di essere raccontata.

 

Consegnato al professor Francesco Pira il Premio Internazionale Apoxiomeno 2021 per il “Sociale”

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Monte San Savino (Arezzo)  –“Per le sue indubbie qualità professionali e scientifiche, e in particolar modo per la sua fattiva collaborazione con le Forze dell’ordine nell’ambito di iniziative culturali di grande valore”.

Con questa motivazione è stato consegnato domenica 19 settembre 2021, nel corso di uno straordinario evento nella cornice stupenda del Teatro Verdi del commune dell’aretino, al sociologo e saggista siciliano, Francesco Pira, professore associato di sociologia dei processi culturali dell’Università di Messina, il prestigioso Premio Internazionale Apoxiomeno, giunto alla venticinquesima edizione. E’ stato il Sindaco di Monte San Savino, Margherita Gilda Scarpellinia consegnare la statuette al professore agrigentino, esprimendo apprezzamento per l’attività svolta. Un’edizione di altissimo livello quella del 2021 come ha ammesso al termine dell’evento con soddisfazione il Direttore Artistico ed anima del Premio Colonnello Orazio Anania.

L’International Police Association della Toscana (IPA), ha organizzato nei minimi particolari il XXV International Police Award Arts Festival (IPAAF), riconoscimento che viene assegnato a personaggi dello sport, dello spettacolo e della cultura italiana ed internazionale, che attraverso la loro attività lavorativa o professionale raccontano il lavoro del tutore dell’ordine. L’evento è stata condotta brillantemente da Francesco Anania, volto noto della tv e conduttore radiofonico con le brave Loredana Semeraro e Rossella Ambrosini. Tra i premiati l’attore Alessio Boni, i registi Claudio Noce, Manetti Brothers, la giornalista Rai Maria Concetta Mattei, già volto del Tg2 e Direttore della Scuola di Giornalismo di Perugia, la testata giornalistica News Mediaset, il pianist Filippo Lui, e la giovanissima attrice quattordicenne Ludovica Nasti, la produttrice ed attrice Maria Guerriero protagonista del film “Resilienza” contro la violenza sulle donne, l’attore straniero Livio Cheloiu.Consegnati anche I Premi Alberto Sordi alla presenza del cugino Igor Righetti, giornalista, conduttore televisivo e radiofonico, alla Contessa Patrizia De Blanc, personaggio televisivo molto noto anche concorrente nel 2020 del Grande Fratello Vip, al Direttore di Fotografia, Giovanni Mammoliti, all’attrice Antonella Ponziani, ultima musa di Federico Fellini nel film “L’Intervista” e al Premio Oscar russo Andrej Koncalovskij.

“Sono onorato della consegna di questo riconoscimento in un contesto così significativo  – ha commentato il professor Francesco Pira –Ricevere il  Premio Internazionale Apoxiomeno 2021 per il Sociale mi spinge ad impegnarmi ancora di più. Rinnovo i ringraziamential Presidente Colonnello Anania e alla Giuria. In questo momento di emergenza pandemica assume un grande significato per il lavoro di didattica, ricerca e divulgazione che ho svolto in questi anni. 

Il Premio Apoxiomeno, rappresenta un prestigioso riconoscimento destinato a coloro che hanno contribuito, in Italia e all’Estero, a dare lustro alle Forze dell’ordine, in maniera diretta o indiretta, sviluppando la difussione della cultura e del sapere nei diversi settori, nell’interesse supremo dell’elevazione e della promozione della sicurezza pubblica, della ricerca della verità, della libertà, della giustizia e della pace e quindi della fratellanza universale. Tante le star nazionali e internazionali che negli anni hanno ricevuto la prestigiosa statuetta d’argento tra queste: Colin Firth, Matt Dillon, Hellen Mirren, Ennio Morricone, Massimo Ranieri, Abel Ferrara, Gina Lollobrigida e Andrea Camilleri.

L’Etna si mostra a Parigi

Comunicato stampa

Una narrazione del vulcano Etna è il timelapse che ha vinto il PNA, il “Photo Nightscape Awards”, il prestigioso concorso internazionale dedicato alle foto e video di paesaggi notturni organizzato da “Chasseurs de Nuits”, gruppo francese con sede a Montreuil. 

Il 21 settembre a Parigi si è svolta la cerimonia di premiazione in cui Alessia Scarso ha ritirato il premio che ha portato sul podio un lavoro collettivo tutto italiano: l’Etna raccontata per immagini da Dario Giannobile, Marcella Giulia Pace e la stessa regista Alessia Scarso.

Si tratta di un filmato realizzato sull’Etna che mostra la Luna e gli astri alternarsi tra gli sbuffi e i parossismi del vulcano. I tre siciliani, tutti membri del noto gruppo di astrofotografi Pictores Caeli, hanno costruito un breve racconto sul vulcano più alto e attivo d’Europa, sito Unesco, in un periodo in cui l’Etna si è dimostrato particolarmente vivace, e che ha convinto la giuria francese ad attribuire loro il premio come miglior timelapse nell’edizione 2021 del PNA. 

Dario Giannobile, Marcella Giulia Pace e Alessia Scarso, insieme a Giorgia Hofer e Stefano De Rosa sono membri dei Pictores Caeli, un gruppo di astrofotografi che condivide idee sull’astrofotografia, unendo reciproche competenze tecniche e artistiche per sviluppare visioni di alta qualità certificate da un marchio condiviso. I loro lavori sono apprezzati nei concorsi internazionali di astrofotografia e spesso ospiti della comunicazione divulgativa di USRA (Univiersities Space Research Association) e NASA (National Aeronautics and Space Administration).

È possibile vedere il video vincitore del PNA Photo Nightscape Awards 2021 presso la mostra “Ad Sidera. C’era una Volta Celeste”, in questo periodo allestita a Modica (RG) dalla Fondazione Teatro Garibaldi nell’ex Convento del Carmine, in cui la regista Alessia Scarso monologa con la notte e con le stelle, in un percorso espositivo dove il tempo si ferma in foto di paesaggi dal sapore pittorico e lo scorrere degli eventi viene rimodellato nei timelapse.

Parigi, 21 settembre 2021

Link della premiazione https://youtu.be/mOwo_TiIJbY

Uno sguardo verso il cielo con le foto di Alessia Scarso

di Omar Gelsomino

Alessia Scarso, modicana di nascita è diplomata in montaggio al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, ha collaborato con importanti produttori, registi e giornalisti come montatrice e coordinatrice a diversi film, documentari e inchieste giornalistiche. Da regista ha diretto spot e documentari, tra cui molti girati a Modica. Il corto “Disinstallare un amore” ha segnato il suo debutto alla regia per le fiction e ha vinto tanti premi, ma il film “Italo” è il suo lungometraggio che narrando le vicende del randagio di Scicli divenuto mascotte di una comunità regala emozioni agli spettatori. Di recente si è cimentata nell’astrofotografia e tra i suoi scatti una è stata scelta come migliore foto della terra del giorno dalla Nasa, ritraendo uno spicchio di luna crescente al 2 per cento. Nei giorni scorsi un lavoro sull’Etna realizzato insieme a Marcella Giulia Pace e Dario Giannobile è stato premiato come miglior timelapse in occasione dell’ottava edizione dei #PhotoNightscapeAwardsNell’ex Convento del Carmine di piazza Matteotti a Modica è ospitata la sua mostra “Ad Sidera. C’era una Volta Celeste”, promossa dalla Fondazione Teatro Garibaldi, fruibile al pubblico fino al 17 ottobre dalle 16,30 alle 20,30 (escluso il lunedì).

Regista, documentarista, astrofotografa, cos’altro dobbiamo aspettarci da Alessia Scarso?

«Tutto quello che vorrà venire. Sono pronta a farmi mezzo e ad accogliere qualunque forma espressiva. Poco importa se le storie mutano la forma con cui si presentano. A volte è un libro, a volte una canzone, un passo di danza, a volte un film e a volte una foto. Qualcosa si fa strada. Comunque».

Hai realizzato tanti corti e documentari, ma Italo t’ha consacrata al successo mondiale. Te lo aspettavi?

«L’intento era quello di raccontare una storia universalmente condivisibile, e la storia di Italo era quella giusta. Ovunque sia andato, Italo ha conquistato il pubblico. Amo questo genere di storie perché rivelano la capacità universale del genere umano di emozionarsi. Un po’ com’è accaduto anche adesso, alzando gli occhi al cielo, in occasione della mostra “Ad Sidera. C’era una Volta Celeste”. Lo sguardo verso l’alto è universale e naturale, da sempre nella storia dell’Uomo le risposte alle grandi domande si sono cercate verso
l’alto».

Come è avvenuto il passaggio dalla camera da presa alla fotocamera?

«Non credo ci sia stato un vero e proprio passaggio di mezzo, quanto piuttosto un passaggio di interpretazione del tempo. Una fotografia è un solo fotogramma, una sintesi verticale estremamente selettiva che costringe a lavorare lo spazio e la profondità».

Cosa hai provato quando la Nasa ha scelto una tua foto?

«Sono solamente pochi anni che mi dedico all’interpretazione del paesaggio attraverso l’astrofotografia, non mi aspettavo di ottenere una attenzione così prestigiosa. Sono andata a “scuola” da Marcella Giulia Pace, astrofotografa e componente come me del gruppo dei Pictores Caeli. Attraverso loro ho approfondito lo sguardo, le tecniche, il rispetto del dato scientifico ma soprattutto l’estasi dell’osservazione contemplativa».

Come hai vissuto il lockdown?

«Ho voluto vivere il lockdown come una preziosa occasione di riflessione. Il tempo sospeso che in molti ci siamo ritrovati a vivere è riuscito a dare ordine ai miei pensieri e forma a molti progetti che attendevano proprio uno spazio adeguato per potersi rivelare. Primo fra tutti questo allestimento espositivo. Durante il lockdown, a causa del coprifuoco, non abbiamo potuto uscire di notte a fotografare. Mi trovavo a Bologna. Mi sono fatta bastare il balcone di casa, una piccola porzione di cielo. Chiuse le fabbriche e ferme le auto il cielo era più pulito, ed è apparso chiaramente quanto la mano dell’Uomo sia determinante nel declino delle condizioni del nostro pianeta».

Perché questo titolo alla mostra?

«C’è una doppia lettura. “C’era una volta” è l’incipit classico delle storie e “Ad Sidera” è un percorso narrativo multisensoriale. “C’era” fa anche riferimento al fatto che questa meravigliosa Volta Celeste ci è ormai largamente preclusa dall’inquinamento luminoso. Questo tipo di inquinamento è più dannoso di quanto si possa immaginare. Non solo ha
enormi e sottovalutati effetti sulla biologia (si pensi alle conseguenze sulla fotosintesi clorofilliana o sul nostro ciclo circadiano), ma soprattutto sono convinta che la preclusione dello sguardo verso l’alto ha effetti negativi sulle potenzialità della nostra spiritualità».

Che effetto fa esporre le proprie foto nella tua città natale?

«La mia città è contemporaneamente il mio luogo di ispirazione e di sperimentazione. È la mia casa, come se mostrassi quello che faccio alla mia famiglia. Quando giungo ad esprimere qualcosa qui, poi trovo coraggio di esportarlo. E quando esporto qualcosa, porta sempre con sé il profumo di casa».

È meglio guardare il cielo e gli astri rispetto a ciò che accade sulla terra? Cosa vedi? 

«Lo sguardo verso l’alto è nato proprio perché vivo un periodo in cui non amo ciò che vedo ad altezza uomo: viviamo nell’epoca dei furbi e trovo che siamo diventati prepotenti, diffidenti e indifferenti. L’Uomo domina le altre specie come fosse padrone del pianeta. È prezioso relazionarsi con il Cielo perché aiuta a centrarsi sulla Terra. C’è un rapporto tra grandezze che lascia senza fiato. Le esperienze di ascolto, di ricerca e di contemplazione hanno la capacità di donare la consapevolezza di sentirsi infinitamente piccoli nell’infinitamente grande, ma anche di sentirsi infinitamente grandi nell’infinitamente piccolo. Il Sole è la stella del nostro sistema solare, ci sono 4 miliardi di stelle nella via Lattea e la nostra è solo una tra miliardi di galassie nell’Universo. Eppure in questo
ordine di grandezze ognuno rimane unico e irripetibile. Non c’è mai stato niente come ognuno di noi nella storia dell’Universo, né mai ci sarà».


È un richiamo del verso dantesco «e quindi uscimmo a riveder le stelle»?

«Nel percorso della vita umana si può sempre trovare un qualche riferimento all’esperienza narrata da Dante nella “Divina Commedia”. In particolare all’interno del percorso espositivo c’è un richiamo al Canto XXIV del Paradiso, là dove il poeta nel corso del cammino declina il desiderio di Sapienza. Dante era un esperto conoscitore dell’astronomia, capace di una sintesi risolta di fede e scienza, e la sua visione lucida rende poetici e allo stesso tempo coerenti tutti i passi della Divina Commedia attinenti alla cosmologia, pur nella visione tolemaica del tempo in cui è stata scritta».

Quale messaggio vuoi trasmettere ai visitatori?
«La relazione tra spettatore e opere è un momento intimo, ciò che si trova all’interno dello spazio espositivo diventa esperienza personale di ogni visitatore. Se posso esprimere un desiderio mi piacerebbe che una volta finito il percorso si uscisse fuori semplicemente con lo sguardo all’insù».

Quali sono i tuoi prossimi progetti futuri?

«La scaramanzia fa da padrone a questo genere di domande. Verrà ciò che ha da venire!».

La giovanissima pupara siracusana Alessandra Mauceri incanta la Francia

Comunicato stampa

Siracusa, 23 settembre 2021 – La sedicenne Alessandra Mauceri, figlia del puparo siracusano Alfredo Mauceri, conquista la Francia. La più piccola de “La compagnia dei pupari Vaccaro-Mauceri”, seguendo le orme del padre, ha incantato il pubblico di Charleville-Mezières in occasione del Festival mondiale dei Teatri di Marionette, che si svolge nel piccolo centro francese nelle Ardenne, tra l’altro luogo dove sono ambientate parte delle avventure della principessa Angelica nei poemi di Boiardo e Ariosto.

Così questa moderna principessa dei pupi, armata di uno dei personaggi del padre, in quello che rappresenta il più importante festival di teatro di figura a livello mondiale, ha dato vita a tre monologhi su altrettante eroine dell’epopea carolingia: Bradamante, Marfisa e Doralice, esprimendo la tenacia e la forza delle tre protagoniste. Le stessa tenacia e la stessa forza di Alessandra, così giovane eppure già così determinata. Decisa a proseguire la tradizione di famiglia, quella dell’arte pupara, che sta esplorando in ogni suo aspetto, da quello organizzativo a quello performativo. Un percorso in realtà intrapreso da tempo, dato che già in tenera età ha rappresentato storie di paladini con pupi in miniatura recitando, manovrando e gestendo un intero spettacolo per gli increduli occhi degli astanti, che si meravigliarono di come una piccola bambina riuscisse a destreggiarsi con i pupi con tale grazia.

Oggi che Alessandra è cresciuta ha suscitato la stessa meraviglia negli occhi del pubblico del Festival mondiale dei Teatri di Marionette di Charleville-Mezières che, per l’occasione, ogni anno ospita oltre 250 compagnie, vestendosi a festa con vetrine addobbate di burattini, marionette e pupazzi. E grazie a questa piccola, grande siracusana i pupi del teatro di via della Giudecca, nel cuore di Ortigia, si sono ritagliati uno spazio in quel di Charleville.

“Un’esperienza, questa francese, che ha dato vita – commenta Alfredo Mauceri, direttore artistico de La compagnia dei pupari Vaccaro-Mauceri – a nuovi rapporti con le istituzioni locali, al fine di portare tutta la compagnia dei pupari, con i loro spettacoli, ospiti del Festival nelle future edizioni, rendendo così in qualche modo Siracusa protagonista”.

Un traguardo reso possibile dalla giovane Alessandra che conosce quattro lingue ed è pronta a gestire, assieme al padre e alla madre, le nuove sfide artistiche, apportando quella freschezza necessaria all’attività. Con il padre sceglie infatti tessuti e passamanerie per rendere i pupi sempre più in linea con le nuove esigenze teatrali. Attraverso la madre, Katia Di Giovanni, impara a gestire gli aspetti amministrativi e, grazie all’aiuto degli altri addetti dell’associazione come Arianna Vinci, apprende i segreti dell’arte attoriale.

TAULA MATRI: La cucina nelle terre del Verga

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Presentato a Grammichele il libro “Taula Matri: la cucina nelle terre del Verga”, curato dal Prof. Luigi  Lombardo, noto studioso delle vicende storico-antropologiche siciliane. Una pubblicazione corposa che si  concentra sulla cosiddetta “cucina della memoria”, attraverso una ricerca minuziosa di antichi ricettari delle  famiglie contadine e nobiliari dei Monti Iblei e del Calatino.

Piatti antichi, aneddoti culinari e storie di  cucina che riemergono dai secoli passati e che si intrecciano con le novelle di Giovanni Verga ambientate in  quest’area della Sicilia. Una sorta di summa di ricettari dei territori, nel quale ciascuna comunità è  rappresentata e potrà trarre dalle antiche ricette una intelligente ispirazione per nuove proposte. 

Un evento culturale organizzato dall’Associazione Triskele e che ha accolto molti presenti nell’elegante  cornice della piazza esagonale di Grammichele. Oltre ai rappresentanti dell’amministrazione comunale, che  ha patrocinato l’evento, sono intervenuti, insieme all’autore, il Prof. Giuseppe Palermo – che ha collaborato  nelle ricerche sulle vicende storiche riguardanti la città di Grammichele – e Pippo Formica – co-ideatore  insieme al prof. Luigi Lombardo e al fotografo Seby Scollo del progetto Taula Matri. 

Molto apprezzato l’intervento di Bruno Gambacorta, giornalista e ideatore della nota rubrica televisiva TG2  Eat Parade, che in collegamento video ha sottolineato l’enorme valenza di questo tipo di iniziative per la valorizzazione enogastronomica dei territori. 

Il libro è un lavoro che si inserisce nel più ampio progetto Taula Matri e ne rappresenta il primo step a cui  seguiranno altre pubblicazioni e iniziative culturali che mirano a promuovere lo stretto rapporto tra la  tradizione culinaria e le vicende storiche e culturali del Val di Noto.

Selinunte: importanti ritrovamenti nell’area del Santuario urbano Ultimata campagna scavi di New York University e Università Statale di Milano

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Palermo – Una grande piattaforma addossata al fronte del monumentale Tempio R, con ogni probabilità destinata ad altare, è la più importante scoperta della campagna di scavi condotta quest’anno a Selinunte dalla New York University e dall’Università statale di Milano.

Le ricerche, che si sono concentrate nell’area antistante il Tempio R, hanno consentito di attribuire la datazione certa del 570 a.C. al prezioso monumento. Uno spazio che si è mostrato intatto nei livelli antichi non essendo stato oggetto di scavi in età postantica o moderna; questo vale, in particolare, per la zona dove si suppone si trovasse l’altare (più a sud dell’area scavata quest’anno), attualmente occupata dai blocchi dell’architrave del Tempio C che, crollati in età medievale, sono stati risistemati nella posizione attuale da Francesco Saverio Cavallari, alla fine dell’Ottocento. La rimozione dei blocchi potrà consentire l’esplorazione del resto della piattaforma e dell’altare.

Non lontano dall’area dove si ipotizza si trovasse l’altare, sono state rinvenute anche due punte di lancia e un corno di capra che si suppone fossero deposizioni votive databili all’epoca della costruzione del Tempio R. Questi oggetti arricchiscono la serie impressionante di offerte – particolarmente armi e animali – associate con la costruzione dell’edificio sacro.

Infine, nel riempimento ellenistico che ha sigillato il Tempio R e l’area circostante nei suoi livelli arcaici e classici, è stato rinvenuto un braccio in marmo di grandezza naturale, appartenente a una statua di circa 1 metro e 80 che può essere associato a un frammento di avambraccio trovato quattro anni fa e realizzato nello stesso materiale e con le stesse proporzioni. I due frammenti sono riferibili a una statua di kouros, il tipo statuario maschile principale della scultura greca arcaica. La statua, che con ogni probabilità aveva funzione votiva nell’ambito del grande santuario urbano potrebbe essere stata danneggiata in occasione della presa cartaginese di Selinunte nel 409. La scultura, verosimilmente, è stata smembrata e riutilizzata come materiale di riempimento e riciclo in età ellenistica. La prosecuzione delle ricerche potrebbe portare alla scoperta di ulteriori frammenti della statua che rappresenta una testimonianza importante dei rapporti esistenti tra Selinunte e l’isola di Paros, sulla scia del Giovane di Mozia a Selinunte.

I ritrovamenti concludono la grande campagna di indagini archeologiche e di scavi condotta nell’area archeologica dall’Institute of Fine Arts della New York University e dall’Università Statale di Milano con il coordinamento scientifico della direzione del Parco che sta puntando sul recupero dell’attività di studio e ricerca, rafforzando molto i rapporti con le Università. Il programma di ricerca quest’anno, infatti, oltre all’attività condotta con la New York University e il Politecnico di Milano registra la collaborazione con l’Istituto Germanico di Roma, le Università di Berlino (in corso scavi e indagini area nord Agora), Bonn (Porto orientale a partiree dal 23 Agosto), Lublin (Ricerca georadar teatro a partire da settembre), Urbino (indagini conoscitive del Tempio G).

A Pantelleria si scava nell’area dei Sesi con l’Università di Bologna (professor Maurizio Cattani) e nell’area dell’acropoli con l’Università di Tubinghen (prof. Thomas Schaffer).


I risultati della campagna di ricerca appena condotta – sottolinea l’assessore regionale dei beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – sono di grande importanza per la conoscenza del santuario urbano costruito tra la fine del settimo e la fine del quarto secolo a.C.. Gli scavi condotti a Selinunte, durante questa florida stagione dell’archeologia siciliana e la ripresa delle relazioni con le università di tutto il mondo stanno aprendo la strada alla realizzazione di un laboratorio che vede impegnati, durante tutto l’anno, giovani e studiosi che arrivano in Sicilia da ogni parte. Un’esperienza che restituisce elementi interessanti ai fini della ricostruzione storica della Sicilia antica per una primavera dell’Archeologia in Sicilia, che appare sempre di più come una stagione, non soltanto proficua, ma soprattutto duratura e in grado di consolidare solide relazioni internazionali”.

Soddisfazione per i risultati della campagna di scavi viene espressa anche dal direttore del Parco Archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria, Bernardo Agrò, per il quale “Il progetto del Parco, in linea con le direttive dell’assessore Samonà, punta alla realizzazione a Selinunte di un grande laboratorio, prodromico alla costituzione di una scuola di specializzazione in archeologia. Giovani archeologi provenienti dalle diverse parti del mondo sono già presenti nell’area del Parco archeologico e il progetto “I laboratori permanenti delle arti e delle scienze” prevede lo scambio costante di esperienze tra giovani archeologi siciliani e colleghi di altra formazione. In tal senso – evidenzia il direttore Agrò – è forte la collaborazione con l’Università di Palermo che è coinvolta in maniera diretta con il professore Aurelio Burgio e il decano Oscar Belvedere che lavora con l’Università di Berlino.

 Inoltre, due archeologi siciliani fanno attualmente parte della missione diretta dal professor Marconi. Si tratta di un progetto molto importante che offre ai giovani studiosi siciliani la possibilità di fare pratica sul campo con esperienza già nel periodo della formazione accademica”.

Insomma, un vero e proprio “modello Selinunte” che si tradurrà anche in un allestimento di land Art e nei “cantieri della conoscenza” che saranno visitabili durante gli scavi.

Importante riconoscimento per il MACC (Museo d’Arte Contemporanea di Caltagirone): segnalato dal Ministero della Cultura tra i principali luoghi dell’arte contemporanea in Italia

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Importante riconoscimento per il MACC, il Museo d’Arte Contemporanea di Caltagirone che ha sede nel settecentesco Ospedale delle Donne, in via Luigi Sturzo 167: il Ministero della Cultura lo ha, infatti, segnalato tra i principali luoghi dell’arte contemporanea in Italia.

In particolare la Direzione generale creatività contemporanea, ufficio del Ministero della Cultura (MiC) dedicato alla contemporaneità, ha inserito il MACC tra i “Luoghi del Contemporaneo”, un progetto promosso per la mappatura e la promozione della rete dei luoghi dell’arte contemporanea in Italia. Il progetto ha portato alla creazione di una piattaforma on line, in costante aggiornamento, utile a orientarsi nella conoscenza del panorama artistico del contemporaneo in tutto il territorio nazionale e a sostenerne la valorizzazione.

Il MACC – Museo d’Arte Contemporanea Caltagirone è nato nel 1996, su ideazione e progettazione di Domenico Amoroso, direttore pro tempore dei Musei civici “Luigi Sturzo”, in seguito alla donazione delle opere dell’artista calatino Gianni Ballarò da parte della moglie Carmela Pasqualino. A questo primo nucleo di opere si sono poi aggiunte la raccolta d’arte contemporanea, acquisita dal Comune di Caltagirone in occasione delle rassegne nazionali della ceramica a partire dal 1980, la collezione Sylvia Franchi e numerose donazioni da parte di privati. Il MACC espone oggi opere di artisti del panorama nazionale degli ultimi 60 anni e un nutrito gruppo di autori del territorio, con una particolare attenzione all’Art Brut/Outsider Art, che lo rende unico nel panorama nazionale.

Soddisfazione è espressa dall’assessore alle Politiche culturali Antonino Navanzino che, d’intesa col sindaco Gino Ioppolo, parla di “meritato riconoscimento per un museo che ha nell’apprezzata sezione dedicata all’Art Brut/Outsider Art una precisa peculiarità, ma che annovera anche altre significative collezioni e ospita in queste settimane Primedicopertina 30/40, Passato e Futuro, con 40 opere di grandi maestri della ceramica”.

  

Catania Book Festival e Legambiente regalano alberi a Catania

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In queste settimane la Sicilia è stata tra le zone del mondo in cui si sono raggiunte temperature mai viste prima, che hanno agevolato la diffusione di enormi incendi e creato situazioni di grave malessere per la popolazione, specie per i più anziani.

Addirittura a Siracusa si è toccata la temperatura di 48.8 gradi, “record” europeo segnalato da molti enti come “pericoloso campanello d’allarme”.

Quelli che abbiamo avvertito sono soltanto i sintomi più evidenti di politiche ambientali assenti o insufficienti, nonché della mancanza diffusa di alberi e verde pubblico che, fungendo da “condizionatori” naturali, potrebbero invece contribuire ad abbassare sensibilmente le temperature anche di 15 gradi, come dimostrano gli studi in materia.

Per questo motivo, il Catania Book Festival con l’importante supporto di Legambiente, ha deciso di donare simbolicamente due platani alla città di Catania, che verranno piantati il 25 settembregiornata di chiusura dei Catania Book Days 2021, in Piazza Cavour (anche conosciuta come Piazza Borgo).


“Dalla città di Catania abbiamo ricevuto tanto: i catanesi hanno partecipato a tutte le edizioni del Catania Book Festival con entusiasmo, riservandoci parole d’affetto anche durante il periodo più difficile del lockdown che ha causato lo slittamento dell’edizione 2020.” -spiega Simone Dei Pieri, direttore del Catania Book Festival.

“Questo è un gesto simbolico, che speriamo porti tanti a ripensare il proprio impatto ambientale e che crei un momento di riflessione su quali comportamenti virtuosi possiamo tenere ogni giorno per difendere il pianeta. Non saranno due alberi a risolvere il problema, ma è un inizio”.

Entusiasta la Presidente di Legambiente Catania, Viola Sorbello: “Con il progetto “100 alberi per Catania” avviato dal nostro circolo da sei anni a questa parte, chiediamo ai cittadini, alle aziende, agli organizzatori di eventi fondi per acquistare alberi che mettiamo a dimora con il contributo del Comune di Catania. Così facendo ne abbiamo già piantati centinaia. Gli incendi di questi giorni che hanno cancellato ettari di boschi ed aree verdi ci spingono a proseguire in questa direzione. Nel ringraziare il Catania Book Festival per il suo contributo chiediamo a tutti di collaborare con noi per piantarne tanti altri ancora. La raccolta fondi prosegue con il sito www.laboriusa.com”.

La piantumazione, che si terrà il 25 settembre prossimo, sarà aperta a tutti e chiunque potrà partecipare per dare una mano.