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Maria Attanasio e l’indissolubile rapporto tra la scrittura e l’appartenenza

Articolo di Omar Gelsomino,  Foto di Samuel Tasca

Poetessa e scrittrice di numerosi saggi e romanzi, Maria Attanasio è una delle maggiori rappresentanti della scrittura contemporanea attuale. La incontro, insieme alla poetessa Debora Paternostro e al fotografo Samuel Tasca, nel suo “rifugio letterario” in cima alla Scala di Santa Maria del Monte. La vista è mozzafiato, domina tutta la città e lo sguardo si perde. Maria Attanasio, con i suoi occhi verdi accentuati ancora di più dai raggi solari, inizia a raccontarsi.
«La scrittura permette di conoscere ciò che è lontano. Sono curiosa verso il mondo e la scrittura, mia e soprattutto degli altri. Mi piace la pluralità del mondo in tutte le sue manifestazioni, perché il mare della conoscenza è sterminato e quello della sapienza è piccolo. La scrittura è il primo modo di comunicare e la passione nasce quando si è adolescenti, c’è questo momento di insicurezza, disagio esistenziale, si passa dall’infanzia ad un’altra dimensione e normalmente ci si sente non compresi, soli: attraverso un diario, una poesia, una pagina scritta si trova lo stimolo alla comunicazione, chi non riesce a comunicare usa la scrittura. Basta sapere riconoscere le emozioni forti e tradurle. La poesia non è solo solitudine o amore, è anche tensione, nel dire ciò che si sente profondamente. C’è una separazione tra il linguaggio della poesia, che si è evoluto come tutti gli altri linguaggi, e il linguaggio della comunicazione verbale che è rimasto altro».
Il suo è un legame molto forte con la propria terra e le proprie radici che permea tutte le sue opere.
«Nella scrittura di tutti i siciliani, da Verga a Sciascia e Bufalino, e dei poeti da Cattafi a Piccolo, c’è sempre uno stretto rapporto tra scrittura e appartenenza. Allo stesso tempo c’è la capacità dello scrittore di rendere universale ciò che vuole dire, materializza in un luogo il suo dire che non resta lì. Queste sono le due caratteristiche presenti in tutta la scrittura dei siciliani, rendendola centrale nella letteratura italiana. Per me Caltagirone è la matrice per raccontare. Parto da quella traccia di esistenza trovata in un archivio, leggendo un libro di storia patria, inizio da un frammento per raccontare storie ed esistenze vere. Mi interessano solo le storie in cui trovo un gesto di resistenza al tempo, al mondo e al conformismo. Quel gesto mi tocca ed io devo raccontarlo. E questo lo trovo a Caltagirone, dentro la storia e la memoria di questa città».
Attivista politica e consigliere comunale tra le fila del PCI, per Maria Attanasio «la militanza politica non è solo l’appartenenza ad un partito ma è un modo di guardare il mondo. Sono stata militante perché ci credevo, ci credo e mi vedo attraverso le cose che scrivo. Io faccio politica attraverso la scrittura. Riverso nella scrittura quello che penso attraverso personaggi o metafore».
Di recente è stata insignita di due importanti riconoscimenti per la sua produzione letteraria. «Mi ha fatto piacere ricevere il Premio Internazionale Gradiva dalla State University of New York, con “Blu della cancellazione”, non me lo aspettavo nonostante in America avessi già pubblicato una mia raccolta di poesie con una casa editrice indipendente newyorkese. Allo stesso modo il premio Brancati Zafferana, un premio importantissimo che dal ’68 ad oggi non era stato consegnato a nessun poeta meridionale. Una grande soddisfazione, per pochi voti ho battuto una mia collega poetessa milanese».
A breve leggeremo “La ragazza di Marsiglia”, il suo ultimo romanzo in uscita il prossimo 9 maggio edito da Sellerio. «Anche questo è un romanzo storico, ma per la prima volta il personaggio non è di Caltagirone ma in qualche modo ha a che fare indirettamente con la mia città. Narra dell’unica donna che ha partecipato all’impresa dei Mille, una cospiratrice che conosceva Mazzini e Garibaldi e che era stata la prima moglie di Crispi, ma che una volta diventato presidente del Consiglio fece annullare il matrimonio per sposare una donna più giovane di lui di ventiquattro anni e lei, ritenuta un’eroina, venne cancellata completamente dalla storia».

La parola mi prese per mano
fuggendo
il dito adunco dell’inquisitore
attraverso morbi città assediate
gorghi di noduli e piastrine
fino
al risuonante giardino della città d’argilla
– lì mi depose e fui sua figlia –
ritornando
talvolta in dormiveglia
col sambenito della penitenza
alta
sul rogo, Sant’Erasmo.

 

La magia della pellicola di Paolo Barone

La magia della pellicola di Paolo Barone

Articolo di Angelo Barone,  Foto di Paolo Barone

Da tempo desidero realizzare una rubrica dedicata ai paesaggi e alla gente di Sicilia. Mi interessa esplorare la sensibilità e la passione di quanti con la fotografia, attraverso uno scatto, sanno cogliere e trasferire emozioni. Per avviare questo progetto, il mio pensiero va subito a Paolo Barone e alla sua arte fotografica esposta in tante sue mostre personali in Italia e in giro per il mondo in città come Pechino, Montevideo, San Paolo, Rio de Janeiro, Brasilia, Porto Alegre, Curitiba, Colonia, Londra, Lima e Santiago del Cile, per citarne alcune.  

Paolo Barone, classe 1951, catanese che da anni vive la sua vita tra il capoluogo etneo e Bologna, scopre la magia della pellicola oltre trent’anni fa. Innamorato della sua terra, ne divulga le bellezze paesaggistiche e tutto il suo patrimonio gastronomico.

A giugno dello scorso anno incontro Paolo a Menfi, a casa Planeta, in occasione della presentazione della pubblicazione “Identità e ricchezza del vigneto in Sicilia”. Lui, con la sua macchina fotografica pronto a cogliere la bellezza dei luoghi ed io a prendere appunti per raccontare di questa Sicilia e della sua gente. Ci diamo appuntamento per la mattina successiva, mi deve una colazione, al Baglio San Vincenzo. Il posto è bello, rilassante, con un’incantevole vista su Menfi, i suoi vigneti e il suo mare. La colazione, servita da una gentile signora, mi fa cominciare bene la giornata e la chiacchierata con Paolo che si definisce “un curioso impenitente che segue i rumori, gli odori e i colori della Sicilia”. I ricordi vanno ai famosi truck incontrati e fotografati negli USA, in occasione della proficua esperienza fatta insieme, nel 2002, con “Sweet Peal” per promuovere le arance rosse nel mercato americano; del presente mi fa vedere le foto della transumanza di Alfio Antico, ma quello che mi colpisce di più è la passione con la quale mi racconta del suo amore per l’Etna e della sua esperienza vissuta e fotografata durante un’eruzione del Vulcano.

In quel momento ho capito che il primo servizio da fare è l’Etna di Paolo Barone: “Etna, cuore pulsante della Sicilia dove tutti i colori ancestrali vengono irradiati dalla luce più pura, distesa di bianco intenso punteggiata dalle fantasmagoriche e suggestive danze pirotecniche nelle eruzioni”. Paolo ricorda ancora con emozione i rumori e il suono delle colate, “la sensazione di camminare sui vetri e romperli con il calpestio, la forza della lava in fusione e poi sentire, come i battiti di un cuore gigantesco, il suono del boato dal profondo delle viscere del Vulcano”. Mi sovrasta la sensazione d’impotenza di fronte a questa forza e poi “tutto rinasce e la montagna si colora di nuovo della sua straordinaria vegetazione”. Grazie Paolo per le emozioni che le tue immagini ci trasmettono.  

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I Soldi Spicci, dal web al cinema… all’ansia per i regali di Natale

Articolo di Alessia Giaquinta,   Foto di Fulvio Bellanca

Belli, bravi, simpatici, giovani e soprattutto… siciliani. Stiamo parlando di Annandrea Vitrano e Claudio Casisa, meglio conosciuti come “I Soldi Spicci”, la coppia più amata dal web e non solo!

Conquistati dal loro brio e dall’eccelso modo in cui interpretano – mai banalmente – i luoghi comuni che caratterizzano il rapporto uomo-donna, li abbiamo intervistati per voi…

Quando, come e perché è nata l’idea di formare il duo comico “I Soldi Spicci”? 

Anna: «La nostra coppia è nata in maniera del tutto casuale e naturale, ci siamo conosciuti in un laboratorio teatrale a Palermo nel 2012, abbiamo iniziato a collaborare poco dopo e … diciamo che ci siamo trovati!».

Claudio: «In realtà, non lo vuole ammettere, ma Anna si è innamorata subito di me e mi ha implorato di passare il resto della sua vita con me ed io non ho potuto rifiutare».

Dal 2014 a oggi i vostri video ricevono migliaia di consensi e condivisioni sui social. Che effetto fa sapere di essere la coppia più amata del web?

Anna: «In realtà l’effetto è lo stupore perché incarniamo la normalità delle coppie quindi … sono la realtà e la quotidianità a vincere sempre».

Claudio: «Avere la consapevolezza di essere molto seguiti, soprattutto dalle coppie, significa che tutti litigano nello stesso modo in cui io litigo con Anna e sapere che tutte le donne siano più o meno come la Vitrano fa paura, perché andando avanti così, noi uomini, ci estingueremo prestissimo».

Quando avete firmato il primo autografo?

Anna: «Lo ricordo benissimo, ho firmato il mio primo autografo a Sofia, una bimba che è venuta a vederci durante uno spettacolo a Palermo, era il 2013».

Claudio: «L’ho firmato a una ragazzina che si chiamava Margherita. Le ho scritto così: A Margherita con salamino piccante. Claudio».

Quante volte Annandrea e Claudio si confondono con i personaggi de “I Soldi Spicci”?

Anna e Claudio: «Più o meno ventiquattro ore al giorno».

Avete un rituale, un portafortuna o qualcosa che vi accompagna durante le vostre performance?

Anna: «Io mi ammutolisco».

Claudio: «Io prima di entrare in scena do un bacetto sulla guancia ad Anna. È un modo per instaurare la calma prima della tempesta».

Il 2017 sta per terminare… quanti regali vi ha fatto?

Anna e Claudio: «Continuare ad avere delle idee brillanti e che continuano a piacere al pubblico non è qualcosa che diamo per scontato e lo riteniamo un enorme regalo che ci ha fatto questo 2017».

Come trascorrerete il Natale? 

Anna: «Sta per venire fuori quel briciolo di romanticismo che mi stupisco di avere, ma il Natale quest’anno sarà speciale perché sarà il primo a casa nostra. Fine del romanticismo».

Claudio: «Il Natale lo trascorrerò con l’ansia di capire quale regalo dovrò fare alla Vitrano, perché se sbaglio, sono morto!».

Sapete bene che per alcuni giochi da tavola natalizi occorrono, materialmente, i soldi spicci. Riformulando la frase: “I Soldi Spicci” quali giochi natalizi preferiscono?

Anna e Claudio: «Noi preferiamo quei giochi in cui non si usano proprio “i soldi spicci” perché vi lasciamo immaginare la quantità di battute infelici che ci fanno, quindi preferiamo i giochi da tavola come il Taboo, Dixit o Lupus in tabula».

Quali sono i buoni propositi per il 2018?

Anna e Claudio: «Speriamo che esca il nostro film, che possa essere un successo e che vinca sei Oscar. Forse siamo troppo ambiziosi … uno va bene lo stesso!».

E noi di Bianca Magazine vi auguriamo la realizzazione di ogni sogno e progetto, con l’auspicio che il nuovo anno sia carico di salute, soddisfazioni e di “Soldi Spicci”!

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La grande scherma torna in Sicilia

Articolo di Omar Gelsomino e Foto di Andrea Trifiletti

Un nuovo evento mondiale ha acceso di nuovo i riflettori sulla Sicilia. Dopo l’edizione dei Campionati del Mondo Cadetti e Giovani del 2008 il PalaTupparello di Acireale ha accolto i 45° Campionati del Mondo Militari di Scherma con uno Special Event a Caltagirone. Uno sport che racchiude l’arte e la disciplina, il movimento e la tecnica, l’amicizia e la festa. “Questo evento – ha detto l’assessore allo Sport, Turismo e Spettacolo della Regione Siciliana Anthony Barbagallo – ha consentito alla nostra Regione di ospitare 18 nazioni differenti coniugando la passione per lo sport e lo spirito di amicizia fra le varie nazioni. Un grande risultato ottenuto grazie alla sinergia tra Regione, Cism e FederScherma.

La Sicilia ha dimostrato di saper accogliere eventi di questa rilevanza ed ospiterà il debutto della Nazionale di Rugby e il prossimo anno tre tappe del Giro d’Italia“. “La scherma italiana deve tanto allo sport militare. Abbiamo pertanto accolto la sfida di organizzare questi Mondiali militari, con l’obiettivo di riportarli alla loro cadenza annuale – ha dichiarato Giorgio Scarso, presidente della Federazione Italiana di Scherma -. La Regione Sicilia ed Acireale erano la sede ideale, sia per la capacità ricettiva e sia per la sensibilità istituzionale che, anche questa volta, è stata confermata. Questa è terra di scherma e lo testimoniano non solo i grandi campioni qui nati ma anche i tanti eventi qui ospitati“.

Acireale, 13 settembre 2017
Cerimoniadi apertura dei CAMPIONATI DEL MONDO MILITARI DI SCHERMA
Foto Augusto Bizzi

Una quattro giorni che ha visto confrontarsi 255 atleti provenienti da 18 paesi, tra cui i protagonisti dei recenti Mondiali di Lipsia2017 ed alcuni medagliati dei Giochi Olimpici di Rio2016. “Sono onorato e spero di poter portare alto il nome della mia terra – ha commentato Daniele Garozzo, dopo esser stato nominato Ambasciatore Siciliano per lo Sport 2018 dall’assessore regionale Barbagallo -. Non bisogna mai dimenticare le proprie radici nemmeno dal podio più alto. Porto la Sicilia nel cuore e spero che i siciliani facciano lo stesso con me”. Nella giornata d’esordio dei 45° Campionati del Mondo Militari di scherma il medagliere azzurro ha visto subito arrivare quattro medaglie: un oro dal fioretto femminile con Francesca Palumbo, un argento sempre dal fioretto femminile con Camilla Mancini e due medaglie di bronzo dalla spada femminile con Rossella Fiammingo e Mara Navarria.

Il secondo giorno il fiorettista Alessio Foconi ha conquistato il titolo di campione del Mondo Militari 2017, “il padrone di casa” Daniele Garozzo ha conquistato la medaglia di bronzo nel fioretto. Lo spadista Enrico Garozzo, invece, è stato fermato dal francese Mathias Biabany con 15-9 vincendo la medaglia d’argento. Caltagirone, patria di Agesilao Greco, ha ospitato lo Special Event, fortemente voluto da Massimo Porta (dal presidente dell’Accademia d’Armi “Agesilao Greco”) nel suo nuovo Palasport tributando ai campioni un’accoglienza calorosissima, a cominciare dalle migliaia di studenti calatini.

La squadra della sciabola maschile composta da Diego Occhiuzzi, Alberto Pellegrini, Giovanni Repetti e Matteo Neri ha vinto l’oro contro l’Ucraina per 45-24. La squadra di fioretto femminile composta da Francesca Palumbo, Camilla Mancini, Martina Batini ed Elisa Vardaro si è imposta sulla rivale del Cism per 45 a 30 vincendo la medaglia d’oro. La spada femminile, con Rossella Fiamingo, Mara Navarria, Francesca Boscarelli e Marta Ferrari, si è fermata contro la Polonia per 35 a 34 conquistando la medaglia di bronzo.

L’ultimo giorno battendo la Francia per 45-40 la squadra del fioretto maschile con Daniele Garozzo, Giorgio Avola, Andrea Cassarà ed Alessio Foconi ha vinto la medaglia d’oro mentre il quartetto di sciabola femminile, formato da Rebecca Gargano, Chiara Mormile, Martina Criscio e Michela Battiston ha conquistato il bronzo.

Una tappa siciliana che ha arricchito il medagliere dell’Italia con 5 ori, due argenti e 5 bronzi ampiamente ripagati dal calore e dalla festa degli appassionati tributati ai campioni italiani e siciliani.

Giuseppe Brancato

Giuseppe Brancato: un sogno diventato realtà

Giuseppe Brancato: un sogno diventato realtà

Articolo di Titti Metrico e Foto di Francesco Maria Attardi

In questo numero di Bianca Magazine vi farò conoscere Giuseppe Brancato, classe 1982, attore teatrale. Ad 11 anni salì sul palco dell’oratorio per uno spettacolo, era il protagonista, ma per la paura ed i crampi allo stomaco si ripromise che quella fosse stata l’ultima volta. «Gli anni della mia infanzia sono tra i ricordi più belli, che hanno tessuto il mio carattere, ero pieno di fantasia, adoravo inventare storie. Avevo 8 anni quando mio nonno materno Giovanni mi regalò “A Livella” di Totò, mi innamorai, ed ogni sera, davanti alla “conca”, che i miei nonni accendevano per riscaldarsi, io recitavo. Nonno Giovanni era analfabeta, ma pieno di cultura, adorava inventare poesie che io scrivevo sul mio block notes, imitando mio nonno iniziai a scrivere le mie prime poesie e i miei primi sceneggiati. La recitazione diventò il mio rifugio, mi chiudevo in camera ed indossavo vestiti vecchi interpretando diversi ruoli. Sul palco ho trovato la sicurezza che non trovavo nella vita, poi ci fu l’incontro con Giovanni Cutrufelli: colui che applicò nella vita e nella scena la filosofia pirandelliana, con lui all’età di 11 anni il mio primo spettacolo accanto a dei professionisti con “L’uomo, la bestia e la virtù”. Per chi arriva da un paesino e sogna di fare l’attore le scelte sono due: o vai via oppure ti rendi conto che i sogni devono restare sogni, ma io non volevo rinunciarci». Pian piano, dopo tanti sacrifici sono arrivati i primi successi «Arrivò l’Accademia di Teatro Contemporaneo “Gesti” diretta da Guglielmo Ferro, figlio del grande Turi Ferro, gli anni della scuola mi hanno distrutto e ricostruito. Ho capito cos’è il teatro, ho studiato con Francesca Ferro, Agostino Zumbo, Fioretta Mari. Tre mesi dopo il diploma, lasciai il curriculum al Teatro della mia città, un pomeriggio ricevetti una telefonata da Tuccio Musumeci, feci il provino ed iniziò la tournèe dello spettacolo “Piccolo Grande varietà”. Ho messo in scena i miei testi per la compagnia “Patatrac”. Ho scritto per il cinema “Latte di mamma” con la regia di Francesco Maria Attardi, classificatosi al primo posto al concorso “Human Space”, sono stato tra i protagonisti de “Le fils de l’homme” al Festival di Marzamemi, e del videoclip musicale “Perdo mezz’ora” dei rapper Soulcè e Teddy Nuvolari. L’estate del 2014 con lo spettacolo “Dostoevskij Carnaval” siamo stati in scena al Roma Fringe Festival, la stessa sera a Salerno feci un provino per la Compagnia Artisti Cilentani, diventando Enea. La partecipazione a Milano Expo per rappresentare la Regione Campania. Sono stato il medico e nutrizionista Ancel Keys, il cattivissimo Scrooge nel musical “A Christmas Carol”, Primo Levi nello spettacolo “Se questo è un uomo”». Ha riscosso successo anche la partecipazione al talent televisivo “Tu si que vales” «Inviai una mail e mi chiamarono per il provino. Barbara Cappi, una degli autori del programma, alla fine del mio monologo restò in silenzio, non riuscivo a capire, e mi liquidarono con un “le faremo sapere”, finché una sera ricevetti una telefonata e da lì è partita l’avventura “Tu si que vales”. In trasmissione ho portato un mio monologo, raccontando la storia di Kolja, che è la storia di milioni di uomini, donne, bambini, che ogni giorno attraversano il mare con il sogno dell’Italia e di salvarsi la vita, ma non sempre queste storie hanno un lieto fine. Finita la puntata arrivarono tantissimi consensi, attestazioni di stima e richieste di amicizia». E il teatro per Giuseppe Brancato rimane l’unica passione «In Sicilia curo dei laboratori teatrali per bambini a Giardini Naxos e Taormina insieme ad Anna Maria Raccuja e a Caltagirone con la compagnia “Nave Argo” di Fabio Navarra. In Campania lavoro con la Compagnia Artisti Cilentani nel musical “La famiglia Addams”. Dopo l’esperienza di “Tu si que vales” sono stato contattato da una casa editrice romana che mi ha proposto di scrivere con loro. Se ci fosse ancora Nonno Giovanni sarebbe fiero di me. Il mio sogno è quello di poter vivere per sempre di questo. Ma non aspiro alla celebrità. Certo se poi arriva che ben venga».

orange fiber

Orange Fiber, la Sicilia addosso

Articolo di Veronica Barbarino e Foto di Stefano Sciuto

Trasformare un materiale di scarto in una nuova risorsa. Un’idea sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale nell’ambito della moda e del tessile. Dalla Sicilia al mercato internazionale, vi presentiamo Orange Fiber.

Adriana Santanocito, fashion product manager, ed Enrica Arena, esperta di comunicazione e cooperazione internazionale, sono due siciliane che, hanno sviluppato e brevettato un innovativo processo per creare del tessuto a partire dal sottoprodotto dell’industria di trasformazione agrumicola. Il tessuto sostenibile così prodotto è pensato per essere utilizzato dai brand di moda per creare abiti capaci di unire etica ed estetica.

Nel 2011, nel corso dei suoi studi in Fashion Design e materiali innovativi all’AFOL Moda di Milano, Adriana Santanocito – ideatrice & Co-Founder – intercetta il trend dei tessuti sostenibili e decide di approfondire l’argomento nella sua tesi.

Parallelamente, entrando in contatto con i produttori di agrumi, rimane molto colpita dalla sofferenza del settore – le cui arance faticano ad entrare sul mercato – e ha l’intuizione di poter utilizzare gli agrumi per creare un tessuto innovativo.

Dalla teoria, riesce ben presto ad arrivare alla pratica, e dopo aver provato la fattibilità del processo con il laboratorio di Chimica dei Materiali del Politecnico di Milano (2012), deposita il brevetto italiano nel 2013, esteso poi in PCT internazionale nel 2014.  Grazie alla consulenza di specialisti, Enrica e Adriana decidono di partecipare a diversi concorsi dedicati alle start up per raccogliere i primi riconoscimenti e finanziamenti. Orange Fiber è molto simile come aspetto e consistenza alla seta e, per rimanere leader in questo settore, punta sull’eccellenza del made in Italy.

Dopo l’entrata degli investitori privati, le ragazze arrivano a un prototipo, portato in anteprima all’Expo Gate di Milano nella giornata della Vogue Fashion Night Out. Per l’occasione, il tessuto ottenuto unendo l’esclusivo filato di acetato da agrumi alla seta, è stato proposto in due varianti: raso tinta unita e pizzo, insieme a tre varianti di filato di colore giallo, verde lime e arancio. L’idea é piaciuta. Il mondo della moda ricerca novità. Enrica e Adriana iniziano quindi una collaborazione con il famoso brand italiano Salvatore Ferragamo.

Coerente al proprio motto, Responsible Passion, in occasione dell’Earth Day 2017, la maison ha presentato Ferragamo Orange Fiber Collection, una fresca capsule di accessori e ready to wear, omaggio alla creatività mediterranea. Salvatore Ferragamo ha, infatti, scelto di inserire l’innovativo tessuto nella sua collezione declinandolo come una seta italiana, sostenibile ma di lusso.

Con Orange Fiber si delinea quindi un nuovo modo di vivere uno stile di vita etico e sostenibile, un futuro più verde o meglio, arancione!

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Fabio Salafia

Un poeta della visione: fra ricerca costante e frammenti di bellezza

Un poeta della visione: fra ricerca costante e frammenti di bellezza

Articolo di Omar Gelsomino e Foto di Michele Astuto

A dimostrazione della sua vocazione artistica, il suo percorso di studi inizia all’Istituto Regionale d’Arte “R. Libertini” di Grammichele conseguendo la maturità in Design, Architettura e Arredamento, e l’Accademia di Belle Arti di Catania, dove nel 2004 si laurea in Pittura e poi consegue l’abilitazione per l’insegnamento, partecipa a dei master e corsi di formazione, sino all’insegnamento in diversi Licei Artistici come docente di Disegno, Incisione e Pittura all’Accademia di Belle Arti di Agrigento.

Fin dai suoi primi lavori, si profila l’interesse del pittore per il paesaggio, affrontato nel tempo con diverse tecniche, l’olio, il pastello, l’incisione, e indagato nella soggettività delle percezioni della natura, come essenziale traduzione d’una emozione. Le chiavi d’accesso all’universo pittorico di Salafia vanno, infatti, ricercate proprio nelle regioni stratificate dell’io, come comprova una nuova ricerca dell’artista, votata al volto umano, all’espressività infinita dello sguardo; uno studio che si sviluppa dopo l’approfondimento di maestri della tradizione quali Leonardo da Vinci, Caravaggio, Charles Le Brun, Cartesio. È un viaggio, quello di Fabio Salafia, che si propone quale meta ultima l’anima, il nucleo caldo delle cose naturali e delle cose dell’uomo, in un discorso stilistico finissimo, che percorre con sapiente equilibrismo il difficile confine tra figurazione e volontà d’astratto, con una tenace attenzione alle fascinazioni sprigionate dalla consapevole amministrazione della materia pittorica.
Pittore tra i più apprezzati tra le nuove voci dello scenario artistico italiano, Salafia intraprende il cursus espositivo nel 2002 partecipando a oltre cento mostre collettive nazionali, poi arrivano le personali, la cui prima, “Equazioni visive” fu ospitata nella Galleria degli Archi di Comiso e illustrata da un catalogo, in cui la prefazione porta la prestigiosa firma di Piero Guccione. Salafia con le sue opere regala frammenti di poesia, di un mondo che sta scomparendo.
Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti negli anni, segnaliamo: 4ª Biennale Internazionale di Pittura, Premio Felice Casorati, Pavarolo (To); “Concorso internazionale di Pittura Giuseppe Gambino 2015”, Chiostro della Chiesa di Madonna dell’Orto; Venezia. Premio Nazionale delle Arti, edizione 2005; Museo degli Strumenti Musicali, Roma, 2006; 20×20, Galleria Beukers, Rotterdam (Olanda); 2004; 8ª edizione Prima Parete in Concerto, Complesso Le Ciminiere, Catania; Cantieri Culturali Zisa, Palermo; Il Cantico dei Cantici, Palazzo della Signoria, Jesi (An) 2005; Premio Terna 01, Roma (sez. online), 2007; Dell’amore, il canto; 2ª edizione La terra ha bisogno di uomini, Reggia di Caserta, 2009; 47ª Biennale Mostra nazionale di pittura contemporanea, Santhià (Vc). Del 2010 è Aspetti di Arte astratta nella raccolta “Fiocchi”, Palazzo Forte Malatesta, Ascoli Piceno, che ospita, assieme a Salafia, artisti del calibro di Accardi, Balla, Capogrossi, Calabria, Vespignani, Gianquinto, Morlotti, Festa, Schifano, Fontana, Burri. Nel 2014 è stato invitato da Vittorio Sgarbi alla mostra itinerante “Artisti di Sicilia”. Tra le altre opere, menzioniamo il polittico “A San Sebastiano”, realizzato su committenza per l’omonima Chiesa a Palagonia (CT), esitato nel 2007. Tra le voci critiche che hanno scritto di Fabio Salafia citiamo Paolo Nifosì, Piero Guccione, Francesco Brancato, Armando Ginesi, Valentina Falcioni, Riccardo Passoni, Tiziana Rasà, Giuseppina Radice, Paolo Giansiracusa, Marco Di Capua, Sebastiano Gesù, Elisa Mandarà.
Tra le importanti mostre personali di Salafia ci piace citare: 2017, Trascendenze multiple; 2015, Geografie del cuore; 2013, Secondo Natura; 2011, Movimenti della natura; 2010, Nei luoghi dell’intimo; 2009, La natura instabile.

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Un pò di Sicilia al Cake International di Birmingham

Articolo di Omar Gelsomino,   Foto di Tiziana Bentivegna e Rita Cannova

Siciliana di origine ma romana di adozione, Rita Cannova, portando una sua meravigliosa opera, “The moorish head” (La testa di moro) al Cake International di Birmingham ha incantato la giuria tanto da aggiudicarsi la medaglia d’argento.

Conosciuta sul web col nome di Clarì, Rita Cannova è una giovane cake designer apparentemente lontana da quel mondo poiché la sua formazione «è prettamente umanistica: sono laureata in Lingue e Letterature Straniere. Sono un’appassionata di letteratura, musica e soprattutto di arte a 360 gradi. Accostandomi come molti al cake design un po’ per gioco e un po’ per caso ne ho subito colto la forza espressiva e comunicativa, la capacità di suscitare e veicolare emozioni attraverso forme, colori e sapori alla pari di altre forme di arte più propriamente dette. Ho alimentato questa passione frequentando diversi corsi con cake designers di grande levatura, spinta proprio dal grande entusiasmo per questa forma d’arte che plasma un dolcissimo materiale come lo zucchero».

In realtà pur accostandosi al cake design da professionista non è il suo unico impegno, «insegno lingue straniere e “last but not least” sono la mamma impegnatissima di due bambine. Mi piacerebbe dedicare sempre più tempo al cake design, ma ecco che – eccetto poche ore al mattino –  è nel silenzio della notte che creo le mie opere e do vita ai miei personaggi di zucchero».

Così Rita decide di partecipare al Cake International di Birmingham, in cui competono diverse categorie scegliendo «quella in cui si presenta un’opera che rappresenti il Paese d’origine del competitor. Volendo uscire un po’ dagli stereotipi che rappresentano l’Italia ed essendo orgogliosamente siciliana ho deciso di portare proprio un pezzo della mia Sicilia. A questo si è aggiunta anche una motivazione personale: vivo lontana da Palermo da più di sedici anni per ragioni storicamente e socialmente legate a questa terra, che ne distorcono talvolta l’infinita bellezza. È per tutto questo che ho sentito come l’esigenza e il piacere di raccontare a gran voce quel legame atavico e ancestrale che lega ogni isolano a questa magica terra, la cui ricchissima e affascinante storia si intreccia spesso a miti e leggende come quella delle Teste di Moro che ho raccontato nella mia torta».

Da lì la scelta di presentare a Birmingham la Sicilia con i suoi colori e le sue tradizioni con “The moorish head” (La testa di moro) raccontando «questa meravigliosa leggenda in una torta, temendo anche di non essere compresa in ambito internazionale, ma l’urgenza di raccontare la bellezza, l’amore, la passione e il lato a volte misterioso e oscuro di Palermo e della Sicilia in generale ha avuto la meglio». Partecipazione attrezzatissima tanto che le è valsa la medaglia d’argento «Ovviamente all’inizio ero incredula. Non amo le competitions, mi mettono troppa ansia, ma questa mi ha regalato davvero una grande emozione: prima di tutto perché in questo lavoro c’è una parte di me, della mia terra e delle mie radici e dunque tanto del mio cuore e poi ovviamente per la felicità di avere vissuto questa meravigliosa esperienza in Inghilterra, patria del cake design se vogliamo, dove ti confronti in un contesto pazzesco con artisti che vengono da tutto il mondo».

Dopo questo straordinario riconoscimento Rita Cannova spera che nel suo futuro immediato «ci sia tanto lavoro legato al mondo del cake design, poi chi lo sa? Birmingham 2017, magari. L’importante è non smettere mai di creare perché la creazione di un’opera – qualunque sia il materiale che le da forma e vita – è nutrimento per i sensi e per l’anima: ogni volta che creo una torta mi piace pensare che questa possa trasmettere al cuore di chi l’osserva la gioia, la passione e l’emozione che io stessa ripongo nell’intento creativo. È questo lo spirito creativo che anima la mia pagina facebook: Le torte di Clarì».

 

 

 

 

 

NOWA PROTIRO

Protiro, il potere e la forza dell’architettura

USO ARCHIVIO

Articolo di Angelo Barone,  Foto di Peppe Maisto

Architettura e design fanno parte delle eccellenze italiane nel mondo e anche in Sicilia operano studi  che concorrono ad affermare la bellezza e l’originalità dello stile italiano. In questo numero ci occupiamo di architettura e del progetto Protiro dello studio Nowa di Caltagirone selezionato al 15° Premio dell’Unione Europea per l’architettura contemporanea Mies van der Rohe Award 2017 a Barcellona.

In Europa questo Premio biennale è tra i più ambiti riconoscimenti di architettura e tutte le opere nominate sono interessanti, innovative e migliorano le condizioni preesistenti nel territorio.

Il progetto Protiro è stato selezionato insieme ad altri 17 progetti italiani dei quali desideriamo segnalare anche l’Eco Cafè e Bistro di Giuseppe Gurrieri a Ragusa e lo studio Oma che è stato individuato come Creative Mediator di Manifesta 12, la terza più importante Biennale Europea, che si svolgerà a Palermo nel 2018 e sarà una delle attrattive internazionali di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018.  

USO ARCHIVIO

Nowa da molti anni pratica il progetto di architettura come occasione unica di trasformazione degli scarti urbani in risorse per le città e il territorio. Lo studio lavora su un’idea di architettura estrema praticata nel suo grado zero per rispondere a condizioni limite relative ad economia, vincoli e programmi ottenendo riconoscimenti nazionali e internazionali.

Con il progetto Protiro, il riutilizzo di due ex capannoni artigianali dismessi per lo studio Nowa diventa l’occasione per segnare un contesto urbano anonimo e degradato attraverso il potere e la forza dell’architettura che si serve di materiali grezzi rendendoli fortemente espressivi.

Il nuovo corpo dell’edificio, caratterizzato da una pelle ottenuta attraverso il riciclo di cassette di plastica per la raccolta delle arance, attraverso il suo cromatismo e l’illuminazione ha assunto così il ruolo di segnale e di simbolo riconoscibile a distanza nell’anonimo paesaggio urbano circostante.

Questo progetto, da un lato, è l’avanzamento di una ricerca decennale sul riutilizzo delle cassette di plastica come materiale da costruzione per l’architettura e dall’altro rappresenta un modo per mettere al centro la forma e l’ornamento della architettura come potente strumento di promozione di azioni sociali di grande valore. Questo Progetto è stato commissionato dalla Fondazione Onlus Concetta d’Alessandro per fornire assistenza alle persone diversamente abili.

Ci fa piacere segnalare che sotto la guida di Marco Navarra, docente di Progettazione architettonica presso l’Università di Catania e fondatore dello studio Nowa, e dell’architetto Maria Marino nella realizzazione del progetto hanno operato maestranze artigianali di Grammichele e Caltagirone.

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Il developer agrigentino famoso nel mondo

di Omar Gelsomino  Foto di Rosario Bevilacqua

Creare delle app partendo dalle proprie esigenze personali. È questo il leitmotiv che muove ogni sua creazione per nuove applicazioni per smartphone e pc. Lui è Fulvio Scichilone, un ventiseienne agrigentino, ex studente di ingegneria informatica ed oggi uno dei più bravi developers, cioè sviluppatori per dispositivi della Apple, che da anni crea delle applicazioni per App Store che riscuotono tantissimo successo in tutto il mondo.

“Sin da piccolo ho avuto la passione per l’informatica, – dichiara Fulvio Scichilone -. Dopo essermi iscritto alla Facoltà di Ingegneria informatica capii sin da subito che avrei ottenuto il classico risultato. Per aprirmi nuovi orizzonti e rendermi conto che se c’è la possibilità di fare oggi una cosa è meglio non perdere tempo, piuttosto che rinviarla,  mi è bastato seguire un workshop ed imparare da autodidatta”.

Le sue applicazioni sono innumerevoli: da IDrummer Pro, un simulatore di batteria per iPhone, a Reflex Camera, un’applicazione che trasforma cellulari e tablet in una vera e propria macchina fotografica professionale (la più scaricata in Italia, fra le prime cinque in Europa e Giappone e ad oggi è in prima posizione in India, Indonesia e Messico) già evoluta e adattata al formato Raw risultando l’app più scaricata nel 2016 in due paesi del mondo; da Dog Walking, utile a monitorare le condizioni di salute, le attività sportive e i luoghi visitati con il proprio amico a quattro zampe al suo terzo videogioco “Save Mars”, a tema spaziale, gratuito per Iphone ed Ipad.

“L’idea per ogni nuova applicazione – continua Fulvio Scichilone – si basa su due principi fondamentali: quando ho bisogno di un affermativo e non trovo nulla che sia utile per le mie esigenze lavorative, di svago ed i miei hobbies comincio a fare una ricerca di mercato per verificare se ci sono dei possibili concorrenti e delle alternative e parto con lo sviluppo. fondamentalmente parte da un mio bisogno e poi costruisco l’idea”. Ovviamente le idee non gli mancano e di continua ne elabora diverse lanciandosi in nuovi progetti riguardanti la “realtà aumentata” e la valorizzazione del suo territorio. “Agrigento City – spiega Fulvio Scichilone – è un’app gratuita valida per Iphone e Android e sviluppata in maniera autonoma, in cui sono state caricate tutte le informazioni sulla mia città, i punti di interesse con fotografie e descrizioni bilingue, con un navigatore interno che ti porta nel punto desiderato, aggiornata in base agli eventi e alle proposte dei locali, insomma un modo per semplificare la vita non solo ai cittadini agrigentini ma anche ai turisti che, in tempo reale, sono continuamente informati”.

L’ultima arrivata è Logomatic, uscita a settembre, consente di creare un proprio logo oppure importare un’immagine all’interno dell’app, inserendo una filigrana o il copyright in una o più foto prima che siano pubblicate, quindi in un solo passaggio è possibile avere il proprio logo sulle foto. Un’app che va a completare la suite di Reflex Camera, ma che si trova anche singolarmente. E tra i suoi progetti futuri Fulvio Scichilone ha quelli di “espandere Agrigento City e farla diventare una vera e propria start up in modo da far crescere il turismo, rendendo fruibili non solo la Valle dei Templi ma tutto il nostro patrimonio culturale, facilitare l’accesso informatico a tutte le strutture locali senza dover ricorrere a siti privati con investimenti cospicui e rendere Agrigento più smart e gratuita, poiché non è necessario spendere somme eccessive per avere dei servizi. Amo la mia terra e preferisco vivere qui facendo ciò che più mi piace”.