A Sciacca si rinnova l’Antiquarium di Monte Kronio

di Omar Gelsomino

Si rinnova e potenzia l’offerta culturale dell’Antiquarium di Monte Kronio attraverso l’uso di tecnologie che offriranno ai visitatori l’emozione di una visita interattiva. Monte Kronio, con le grotte e le “Stufe di San Calogero”, offre ai visitatori un’esperienza che coniuga aspetti legati alla geologia, speleologia, preistoria, storia, ritualità, epica, medicina. Finanziati per 120.000 euro con risorse del Parco Archeologico della Valle dei Templi, i lavori di adeguamento e rifunzionalizzazione saranno realizzati dalla Bio Wood Heater e prevedono una durata di 6 mesi.
«Scopo del progetto – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – è rendere più attrattiva una realtà sotto molti aspetti straordinaria e offrire ai visitatori un’esperienza didatticamente pregnante e, al contempo, emozionante. Le caverne di Monte Kronio hanno ospitato l’uomo sin dai tempi più antichi e ne hanno custodito interessanti tracce. L’allestimento del nuovo Antiquarium si avvarrà dell’uso di tecnologia avanzata e della realtà aumentata, che consente di incorporare movimento, dinamismo e interattività, per aumentare il coinvolgimento dei visitatori e catturare segmenti di pubblico nuovi. Il nuovo allestimento rientra nella politica di ammodernamento delle realtà museali su cui il Governo regionale, anche attraverso i Parchi archeologici, sta impegnando risorse importanti».

Nella prima fase i lavori prevedono la realizzazione delle opere riguardanti la sistemazione delle aree esterne e dei prospetti nonché l’allestimento interno e la definizione del progetto di allestimento scenografico, tecnologico e didattico. Sul terrazzo panoramico sarà realizzata una copertura che renderà più attrattiva la terrazza stessa, rendendola adatta ad ospitare eventi culturali.

«Il nuovo allestimento di Monte Kronio – dice Roberto Sciarratta, direttore del Parco archeologico della Valle dei Templi – rientra nel complessivo disegno di ammodernamento delle strutture museali per rendere maggiormente attrattive le strutture e adeguarle un pubblico sempre più esigente e curioso. Nella parte centrale dell’Antiquarium, infatti, saranno realizzate 4 postazioni immersive per far provare l’esperienza di visita delle grotte. Si tratta di seggiolini girevoli con visori VR da appoggiare al viso (sottoposti a sanificazione dopo ogni uso) che consentiranno di “entrare” all’interno di un video generato in computer grafica 3D attraverso cui, con una immersione a 360 gradi, il visitatore verrà accompagnato in un viaggio straordinario da una voce narrante».

L’esposizione museale occupa oggi i locali ubicati all’ultimo piano del complesso termale delle Stufe di San Calogero o grotte del Kronio, sulla sommità dell’omonimo Monte che sovrasta, da Nord, la città di Sciacca, nota per l’importanza del bacino idrotermale sfruttato sin dall’antichità a fini terapeutici.

Inaugurato negli anni ‘80 del secolo scorso l’Antiquarium raccoglie materiali archeologici di epoca preistorica e storica provenienti da scavi e da ricerche condotte, dagli anni ‘60 alla fine degli anni ’80, all’interno del complesso ipogeo di origine carsica che si sviluppa nelle viscere del Monte e la cui singolare unicità è legata alla presenza di fenomeni vaporosi che, risalendo lungo la rete di gallerie che lo attraversa, fuoriescono dalle cavità superiori, le c.d. Stufe di San Calogero, ancora oggi sfruttate.

Musumeci: «Nasce a Palermo il Museo del Liberty»

di Omar Gelsomino

«Era un impegno che avevo preso con il parlamento siciliano e con tutti i palermitani qualche giorno fa durante l’esame della manovra finanziaria all’Ars. Oggi, quell’impegno, è stato rispettato. Il governo regionale ha infatti stanziato tre milioni di euro per l’istituzione, a Palermo, del “Museo regionale del Liberty – Villa Deliella” e dell’itinerario dell’Art Nouveau». Lo annuncia il presidente della Regione Nello Musumeci, dopo il via libera della giunta alla proposta dell’assessore Alberto Samonà, che vedrà una sinergia tra gli assessorati dei Beni culturali e delle Infrastrutture.

Proprio in occasione della recente sessione finanziaria a Sala d’Ercole, dopo che una norma analoga presentata dal deputato Marianna Caronia era stata stralciata, infatti, il governatore aveva espresso l’intendimento del governo di disporre nel più breve tempo possibile un atto amministrativo per avviare le procedure relative alla nascita del Museo e di un grande itinerario culturale connesso.

«Oggi è un giorno particolarmente importante – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà perché si sana una ferita inferta oltre sessant’anni fa alla città di Palermo e alla Sicilia. La decisione di far nascere il Museo del Liberty è un atto politico forte che realizza un doppio risultato: rende la giusta visibilità a uno stile architettonico che ha contrassegnato un periodo memorabile della Sicilia e risarcisce moralmente e culturalmente l’intera comunità siciliana per la violenza subita. La decisione del governo Musumeci è, infatti, un segnale forte e non soltanto simbolico di ripristino di quella cultura della legalità, violata per troppi anni dal predominio di comitati d’affari politico-mafiosi».

Villa Deliella, situata in piazza Francesco Crispi (piazza Croci) a Palermo, era stata realizzata nel 1905 su progetto dell’architetto Ernesto Basile, fra i massimi protagonisti della stagione del Liberty siciliano. La villa fu abbattuta nel 1959, nell’ambito di quella grande operazione di speculazione edilizia, avvenuta a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, che è passata alla storia come il “sacco di Palermo”. L’area, però, a dispetto di quanti avevano demolito la Villa, è rimasta inedificabile e, per molti anni, è stata adibita a parcheggio.

Il parco dell’Etna: salvaguardia e sviluppo sostenibile

Articolo di Patrizia Rubino   Foto aerea di Alessio Costanzo

Dei quattro parchi naturali siciliani il Parco dell’Etna è probabilmente il più emblematico, non fosse altro che per la maestosa presenza del vulcano attivo più alto d’Europa, dal 2013 riconosciuto come Patrimonio Universale dell’Umanità, sia per il suo eccezionale valore naturalistico, sia perché per la sua continua attività eruttiva rappresenta un osservatorio unico al mondo per lo studio di processi biologici. Il Parco, che circonda la “Muntagna”, si estende su un territorio di circa 59000 ettari ed è caratterizzato da boschi e sentieri ricchi di straordinaria biodiversità vegetale e suggestivi paesaggi segnati dal passaggio di colate laviche antiche e recenti che hanno dato vita a grotte, valloni e timpe che da sempre affascinano escursionisti provenienti da ogni parte. Nel territorio del Parco ricadono, inoltre, venti comuni che con i loro centri storici aggiungono fascino e ricchezza a tutta l’area. La gestione di questo Parco è parecchio complessa, se si considera che è stato istituito per salvaguardare un ambiente naturale unico e per promuovere uno sviluppo economico rispettoso e in sintonia con tale habitat.
Lo sa bene Carlo Caputo, presidente del Parco dell’Etna da poco meno di un anno, ma già parecchio attivo su questi fronti.

Partiamo dall’obiettivo della salvaguardia dell’habitat del Parco.
«Occorre innanzitutto mantenere inalterato l’eccezionale patrimonio naturalistico del Parco, e da qui la lotta ai comportamenti di assoluta inciviltà come quello dell’abbandono dei rifiuti. Da un recente censimento abbiamo rilevato la presenza di ben 43 micro discariche. Purtroppo si tratta di una problematica annosa e di non semplice risoluzione, in quanto sul territorio insistono diversi enti competenti. Ciononostante abbiamo attivato associazioni, gruppi ad hoc e anche semplici cittadini per monitorare e segnalare tali comportamenti. Un’altra condotta fortemente lesiva dell’area protetta è l’attraversamento dei sentieri con mezzi motorizzati non autorizzati, tipo moto e quad. Il che è assolutamente vietato e pertanto anche in questo caso la tolleranza sarà zero».

L’Etna è Patrimonio Universale dell’Umanità ma questi comportamenti ne minano sicuramente l’immagine.
«Proprio così, da quando abbiamo ottenuto questo prestigiosissimo riconoscimento, si è registrato un aumento esponenziale del flusso turistico, il che oltre ad una visibilità mondiale si traduce in un importante sviluppo economico. Ma il mancato rispetto delle regole potrebbe seriamente mettere a rischio questo titolo».

A proposito di opportunità di sviluppo del Parco.
«Per troppo tempo si è pensato all’ente Parco quasi esclusivamente come a un ufficio tecnico, per il rilascio di questa o quell’autorizzazione. Il mio intento è quello di andare oltre quest’immagine mummificata e trovare delle sinergie per valorizzare le bellezze e le risorse dell’intero territorio. A partire dalla creazione di un marchio distintivo “Parco dell’Etna” il cui utilizzo, previo il rispetto di un rigido disciplinare, sarà consentito alle aziende che coltivano e producono nell’area protetta. Sul fronte della promozione turistica, a breve predisporremo una cartellonistica all’interno di tutti i comuni del parco che consentirà agli escursionisti, da ogni singolo centro, di raggiungere i sentieri più importanti. Abbiamo realizzato anche due applicazioni, una in lingua dei segni e un’altra che consente di esplorare una mappa per visualizzare i sentieri e scoprire i rifugi e i punti naturalistici».

Le immagini delle recenti e spettacolari attività esplosive dell’Etna hanno fatto il giro mondo.
«Il nostro vulcano si promuove da sé, in altri momenti questi eventi avrebbero portato un grande ritorno sul fronte del turismo. Purtroppo per la pandemia tutti gli operatori commerciali che operano sull’Etna sono in affanno. Sono certo però che, quando tutto questo finirà, l’Etna e il Parco diventeranno sempre più meta di chi vorrà godersi i paesaggi mozzafiato e il prezioso silenzio che li circonda».

La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina: viaggio nella bellezza che “disseta ogni arsura”

Articolo di Irene Valerio

La Valle dei Templi di Agrigento, il Teatro Greco di Tindari, le Terme di Acireale, la Necropoli punica di Palermo, la Neapolis di Siracusa… Stilare un elenco dei beni archeologici siciliani è un’ opera ardua, giacché la nostra bella isola straripa di tesori nascosti e di località in cui il tempo pare essersi fermato: dal versante ionico alla costa tirrenica fino ai selvaggi territori dell’ entroterra, ancora poco valorizzati, la Sicilia riserva sorprese a ogni angolo. Tra queste un posto d’onore è certamente occupato dalla Villa Romana del Casale, a pochi chilometri da Piazza Armerina, un luogo dal fascino superbo e dalla storia avvincente.
Fino al Settecento, infatti, la residenza nobiliare, che secondo gli studiosi risalirebbe al IV secolo, giaceva abbandonata nel silenzio della dimenticanza, nelle profondità della valle del fiume Gela, dove un gruppo di contadini si accorse della presenza di strutture murarie che spuntavano dal suolo e la sepolcrale quiete divenne di nuovo vita, si rianimò rivelandosi con l’abbagliante purezza delle cose dimenticate.

All’ epoca non esistevano ancora i moderni mezzi di comunicazione, ma la notizia si diffuse velocemente e attirò presto l’attenzione dell’ opinione pubblica. In modo particolare, fu l’attrattiva di possibili tesori da scovare che creò fermento, tanto che nel periodo successivo alla segnalazione dei contadini, quando ancora nessuna squadra di esperti aveva ricevuto l’incarico di coordinare gli scavi, i tombaroli trafugarono l’area. Nelle epoche seguenti le scorribande dei malintenzionati si susseguirono, impunite e incontrollate, con frequenza e furono arginate solo negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando lo studioso Gino Vinicio Gentili fu scelto per sorvegliare le attività di scavo e recupero degli ambienti incustoditi e ancora inesplorati della Villa del Casale. L’ operato dello specialista, tuttavia, non preservò l’area archeologica da ulteriori minacce: nel 1991, per esempio, a causa di una valanga il sito rischiò di scomparire e nel 1995 un gruppo di vandali mai identificati sfregiò alcuni dei più famosi mosaici.

Nonostante le avversità e gli oltraggiosi atti di deturpazione, la Villa del Casale oggi è ancora viva, pronta ad accogliere i visitatori e a stupirli con il suo arcaico fascino e i suoi torrenziali silenzi che raccontano di giorni lontani e di un mondo dimenticato, che trasportano nel passato e narrano storie che per secoli sono rimaste imprigionate nell’umida oscurità del sottosuolo.

La testimonianza più sorprendente, da questo punto di vista, è il mosaico della Grande Caccia, che si sviluppa lungo il corridoio di congiunzione tra la parte pubblica e la parte privata della villa: qui, su una superficie lunga oltre sessanta metri, è raffigurata una sorta di mappa tematica del territorio imperiale romano, con sezioni dedicate all’area asiatica e porzioni riservate alla zona africana, distinguibili in base agli animali ritratti, immortalati nell’itinerario che dal momento della cattura li conduceva a Roma. Basta poi spostarsi di poco per rimanere folgorati dallo splendore di altre scene, come l’iconico mosaico rappresentante le ragazze in bikini, quello dedicato alle danze in onore della dea Cerere e quello conosciuto con l’appellativo di “Piccola Caccia”, situato nello spazio originariamente occupato dalla sala da pranzo.
Quella della Villa del Casale, insomma, è una bellezza iridescente ed eterogenea, una bellezza dai colori secolari che “disseta ogni arsura”, una bellezza che ispira e che sembra pronunciare parole incoraggianti anche adesso, in questo periodo di scoramento e confusione, quasi come se volesse dire che il sole tornerà a splendere e prevarrà sul buio che pare incombere su ogni cosa.

Ripopolare e riqualificare i centri storici siciliani vendendo le case a un euro

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Ilenia Curiale e Samuel Tasca   Foto di Lorraine Bracco di Discovery

Il ripopolamento e la riqualificazione dei centri storici sono gli obiettivi dell’iniziativa della vendita ad un euro di case abbandonate in tutta Italia, Sicilia compresa. Nel 2007 l’On. Vittorio Sgarbi, allora sindaco di Salemi (Trapani), lanciò per primo questo progetto, in seguito ripreso da tanti altri comuni isolani. Poi fu la volta di Gangi, comune palermitano eletto Borgo dei Borghi nel 2014. Tanti comuni hanno promosso l’iniziativa o stanno predisponendo i regolamenti: Bivona, Cammarata, Cianciana, Racalmuto, Sambuca (Agrigento); Delia, Mussomeli (Caltanissetta); Caltagirone, Castiglione di Sicilia, Militello in Val di Catania, San Michele di Ganzaria (Catania); Troina, Regalbuto (Enna); Itala, Saponara (Messina); Termini Imerese (Palermo); Augusta, Canicattì (Siracusa).
I comuni acquisiscono gli immobili abbandonati poi venduti agli acquirenti, i quale versano un deposito cauzionale che perderanno se non ristruttureranno le case entro un termine stabilito. Tutto ciò favorisce l’economia locale, rimette in parte in moto l’edilizia e il suo indotto, attirando turisti e arricchisce il tessuto socio-culturale della popolazione, diventa fonte di entrate tributarie per le casse comunali.

Le iniziative hanno avuto enorme successo, sono arrivate decine di migliaia di richieste di acquisto da tutto il mondo: Stati Uniti, Argentina, Paesi Arabi, Cina, Russia, Francia, Regno Unito, ecc. Persino i giapponesi hanno studiato il fenomeno per riproporlo in Giappone, accrescendo ancora di più l’effetto mediatico internazionale.
Nei giorni scorsi su HGTV – Home & Garden Tv (canale 56) l’attrice hollywoodiana Lorraine Bracco è stata la protagonista di “Vado a vivere in Sicilia – La mia casa a 1€”, con una serata evento dal sapore italiano sul fenomeno delle case in vendita a 1 euro. Anche la star americana, nominata agli Oscar per il film “Quei bravi ragazzi” (1990) e protagonista della serie tv cult “I Soprano” (1999-2007), è stata attirata dall’iniziativa e ha deciso di prendersi una pausa da Hollywood per raggiungere il piccolo borgo collinare di Sambuca di Sicilia (eletto Borgo dei Borghi nel 2016) e acquistare una casa costruita due secoli fa… Al prezzo di 1 euro. «Sono convinta che la vita sia un’avventura – ha dichiarato Lorraine -. Quando ho letto l’articolo sulle case a 1 euro a Sambuca, non ho esitato: ho preso un aereo e ne ho acquistata una. Sono molto contenta di essere qui, di conoscere e lavorare con le persone del luogo, di stare insieme a loro. Voglio rendere omaggio alla mia famiglia, che ha origini siciliane».

In mezzo a non poche difficoltà incontrate durante la ristrutturazione, Lorraine Bracco, con la sua squadra, gli amici che l’hanno raggiunta dall’America, tra cui l’attrice Angie Harmon (Rizzoli & Isles), e grazie al supporto dell’intera comunità di Sambuca, è riuscita a trasformare la proprietà nella casa vacanza perfetta per lei e la sua famiglia.
“Vado a vivere in Sicilia – La mia casa a 1 €” (3×60’) è una produzione originale Discovery Studios. HGTV – Home & Garden TV è visibile al Canale 56 del Digitale Terrestre. La serie sarà disponibile in streaming su discovery+.


Anche il padre di Lewis Hamilton, pluricampione di Formula Uno, trascorre le vacanze a Cianciana e così tanti altri vip e gente comune hanno acquistato un immobile per trascorrervi le vacanze estive o per il loro buen retiro integrandosi perfettamente con le comunità locali. La bellezza dei luoghi, il calore umano della gente, i prodotti enogastronomici e i ritmi di vita più lenti attirano gli stranieri nella nostra meravigliosa Sicilia.

La riqualificazione di San Berillo e i colori Mediterranei di Borgo Parrini

Articolo di Eleonora Bufalino   Foto di Samuel Tasca

Per conoscere al meglio la storia di una città serve dare uno sguardo ai suoi quartieri più nascosti e agli angoli che trasudano di storie. Per Catania questo è il caso di San Berillo, storico quartiere sorto dopo il terremoto del 1693, destinato a diventare il centro direzionale della città etnea. Tuttavia, lo sventramento urbano degli anni ’50 e ’60 lo tramutò in un quartiere dedito a spaccio e prostituzione nonostante la chiusura nel 1958 delle case di tolleranza. San Berillo fu dunque considerato malfamato e “a luci rosse”. Eppure sembra oggi arrivata una rinascita, fatta di piccole conquiste. Da qualche anno a questa parte la società civile si è mossa per rendere il quartiere nuovamente vivibile e visitabile dai turisti.

La riqualificazione urbana di San Berillo è un’attenzione al suo tessuto culturale, architettonico e artistico. Il merito di quest’opera di rivalorizzazione è di tutti coloro che con grande entusiasmo ed energia si sono battuti affinché San Berillo acquisisse un nuovo volto. Di questo coraggio ne sono esempi Nicoletta Castiglione e il marito Giovanni Barone, che da 5 anni gestiscono il lounge bar “First”, immerso in un quartiere adesso frequentato da giovani che lo animano fino a tarda sera. Buona musica, luci colorate, fioriere e murales realizzati dagli artisti del collettivo Res-Pubblica Temporanea che hanno dato un tocco di vitalità agli spazi grigi e alle porte murate in seguito all’abbandono degli edifici.

Altro importante contributo proviene dall’Associazione “Trame di Quartiere”, che ha svolto un lavoro di mappatura della comunità del quartiere e mira alla sua rigenerazione attraverso un approccio fondato sulla conoscenza del vivere quotidiano delle persone che lo popolano. «Uno spazio che offre accoglienza ai vecchi e nuovi abitanti e che punta sulla componente relazionale e sociale», afferma Carla Barbanti. Tra gli obiettivi dell’Associazione c’è anche la ristrutturazione del Palazzo de Gaetani, risalente ai primi anni del ’900. Che sia un nuovo inizio per San Berillo e per l’intera città del Liotro, che pulsa di vita da raccontare.

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Articolo di Samuel Tasca   Foto di Vitalba Bellante

A far eco alla realtà di San Berillo, è il Borgo Parrini, frazione di Partinico in provincia di Palermo. A molti assidui frequentatori dei social il nome non risulterà certamente nuovo, poiché a partire da maggio 2020 il borgo si è trasformato in uno dei set fotografici prediletti dai viaggiatori provenienti da tutta l’isola e dai cinque continenti.

Anche qui si tratta di un’opera di riqualificazione urbana che parte dal basso, da una prima idea di Giuseppe Gaglio, architetto, che decise di acquistare e ristrutturare alcune case dismesse. «Il borgo risale al 1600 ed è stato costruito dai monaci gesuiti che vennero dalla Casa Professa di Palermo – ci racconta Giuseppe -. Si coltivavano qui limoni, frumento e cereali. Erano questi i prodotti principali del borgo che crebbe fino a raggiungere i cinquecento abitanti. Ma negli anni ’60 e ’70 del Novecento il borgo conobbe la decadenza e iniziò a spopolarsi finché restarono solo poche famiglie. Nessuno voleva più vivere lì, le case venivano svendute ed io, invece, credetti a questo progetto».

Così, mosso da questo entusiasmo, Giuseppe inizia la sua opera di riqualificazione architettonica caratterizzandola dalle sue due grandi passioni: l’arte e i viaggi. In poco tempo, infatti, Borgo Parrini inizia a colorarsi dei colori del Mediterraneo, di bianco, ocra e azolo (l’indaco) richiamando numerosi curiosi per la vivacità delle sue tonalità e per l’artisticità della ceramica utilizzata, che ricorda Park Guell a Barcellona.

All’azione di Giuseppe contribuiscono, infatti, artigiani come i ceramisti Giuliano e protagonisti della Street Art quali Peppe Vaccaro, Gianfranco Fiore e Loris Panzavecchia con la sua equipe di Accademici.

«Ho iniziato principalmente per me, ma quando ho visto che la gente iniziava a venire ho capito che stava succedendo qualcosa di straordinario», continua Gaglio, il quale a volte ama mescolarsi tra i turisti per sentire i loro commenti.

Il progetto è stato subito sposato e sostenuto da diverse realtà che collaborano insieme per la promozione del borgo come le Associazioni “La Via dei Mulini”, “Borgo Parrini”, “I Campanili di Borgo Parrini” e la Parrocchia di Maria SS. del Rosario.

Non perdete quindi l’occasione di visitare questo splendido borgo e fate attenzione ai dettagli: a Borgo Parrini esistono nove campanili, ciascuno dedicato a una provincia siciliana. Avrete, quindi, l’impressione di passeggiare tra una provincia e l’altra circondati dall’armonia dei colori del Mediterraneo.

Geraci Siculo: la sesta “zona blu” del pianeta dove si vive meglio e più a lungo.

di Samuel Tasca   Foto di Castelbuono.org

Avete mai sentito parlare delle cosiddette “zone blu”? Si tratta di cinque aree del pianeta nelle quali sembra esserci una qualità della vita tale da garantire ai loro abitanti di vivere meglio e più a lungo. Il concepimento delle zone blu ebbe inizio quando due studiosi, Gianni Pes e Michel Poulain, identificarono nella città di Nuoro, in Sardegna, la maggiore concentrazione di centenari al mondo. A Nuoro sono poi seguite altre quattro zone blu sparse per tutto il pianeta, nelle quali il tasso di longevità risulta davvero rilevante: l’isola di Okinawa in Giappone, Nicoya in Costa Rica, Icaria in Grecia e la comunità di avventisti di Loma Linda, in California.

Diverse le ipotesi che negli anni hanno cercato di definire i fattori determinanti di un tale risultato: anche se ad oggi non possediamo ancora una “formula magica” corrispondente all’elisir di lunga vita, sembrerebbe che le aree già identificate condividano alcune caratteristiche comuni quali: il ruolo centrale della famiglia e la consapevolezza dei propri abitanti di essere socialmente utili, una dieta ricca di vegetali e legumi e una moderata attività fisica costante. Inoltre, pare che le persone che abitano queste aree non siano solamente molto longeve, ma vivano la loro lunga vita in maniera assolutamente felice.

A condividere queste caratteristiche sembrerebbe ci sia anche Geraci Siculo, comune siciliano situato nella splendida area delle Madonie, oggetto di studio da qualche anno poiché potrebbe diventare a tutti gli effetti una nuova zona blu del pianeta. Il piccolo borgo (il comune registra meno di duemila abitanti), che ha attirato l’attenzione scientifica proprio per la presenza di diversi centenari tra i suoi abitanti, si distingue per la bellezza dei suoi vicoli e per la sua eredità storico-culturale, risalente alle prime colonizzazioni greco-romane e poi all’epoca medievale. Inserito all’interno del Parco delle Madonie, il territorio di Geraci Siculo si distingue anche per la ricchezza e la bellezza del patrimonio naturalistico che lo circonda. Bellezza che gli è valsa la candidatura nel 2020 al titolo di “Borgo dei Borghi”, all’interno della trasmissione Rai “Alle falde del Kilimangiaro”.

Luigi Iuppa, sindaco di Geraci Siculo, guarda al possibile inserimento della sua città tra le zone blu come un «ulteriore volano di promozione e di sviluppo del territorio madonita». Di parere analogo è Calogero Caruso, professore Ordinario di Patologia generale del Dipartimento di Biopatologia e Biotecnologie Mediche (DIBIMED) dell’Università di Palermo, il quale è stato contattato da Michel Poulain per coordinare la ricerca, non solo su Geraci Siculo, ma anche sui comuni di Isnello e Petralia Sottana.  «L’eventuale individuazione di una Zona Blu – ha dichiarato il professore Caruso in un articolo pubblicato su Parks.itè una grande opportunità per la nostra isola, sia dal punto scientifico sia da quello economico, in quanto le Zone Blu vengono sponsorizzate dalla rivista National Geographic (www.bluezones.com) e diventano meta di turisti che visitano quei luoghi per carpire i segreti della longevità».

E ci auguriamo, quindi, di poter presto brindare al riconoscimento di questo titolo per il comune madonita. Nel frattempo, in un anno come questo dove tutto è stato rimesso in discussione, tra cui anche il nostro concetto di felicità, forse sarebbe il caso di trascorrere qualche giorno (non appena sarà nuovamente possibile) a Geraci Siculo immersi nella bellezza e, perché no, per fare esperienza di uno stile di vita che, a quanto pare, potrebbe essere tra i migliori e più felici al mondo!

Un parco per valorizzare lo stile di vita Mediterraneo

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Emanuele Silva

Dalla Sicilia centrale, territorio dai suoli vergini, poco urbanizzati, con pregevole e variegata biodiversità, storicamente centro minerario mondiale zolfifero, nasce il Primo Parco mondiale, policentrico e diffuso, dello Stile di Vita Mediterraneo.
Fonti la dichiarazione UNESCO 2010, che riconosce Patrimonio Immateriale dell’Umanità lo Stile di Vita Mediterraneo/Dieta Mediterranea, l’enciclica “Laudato Si” di Papa Francesco e il Movimento Terra Madre di Carlo Petrini.
Obiettivi dichiarati: la creazione di una grande Comunità dello Stile di Vita Mediterraneo, la salvaguardia e messa in rete delle risorse territoriali e la crescita di settori sostenibili quali il turismo relazionale/esperienziale e l’export agroalimentare.
Promotore dell’iniziativa è il Comune di Caltanissetta, con l’Assessorato della Crescita Territoriale guidato da Francesco Nicoletti, che ha coinvolto 100 amministrazioni locali e 80 soggetti pubblico/privati e che a regime vedrà 150 Comuni nel nucleo centrale e vari poli tematici collegati nell’intera Sicilia.
La progettualità ha plauso e sostegno delle istituzioni regionali e nazionali con le quali si traccia un percorso d’implementazione con tutti gli strumenti economici disponibili come il Contratto Istituzionale di Sviluppo fra Area Vasta e Governo.


Si articola in un Sistema di reti, interconesse e dialoganti, che enfatizzano le eccellenze, per organizzarle e promuoverle a livello internazionale: Camminamenti lenti con percorsi a piedi, a cavallo, in treno o in bicicletta; Paesaggi, eccellenze poco valorizzate e crocevia di bellezze naturali, storiche e culturali; Cucine Mediterranee e Orti Didattici, luoghi formativi dove le sapienze locali tramanderanno alle nuove generazioni, ai ristoratori e ai turisti i piatti tradizionali locali; Ludoteche Mediterranee, spazi innovativo nella metodologia e nei contenuti, luoghi all’aperto, di fantasia, felicità, creatività e gioco, dove si coniugano attività creative, costituite sul nesso simbiotico e gioioso tra gioco, cibo e sport (mens sana in corpore sano), fondato sull’esaltazione della natura e dell’ambiente dove insegnare il senso della misura e dell’armonia; Mediateche, erogatori di cultura mediterranea che utilizzerà in maniera cross mediale, anche attraverso l’immaginario collettivo, tutte le arti; Borghi e Castelli, luoghi che diventano anche punti per la promozione e la vendita del paniere della Dieta Mediterranea; Biodiversità dove rientrano la biodiversità vegetale, RES, filiera agricola, agroalimentare ed enogastronomica e turismi di qualità che coniuga la sostenibilità ambientale con lo sviluppo sostenibile; Mobilità e Logistica per migliorare comunicazioni e trasporto di persone e merci; Formazione, Università, Ricerca e Innovazione anche per aspetti agro-bio-medici; Piramidi, simbolo del Parco declinato in differenti modi. Per ogni rete sono stati attivati tavoli permanenti regionali per programmare singole azioni da implementare.

Per il sindaco Gambino «La novità del Parco è di andare oltre le singole municipalità per raggiungere obiettivi comuni, unendo in un unico percorso tutte le risorse territoriali».

«Il Parco è già partito grazie al primo finanziamento ottenuto dal Comune per la progettazione di due interventi infrastrutturali presentati al concorso Italia City Branding di InvestItalia, che ha selezionato 30 città per attuare piani d’investimento che sviluppano un brand – spiega l’assessore Nicoletti -. Saranno realizzati un prototipo della Cucina mediterranea nella sede ex Banca d’Italia e un Polo logistico ed espositivo dell’agroalimentare mediterraneo, a completo servizio dei produttori della Sicilia centrale».

La piattaforma promozionale e logistica dell’intera filiera agricola, agroalimentare ed enogastronomica del Parco sarà realizzata in un bene sottratto alla mafia confinante con la stazione Xirbi, interessata dall’alta velocità, vicino al nuovo svincolo autostradale della Palermo-Catania.
Info su: facebook.com/parcodellostiledivitamediterraneo

L’orto botanico di Palermo – Uno scrigno di specie vegetali rarissime

di Angela Fallea   Foto di Giuseppe Ruvolo

La nascita dell’Orto Botanico di Palermo risale al 1779, anno in cui, l’Accademia Regia degli Studi di Palermo con l’istituzione della cattedra di Storia naturale e Botanica, ottenne un modesto appezzamento di terreno sul Baluardo di Porta Carini per insediarvi un piccolo orto da adibire alla coltivazione delle piante medicinali utili alla didattica. Lo spazio destinatogli si rivelò insufficiente, così nel 1786 si decise di trasferirlo in quella che è ancora oggi la sede attuale, presso il Piano di Sant’Erasmo, accanto a Villa Giulia. Nel 1789 fu iniziata la costruzione del corpo principale degli edifici dell’orto, costituiti da un edificio centrale, il Gymnasium e da due corpi laterali, il Tepidarium e il Calidarium, che ospitavano piante dei climi caldi e temperati. Gli edifici furono progettati in stile neoclassico dall’architetto Dufourny. Il nuovo orto fu inaugurato nel 1795 e nel 1798 si arricchì dell’Acquarium, una grande vasca contenente piante acquatiche.

L’ orto oggi possiede circa 5000 specie. Tutte le piante sono dotate di targhetta identificativa che riporta: il binomio scientifico, il patronimo, la famiglia, la classe e l’origine geografica. Si estende per circa 10 ettari suddivisi in ordinamenti e settori. Negli anni si sono susseguiti molti direttori, ognuno ha donato il proprio contributo per arrivare ad oggi e poter dire che l’Orto Botanico di Palermo è davvero uno dei più belli e ricchi di varie specie. Da circa 4 anni il direttore dell’orto botanico è Rosario Schicchi, professore ordinario di Botanica sistematica nel corso di studi di Scienze e Tecnologie Agroalimentari presso l’Università degli Studi di Palermo, originario di Castelbuono, un paese in provincia di Palermo che fa parte del parco delle Madonie.

Ci siamo fatti raccontare da lui qualcosa in più sull’orto, siamo rimasti molto colpiti dalla passione e dall’amore che gli dedica. «Sono presenti piante provenienti da tutti i continenti – afferma Schicchi -. Molte piante vengono coltivate all’aperto, per esempio le palme, perché la posizione dell’orto e il nostro clima favorevole si prestano molto. All’interno dell’orto ci sono: la serra Carolina, tra le 10 serre più belle al mondo, delle serrette più piccole e due serrette minori, la serra tropicale, la serra delle succulente».

In questi anni, di concerto con il collega Paolo Inglese, professore ordinario di Produzioni e Biodiversità delle colture arboree da frutto, hanno impiantato nuove specie e nuove collezioni. Hanno introdotto il piccolo vigneto di circa 200 metri quadri, dove custodire e curare le cultivar di Sicilia. Hanno impiantato un arboreto tropicale a leguminose, ampliato il giardino dei semplici e inserito un gruppo di verdure spontanee siciliane. Si è aggiunta una coltivazione di mango e di litchi. Hanno creato una serra che accoglie circa 180 specie di orchidee e una serra che presto ospiterà le farfalle. Sono stati effettuati dei lavori sulla cancellata storica e sulle sfingi, che si ergono all’ingresso del Gymnasium, guardiane dei segreti della sapienza arborea, realizzate nel 1795 in marmo di Billiemi dallo scultore Vitale Tuccio, rappresentano una il potere e l’altra la saggezza. A queste si aggiungono, volgendo lo sguardo verso l’alto, le sculture che rappresentano le stagioni. Simboleggiano il ciclo e il valore delle quattro stagioni. Tanti sono ancora i progetti da realizzare, uno tra tutti è la destinazione di una serra alle piante carnivore.

Prima di lasciarlo ai suoi impegni gli chiediamo cosa significa essere il direttore dell’ Orto Botanico di Palermo. «Significa realizzare gli studi di una vita e metterli al servizio di una delle realtà più belle d’Europa», risponde emozionato Schicchi. Speriamo che questo complesso periodo che stiamo attraversando termini presto, così da poter ricominciare a uscire e godere delle bellezze che la nostra terra ci offre.

La Timpa di Acireale – Un gioiello naturalistico da esplorare e salvaguardare

di Patrizia Rubino

É una scarpata lavica che si staglia sulla costa di Acireale, in provincia di Catania, creando un abbagliante contrasto visivo tra il nero della pietra vulcanica e l’azzurro intenso del mare, “la Timpa di Acireale” paesaggisticamente rappresenta una fra le più importanti e suggestive testimonianze del territorio costiero della provincia etnea, ma sono le sue stratificazioni laviche, che raccontano i diversi periodi eruttivi del vulcano, a renderla unica e custode della storia geovulcanica della nostra isola. Al suo interno si possono ammirare caverne naturali, coste a insenatura e a strapiombo sul mare e piccole spiagge ciottolose con numerose sorgenti.

Particolarmente suggestivi gli alti colonnati basaltici, formati attraverso un processo di cristallizzazione della lava a contatto con l’acqua. Nella sua fitta vegetazione trovano rifugio rapaci, piccoli mammiferi, diversi rettili e numerose specie d’invertebrati.

Nonostante il suo alto valore geologico e faunistico, la sua preziosa vegetazione, la Timpa di Acireale è stata dichiarata Riserva naturale orientata soltanto nell’aprile del 1999. Quest’area protetta si estende su circa 8 km e ricade interamente nel territorio del comune di Acireale, tra le frazioni di Capomulini e Santa Maria Ammalati, la sua gestione è affidata al Dipartimento Regionale Azienda Foreste Demaniali, ma nei fatti la promozione, valorizzazione e tutela di questa straordinaria area protetta si deve all’opera meritoria dei volontari di Legambiente Acireale. «Il nostro impegno – spiega Sarah Leonardi, presidente di Legambiente Acireale – per restituire dignità e prestigio ad un sito tanto straordinario, ma non adeguatamente tutelato e valorizzato, parte da molto lontano nel tempo. Siamo molto orgogliosi di aver realizzato il sito internet www.riservalatimpa.it con i contenuti in cinque lingue e soprattutto di aver ridato nuova vita al Centro Visite della Riserva, con l’ampliamento e l’intensificazione delle attività e dei servizi di promozione turistica».

Ci si può addentrare all’interno della Timpa attraverso i suoi incantevoli sentieri Acquegrandi, Gazzena, Vecchio tracciato ferroviario, guidati dai volontari e dai giovani del Servizio Civile impegnati in Legambiente, che appositamente formati, ne forniscono le informazioni storiche e paesaggistiche. Particolarmente suggestivo è poi il sentiero Chiazzetta, percorrendolo ci s’imbatte nella “Fortezza del Tocco”, un bastione edificato nella prima metà del XVII, durante la dominazione spagnola, dal quale si sparavano colpi di cannone al fine di avvertire la popolazione acese delle incursioni dei pirati.

Oggi la Fortezza è la sede del Centro Visite della Timpa. «Abbiamo reso La Fortezza del Tocco il cuore pulsante della Riserva – sostiene Sarah Leonardi – oltre ad essere il punto informativo per i turisti è anche sede di eventi culturali, incontri, mostre e mercatini che hanno riscosso grande interesse e partecipazione. Stiamo lavorando, inoltre, per potenziare la nostra azione, entro la prossima estate, infatti, grazie ad un progetto finanziato dal Dipartimento delle Politiche Giovanili, realizzeremo il primo Centro di Educazione Ambientale della provincia di Catania, all’interno di un’ex scuola elementare di Acireale, aperto alle scuole e a tutta la comunità. Da qui sarà possibile realizzare tutta una serie d’iniziative didattico-formative, incontri, laboratori, seminari e tutto quanto potrà essere utile per promuovere una maggiore sensibilità verso le tematiche di sostenibilità e il rispetto e la salvaguardia del territorio. La nostra Timpa è un luogo ricchissimo di vita ma estremamente fragile – sostiene Leonardi in conclusione – un’ educazione ambientale permanente potrebbe ridurre, attraverso mirate e condivise azioni di prevenzione, le cosiddette e periodiche emergenze ambientali, come gli incendi estivi o i rischi idrogeologici che ne minano fortemente la biodiversità e di conseguenza il suo straordinario patrimonio naturalistico».