A Natale stiamo bene a “Tavola” all’insegna della tradizione

  

Articolo di Redazione in collaborazione con Roberta Romano
Foto di Blu Lab Academy

Il cibo unisce, ci fa stare bene ed è un mezzo importante per creare quell’intima condivisione che ci fa rilassare e parlare, interrompendo la quotidiana frenesia che ci tiene spesso distanti.
Si sa, Natale è profumi, luccichii, la scelta del dono per i propri cari, la giocata a carte notturna e la difficile scelta di quale menu condividere a tavola con amici e parenti, arrivati magari da molto lontano.

Blu Lab Academy, che del buono e della qualità ne ha fatto modus operandi, in tale occasione ci darà un consiglio per mantenere memoria e gusto a tavola.
Una vera “economia della qualità” alla luce della quale, si può mangiare e bere bene con piccole scelte consapevoli.
Blu Lab Academy, diretta da Alfio Visalli con la straordinaria collaborazione dello chef Massimo Mantarro, è un polo di ricerca e sviluppo enogastronomico, punto di riferimento per gli operatori del settore che desiderano formarsi o aggiornarsi.
Offre grandi opportunità per professionisti operanti nel settore dell’accoglienza, ristorativo, alberghiero e alimentare. Intorno al grande chef table si svolgono incontri amatoriali per appassionati della buona cucina, con serate a tema e uno chef a voi dedicato. Corsi, masterclass, educational e tavole rotonde su temi attuali legati al mondo della cucina e non solo. In occasione del Santo Natale l’auspicio è di donarsi al nostro ospite in modo più sano e rispettoso possibile, evitando di trascurare aspetti importanti come la scelta di un materiale biodegradabile in luogo della plastica, ridurre lo spreco alimentare o ancora scegliere prodotti territoriali.

Partendo dalla tradizione immancabili la pasta ‘ncaciata, il baccalà fritto (che mettiamo ammoddu per qualche giorno), le crispelle e poi a cubaita. Bene, non dimentichiamo tutto questo e riproponiamolo sempre, perché senza radici non esiste crescita.
E allora via con i consigli culinari che per il pranzo e la cena di Natale propongono uno squisito pesce stocco (o baccalà) alla ghiotta e una schiacciata o ‘mpanata.

Modalità di preparazione:
Per il pesce stocco:

  • stocco ammollato (800 gr),
  • patate (400 gr),
  • cipolla (1),
  • olive bianche (schiacciate e denocciolate),
  • pinoli e uvetta sultanina,
  • pomodori pelati,
  • pomodori secchi,
  • sedano (q.b.),
  • finocchietto (per guarnizione),
  • olio EVO.

Lo chef Alfio Visalli ricorda che lo si può servire anche ad insalata arricchita da agrumi e cipolla caramellata. Se volete stupire i vostri ospiti abbinate un Cerasuolo di Vittoria dell’azienda Valle delle Ferle (Caltagirone).
Per la schiacciata invece potete preparare un letto di pane in pasta, patate, broccoli, cipollotto fresco, pomodori pelati a pezzetti, olive nere, salsiccia di Grammichele, Tuma o primo sale. Ricoprire con il pane in pasta e chiuderla ai bordi, ricordando di bucare leggermente la pasta per sfiatarlo. Cucinare per circa 45 min in forno a 180 gradi. Un grande classico del nostro Natale.

E poiché non c’è festa senza dolce, lo chef pasticcere Vincenzo Cinardo propone:
Profitterol Misù con crema alle nocciole, caramello salato al caffè, salsa al mascarpone e fave tonka. Il tutto arricchito con granella di nocciole pralinate e polvere di cacao.

Ma anche l’allestimento della tavola vuole la sua importanza, e il nostro Hotel e FB manager, Maurizio Micari, ci suggerisce di abbellire con decorazioni floreali o vegetali, porta candele, nastri scintillanti, pietre colorate, seguendo la propria fantasia e gusto in coerenza con lo stile dell’ambiente. Se pensate di collocare decorazioni al centro della tavola, è bene che non siano troppo alte in modo che i commensali possano vedersi e comunicare tra loro.

Si ringrazia la preziosa classe docente: Alfio Visalli, Massimo Mantarro, Seby Sorbello,
Vincenzo Cinardo, Peppe Cannistrà
e Isidoro Bonarrigo.

Vi auguriamo di trascorrere un Sereno Natale all’insegna della Tradizione.

La corona più dolce di sempre: il Buccellato

Articolo di Gaetano Cutello   Foto di Elena Amatucci Gnamgnam.it

In Sicilia durante il periodo natalizio, i dolci tradizionali sono i veri protagonisti delle nostre tavole e come ogni tradizione che si rispetti, essi provengono da antiche ricette tramandate di generazione in generazione.
Tra questi, una leccornia in particolare è il Buccellato, dal latino “buccellatum”, ovvero dalla forma circolare, originario del territorio palermitano ma oramai diffuso in tutta l’Isola, ed essendo una produzione tipica siciliana, è stato ufficialmente riconosciuto dall’assessorato regionale delle Politiche agricole e quindi inserito nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali italiani.
Il Buccellato, come molte antiche pietanze, trae le sue origini dalle credenze religiose poiché in origine voleva ricordare una corona da omaggiare alla Madonna. Questo dolce è composto da un impasto di pasta frolla, farcita con un ripieno di frutta secca che varia in base alle tradizioni del territorio in cui viene preparata, poi chiusa e modellata a forma di ciambella.

Ingredienti
300 gr di farina
50 gr di zucchero
125 gr di burro
30 gr di pinoli
1 cucchiaio di vino Marsala
30 gr di scorza di arancia candita
50 gr di zucca candita
30 gr cioccolato fondente
300 gr di fichi secchi
200 gr di uva passa
50 gr di noci sgusciate

Procedimento
Impastate insieme farina, burro, zucchero e il cucchiaio di Marsala.
Adesso lasciate riposare l’impasto per circa un’ ora e nel frattempo preparate il ripieno con il cioccolato fondente, i pinoli, la scorza d’arancia, le noci, l’uva passa e i fichi secchi; triturate tutto aggiungendo un po’ di zucchero. Dopodiché stendete la pasta e sistemate il ripieno, avvolgendolo a forma di ciambella per poi praticare delle fessure in modo da intravedere il ripieno. È arrivato il momento di infornare l’impasto, quindi cuocetelo fino a che non diventa dorato, all’incirca per trenta minuti.
Infine, scaldate un paio di cucchiaiate di miele in modo da renderlo lucido, e procedete con la guarnizione del dolce con la frutta candita.
Il vostro Buccellato è finalmente pronto per servito, e noi di Bianca Magazine non possiamo fare altro che augurarvi buon appetito!

I consigli di Bianca per i tuoi regali di Natale

Articolo di Alessia Giaquinta

Natale è tempo di regali per grandi e piccini! Non c’è età né limite geografico. A Natale si pensa proprio a tutti: dalla mamma al cuginetto, dal fidanzato all’amica lontana, persino il pelosetto a quattro zampe spesso riceve un dono natalizio.
Acquistare un regalo per Natale significa pensare a un’altra persona per ringraziarla di far parte della nostra vita. Richiamando l’evento della nascita di Gesù, regalo di salvezza per i cristiani, si giustifica così il regalo di Natale come atto d’amore, nel senso più ampio del termine.
Non è facile, però, scegliere il regalo perfetto: spesso si va alla ricerca di oggetti o capi particolari per la persona, altre volte si opta per un simbolo natalizio d’arredamento e per la casa, altre volte ancora si decide di affidarsi a terzi, o a internet, per velocizzare la scelta.
Spesso però si perde il piacere di visualizzare, apprezzare e dunque scegliere personalmente un dono. Travolti dalla furia degli acquisti, si dimentica facilmente il valore di un pensiero personale in cui il tempo impiegato e la selezione fanno sicuramente la differenza.
Non si può regalare tutto a tutti, tanto per farlo è un principio base: ad esempio compro un oggetto uguale per tutti e lo regalo agli amici, così mi sono tolgo il pensiero del regalo di Natale. La natura dei regali seriali è quella che si fanno perché si “devono fare” e dunque tutto può andar bene per tutti.
Bisognerebbe, invece, pensare il regalo come un momento singolare.
I nostri consigli vogliono aiutarvi nell’indirizzare i vostri acquisti in quei negozi dove é possibile trovare, a prezzi competitivi, doni particolari per la singola persona rendendo unico il vostro pensiero, ma anche il personale competente e disponibile pronto ad aiutarvi in una scelta che sia pensata, particolare e, quindi, perfetta per chi la riceve.

 

Le nostre idee regalo

Maglione 100% cashmere – Gransasso
Campo Moda – Ragusa

Un week-end da sogno
Casale dei Consoli
Mazzarrone

Collana
Les Arabesques
Selection – Ragusa

Occhiali da sole – Chloè
Ottica Bonura
Via Archimede, Ragusa

Occhiali da vista – Victoria Becham
Ottica Bonura
Via Archimede, Ragusa

Trattamenti estetici
Mediostar Monolith
Alba Nuova Estetica – Ragusa

 

Borsa
Emporio Armani
Estro Calzature – Ragusa

 

Scarpe e borsa
Tosca Blu
Icone shoes and bag – Ragusa

Istituto Alberghiero “Principi Grimaldi”, formazione, tradizione e innovazione

Articolo di Titti Metrico   Foto di Istituto Alberghiero “Principi Grimaldi”

L’attivista americana Wilma Mankiller sosteneva che “nessuno in nessuna parte del mondo possa parlare di futuro del proprio popolo o della propria organizzazione senza parlare di formazione. Chiunque controlli la formazione dei nostri ragazzi controlla il futuro”.
In questo numero di Bianca Magazine voglio presentarvi una bellissima realtà. Siamo a Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, presso la sede distaccata dell’Istituto Alberghiero “Principi Grimaldi” di Modica. Dal 2001 è il fiore all’occhiello per la formazione professionale nel campo dell’enogastronomia, dell’ospitalità alberghiera e per tutto ciò che riguarda l’ambito turistico e ristorativo. Conosciamo il Dottore Giovanni Brullo, un docente che ama la sua professione, parlando con lui e con gli altri suoi colleghi ti accorgi che questa non è una semplice scuola, ma un’istituzione in cui viene trasmesso ad ogni ragazzo l’amore e la passione per il percorso che ognuno di loro intende intraprendere. Il percorso di studi all’interno dell’Istituto Alberghiero prevede tre indirizzi specifici: Enogastronomia, Servizi di sala e di vendita, Accoglienza turistica.
Ho avuto modo di conoscere questi ragazzi, e li ho visti all’opera, si capisce che l’apprendimento non è un processo strettamente legato ai libri, ma soprattutto alle attività che la scuola intraprende per la formazione di questi ragazzi, la scuola svolge delle attività attinenti ai progetti Erasmus, dando agli alunni la possibilità di vivere e confrontarsi con realtà enogastronomiche diverse dal nostro paese.
Professore Brullo a quali manifestazioni hanno partecipato gli studenti in questi ultimi anni?
«Nel corso degli anni la scuola si è contraddistinta per le partecipazioni a concorsi enogastronomici, riportando ottimi risultati, come: miglior sommelier junior d’Italia, primo posto assoluto in sala e vendita nel concorso nazionale per gli istituti alberghieri “Caroli Hotels”, secondo classificato in cucina nel concorso nazionale per gli istituti alberghieri “Caroli Hotels” svolto a Gallipoli. Primo classificato in cucina nel concorso di cucina “Terra Matta”, e dopo la partecipazione a Expo 2015 a Milano, nel padiglione Sicilia con la partecipazione in una puntata del programma di mezzogiorno italiano su Rai1.

La scuola è attiva anche con diverse iniziative aziendali private per promuovere i propri prodotti, ed è anche coinvolta dai comuni per pubblicizzare eventi culturali gastronomici. Collabora con il “Consorzio Chiaramonte 2” per promuovere i prodotti del territorio, infatti nel 2018 è organizzato il primo concorso Nazionale con gli Chef stellati. Da quest’anno collabora con le associazioni: Slow Food Ragusa e con la Federazione Italiana Cuochi Iblei».
L’Istituto Alberghiero “Principi Grimaldi” oltre ad avere ottimi docenti che trasmettono ai propri studenti, tra l’altro già entusiasti e interessati, la passione per quello che può essere il proprio futuro lavorativo insegnano loro l’utilizzo di eccellenze siciliane che raccontano le tradizioni e la cultura della nostra cucina e, di conseguenza, dei nostri territori.

Marè, gelati e ricordi

Articolo di Samuel Tasca   Foto di Salvatore Inghilterra

«Il nome Marè sta per Maria, che era mia mamma. La data 1956 presente nel logo è l’anno della sua nascita. Il nome completo della gelateria è, infatti, “Marè, Gelati e Ricordi”».
Inizia così la nostra chiacchierata con Gabriele Assenza, proprietario di Marè, gelateria aperta lo scorso 24 Giugno a Punta Secca, località balneare conosciuta ormai al grande pubblico internazionale per essere il luogo in cui si trova la famosa casa del Commissario Montalbano.

Immaginate un luogo tranquillo, il suono delle onde a far da sottofondo, l’aria salmastra, un locale intimo che risplende delle sue luminarie dove chi è entra ha subito la percezione di trovarsi in mezzo ad una festa, una di quelle piene di folclore e calore tipiche della Sicilia. «Come famiglia, siamo molto legati alla festività della Pasqua di Comiso, così come lo era la mia mamma, che con il suo modo di fare, sorridente e festosa, aveva sempre un’aria di festa. Da qui nasce il design della gelateria con le luminarie, perché quando si entra da Marè è sempre festa».

Come potete intuire, da Marè nulla è lasciato al caso e ogni dettaglio è ricco di significato, proprio come i suoi prodotti, scelti in base alla stagionalità. «Ogni gelato, rigorosamente senza glutine, viene preparato con latte fresco prodotto in provincia di Ragusa e prodotti di alta qualità a km zero». Per questo motivo, da Marè i gusti cambiano sempre in base alla stagionalità dei prodotti. Che sia autunno con un cono al gusto di carrubo o di cachi, o piena estate con una coppetta gustosa all’anguria e ai fichi bianchi, da Marè scoprirete il gusto di un sapore sempre nuovo, autentico e naturale, ricercato nei frutti della nostra terra.

È proprio con questi ultimi che vengono, infatti, preparate le cremolate: simili a una granita, ma realizzate esclusivamente senza latte e senza succo, ma con polpa di frutta fresca certificata.
Un’ offerta che mette d’accordo proprio tutti, anche i più golosi! «La mattina, oltre a trovare i cornetti, la nostra particolarità sono le brioche – ci spiega Gabriele stuzzicando il nostro appetito -. Esistono quattro tipi d’impasto: classico, ai cinque cereali con farina integrale, al pistacchio e al cioccolato. Sono buonissime da accompagnare sia con la cremolate sia con il gelato, come la brioche classica o al cioccolato, tagliata e farcita di nutella o mascarpone o ricotta».
Come avrete capito, anche se l’estate è finita, Marè vi aspetta tutto l’anno, a breve anche nella nuova gelateria che aprirà al porto di Marina di Ragusa per offrirvi non un semplice gelato, ma un’ emozione: un dolce ricordo da portare via con voi, come quello sempre vivo della bella e sorridente Marè.

Un successo straordinario per la seconda edizione de I Paladini della Cultura

Articolo di Redazione    Foto di Gaetano Cutello

Ancora una volta la splendida piazza esagonale di Grammichele ha fatto da cornice alla manifestazione “I Paladini della cultura”, nata dall’esperienza editoriale di Bianca Magazine. Sostenere la candidatura del Comune di Grammichele per iscrivere la sua Piazza e la sua pianta esagonale nella World Heritage List all’interno del sito Unesco “Le città tardo barocche del Val di Noto” era la finalità di questa edizione. “Con la nostra iniziativa – ha spiegato Angelo Barone – vogliamo contribuire a stimolare partecipazione, condivisione del progetto e realizzare un qualificato dossier di presentazione della candidatura del Comune di Grammichele”.
A supportare la realizzazione del dossier, il tour enogastronomico “Nove Città in bocca”, che ha avuto luogo sabato 5 ottobre, con il quale si sono volute unire simbolicamente le città sorelle del tardo barocco ibleo: Modica, Noto, Scicli, Ragusa, Militello Val di Catania, Caltagirone, Catania e Palazzolo Acreide. Il tour è stato caratterizzato da una grande affluenza di pubblico che ha potuto apprezzare le tante e squisite pietanze preparate con eccellenze siciliane quali: il Moscato di Noto e il Cerasuolo di Vittoria Docg oltre alle fave cottoie alla trappitara di Modica; le alici della magghia di Catania; il tartufo di Palazzolo Acreide; i fagioli cosaruciari di Scicli; due stagionature del ragusano Dop; il ficodindia e i fichi neri di Militello in Val di Catania, la salsiccia al ceppo di Grammichele. Una degustazione guidata sulle quintessenze gastronomiche di ogni città, accompagnati dai professori e dagli studenti partecipanti al progetto alternanza scuola-lavoro della sede distaccata di Chiaramonte Gulfi dell’Istituto Alberghiero Principi Grimaldi di Modica.
Il giorno seguente, sono stati assegnati i premi e le menzioni speciali della seconda edizione de “I Paladini della Cultura”: un premio che nasce per valorizzare la cultura e le bellezze della Sicilia, la sapienza e la creatività della sua gente e dare riconoscimento alle Eccellenze Siciliane in tutte le arti e professioni. Fra le cinquanta candidature pervenute sono state scelte: per il Premio Ad honorem Sebastiano Tusa, già Assessore regionale ai Beni Culturali e all’Identità siciliana. Anche Fabio Granata, già assessore regionale ai Beni culturali, ha voluto ricordare Tusa con parole di stima e apprezzamento per l’impegno profuso come archeologo e durante il suo incarico assessoriale. Ha ritirato il premio la moglie, dott.ssa Valeria Patrizia Li Vigni, Soprindente del Mare, consegnatole dal Presidente della Regione On. Nello Musumeci insieme all’On. Giuseppe Compagnone; il Premio Immagine della Sicilia nel Mondo a Maria Grazia Cucinotta; il Premio Tradizioni e produzioni siciliane al Birrificio Messina; il Premio Innovazioni a Mangrovia ed infine il Premio Giovani a Elisa Bonacini.
Le “Menzioni Speciali” Bianca Magazine per il Premio “Paladini della Cultura” sono state assegnate: all’Ing. Biagio Consoli, la Menzione Speciale per l’Imprenditoria; al Dott. Daniele Giannotta, la Menzione Speciale per l’Innovazione in campo medico; alla Dott.ssa Maria Gabriella Capizzi, la Menzione Speciale per la Cultura; al Prof. Luigi Gismondo, la Menzione Speciale per i Beni Culturali; al Maestro Pasticciere Nicola Fiasconaro, dell’omonima azienda dolciaria la Menzione Speciale per l’Eccellenza Siciliana nel Mondo. Un successo straordinario conseguito grazie all’impegno di tutta la redazione che ha reso possibile la riuscita dell’evento. “Siamo soddisfatti per l’ottima riuscita della manifestazione – ha commentato l’editore Emanuele Cocchiaro -. Abbiamo avuto l’onore di premiare straordinarie personalità, scelte da una giuria altamente qualificata, che contribuiscono a valorizzare in diversi settori la Sicilia nel mondo, obiettivo per il quale è stata fondata Bianca Magazine. Archiviata questa edizione, che ha avuto riscontri positivi in termini di pubblico e mediatici, ci apprestiamo a lavorare alla prossima con tante novità”.

 

É doveroso ringraziare i tanti partner che hanno contribuito, con i loro prodotti e il loro impegno, all’allestimento del tour enogastronomico “Nove città in bocca”:

Az. Agricola Giovanni Parisi (fagiolo cosaruciaru)
La legumeria di Cassarino Salvatore (fave cottoie)
Sciauru (zafferano)
Panificio Grazioso (collorelle)
Cantina Tenuta Valle delle Ferle (vino)
Blu Lab Academy (alici)
Bonuè (ficodindia e mostarda)
Barone Carni (salsiccia)
Oleificio Sciabacco di Francesca Tumino (olio)
Cooperativa Progetto natura e Consorzio Dop Ragusano (formaggio ragusano)
Az. Agricola Scalzo e Belluardo (uva)
– Ristorante Piaciri
Ist. Albeghiero “Principi di Grimaldi”
Ceramiche Navanzino
Chef Alfio Visalli

 

La tradizione artistica di Francesco Navanzino & Figli

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Foto di Gaetano Cutello

I colori, i disegni e le forme insieme all’estro dell’artigiano creano straordinarie armonie. I motivi decorativi si ispirano alla tradizione più autentica succedutasi nei secoli della storia della ceramica calatina. Da oltre quarantacinque anni dalla sapiente maestria e dalla creatività di Francesco Navanzino, tra i più promettenti artisti formatisi all’Istituto d’Arte per la ceramica di Caltagirone, vengono create splendide maioliche artigianali di rara bellezza che impreziosiscono case e ambienti, antichi e moderni, di tutto il mondo, a testimonianza di come la ceramica diventi arte e come la natura prenda vita con smalti originali, pezzi unici che oltre a narrare secoli di storia trasmettono emozioni e ricordi.

All’interno dello showroom è possibile visionare anche le riproduzioni di elementi per la decorazione architettonica, balaustre in terracotta artistica, grazie ai calchi acquistati negli anni ’80 dalla scomparsa fabbrica locale “Terrecotte Artistiche dei Vella”, oltre a pannelli decorativi per rivestimenti e pavimentazioni, piatti da muro in stile floreale e vasi antropomorfi. Mentre Francesco Navanzino continua ad occuparsi anche di scultura, restauro ceramico e ceramizzazione della pietra lavica con l’ingresso dei figli Antonino, Marilena e Luigi, anche loro formatisi all’Istituto d’arte e docenti di Storia dell’Arte e Discipline plastiche, l’azienda è proiettata allo studio degli antichi manufatti caltagironesi e alla ricerca di nuovi colori e design consoni con la contemporaneità.

La produzione artigianale, la decorazione e la foggiatura a mano, secondo antiche tecniche, insieme alla tradizione e all’innovazione fanno dell’azienda “Ceramiche Francesco Navanzino & Figli” sinonimo di eleganza e raffinatezza.[/vc_column_text][vc_separator color=”white”][vc_masonry_media_grid gap=”2″ grid_id=”vc_gid:1581674978865-27da25c7-13b2-9″ include=”6218,6215″][/vc_column][/vc_row]

Lello Analfino, la bandiera della Sicilia

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Alessandro Castagna

Lui riesce a coinvolgere il pubblico come pochi sanno fare. Lello Analfino, frontman della storica band dei Tinturia, è un vero animale da palcoscenico. La passione per la musica nasce «Da quando ero nel grembo di mia madre, sono sempre stato innamorato della musica. Costrinsi i miei genitori a comprare degli strumenti musicali ma non studiai mai musica, anche se poi è diventata il mio lavoro».
Non tutti sanno però che Lello Analfino è anche un architetto. «Sono architetto per necessità, per spostarmi mi serviva la macchina ed io ero uno studente fuori corso, un giorno mio padre mi disse: “Se ti laurei te la regalo”. Allora mi sbrigai a laurearmi». E ci rivela che se non avesse intrapreso il mondo della musica gli «sarebbe piaciuto lavorare la terra, coltivare qualcosa, produrre uva o forse vini». L’incontro con i Tinturia diventa un legame indissolubile, un mix di energia e sonorità che da sempre li contraddistingue. «I Tinturia nascono circa vent’anni fa dall’unione di quattro ragazzi di Raffadali e uno di Agrigento. Abbiamo cominciato con alcune cover, ascoltarono delle canzoni che io avevo scritto e decidemmo di lavorarci insieme. La cosa bella dei Tinturia è che è un gruppo trasversale».
L’estro di Lello Analfino, autore dei testi e delle musiche, diventa l’immagine dei Tinturia, creando un genere musicale davvero originale, che lui stesso chiama “sbrong”, una fusion dal pop al rock, dal folk allo ska, dal reggae al funk e al rap, connotato sempre dalla sua radice siciliana. È diventato la bandiera della Sicilia con le sue canzoni di successo, a volte leggere, oppure irriverenti o poetiche, persino romantiche: “Coccio d’amuri”, “Donna riccia”, “Jovanotto”, “Occhi a pampina”, solo per citarne alcune. «La Sicilia per me è un onore, un privilegio talvolta anche un onere perché spesso mi capita di dover rappresentare una terra, un’intera società che non merita le cose che possiede. Mi duole il cuore vedere i rifiuti abbandonati nelle campagne, chiunque sia stato non merita di vivere la terra che vive. La Sicilia per me è una cosa meravigliosa, una bella donna che ti fa innamorare, ti mastica, ti assapora, e invece di ingoiarti ti sputa e tu rimani sempre come qualcosa di espulso. Mi riferisco ai tanti ragazzi che vanno via dalla Sicilia, questi sono gli espulsi, quelli masticati e sputati da questa terra, e questo mi addolora».
Dal suo esordio ad oggi tante le canzoni scritte e gli album pubblicati, tra cui anche uno live, la collaborazione col duo palermitano Ficarra e Picone, componendo la colonna sonora del film “Nati stanchi”, ha scritto il brano “Cocciu d’amuri” per il film “Andiamo a quel paese” interpretando l’attore che canta la serenata e partecipa alla composizione delle musiche per il film “Fuori dal coro” del regista Sergio Misuraca, ne “L’Ora legale” collabora con Ficarra e Picone dirige la produzione del brano di Arisa “Democrazia” e collabora con altri artisti.
Da poco è uscito il singolo “Rosanero Amore Vero”, il nuovo inno del Palermo. «L’ho scritto insieme a Salvo Ficarra ed Ettore Zanca. Anche se sono cittadino del mondo, vivo da oltre 20 anni a Palermo, quindi sono palermitano di adozione. Sono stato abbonato al Palermo calcio ed è una squadra che adoro. Anche se ho la mia squadra del cuore preferita ovviamente quando le siciliane giocano con squadre di fuori tifo per tutte loro». Poco prima di congedarsi Lello Analfino ci confida che presto ascolteremo il nuovo album dal loro sound inconfondibile. «Entreremo presto in studio, il nuovo disco è già pre-prodotto, spero che entro la fine dell’anno uscirà il singolo, e c’è l’ipotesi di far uscire il disco stampato solo in vinile nel 2020. Ci saranno delle collaborazioni importanti, il disco assumerà un aspetto più moderno, mi innamoro sempre più dell’elettronica ma non tralasciando mai l’acustica e i suoni importanti dei Tinturia, perchè è una band live, quando saliamo sul palco nun ci nnè pi nuddu».

 

Il Natale delle tradizioni

Articolo di Alessia Giaquinta

“47, muortu ca parra”
“Quaterna!”
Tutti seduti attorno ad un tavolo, lo stesso dove prima si è consumato il ricco pranzo e la cena di Natale. Dal più anziano al più piccolo della famiglia: nessuno può mancare. È Natale, la festa che celebra la bellezza dello stare insieme, per eccellenza.
Si gioca a tre sette, a briscola, a zecchinetta, a sette e mezzo e a tombola; chi vince esulta, chi perde chiede un altro giro ma comunque tutti godono di quei momenti per rilassarsi e sorridere dietro la – spesso buffa – simbologia assegnata ai numeri: “1, pippinieddu”, “11, carabinieri”, “69, comu u metti e metti” e così via. Si parla di tutto: dal matrimonio della figlia della vicina al nuovo lavoro del compare, alle riflessioni in merito alla fine dell’anno.

Le donne preparano, da giorni, i cibi da portare a tavola. Gli uomini, dopo aver ucciso il maiale – come vuole la tradizione -, si organizzano per farne salsicce e salumi, da consumare nel corso dell’anno. I bambini hanno l’entusiasmo del Presepe: nell’angolo più a vista della casa allestiscono la Natività con statuine semplici di terracotta o cartapesta su una base di lippu (muschio) e ornamenti di sparacogna e agrumi. Pastorelli, greggi, massaie e contadini: tutti compaiono nel Presepe tranne Gesù Bambino che va posto esclusivamente alla mezzanotte del 24 dicembre, al ritorno dalla Veglia di Natale.
Si tratta di vivere una tradizione plurisecolare che, nel tempo, ha subìto trasformazioni e, per certi versi, radicali cambiamenti: oggi, infatti, spesso con nostalgia si parla del Natale…

Cosa abbiamo perso?
Sicuramente il valore di una festa che, al di là della religione, era in grado di riunire le famiglie, oggi spesso disgregate e tendenzialmente più propense a festeggiare in autonomia, magari lontano dalla propria terra. Manca la laboriosità delle donne che, per l’occasione, preparavano focacce, mucatoli, buccellato, torrone e cannoli perché anche la tavola, apparecchiata con tovaglie finemente ricamate, potesse essere in festa. Oggi si corre, invece, per gli sconti natalizi al fine di acquistare regali poco pensati ma validi lo stesso purché siano fatti, anche distrattamente. I pranzi e le cene spesso si consumano in ristoranti e agriturismi così da “non occupare casa” e dunque svincolarsi dai preparativi necessari all’allestimento del convivio. I bambini più che dal presepe, sono attratti da Babbo Natale, l’uomo buono dalla barba bianca che porta i regali a chiunque si sia comportato bene e dunque, se si appartiene a questa categoria, ci si aspetta l’arrivo di doni costosi e in voga.
Al di là dei soldini che i nonni, da tradizione, consegnano ai nipoti la notte di Natale, oggi si attende anche il regalo da scartare e magari, se non è all’altezza dei gusti, da cambiare.
La Novena di Natale, suonata dagli zampognari casa per casa, con la ciaramedda (la zampogna) è stata superata: sono le musiche provenienti dai negozi a creare l’atmosfera e a richiamare l’attenzione.
Anche l’antico rito di rompere, il 31 dicembre, qualcosa di vecchio come un piatto – magari più volte riparato nel corso dell’anno – è andato perduto. Non si aspetta più quest’occasione per sbarazzarsi delle cose vecchie e consunte – simbolicamente intese come addio all’anno appena concluso – ma lo si fa comunemente, senza troppi pensieri, quando si vuol sostituire qualcosa.

Noi, oggi, siamo figli di un’epoca diversa: sicuramente migliore se la s’intende in termini di benessere e possibilità ma povera se consideriamo la dispersione delle nostre tradizioni e la carenza di valori che, spesso, accompagnano gli eventi.
Non si può, né si deve, tornare indietro: bisogna, invece, arricchire il presente dell’immensa eredità di tradizioni che ci è stata consegnata e che, necessariamente, dobbiamo recuperare nel presente e affidare al futuro.

Giuseppina Torre, ritorna con il suo album “Life Book”

Articolo di Salvatore Genovese  Foto di Phil Travis

 

«Ciò che compongo deve emozionarmi e farmi correre i brividi lungo la schiena, per poi rendere partecipi gli ascoltatori delle mie emozioni»: queste parole, che fanno parte di un’intervista rilasciata tempo fa dalla pianista e compositrice Giuseppina Torre a Omar Gelsomino, Direttore di Bianca Magazine, conservano la loro validità, anche alla luce di “Life Book!”, il nuovo album di inediti dell’artista vittoriese, recentemente pubblicato su etichetta Decca Records e distribuito dalla Universal Music Italia. L’uscita di quest’ultimo disco è stata anticipata dal singolo “Never look back”.
Prodotto da Giuseppina Torre e Davide Ferrario, missato e masterizzato da Pino “Pinaxa” Pischetola, l’album “Life Book” racchiude dieci composizioni inedite, con musiche composte ed eseguite da Giuseppina Torre, che raccontano le suggestioni, i pensieri e il vissuto dell’artista negli ultimi anni, come un vero e proprio racconto di vita in musica.
Questa la tracklist: “Rosa tra le rose”, “La promessa”, “Gocce di veleno”, “Dove sei”, “The golden cage”, “Siempre y para siempre”, “Mentre tu dormi”, “My miracle of love”, “Un mare di mani”, “Never look back”.

In particolare, “Un mare di mani” è dedicata al dramma dei migranti.
“Da siciliana – spiega Giuseppina Torre – nata in una città che dista pochi chilometri da Pozzallo, dove giungono numerosi clandestini, sono stata colpita, dopo aver visto i filmati originali di salvataggio della Guardia Costiera, da quel ‘mare di mani’ che cercavano aiuto e che a volte ho visto annegare. Sono rimasta scossa poiché anch’io, in altre circostanze, a causa di un violento rapporto sentimentale, che mi aveva perfino allontanato dalla musica, ho cercato mani che mi salvassero dall’abisso. Le ho trovate, soprattutto, nella mia road manager, Fatima Dell’Andro, e nel mio manager Riccardo Vitanza. Non a caso ho voluto intitolare “Life Book” quest’ultimo album; perché è un diario, un racconto dei miei ultimi anni, caratterizzati da eventi crudeli, che avrebbero potuto condizionare negativamente la mia esistenza. È stato grazie alla musica che ho potuto superare quei momenti terribili, risollevarmi da quel baratro e aprirmi di nuovo alla vita».
E le risposte che la vita le ha dato sono andate tutte in un’unica direzione: una continua escalation di successi, dai due Los Angeles Music Awards al suo primo album, “Il silenzio delle stelle”, pubblicato nel 2015; dagli Akademia Awards nel 2017, alla composizione, nel 2018, delle musiche per il documentario “Papa Francesco – La mia idea di arte”, curato dalla giornalista e scrittrice Tiziana Lupi; sempre nel 2018 è stata premiata negli Stati Uniti ai 5th Annual International Music and Entertainment Awards.

Molte le performance che hanno di recente reso ancor più prestigiosa la sua attività artistica: l’apertura, a settembre, del concerto de “Il volo”, all’Arena di Verona e tre concerti, che hanno avuto luogo tutti nel mese di novembre, ad Acireale, al Museo Archeologico di Nola e all’Auditorium “Don Luigi Verde” di Sorrento. Giuseppina Torre è stata, inoltre, inserita nel “Dizionario dei compositori di Sicilia”, curato dallo scrittore triestino Giovanni Tavčar. Life book è un racconto di vita, perle musicali dense di significati ed emozioni che vi consigliamo di ascoltare e perchè no, anche per un regalo di Natale!