scena de Il Padrino

Le citazioni più belle dei film girati in Sicilia

di Merelinda Staita

Moltissimi film girati in Sicilia, ancora oggi, vengono ricordati attraverso le frasi più belle pronunciate dai protagonisti. Le AFI 100 Years… series sono una serie di liste composte da una selezione di titoli del cinema statunitense, stilate annualmente dall’American Film Institute, per celebrare e promuovere l’interesse nella storia del cinema.

scena de Il Padrino

Al secondo posto della classifica AFI troviamo la storica frase pronunciata da Vito Corleone protagonista del Il Padrino – Parte I (1972), nel capolavoro di Francis Ford Coppola: “Gli farò un’offerta che non potrà rifiutare”, enunciata da un indimenticabile Marlon Brando. Si piazza al cinquantottesimo posto nella classifica AFI: “Tieni i tuoi amici vicini, ma i tuoi nemici più vicini”.  Anche questa citazione è tratta dal film Il Padrino – Parte II  (1974) ed è Michael Corleone, un eccezionale Al Pacino, a dare questo monito.

Pensiamo al film Divorzio all’italiana (1961) di Pietro Germi che vede Il barone Ferdinando Cefalù, interpretato da Marcello Mastroianni, sostenere una prassi alquanto discutibile: “Ad Agromonte la lettera anonima è una forma di prezioso artigianato: si comincia da bambini con i fogli di quaderno, fino ad arrivare ad esemplari pregiati, vergati da mani maestre”.

Degna di menzione, ancora oggi attualissima, è anche: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi: mi sono spiegato?”. Dal film Il gattopardo di Luchino Visconti (1963) con Burt Lancaster, Alain Delon e Claudia Cardinale e a pronunciarla è Tancredi.

scena valzer Il Gattopardo

Ricordiamo anche i film diretti da Giuseppe Tornatore come l’intramontabile Nuovo Cinema Paradiso, 1988, in cui Alfredo afferma: “Non tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere. Non ti fare fottere dalla nostalgia, dimenticaci tutti”; “Vattinni chista è terra maligna!”.

Malèna (2000) in cui Renato Amoroso dichiara: “Pedalavo come se fuggissi e in realtà fuggivo…!”.

E Baarìa (2009) ambientato a Bagheria, in cui l’attrice Lina Sastri, nel ruolo di Tana la mendicante, dice: “Muotti si, ma sparrati mai. Riuoddatillu!

Insomma, il cinema ha voluto raccontare la Sicilia attraverso citazioni diventate un vero cult a livello nazionale e internazionale.

scena valzer Il Gattopardo

I luoghi del Gattopardo. La “vecchia e nuova Sicilia” di Luchino Visconti

di Giulia Monaco,

   Foto di Di Natale Maria e Ass. B.C. Sicilia

 

Basta pensare al “Gattopardo”, e in un attimo la mente ci trasporta in uno sfarzoso salone gremito di gente. Gli occhi di tutti sono incantati ad osservare una coppia che danza sulle note del Valzer brillante di Verdi: si tratta di Claudia Cardinale e Burt Lancaster, nei panni di Angelica e del Principe di Salina. È una scena altamente simbolica, che rappresenta l’unione tra gli ideali della vecchia aristocrazia siciliana ormai decadente, impersonati da don Fabrizio, e la nuova borghesia nascente personificata da Angelica.

Il film “Il Gattopardo”, uscito nel 1963, è la trasposizione cinematografica dell’omonimo capolavoro di Tomasi di Lampedusa, e narra le vicende della società siciliana a seguito dello sbarco dei Mille, durante il delicato passaggio dal regime borbonico all’Unità d’Italia.

scena valzer Il Gattopardo

Il regista Luchino Visconti non si limitò a girare un film, ma dipinse un vero e proprio affresco, modellato alla perfezione sul progetto letterario di Tomasi. Ogni scena è un quadro votato al dettaglio e all’ eleganza estetica, e restituisce l’idea di quella Sicilia nuova e vecchia insieme raccontata dallo scrittore: una Sicilia in cui “è necessario che tutto cambi perché tutto rimanga com’ è”, per usare le parole del personaggio di Tancredi.

Per giungere a questo risultato fu determinante la scelta delle location, che impegnò il regista per diversi mesi. Ad accompagnarlo in Sicilia durante i sopralluoghi c’erano lo scenografo Mario Garbuglia, l’organizzatore generale Pietro Notarianni e Gioacchino Lanza Tomasi, figlio adottivo di Tomasi di Lampedusa. Visconti non era disposto a badare a spese: quando il produttore gli raccomandò di contenere i costi che crescevano sempre di più, rispose «Io questo film lo posso fare solo così. Se lei vuole, mi può sostituire».

museo il gattopardo

Gran parte delle riprese si svolsero a Palermo: piazza San Giovanni Decollato, piazza della Vittoria allo Spasimo, piazza Sant’Euno e piazza della Marina furono i set principali, dove fu necessario fare importanti interventi al paesaggio per ricreare lo scenario ottocentesco della Sicilia post-unitaria. C’erano centinaia di saracinesche da sostituire con tende e persiane, la pavimentazione di asfalto da occultare con la terra battuta, pali e fili della luce e del telefono da eliminare.

La residenza dei Salina fu ricreata nella magnifica Villa Boscogrande, edificio tardo barocco situato sulle pendici del Monte Pellegrino, in cui fu realizzato un intervento di restauro nel tempo record di ventiquattro giorni. Infissi, pavimenti e soffitti furono rimessi a nuovo, le pareti furono affrescate e tappezzate, e la facciata venne completamente restaurata.

Per il Castello di Donnafugata, che nel romanzo sostituiva il feudo di Palma di Montechiaro, appartenuto alla famiglia dello scrittore, il regista scelse la città di Ciminna. Il viaggio verso la residenza estiva dei principi fu girato nei favolosi scenari della campagna di Piana degli Albanesi. Molte scene, inoltre, furono girate all’interno del Palazzo Manganelli a Catania.

location il gattopardo

L’ unica location già pronta e impeccabile era il Palazzo Valguarnera-Gangi, nel cuore di Palermo. Visconti ne rimase estasiato, e lo scelse per girare la scena iconica del ballo, che con i suoi 44 minuti di durata è la più importante dell’intera pellicola. Il salone giallo del palazzo venne allestito per l’occasione con estrema cura e raffinatezza. Le riprese durarono cinque settimane, durante le quali ogni sera venivano abbigliate seicento comparse e accese migliaia di candele, per ricreare al meglio l’atmosfera dell’epoca. Il risultato fu che la festa dei Ponteleone descritta da Tomasi tornò magicamente in vita tra le mura del salone, e la scena valse al film un meritatissimo Nastro d’Argento per la scenografia.

Probabilmente neppure lo stesso Visconti avrebbe mai potuto immaginare che quel valzer di Angelica e don Fabrizio era destinato a diventare la danza più celebre della storia del cinema.

Palazzo Adriano

Nuovo Cinema Paradiso vive negli abitanti di Palazzo Adriano


di Samuel Tasca,

Foto di Samuel Tasca e Nicola Vaiana

Immaginate un cielo stellato che sovrasta la piazza di un piccolo borgo della Sicilia. Intorno sono tutti incantati da un fascio di luce che, partendo dalla finestra del cinematografo, proietta un film sulla facciata delle abitazioni. Adesso aggiungete come sottofondo le note del maestro Morricone, e quella a cui state assistendo è una delle scene più conosciute al mondo, tratta dal film capolavoro di Giuseppe Tornatore, Nuovo Cinema Paradiso.

Eppure quella piazza, con quella fontana e quelle case esistono davvero e si trovano a Palazzo Adriano, un borgo in provincia di Palermo, nascosto tra i Monti Sicani.

Palazzo Adriano

Una volta fatto il vostro ingresso in città sarà impossibile non riconoscere quella grande piazza. Basterà un attimo e vi sembrerà di essere finiti sul set del film. Questo perché, nel lontano 1988, l’intera città divenne il set scelto da Tornatore per ambientare il suo film. A portarlo nel borgo fu il padre, Peppino Tornatore, sindacalista della CGIL che conosceva bene il territorio e volle mostrare al figlio quella piazza, perché sapeva che sarebbe stata perfetta per il suo progetto. Indovinate chi fu la prima persona che incontrarono per chiedere informazioni? Nicola Granà, allora sindaco di Palazzo Adriano, pensate che fortuna! Da quel momento, Nuovo Cinema Paradiso si è intrecciato nelle vite degli abitanti di questa città, lasciando in loro un segno indelebile ricco di ricordi, emozioni e aneddoti. Tornatore e l’intera troupe si trasferirono lì per circa tre mesi e quasi tutti in città parteciparono alle riprese.

set nuovo cinema paradiso palazzo adriano

Lo ricorda bene Nicola Ribaudo, pittore e scenografo che fu allora incaricato della realizzazione di alcune delle scenografie utilizzate nel film. Nonostante siano passati oltre trent’anni, gli brillano ancora gli occhi nel descrivere la “sua” testa di leone, quella iconica scultura che tanto terrorizzava Totò ancora bambino, dalla quale usciva il fascio del proiettore.

Un ragazzino Totò, impersonato da un prodigioso piccolo Salvatore Cascio, che tutti ricordano per la sua esuberanza, proprio come nel film. Ce lo racconta, Caterina, che è la madre della bambina che interpretava la sorella di Totò, e che rammenta come dovette far piangere di proposito la figlia più volte per poter ripetere una scena nella quale Salvatore non riusciva a smettere di ridere.

È questo il vero tesoro custodito a Palazzo Adriano: sono i ricordi dei suoi abitanti, l’incredulità di aver preso parte a qualcosa che è arrivato a toccare gli animi di persone in tutto il mondo.

palazzo adriano veduta aerea

Un orgoglio che oggi viene portato avanti dall’assessore alla Cultura e al Turismo Totò Spata e da tutta l’Amministrazione comunale: «Il nostro obiettivo è quello di rigenerare il centro storico, mantenendo intatto l’impianto urbanistico. Puntiamo tantissimo alla promozione del territorio dal punto di vista turistico e culturale. Le opere importanti previste sono: la ristrutturazione dell’edificio nel quale sarà realizzato un museo del cinema, con annessa sala cinematografica per la proiezione di film d’autore. Il progetto prevede l’organizzazione di pacchetti grazie ai quali il turista, oltre a visitare i set del film, potrà assistere a seminari e proiezioni. Inoltre, verrà predisposta una scuola di formazione sulle professioni legate al cinema. Lo scorso 1° marzo è stato firmato un protocollo d’intesa con la Trapani Film Commission West Sicily, per l’attivazione di un ufficio cinema che gestirà i rapporti tra il comune e le produzioni cinematografiche. Inoltre, siamo impazienti di riprendere l’organizzazione della terza edizione del Paradiso Film Festival che si svolgerà tra luglio e agosto».

 

Una città, come potete notare, nella quale ogni abitante merita quell’Oscar che portò alla ribalta Tornatore. E se vi capiterà di passare da lì, sedetevi su una panchina o entrate in un bar e aspettate, presto arriverà qualcuno che non vede l’ora di poter condividere con voi la sua storia e i suoi ricordi, perché a Palazzo Adriano Nuovo Cinema Paradiso è un film che non è mai terminato e continua a vivere giorno dopo giorno nel cuore dei suoi cittadini.

 

Nuovo-cinema-paradiso

La storia del cinema in Sicilia

di Merelinda Staita

Abbiamo intervistato la professoressa Sarah Zappulla Muscarà, ordinaria di Letteratura Italiana, che si occupa di narrativa, teatro e cinema fra Otto e Novecento e di edizioni di testi e carteggi inediti, per conoscere le fasi e i segreti della storia del cinema in Sicilia.

Professoressa Sarah Zappulla Muscarà

Quando inizia la storia del cinema in Sicilia e qual è stata la sua evoluzione nel tempo?
«Il cinematografo giunge a Catania nel 1897, allorché un funzionario dei fratelli Lumière gira due documentari sulla Villa Bellini. Il periodo aureo della cinematografia catanese, durato poco meno di tre anni, si registra a ridosso della Prima Guerra Mondiale quando nella città etnea, più tardi proprio per questo fervore definita la “Hollywood sul Simeto”, sorgono numerose case di produzione che si collocano tra le più attive del settore: Etna Film, Katana Film, Sicula Film. Saranno le catastrofiche proporzioni del primo conflitto mondiale a mettere in forte crisi anche il settore cinematografico».

Nuovo-cinema-paradiso

Tantissimi i film che sono stati girati in Sicilia. Pellicole eccezionali che hanno influenzato la cultura di massa e acceso i riflettori sulle bellezze naturali di questa terra. Ci aiuti a scoprire i film e i luoghi che hanno suscitato grande interesse da parte dell’opinione pubblica.
«Scrive Gesualdo Bufalino: “Vi sono luoghi naturaliter cinematografici. I quali cioè invitano, quando non obbligano, la macchina da presa a cercarli, inseguirli, possederli… Un luogo simile è la Sicilia”. Molti sono, infatti, i film girati in Sicilia e/o ispirati a temi legati alla Sicilia e, soprattutto, alla sua grande letteratura (Capuana, Verga, Pirandello, Brancati, Patti e in tempi a noi più vicini Tomasi di Lampedusa, Sciascia). Ma se spesso il cinema ha colto della Sicilia gli stereotipi più vieti e ripetuti, non sono rare le volte in cui, come nota ancora Bufalino, “il talento, la coscienza, il solidale amore” per questa terra hanno prodotto film che sono rimasti indelebili nella memoria collettiva e nella storia della settima arte. Si pensi ai film di registi come Luchino Visconti (La terra trema, 1948; Il Gattopardo, 1963), Pietro Germi (In nome della legge, 1949; Il cammino della speranza, 1950; Divorzio all’italiana, 1962; Sedotta e abbandonata, 1964), Roberto Rossellini (Stromboli, Terra di Dio, 1949), Michelangelo Antonioni (L’avventura, 1960), Francesco Rosi (Salvatore Giuliano, 1962; Cadaveri eccellenti, 1976), Paolo e Vittorio Taviani (Un uomo da bruciare, 1962; Kaos, 1984), Damiano Damiani (Il giorno della civetta, 1968), Giuseppe Tornatore (Nuovo Cinema Paradiso, 1988). Né può essere trascurata la grande lezione di Verga, tutta la storia del cinema italiano è intrecciata, sia pure con alterna fortuna, al suo nome e alla sua opera. Numerosi i film tratti da Cavalleria rusticana, Storia di una capinera, La Lupa, L’amante di Gramigna, Caccia al lupo. Capolavoro del cinema muto è inoltre Sperduti nel buio di Nino Martoglio, del 1914, trafugato durante gli eventi bellici e mai più ritrovato. Verga e Martoglio, infatti, hanno segnato la generazione di cineasti formatasi alla scuola di Umberto Barbaro (altro siciliano), direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia, destinata a dar vita alla stagione d’oro del cinema italiano, il neorealismo».

Il gattopardo ballo

Malèna

Oggi la Sicilia è un grande set a cielo aperto: tra cinema e serie tv tutti vogliono girare in Sicilia. Negli ultimi mesi quali troupe e grandi attori hanno scelto borghi e città d’arte per ambientare le loro produzioni?
«La Sicilia continua, con grande vivacità, ad essere presente nella vita del cinema italiano. Lo testimonia la schiera di cineasti, anche giovani, attivi sui set siciliani. Mi piace, infine, ricordare due film, di cui uno attualmente in lavorazione, legati alla Sicilia e all’opera di un autore universalmente noto, Luigi Pirandello. Il recente Leonora addio di Paolo Taviani, premiato dalla critica a Berlino, che racconta la singolare vicenda delle ceneri pirandelliane e del loro avventuroso viaggio da Roma a Girgenti dove, secondo le volontà testamentarie dello scrittore, vennero murate in una rozza pietra modellata dallo scultore Mazzacurati e collocata sotto il grande pino che sorgeva al Caos nei pressi della casa natale. Pirandelliano anche l’altro film dal titolo La stranezza. Una commedia da fare, ambientato negli anni Venti, alla vigilia dei Sei personaggi in cerca d’autore, che il regista palermitano Roberto Andò sta girando tra Palermo, Agrigento, Erice, del cui cast fanno parte Toni Servillo, Donatella Finocchiaro, il duo Ficarra e Picone, anch’essi registi e attori di successo (con Leo Gullotta nel loro recente Incastrati). Molto ha fatto il cinema per valorizzare i luoghi della Sicilia legati soprattutto alle opere dei suoi scrittori. Si pensi alla Aci Trezza di Terra trema o alla Catania dei film tratti da Brancati (Il Bell’Antonio, Don Giovanni in Sicilia) o ancora alla lussureggiante campagna etnea dei film tratti da Patti, alla Sicilia de Il Gattopardo o a quella interna di Sciascia. Ma certamente a valorizzare il paesaggio siciliano è stata soprattutto la serie televisiva del Commissario Montalbano dai romanzi di Andrea Camilleri. Certo allo straordinario successo internazionale della serie hanno contribuito la singolare lingua inventata dallo scrittore, l’empatia degli interpreti, la gradevolezza delle storie, la gustosa cucina di Enzo e di Adelina, ma soprattutto la bellezza del paesaggio, col suo incontaminato barocco e splendido mare. Sulla scia del Commissario Montalbano si muove Màkari, la serie recentemente tratta dai romanzi di Gaetano Savatteri che mostra un’altra parte della Sicilia, finora poco nota al grande pubblico, quella occidentale. Certo il cinema e le serie Tv, se adeguatamente utilizzati, potranno contribuire a promuovere il turismo e valorizzare una terra che, se pur piena di contraddizioni e talora avvilita da forte degrado, è ricca di un patrimonio unico di tradizioni, costumi, storia, cultura, bellezza paesaggistica».

Aveva ragione il grande Leonardo Sciascia: “Il cinema si interessa della Sicilia perché la Sicilia è cinema”.

loredana cannata

Loredana Cannata. Un vulcano di energia e talento

di Alessia Giaquinta, foto di Marco di Marco

È un’attrice talentuosa e dal sorriso disarmante, Loredana Cannata. Originaria di Giarratana, piccolo paese degli Iblei, “figlia del sole” – come ama definirsi – e convinta attivista dei diritti umani, animali e ambientali: è un concentrato di sagacia, bellezza e determinazione. Nota al piccolo e grande schermo, l’attrice ci racconta il suo amore per questa professione, gli esordi e l’evoluzione di un mestiere che – come dichiara – «aiuta a conoscersi e a conoscere gli altri».

loredana cannata

 

Come nasce la tua passione per la recitazione?
«Ho cominciato a sognare di fare l’attrice verso i sette anni, trovando una foto di Marilyn Monroe. Ebbi una sorta di folgorazione riconoscendo nella luce del suo sorriso una stella che mi avrebbe guidata. Ho creduto in questo sogno in maniera molto forte ma, quando lo cominciai a dire, tutti mi risposero che non era possibile».

Cosa ti dicevano?
«Ricordo mia nonna che diceva: “Questi sono sogni. Tu vieni da un piccolo paese, vedrai che a 20 anni t’innamorerai e ti sposerai, come tutte”. Così smisi di dirlo, ma non di sognarlo. Io volevo assolutamente provarci. E menomale che in quel sogno ci ho creduto».

Ricordi l’ emozione del primo ciak?
«Già quando mi chiamò l’agenzia per dirmi che ero stata scelta per il film “Maestrale” di Sandro Cecca, camminavo un metro sopra terra. Ho girato tutto il tempo con una felicità incredula. Mi vengono anche le lacrime a ripensarci».

E da lì successi, film, fiction, spot e lavori teatrali. Tra questi c’è stata un’ esperienza particolarmente importante per te?
«Significativo, per me, è stato il monologo su Marilyn che ho scritto e che porto in scena da qualche anno a questa parte. Per me, che ho cominciato a sognare di fare l’attrice con lei, vestire i suoi panni e ricevere complimenti della serie: “Sembravi davvero lei”, è stato qualcosa di impagabile. Quello spettacolo è stato un grande onore e un modo per sdebitarmi con lei, se così possiamo dire, per avermi dato tutto quello che ho oggi».

loredana cannata

Cosa consiglieresti a chi vuole fare questo mestiere?
«Ci vuole molta determinazione, bisogna capire perché lo si vuole fare. Il consiglio è studiare. Questo è un lavoro vero e proprio con difficoltà, con le lezioni da imparare, ma è anche una sorta di terapia: ti insegna a guardarti dentro, ti aiuta a capire le persone e ti permette di ricreare stati d’animo e personalità. In verità è molto più che una professione».

Loredana attivista. Quanto è importante?
«Importantissimo. È la mia missione. Io ho sempre sentito di dover fare qualcosa per dare il mio contributo attivo a questo mondo. Sono un’ attivista soprattutto per i diritti umani e sociali, mi sono battuta per la difesa degli indigeni zapatisti del Chiapas, che chiedono dignità e terra. Dieci anni fa, poi, sono diventata vegana e questo mi ha portato in particolare ad occuparmi di diritti animali e ambientali. È tutto connesso».

La Sicilia per te è…
«La mia famiglia, innanzitutto. Ma anche sole, colori vivaci, passioni forti: tutto questo mi ha forgiata. Penso in particolare alla forza della nostra terra, che è vulcanica. Il fuoco ce lo abbiamo sopra e dentro, e questo penso si senta anche».

In quali progetti sei impegnata?
«Da alcuni anni sto lavorando anche come sceneggiatrice e regista. Ho deciso di unire il mio attivismo alla mia professione. Ho scritto un soggetto originale, che ha vinto il finanziamento del Ministero della Cultura per la scrittura di sceneggiatura originale, che presto diventerà un film. Parla di autismo, bullismo, animali e violenza verso i più deboli. Sono inoltre impegnata in una personale indagine metafisica che mi ha portato ad approfondire religioni, miti e scienze per trovare risposte. Oggi sappiamo, grazie a numerosi studi, che la nostra coscienza ha impatto sul mondo fisico. È straordinario: dobbiamo averne consapevolezza al fine di calibrare la nostra vibrazione e frequenza, e dunque le nostre emozioni, per sintonizzarci sulla realtà che desideriamo. Approfondire l’argomento è utile per affrontare al meglio la vita, soprattutto in tempi così burrascosi».

 

antonio catania sul set

Antonio Catania. L’attore dai mille ruoli

di Patrizia Rubino, foto di Filippo Manzini

Da poco ha festeggiato un compleanno importante, settant’anni, ma Antonio Catania uno degli attori più poliedrici e apprezzati del panorama artistico italiano, è in piena attività con film, tour teatrali, serie tv e nuovi progetti. Originario di Acireale, in provincia di Catania, si trasferisce con la famiglia a Milano a 16 anni, qui scoprirà la sua passione per la recitazione che lo spingerà a diplomarsi alla prestigiosa scuola d’arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano. Dal ‘75 all’85 tanto teatro e l’incontro con il regista Gabriele Salvatores, con il quale debutterà nel cinema ed inizierà un lungo sodalizio artistico cominciato con il film Kamikaze, poi Puerto Escondido e il film premio Oscar, Mediterraneo, a cui è particolarmente legato. Ma l’elenco di pellicole a cui ha preso parte è lunghissimo, tanti film d’autore ed importanti opere prime; La cena di Ettore Scola, con il quale ottiene il Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista, i film con Aldo Giovanni e Giacomo, Chiedimi se sono felice e Così è la vita e quelli con Carlo Verdone, Ma che colpa abbiamo noi e L’amore è eterno finché dura solo per citarne alcuni. Di tutto rilievo anche i suoi ruoli televisivi, nel Giudice Mastrangelo, Ho sposato uno sbirro, Tutti per Bruno e Agata e Ulisse.

antonio catania

 

Una carriera fittissima, tra cinema, tv e teatro. Interpretazioni sempre puntuali e convincenti; ironia, comicità, ma anche ruoli drammatici. A cosa deve la sua versatilità?

«Ho iniziato con il teatro a Milano e sicuramente la lunga gavetta ma anche gli incontri importanti con attori e registi, con molti dei quali oltre al rapporto di lavoro mi lega anche una solida amicizia, è stato determinante sia per la mia formazione sia per l’approccio in ambiti così diversi come il cinema e la tv. Ma nel mio mestiere c’è sempre da imparare ed io sono sempre pronto a nuove sfide, grazie a questa versatilità o per meglio dire capacità di adattamento».

 

A  proposito di nuove sfide, lei è nuovamente tra i protagonisti della serie cult “Boris” che sarà trasmessa sulla piattaforma on demand Disney Plus. Cosa ne pensa di questi nuovi canali d’intrattenimento?

«Sto lavorando anche ad un’altra serie, ambientata in Sicilia e che sarà trasmessa su Amazon Prime, quindi il mio giudizio è senz’altro positivo. Per quanto riguarda il mio lavoro di attore non cambia nulla e, inoltre, vedo che su queste piattaforme vengono realizzati dei prodotti originali di grande qualità, con straordinarie sceneggiature. Pertanto ben venga il cambiamento, dobbiamo essere flessibili anche perché siamo in continua evoluzione».

antonio catania sul set

A questo punto è d’obbligo la domanda sul suo rapporto con la Sicilia.

«Dopo aver lasciato la Sicilia, ho vissuto molti anni a Milano, poi nel ‘90 mi sono trasferito in Emilia Romagna, qui sono rimasto 10 anni. Dal 2000 vivo a Roma. In questo mio girovagare la Sicilia è sempre rimasta il mio punto di riferimento, è la mia terra e torno tutte le volte che posso, ho anche casa quindi il mio legame resta forte, indissolubile. Non si direbbe ma me la cavo piuttosto bene anche a parlare in dialetto».

 

E a Catania ha realizzato un piccolo sogno.

«Si è vero insieme a mia moglie Rosaria Russo, anche lei attrice, abbiamo fondato l’Accademia nazionale del Cinema “Ciak si gira” a Catania, perché qui mancava una scuola di cinema. Ho sempre pensato che la Sicilia fosse una fucina di talenti naturali, da questo nasce l’idea di trasferire il nostro bagaglio di esperienze e conoscenze e di offrire una formazione di qualità a giovani talenti aspiranti attori, registi, sceneggiatori, montatori, direttori della fotografia, consentendo loro, allo stesso tempo, di restare in città. Nel corpo docenti ci sono anche attori e registi di grande livello: Alessandro Haber, Giovanni Veronesi, Claudio Bisio, Fabio Fulco solo per citarne alcuni. C’è grande entusiasmo e desiderio di apprendere da parte dei nostri giovani allievi e questo ci dà una grande carica e ci spinge a fare sempre meglio».

Costanza Quatriglio: «Ho imparato a guardare il mondo attraverso il cinema»

di Omar Gelsomino, foto di Cinzia Capparelli e CSC Palermo

Regista e sceneggiatrice, tra le più apprezzate nel settore cinematografico per la sensibilità trasposta nelle sue opere, Costanza Quatriglio, palermitana d’origine, è direttrice artistica del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo. Eppure l’approdo al cinema è giunto quando studiava Giurisprudenza.

«Mentre studiavo legge mi piaceva fotografare le situazioni che mi capitavano sottomano. Pian piano la passione per il racconto di ciò che avevo intorno è diventata un’urgenza, quindi ho pensato di fare cinema. All’inizio della mia carriera, a parte il mio film “L’isola“ presentato al Festival di Cannes nel 2003, i documentari nascevano dai miei studi: con “L’insonnia di Devi – Viaggio attraverso le adozioni internazionali” del 2001, do voce alle persone adottate partendo da questioni brucianti come domande sul Diritto di conoscere le proprie origini e sulla propria identità. Erano, quelli, argomenti della mia tesi di laurea nell’ambito del diritto dei minori. Stessa cosa per “Il mondo addosso” il film sui minori stranieri non accompagnati del 2006: conoscevo lo stato delle cose dal punto di vista legislativo. Amo i miei studi perché mi hanno dato una forma mentis della quale sono orgogliosa».

costanza quatriglio

Il cinema per lei è diventato vitale, passione ed ossessione. «Amo scrivere e inventare mondi partendo dall’attenzione che ho per la realtà. Insegno da quando ho iniziato a fare cinema. Mi sento fortunata a fare un mestiere che amo, è una passione totalizzante. Il cinema è uno strumento essenziale per me, un modo di vivere. Ho imparato a guardare il mondo attraverso il cinema. I giovani possono provare a interpretare il mondo anche attraverso il cinema, questo lo vedo tutti i giorni perché insegno da quasi vent’anni».

Tutte le immagini hanno un loro peso, comportano delle responsabilità. «Le immagini della guerra di questi giorni ci impongono interrogativi profondi. Cosa ci facciamo con la visione di questo orrore? Siamo capaci di elaborare queste immagini? Se subiamo passivamente queste immagini non danno nient’altro che se stesse. Viviamo in un immenso archivio del presente, ma si consuma subito perché c’è una valanga di immagini che devono essere elaborate e chi fa cinema può farlo».

Nel 2008 dalla Scuola Nazionale di Cinema del Centro Sperimentale di Cinematografia è nata la sede Sicilia dedicata al documentario di cui lei è direttrice artistica, sostenuta dalla Regione Siciliana e dalla Sicilia Film Commission, diretta da Ivan Scinardo, con lo scopo di diplomare nuovi talenti. Il CSC oltre ai normali programmi curriculari offre masterclass, incontri e dibattiti.

centro sperimentale cinematografia sicilia

«Avere tanti film nel nostro territorio è un dono prezioso che facciamo restituendo quello che riceviamo: Palermo è piena di storie e di Storia; fare film a Palermo è affascinante anche per chi viene da fuori, poiché la scuola ospita allievi provenienti da tutta  Italia e anche da diversi paesi. Possiamo dire che pian piano siamo un po’ come uno specchio per la memoria di questa città».

Costanza Quatriglio ha all’attivo tantissimi film a soggetto e documentari, sua la regia anche di Trafficante di virus che adesso è su Prime Video. «È un film che mette insieme le questioni fondamentali del nostro tempo: l’importanza della scienza e della ricerca scientifica, la mortificazione che la scienza subisce quando la politica non è all’altezza delle aspettative, le invidie accademiche e la cattiva informazione. Mette in luce anche una certa ritrosia del nostro Paese non solo verso la lungimiranza, verso la crescita sul piano culturale, ma anche verso la capacità professionale delle donne che spesso fa paura. La protagonista è una donna, il film è ispirato alla vicenda giudiziaria di Ilaria Capua, accusata di essere una trafficante di virus e poi prosciolta da tutte le accuse. Sto lavorando a più progetti. In questo momento sono nella fase di scrittura e sviluppo di un film la cui preparazione dovrebbe iniziare quando il copione sarà pronto» ci svela Costanza Quatriglio prima di tornare ai suoi impegni professionali.

Abbazia Santa Maria del Bosco

Tutti “INCASTRATI” da Ficarra e Picone. I luoghi della serie made in Sicily targata Netflix

di Giulia Monaco

foto di Abbazia Santa Maria del Bosco, Cre.Zi.Plus, Samuel Tasca

“Incastrati” è la prima serie scritta, diretta e interpretata da Ficarra e Picone, in onda in esclusiva su Netflix a partire dallo scorso gennaio, e ha riscosso un enorme successo, scalando la classifica dei titoli più visti.

La coppia di comici siciliani si è cimentata per la prima volta in una serie crime-comedy che spazia tra generi diversi, dalla commedia degli equivoci al family drama, dall’action al poliziesco: a dominare i sei episodi c’ è una leggerezza fatta di sane risate e battute brillanti senza scadere mai nel turpiloquio, né cedere alla tentazione di mettere in fila una mera concatenazione di sketch, come ci si potrebbe aspettare da due comici dal vastissimo repertorio come Salvo Ficarra e Valentino Picone.

locandina serie incastrati

La trama, che si dipana in sei episodi da 30 minuti ciascuno, narra le maldestre avventure di due cognati, Salvo e Valentino, vittime di una serie di sfortunati equivoci, di una naturale predisposizione alla cialtroneria e di uno scarsissimo tempismo, che li condurrà a rimanere “incastrati”, appunto, nelle grinfie di Cosa Nostra per via di un omicidio non commesso. Del resto, anche la stessa Cosa Nostra viene dissacrata, con i suoi boss un po’ goffi dai nomi macchiettistici (Primo Sale, Cosa Inutile), che non riescono a organizzare nemmeno una riunione di cosca vecchio stampo, visto che i membri del clan preferiscono incontrarsi su Zoom per andare incontro agli impegni di tutti.

Ma se una protagonista è la comicità brillante, l’altra è sicuramente la Sicilia, cui il duo comico ha reso omaggio ambientandovi tutte le scene.

set serie Incastrati

In primis, questo gioco di incastri malavitosi ci porta nel cuore di Palermo. Gli scorci del capoluogo siciliano non sono certo i classici highlights da itinerario turistico, quanto piuttosto delle vie di snodo attraversate da due tecnici che si spostano per la città con il loro furgone.

I più attenti avranno riconosciuto la via Sammartino, nei pressi del Giardino Inglese, e via Papa Sergio, vicino al porto.

Il rifugio di Padre Santissimo è ambientato invece ai Cantieri Culturali della Zisa, un interessante esempio di archeologia industriale, oggi importante polo culturale della città. La struttura fu costruita per ospitare le Officine Ducrot e comprende 23 capannoni al cui interno furono realizzati i mobili liberty tra i più belli d’Europa, disegnati da Ernesto Basile, come gli arredi di Montecitorio e delle grandi navi da crociera dei Florio.

La campagna siciliana coi suoi paesaggi ruvidi è un’altra grande protagonista della serie Incastrati. Si riconoscono in alcune riprese aeree l’altipiano montuoso di Piana degli Albanesi e il pittoresco borgo di San Cipirrello.

E poi c’è la chicca dei pasticcini di Castelmonte, tanto amati da Valentino perché gli ricordano l’infanzia, e che serviranno ai due cognati come pretesto per costruire un alibi.

Abbazia Santa Maria del Bosco
Abbazia Santa Maria del Bosco

Il convento in cui vengono prodotti questi salvifici dolcetti, in cui i due amici si trovano al cospetto di un monaco poco avvezzo al fisco, è in realtà l’Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro, a Contessa Entellina, nella Valle del Belice: un’antica abbazia benedettina del 1300 immersa nel verde della riserva naturale del monte Genuardo.

Infine, alcune riprese hanno interessato anche la cittadina di Sciacca, in provincia di Agrigento, in particolare la piazza Saverio Friscia, in centro città, e alcune panoramiche sul suo suggestivo porto colorato.

belvedere di Sciacca

Una combo di humor, talento e scenari suggestivi che per fortuna non si è ancora conclusa: Ficarra e Picone hanno, infatti, annunciato di essere già al lavoro sulla seconda stagione. E noi, dopo il finale aperto dell’ultima puntata, non vediamo l’ora di saperne di più!

fenicotteri allo stagnone di marsala

Indiana Jones sbarca in Sicilia. Gli scenari del 5° episodio della saga

di Giulia Monaco,

foto di Dmc Sicilia senza pensieri, Gianpaolo Rizzitello e Samuel Tasca

 

Riuscite a immaginare la faccia di un turista che si attarda tra i negozietti del centro di Cefalù, di ritorno dal mare, e si trova davanti Indiana Jones in carne e ossa, l’archeologo più famoso del cinema, con indosso la sua inconfondibile giacca di pelle, tutto intento a divorare una brioche con gelato per ritemprarsi tra una mirabolante avventura e un’altra?

Ebbene sì: Indiana Jones 5, che uscirà nelle sale il prossimo 29 luglio, è stato girato in Sicilia! La Eagle Pictures ha scelto proprio la nostra bella isola per ambientare il quinto episodio della saga, che vede protagonista ancora una volta Harrison Ford (e chi sennò?). Un bel colpo per tutte le città scelte come location dalla produzione, e un bel colpo anche per chi ha avuto l’opportunità di incontrare l’attore in giro per le città e magari di fare una foto insieme a lui.

ingresso orecchio di dionisio a siracusa

La troupe, sbarcata in Sicilia lo scorso ottobre, ha trascorso alcune settimane a Siracusa, dove sono state girate le prime scene. Qui i set interessati sono stati: il Parco Archeologico della Neapolis (ça va sans dire!), in particolare l’Orecchio di Dionisio e la Grotta dei Cordari, e poi il Castello Maniace, nel centro storico di Ortigia. «Non credo che possa esistere un altro luogo al mondo più adatto delle latomie del Paradiso per ospitare un film come Indiana Jones», è stato il commento del direttore del Parco Archeologico di Siracusa, Carlo Staffile.

La troupe si è poi spostata a Cefalù, che per l’occasione è stata allestita in versione anni ‘60. Nei vicoli della cittadina non sappiamo se Harrison Ford si sia davvero concesso una brioche con gelato, ma quello che sappiamo è che indossava davvero la sua caratteristica giacca di pelle, e che si è trovato a dover fronteggiare l’assalto di diversi fan all’attacco per un selfie, cui pare si sia concesso volentieri, con la gentilezza e l’aplomb che lo contraddistinguono.

cefalù vista aerea

Le avventure del nostro esploratore in Sicilia procedono poi verso occidente, in alcune delle location più spettacolari del trapanese: Segesta, Castellammare del Golfo, la Tonnara del Secco di San Vito Lo Capo e la laguna dello Stagnone di Marsala. A Trapani, nei pressi di Villa Margherita, sono stati invece allestiti uffici di casting e magazzini di scena.

Nel cast del film, insieme a Harrison Ford, figurano Antonio Banderas, Mads Mikkelsen, Shaunette Renée Wilson, Thomas Kretschmann, Phoebe Waller-Bridge e Boyd Holbrook. Sono trascorsi quattordici anni dall’ultimo episodio della saga, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, diretto da Steven Spielberg nel 2008. Spielberg stavolta lascia la macchina da presa per assumere il ruolo di produttore esecutivo, mentre la regia del film è stata affidata a James Mangold.

tramonto allo stagnone di Marsala

fenicotteri allo stagnone di marsala

Di certo è stata una straordinaria opportunità per il nostro territorio: l’indotto economico diretto e la visibilità che produzioni simili lasciano ai luoghi designati come location sono inquantificabili.

Del resto, come ha scritto il giornalista e scrittore Roberto Alajmo, “[La Sicilia] è un teatro dove le cose succedono da un momento all’altro. È un susseguirsi di scatti prolungati, pause per rifiatare e ancora fughe in avanti” ed è indubbio che l’isola, con la sua multiforme bellezza, abbia sempre rappresentato un set privilegiato per la storia del cinema italiano e internazionale.

ciak redemption dor a lost soul

Film makers per passione. I successi di Turi Occhipinti e Gaetano Scollo

di Alessia Giaquinta,

foto di Giacomo Bernardi e Toni Campo 

Li accomuna, oltre ad una grande amicizia, la smisurata passione per la “settima arte”, il cinema, e in generale per tutto il mondo audiovisivo. Turi Occhipinti e Gaetano Scollo, ragusano il primo, monterossano l’altro, sono due film makers che collaborano dal 2008 per dar voce alla Sicilia, alle sue drammaticità, alle sue bellezze, alle storie e tradizioni che la caratterizzano.

ciak redemption dor a lost soul

Il loro primo lavoro può essere considerato un pungente e glorioso esordio. Era il 2011 quando presentano Lamiantu, il primo docu-film sulla problematica dell’amianto a partire dalla tragedia che ha colpito mortalmente numerosi lavoratori di una fabbrica siciliana. Un esordio che è, appunto, pungente: una denuncia dove protagonisti veri e anche attori s’intrecciano in un racconto capace di commuovere lo spettatore. Ma Lamiantu è anche, per i film makers iblei, un esordio glorioso: il cortometraggio, infatti, ha viaggiato per le maggiori rassegne cinematografiche raccogliendo consensi e apprezzamenti. Da Marzamemi a Sciacca, da Montecatini a Clèrmont-Ferrand in Francia, a Tangeri in Marocco. È proprio qui che i due cineasti, accolti dal Ministero della Cultura, avviano una campagna di sensibilizzazione sui pesanti rischi che corrono i lavoratori esposti all’amianto.

Nel settembre 2018 il docu-film Lamiantu viene proiettato all’interno della 75a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, nell’ambito del 23° Forum Fedic. È stata in questa occasione che Occhipinti e Scollo hanno raggiunto un altro importante traguardo: le loro biografie e la loro filmografia sono state inserite nel libro degli Autori Fedic alla Ribalta-parte II del critico cinematografico e scrittore Paolo Micalizzi.

locandina Redemption for a lost soul

Il docu-film Lamiantu inoltre è stato inserito nell’Archivio Nazionale Cinema Impresa tra i cortometraggi, dal grande valore storico, a disposizione degli appassionati di cinema indipendente.

Era il 2012 quando la tematica affrontata in Lamiantu diventa uno spettacolo teatrale: Eternity con l’attrice Silvia Scuderi e con il grande e compianto Marcello Perracchio (poi sostituito, nel 2017, da Filippo Luna) e la regia di Claudia Puglisi.

Nel 2015 producono Cibo, amore e identità, un documentario che mostra alcuni antichi mestieri sopravvissuti al tempo. Un lavoro pieno di amore per la loro terra, un testo ricco di poesia arricchito dalle musiche di Carlo Muratori. Protagonista del documentario è il borgo di Monterosso Almo, centro ibleo già location di importanti lavori televisivi e cinematografici come La stanza dello Scirocco, L’uomo delle stelle, Il capo dei capi, e numerosi altri film.

gaetano scollo

È proprio a Monterosso Almo che, nel 2018, i due film makers iniziano le riprese di Redemption for a lost soul, un lungometraggio, con la regia del messicano Roberto Valdes, basato sul soggetto che gli autori Emanuele Cavarra (sceneggiatore), Turi Occhipinti e Gaetano Scollo hanno portato al Festival di Montecatini. Una storia drammatica, dai risvolti misteriosi, ispirata a fatti realmente accaduti, che intreccia fede, folclore e costumi del popolo siciliano. La presentazione del teaser del film si è svolta all’interno del Forum Fedic alla 75a Mostra del Cinema di Venezia, nel 2018.

Nell’agosto 2019 i due producono ancora un cortometraggio dal titolo Oltre il tempo, un lavoro che narra la storia rivisitata del barone di Canalazzo, (clicca qui per scoprire una delle location del cortometraggio) per la regia e sceneggiatura di Laura Biggi.

regista turi occhipinti

Altra opera di rilievo dei due cineasti è il documentario Fantastiche Presenze, girato sull’attività di composizione tipografica del libro omonimo di Gaetano G. Cosentini, a testimonianza dell’arte di stampa attraverso una macchina tipografica del 1895.

Nel 2014 ai due è stato assegnato il premio “Ragusani nel Mondo” rappresentando l’associazione Esposti Amianto Sicilia (EAS). Il premio “Capitale Iblea della Cultura” è stato loro conferito a Comiso nel 2019.

«Siamo contenti del nostro percorso – commentano – ci abbiamo sempre creduto e continuiamo a farlo con immensa passione».