editoriale

Editoriale N.32

di Emanuele Cocchiaro

Eccoci qua. Per il sesto anno di fila mi ritrovo ad accogliere i nostri cari lettori all’apertura di un nuovo numero che ci accompagnerà per tutto il periodo delle feste, fino alla fine del mese di gennaio. È per questo che prima di addentrarci nei numerosi argomenti che troverete nelle prossime pagine, vorrei condividere con voi un pensiero sull’autenticità del Natale: la festa religiosa per eccellenza. Eppure il Natale non riguarda solo quello in cui crediamo, ma riesce a toccare il cuore di ognuno di noi. È la festa degli affetti, della famiglia e della convivialità, quel periodo dell’anno in cui nessuno dovrebbe restare da solo e nel quale ognuno di noi ha la possibilità di ricalibrare la propria bussola su quelli che sono i veri valori della vita, troppo spesso ormai soppiantati dalla frenesia consumistica, dai regali e da tutto il resto.

Il regalo più importante, invece, quello che ciascuno di noi può donare a sé stesso e agli altri, è il tempo. Offriamo del tempo a chi non sentiamo da un po’, a chi spesso diamo per scontato; ai nostri figli e ai nostri genitori perché con loro il tempo non è mai abbastanza. Doniamo del tempo a noi stessi per ritrovarci, rilassarci e godere della bellezza che ci circonda.

Se ne avete la possibilità concedetevi una piccola gita alla scoperta di questa Sicilia d’inverno che spesso ignoriamo, ammaliati dalle bellezze del mare e delle spiagge, ma che racchiude in sé una bellezza fatta di piccoli borghi innevati che sembrano presepi come Monterosso o Fondachelli-Fantina; fatta di tradizioni da custodire e soprattutto da tramandare affinché non vadano perdute come le Novene di Natale o la caratteristica Vecchia che scende dalla grotta di Gratteri per portare dolci ai bambini. Se potete, soffermatevi qualche minuto all’interno delle nostre chiese, scrigni ricchi di magnificenze artistiche e architettoniche, testimonianze di una fede che non si è mai affievolita e che ogni Natale ritorna al suo principio con la venuta di Gesù bambino. Ritagliatevi un momento per ascoltare le melodie degli zampognari o per visitare i numerosi presepi viventi sparsi un po’ per tutta la Sicilia: è proprio in questi ultimi che si fondono insieme folclore e tradizione, incorniciati nella bellezza di luoghi senza tempo come il borgo di Militello Rosmarino.

È questo l’augurio che io e tutta la redazione di Bianca Magazine vogliamo fare a voi lettori: che possiate passare queste feste all’insegna di un tempo che valga la pena di essere vissuto, ricco di calore, affetto, reciprocità e fede.

Buone feste.
L’Editore
Emanuele Cocchiaro

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Autoscuola Marino: per chi vuole essere un buon guidatore

 

Di Alessia Giaquinta Foto Di Samuel Tasca

 

Con un parco veicolare completo, 71 anni di storia, e un’incalcolabile passione per tutto ciò che concerne la motorizzazione, l’Autoscuola Marino si qualifica tra i migliori istituti di formazione per il conseguimento delle patenti.

Dalla patente AM per i ciclomotori, alle patenti A1, A2 e A3 per la guida delle moto; dalle autovetture (patente B e BE) alle patenti per la guida degli autocarri (C, CE, C1E) fino a quelle per gli autobus per il trasporto persone (D, DE, D1E).

E non solo. L’autoscuola Marino, con sede a Caltagirone, è anche ente di formazione per quanto concerne la Carta di Qualificazione del Conducente (CQC), un titolo abilitativo necessario ai conducenti di trasporto merci o persone, che va rinnovata ogni cinque anni frequentando l’apposito corso abilitativo per il rinnovo della carta.

Ma c’è di più: l’Autoscuola Marino dà la possibilità di esercitarsi alla guida di moto sia col cambio meccanico sia con quello automatico. Inoltre, i mezzi pesanti che si trovano nel parco veicolare dell’Autoscuola presentano i rimorchi e dunque sono abilitanti per il traino.

Se a tutto questo elenco, però, mancasse la passione e la professionalità di Massimo Marino e del figlio Dario, non sarebbe certo la stessa cosa.

«Sono cresciuto qui, in questa autoscuola fondata da mio padre nel 1950. Mi ritengo un imprenditore soddisfatto e innamorato di ciò che faccio, l’autoscuola mi ha dato e continua a darmi tantissime soddisfazioni personali», chiosa Marino.

Tra le soddisfazioni c’è sicuramente quella di vedere giovani e meno giovani raggiungere le abilità necessarie per guidare in sicurezza e autonomia, oltre al piacere di essere riconosciuti e apprezzati dagli allievi. «Capita spesso che qualcuno venga a trovarci, a distanza di tempo, anche solo per condividere un caffè e scambiare quattro chiacchiere», ci racconta Marino.

Per l’Autoscuola Marino è fondamentale instaurare un rapporto di fiducia con gli allievi, formandoli non solo al Codice della Strada, ma anche alla grande responsabilità dell’essere conducenti, mai superficiali o imprudenti.

«Mio figlio Dario, istruttore e insegnante più giovane d’Italia, mi aiuta a portare avanti questo sogno, giunto con lui alla terza generazione; un sogno che richiede impegno costante ogni giorno, responsabilità, dedizione e tanta voglia di trasmettere ai guidatori i modi giusti per coabitare in questo grande condominio, che è la strada».

L’Autoscuola Marino è un punto di riferimento per chi vuole formarsi, esercitarsi, conseguire patenti, rinnovi e titoli abilitativi; ma è anche l’ente ideale dove poter acquisire le capacità trasversali che fanno la differenza tra saper guidare ed essere buoni guidatori.

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Il presepe settecentesco di Acireale: un capolavoro da scoprire e ammirare

Di Patrizia Rubino

Tra i riti e le consuetudini del Natale c’è anche la visita ai presepi artistici che, da tradizione antichissima, sono presenti un po’ ovunque in Sicilia. Ad Acireale, in provincia di Catania, nella Chiesetta di Santa Maria della Neve, situata lungo la strada che collega la cittadina barocca alle frazioni sul mare, è custodito un presepe davvero speciale, un gioiello di grande valore artistico e culturale.

Una scena suggestiva si presenta non appena si varca l’ingresso della chiesa: una grotta naturale a scorrimento lavico fa da cornice ad un presepe molto antico e assolutamente fuori dal comune: il “Presepio Settecentesco”. Le 34 statue che lo popolano sono tutte a grandezza naturale, con i volti finemente realizzati in cera e i corpi in legno. L’ambientazione è molto curata, attorno alla Sacra Famiglia ci sono i pastori e i contadini con i loro umili doni. I loro abiti e gli oggetti sulla scena si rifanno alla tradizione popolare siciliana di metà del Settecento e dell’Ottocento. Sontuosi, invece, nei loro preziosi costumi i tre Re Magi, che colpiscono per la profondità dello sguardo in contemplazione.

All’interno della chiesetta si trova anche un pregevole dipinto della Natività realizzato dall’artista Vito D’Anna, il più importante esponente del Rococò siciliano. Il sito dal dicembre del 2017 è gestito dall’associazione “Presepe Settecentesco di Acireale”, con Paola Riccioli e Giuliana Pistarà, rispettivamente presidente e vice presidente, fortemente impegnate nella valorizzazione e promozione del presepe durante tutto l’anno. «L’idea di intraprendere questa meravigliosa avventura – spiega Paola Riccioli – è nata in seguito alla visita ai presepi artistici di via San Gregorio Armeno a Napoli, veri e propri capolavori in mostra tutto l’anno. Da lì il pensiero è andato al nostro presepe della grotta che per rilevanza artistica, storica e culturale merita di essere ammirato a prescindere dalle festività natalizie. Ci siamo rimboccate le maniche – continua – e abbiamo innanzitutto reso fruibile l’intero sito e avviato un’intensa campagna di promozione che ha portato ad un aumento considerevole di visitatori. Ma la nostra più grande soddisfazione è quella di avere reso viva e palpitante la nostra straordinaria grotta, ad oggi, la realizzazione al suo interno di oltre 40 tra spettacoli ed eventi a carattere culturale e sociale, che hanno riscosso grande partecipazione, in cui sono stati coinvolti artisti e intellettuali entusiasti di una cornice così incantevole. Il ricavato di queste iniziative è sempre utilizzato per far fronte ai costi, molto onerosi, di manutenzione e restauro del sito e del presepe».

 Un cenno merita anche la storia della genesi del presepe nella grotta. «Il presepe fu allestito per la prima volta nel 1752 – racconta Giuliana Pistarà – ma le sue origini risalgono a circa dieci anni prima, quando Don Mariano e altri confratelli rientrando da un pellegrinaggio per ripararsi da un temporale si rifugiarono in un anfratto lavico, nel bosco di Aci, che si diceva fosse infestato dai demoni, ma in realtà era il rifugio di briganti. Il sacerdote non appena entrò nella grotta provò con stupore una grande sensazione di quiete e beatitudine e pertanto decise in seguito di fare allestire in quello che divenne poi un luogo di culto, un presepe molto originale. L’opera nel tempo fu realizzata da artisti locali specializzati nella lavorazione della cera e del legno».

Arrivato ai giorni nostri dopo alcuni restauri, nel 1979 la Sovraintendenza ai Beni Culturali di Catania, stabilì che il presepe della grotta nella Chiesa di Santa Maria della Neve, restasse allestito in maniera permanente, per evitare eventuali danneggiamenti negli spostamenti. «Il sito – afferma in conclusione Paola Riccioli – è una preziosa testimonianza delle radici della nostra comunità, da vivere, tutelare e custodire anche per le generazioni che verranno».

Informazioni e iniziative sono disponibili sulla pagina Facebook “Presepe Settecentesco di Acireale”.

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La magia del presepe di Vito Sammatrice

 

Di Alessia Giaquinta   Foto Di Nuccio Costa E Vito Sammatrice

 

Vito Sammatrice è un giovane chiaramontano che si dedica – ormai da anni – a riproporre la magia del Natale attraverso la costruzione di splendidi presepi, che realizza con dedizione, passione e tanta fede.

Vito è impiegato nelle forze dell’ordine, ma trova sempre del tempo per dedicarsi ai personaggi, alle scenografie, ai materiali che gli servono per realizzare i suoi presepi, ogni anno diversi, particolari e bellissimi.

Ho conosciuto Vito qualche anno fa, durante una mostra delle sue opere. Ero talmente incantata ad osservare uno dei suoi presepi, ad apprezzarne l’accuratezza, l’attenzione per i dettagli, la coerenza storico-geografica, che sono riuscita senza alcuna fatica ad immergermi in quel contesto, diventando io stessa personaggio di quella rappresentazione.

In prossimità del Natale Vito, aiutato dalla moglie Annamaria, si dedica a questa passione che coltiva da tempo e che non è fine a sé stessa: attraverso la sua arte, Vito ripropone il mistero di quella notte che ha cambiato la storia dell’uomo e che va contemplata, osservata, esaltata.

Come nascono i tuoi presepi?
«I miei presepi nascono dalla fede e dalla fantasia di un mondo e di un tempo che non esiste o forse non c’è mai stato. Procedo, in genere, facendo un progetto o uno schizzo di ciò che voglio realizzare e mi aiuto facendo delle ricerche sul posto o sul tempo in cui ambiento la mia Natività. Delle volte il progetto iniziale subisce delle variazioni in base alla mia fantasia».

Quali tecniche utilizzi?
«Ci sono molte tecniche con cui si può realizzare un presepe: dalle più semplici a quelle più professionali. E dopo tanto tempo che realizzavo le mie scenografie con tecniche fai da te o viste su dei tutorial, per poter crescere ho seguito dei corsi. Il presepe viene realizzato con gesso, polistirolo e legno tutto modellato a mano e dipinto con colori acrilici. È arricchito da particolari che richiamano le caratteristiche del territorio ove è ambientata la scenografia, con varie tipologie di erbette che lo rendono più realistico, con statuine di stile popolare o orientale».

In che modo hai cominciato ad allestire pubblicamente i tuoi presepi?
«Ricordo ancora quando con amici cominciammo grazie all’incoraggiamento di padre Scollo a realizzare il presepe presso il Santuario di Gulfi, che negli anni ha ricevuto parecchi riconoscimenti. Grazie a quest’input sono riuscito ad organizzare e realizzare altri presepi in diversi comuni della Sicilia Orientale, ma la manifestazione alla quale tengo di più è quella che organizziamo a Chiaramonte ormai da parecchi anni.  Grazie al presepe oggi posso dire che ho conosciuto tante belle persone di cui ho stima e ne sono amico».

La Natività che hai rappresentato quest’anno che caratteristiche presenta?
«Quest’anno sto realizzando un presepe ambientato in un contesto popolare/orientale che racconta la Sicilia nel paesaggio e nei mestieri, dove due “stranieri” si rifugiano in una grotta di pastori, per dare compimento all’evento del Natale. La Natività che preferisco, invece, è quella di una Madonna stanca con San Giuseppe che tiene in braccio Gesù, realizzata a mano con vestiti in stoffa da mia moglie Annamaria che, con molta pazienza e piacere, partecipa sempre aiutandomi».

Dove possiamo vedere i tuoi presepi?
«Ogni Natale organizziamo una mostra a Chiaramonte Gulfi presso il Museo di Arte Sacra e in altre mostre della provincia. Proprio in questo periodo stiamo realizzando un presepe monumentale di 6 m x 3 m, a Lentini, che sarà arricchito dalle statue in terracotta di Caltagirone di Vincenzo Velardita».

 

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L’atmosfera magica del Presepe vivente di Militello Rosmarino

Di Rosamaria Castrovinci   Foto Di Giuseppe Cardillo

 

Sono tanti i borghi siciliani nei quali, durante il periodo natalizio, è possibile vivere la magia del Presepe Vivente. Negli scorsi anni questa tradizione era stata ripresa anche a Militello Rosmarino, un piccolo paesino della provincia di Messina. Dopo un lungo periodo di stop, durato circa dodici anni, nel 2013 alcuni giovani hanno riproposto la manifestazione, riuscendo a creare un evento dalla grande risonanza mediatica che ha attirato visitatori da tutte le parti della Sicilia.

Alla base dell’iniziativa c’è l’amore per il proprio paese, che ha permesso di cogliere le opportunità che una manifestazione come questa può offrire: riscoprire e dare il giusto valore alla semplice gioia di vivere i momenti di quotidianità nei piccoli borghi e la convivialità delle feste, cercando di tramandare le usanze popolari e l’antica saggezza.

Quella che si crea a Militello Rosmarino nei giorni del Presepe Vivente è un’atmosfera magica, è come se quel villaggio che tante volte abbiamo ricostruito in miniatura dentro casa all’improvviso prendesse vita e si ricreasse lì, attorno a noi, a grandezza naturale. La conformazione geografica di Militello Rosmarino rappresenta la cornice perfetta per raffigurare il paesaggio presepiale e il magico momento della Natività:

le stradine e il borgo storico post-medievale si prestano ad ospitare i mestieri tipici di fine ‘800/inizio ‘900, come quelli dell’intrecciatore di giunchi, il pastore, il calderaio, il farmacista, l’agrimensore, la tessitrice e così via. Inoltre, si è scelto di aggiungere ai mestieri scene della quotidianità più semplice, come la vita in famiglia, la vigghiata (veglia) attorno al braciere, le risate nella taverna, il gioco dei bambini, la scolaresca dal maestro e molti altri ancora, fino a giungere alla grotta della Natività, allestita all’ombra delle antiche mura del Castello. Il tutto in un contesto che riconduce anch’esso al secolo scorso, con scorci di vita del tempo, grazie ai costumi d’epoca indossati dagli stessi abitanti del paese all’interno della rappresentazione. Sono stati predisposti dei punti di degustazione per allietare i visitatori con pietanze tipiche, come i maccheroni con il sugo di maialino nero dei Nebrodi.

Tra i mestieri c’è quello dell’agrimensore, una sorta di antenato dell’attuale geometra, la cui rappresentazione è stata realizzata grazie alla dott.ssa Giuseppina Brigneri, che custodiva gelosamente le carte del padre, geometra del catasto, e l’intero studio. Dalla stessa dott.ssa Brigneri, che fu tra le prime donne medico del paese, è stata donata anche l’antica farmacia, con i mobili originali, le ampolle del dosaggio dei prodotti dell’epoca e gli antichi strumenti.

Nel 2018 il Presepe Vivente dei Nebrodi è stato inserito nel circuito dell’anno europeo del patrimonio culturale.

Tra gli organizzatori ci sono tanti giovani del luogo: Salvatore Raffaele e Nino Restifo, direttori artistici; Andrea Saccone, Francesco Caridi, Ruggero Parrino e Andrea Amata, responsabili tecnici; Giuseppe Cardillo, addetto stampa e fotografo ufficiale, oltre a Salvatore Blogna, cordinatore della manifestazione e presidente dell’associazione Anspi San Biagio, al quale abbiamo chiesto di parlarci di come è cresciuto negli anni questo evento:

«La manifestazione, partita nel 2013, ha avuto nel tempo una crescita esponenziale diventando un evento importante non solo per il comune di Militello Rosmarino ma per tutto l’hinterland nebroideo. Negli anni la manifestazione è stata visitata dalle più alte cariche politiche e religiose presenti sul territorio, oltre che da visitatori provenienti da altre regioni, tutti positivamente colpiti. L’ultima edizione si è svolta nel 2019/20. Dopo il blocco dell’anno scorso si sperava di poter riprendere già da quest’anno, ma le restrizioni per il contenimento del Covid-19, ci hanno impedito di organizzare. L’associazione comunque è al lavoro e sta cercando di studiare novità che apportino innovazione all’evento seppur nel rispetto della tradizione».

anteprima zampognari

La tradizione musicale degli zampognari licatesi

Di Merelinda Staita   Foto Di Eduardo D’ippolito Fotografo

 

Straordinariamente vitale è la tradizione musicale del Natale a Licata, in provincia di Agrigento, e sono soprattutto gli zampognari ad animare le celebrazioni più belle ed importanti. Incontriamo Ivan Frisicaro, presidente dell’Associazione Culturale Zampognari Licatesi “V. Calamita”, che ci racconta come nasce la sua passione per la zampogna.

Ivan ci può spiegare come nasce l’Associazione Zampognari Licatesi “V. Calamita”?
«Fin da piccolo ho amato la tradizione secolare della zampogna (in dialetto ciaramedda). Infatti, all’età di 12 anni, grazie anche all’incoraggiamento dei miei genitori, ne comprai una. Bisognava, come tutti gli strumenti musicali, imparare a suonarla. Decisi allora di aggregarmi al mio più grande amico, Angelo Graffeo, e ai vecchi zampognari di quegli anni che erano soliti riunirsi il sabato sera. Iniziai ad allietare alcune sfilate e recite scolastiche, con un buon riscontro da parte del pubblico. Nel 2010, con l’aiuto di Angelo Graffeo, ho formato il “Gruppo Zampognari Licatesi”, composto inizialmente da sette elementi e che nel 2018 è stato trasformato in “Associazione Culturale Zampognari Licatesi “Vincenzo Calamita”. Oggi, io sono il presidente dell’Associazione e Angelo Graffeo è il vicepresidente».

Quanti sono i componenti dell’Associazione?
«I componenti sono circa 25 e hanno un’ età compresa tra i 5 ed i 50 anni».

Quali processioni animate?                                                                           

«Allietiamo la tradizione musicale del Natale a Licata, partecipando alle processioni dell’Immacolata (8 dicembre) e di Santa Lucia (13 dicembre) ed eseguendo le novene domiciliari».

Quale zampogna viene utilizzata e quali caratteristiche la differenziano da altre zampogne utilizzate in Sicilia?
«La zampogna che si utilizza a Licata è del tipo “a paro” (ciaramedda a paru) che si distingue dalla zampogna “a chiave” monrealese, ampiamente diffusa in tutta la Sicilia. Un cantore accompagna lo zampognaro con il cìmmulu (un cerchietto munito di piattini e sonagli), mentre altri cantori si uniscono alla coppia per formare il coro».

Moltissime famiglie licatesi si rivolgono alla vostra Associazione nel periodo natalizio. Cosa preparano per il vostro arrivo nelle loro abitazioni?
«Centinaia di famiglie usano ancora addobbare le edicole (fiureddi) presso gli usci di casa, con fronde di vegetali (palme, pino, carrubbo) e agrumi (arance e mandarini), per potere ospitare i suonatori nei nove giorni che precedono il Natale. La novena si conclude sempre con un ballittu (ballo): se è già buio, e il luogo lo permette, non è raro che presso le fiureddi siano allestiti dei falò, scavalcati di corsa dai bambini mentre ancora riecheggia la musica».

A Licata è ancora viva la tradizione della “Pasturali”. Come si svolge e quali sono i momenti più importanti?
«L’ elemento più rappresentativo della tradizione licatese è costituito dalla Pasturali che viene rappresentata dal 26 dicembre al 6 gennaio. La Pasturali ha una durata di circa 40 minuti e in questa sono presenti sei personaggi: tre pastori chiamati Bardàssaru, Marsioni e Titu, che nella tradizione locale sono i nomi dei Re Magi, un Curàtulu, soprintendente della masseria, e due suonatori. I pastori indossano i tradizionali costumi in pelle di capra con il volto ricoperto da una lunga barba e portano in mano un bastone, mentre il Curàtulu ha pure un mantello. I dialoghi alternano l’italiano al dialetto siciliano con battute a sfondo comico e talvolta osceno. La scenografia è costituita da una capanna fatta di legno, cartone e frasche, sotto un’edicola addobbata e illuminata, dove viene acceso un falò all’inizio della rappresentazione (di solito fatta nelle ore serali). I pastori sono meravigliati dalla forte luce che proviene dalla capanna, giunti in prossimità della quale si addormentano. Nel frattempo, arriva il Curàtulu che con gesti di gioia e meraviglia, festeggia la nascita del Messia e sveglia i pastori».

Ecco, come l’otre della zampogna si gonfia di armonia per toccare i cuori al calar del sole.

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Novene di Sicilia: il Canto di Natale del popolo

Di Giulia Monaco

Cosa ci viene in mente quando pensiamo alla Novena? Sicuramente tutti noi abbiamo dei ricordi legati ai giorni che precedono il Natale, quando i paesi e le città iniziano a vestirsi di festa, le luminarie si accendono e l’atmosfera si carica di attesa e di magia.

Se penso alla Novena a me viene in mente un appuntamento di fronte all’edicola votiva della “Madonna Bambina”. Un libretto con i testi delle canzoni che passa di mano in mano, e ogni anno è sempre più sgualcito. Parenti, vicini e amici riuniti a cantare canzoni e nenie in dialetto che mi pare di conoscere da sempre, come un bagaglio musicale che ci appartiene fin dalla notte dei tempi, e che nei ricordi si fonde con il repertorio appreso solo più tardi, a scuola, che ha influssi più moderni. E infine, a conclusione, il momento più atteso: u ringu, il consumo di dolci natalizi e vino per celebrare la nascita di Gesù Bambino, un modo per augurare buone feste alla propria comunità prima di tornare nell’intimo delle proprie case a festeggiare con la famiglia.

Tra gli innumerevoli segni di devozione verso il Santo Natale, la musica è senz’altro il più trasversale, grazie alla sua capacità di creare occasione di festa con un’immediatezza e una semplicità in grado di accomunare tutti, grandi e piccoli, di ogni estrazione sociale. «Chi canta prega due volte» diceva Sant’Agostino.

Ma cos’è esattamente, e da dove ha origine il culto della Novena? Si tratta di un rituale di preghiere e canti che si svolge nei nove giorni che precedono il Natale, a simboleggiare i nove mesi che Gesù trascorre nel ventre di Maria.

La tradizione musicale della Novena anticamente aveva lo scopo di indottrinare il popolo, in gran parte analfabeta, sulle vicende della Natività. In Sicilia questa tradizione è tutt’oggi fortemente sentita in diversi centri dell’isola. Di fronte a edicole votive o ad altari riccamente addobbati con candele, arance e rametti di alloro (la decorazione degli altari è nota come cunzata da Cona, e viene citata anche da Verga nei suoi Malavoglia) si riuniscono gruppi di fedeli e musicisti, dagli zampognari (i ciaramiddari) a suonatori di strumenti a fiato e a corda, ripetendo antiche melodie che si tramandano di generazione in generazione; si tratta quasi sempre di canzoni semplici, nate dalla fusione tra canti religiosi e repertorio popolare dialettale.

Il culto è molto antico: la primissima Novena venne celebrata il 16 dicembre 1720 dai Padri Missionari Vincenziani in una chiesa di Torino dedicata all’Immacolata Concezione, e da lì si diffuse in tutta Italia con connotazioni e sfumature differenti.

In Sicilia la Novena più antica s’intitola “Viaggiu dulurusu”, una sorta di odissea sacra in dialetto siciliano. Si tratta di un componimento in nove versi scritto intorno al 1700 da tale Antonio Diliberto, teologo, poeta e musicista di Monreale, dietro lo pseudonimo di Binirittu Annuleri. Il viaggio narrato è quello vissuto da Maria e Giuseppe, e l’aggettivo dulurusu rimanda tanto al travaglio della Madonna quanto alle ben note difficoltà incontrate dalla coppia di sposi durante il cammino. Presto il componimento di Binirittu si diffuse in tutta la regione con diverse varianti locali.

 

Ecco l’incipit del “Viaggiu dulurusu”:

A Maria cui porta affettu,
ài Giuseppi cui fa cuntu
s’avi cori ntra lu pettu,
senta, senta stu raccuntu:
Lu viaggiu dulurusu di Maria
 cu lu so spusu.

A Maria chi porta affetto,
chi Giuseppe tiene in conto
poiché il cuor gli batte in petto,
stia a sentir questo racconto:
il viaggio doloroso
di Maria con il suo sposo.

 

Con i suoi canti tradizionali, le sue origini popolari e la sua natura spontanea e genuina, la Novena di Natale rimane tutt’oggi una festa del popolo, un “Canto di Natale” che si leva dalla comunità laica, un modo per aspettare il Natale in un contesto di fratellanza e allegra convivialità.

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Monterosso Almo: un presepe nascosto tra i monti

 

Di Eleonora Bufalino E Alessia Giaquinta  Foto Di Gaetano Scollo

 

Ci sono luoghi che, una volta visitati, si ricordano per sempre. Luoghi in cui ti senti a casa, in cui percepisci un’atmosfera serena; luoghi che riempiono gli occhi di bellezza, lo stomaco di buon cibo e il cuore di pace. Esiste un borgo, in Sicilia, in cui è possibile sperimentare tutto questo: si trova in provincia di Ragusa, a 691 metri s.l.m. ed ha una popolazione di circa 3 mila abitanti.

 

È Monterosso Almo, tra i “Borghi più belli d’Italia”.  Ad indicare la particolarità del luogo ci pensa il suo nome: in epoca normanna il borgo si chiamava Lupia (o anche Casal Lupino) probabilmente per la presenza di lupi nei boschi; successivamente, in età aragonese e secondo le fonti storiche, muta in Mons Jahalmus. Infine, dal conte Enrico Rosso di Messina, diventa Mons Rubens e dunque “Monterosso”. Dopo il terremoto del 1693, che lo distrugge quasi del tutto, il paese viene ricostruito in cima al monte del quale segue rispettoso le sue curve, acquisendo una forma sinuosa che osservata dall’alto è molto scenografica. In una serata invernale, con le luci che illuminano le stradine, sembra un presepe nascosto tra i monti.

 

Nel tempo, Monterosso Almo ha intrapreso la strada virtuosa della tutela e valorizzazione del suo territorio e delle sue ricchezze artistiche e culturali; pronto ad accogliere i turisti che ricercano sempre più il connubio tra la tranquillità dei borghi e l’unicità dei paesaggi.

Il centro storico, elegante e ben curato, si concentra attorno a tre piazze: piazza S. Antonio, piazza Rimembranza e piazza S. Giovanni, in quest’ultima – detta in dialetto u chianu, – ove sorge l’ omonima chiesa dedicata al patrono della città, S. Giovanni appunto, festeggiato la prima domenica di settembre. Nella stessa piazza si trova anche Palazzo Cocuzza, un edificio liberty in cui storia, leggende e arte si mescolano raccontando le vicende di una delle famiglie più potenti del territorio nel XIX secolo. Il palazzo, visitabile, attualmente ospita la sezione archeologica e ornitologica del Museo Comunale. Dalla piazza principale è tutto un dedalo di strade, viuzze e curtigghi in cui è bello perdersi e che sono a volte diventati set cinematografici di alcuni film, nonché location privilegiata del presepe vivente. Ogni anno, in concomitanza delle festività natalizie, questo è un appuntamento divenuto ormai imperdibile nel quartiere Matrice e che non smette di stupire né i suoi abitanti, né i moltissimi visitatori che si lasciano rapire dall’atmosfera magica del borgo illuminato, in cui si mescolano fede e tradizioni di tempi passati. Il paese si anima anche durante la sagra dei cavatieddi, dello scaccione, della ciliegia: momenti ricchi di convivialità in cui i gusti della cucina monterossana si sposano alla perfezione col folklore tipico delle sagre di paese. I cavati sono principalmente cucinati col sugo di maiale; per la festa del Patrono primeggia invece u iaddu chinu, gallo ruspante ripieno di riso e carne; da non dimenticare le tradizionali ‘mpanate (focacce ripiene di verdura, ricotta o salsa) e dei piatti a base di funghi.

Un cenno di rilievo meritano gli ampi spazi boschivi che si prestano a passeggiate ed escursioni naturalistiche. Primo fra tutti, il parco del bosco di Canalazzo, che si estende nel territorio di Monterosso come un polmone verde. Lungo il tragitto si trovano alcuni mulini ad acqua, anticamente usati per la molitura del grano, a formare un vero e proprio percorso, chiamato Valle dei Mulini. Il fiumiciattolo Amerillo scorre lento e silenzioso scavando piccoli sentieri nel terreno e si può percepire il profumo di diverse piante officinali che invade l’aria: malva, alloro, salvia, rosmarino.

Spesso, durante l’inverno, la neve imbianca i paesaggi donando al piccolo borgo un fascino fiabesco. Se la vera bellezza è negli occhi di chi guarda, allora vale la pena visitare Monterosso e ammirare con stupore la sua bellezza, frutto della dedizione di chi, tra associazioni, amministrazioni e cittadini, si impegna a renderla degna del valore che merita.

Roberto Conti

Il meraviglioso borgo di Fondachelli Fantina

Di Merelinda Staita   Foto Di Roberto Conti, Santina Giardina, Gioconda Grasso, Maria Pina Lombardo

 

La nostra straordinaria Sicilia diventa davvero affascinante nel periodo invernale. Sì, perché la neve dipinge di bianco le colline e i piccoli borghi di montagna. Le catene montuose, dai Nebrodi alle Madonie, e i sentieri si trasformano in luoghi irresistibili. Questo è il dono dello spettacolo dell’inverno.

Tra i borghi più belli c’è il comune di Fondachelli Fantina che nei mesi invernali mostra tutto il suo candore. Questo piccolo borgo si trova in provincia di Messina, tra Novara e Francavilla di Sicilia, all’estremo limite dei monti Peloritani, dove scompaiono verso il mare. I monti circondano il Comune e danno forma ad un’enorme conca dentro cui si apre il letto del torrente Patrì. Infatti, da un lato c’è la catena dei Peloritani e dall’altro si ergono il gruppo calcareo di Rocca Salvatesta con i suoi 1340 metri e le Rocche di Durante con 1209 metri di altitudine, che appartengono alla catena dei Nebrodi.

Quindi, il borgo si trova proprio in mezzo alle due catene montuose. Il territorio del comune ha subito profondi mutamenti, causati dalle alluvioni, che hanno creato conseguenze spesso terribili e dolorose per la popolazione.

I panorami sono davvero mozzafiato ed emozionanti. Una valle che dona ai suoi abitanti, e a quanti decidono di visitarla, un patrimonio naturalistico immenso e incontaminato.

In autunno è la destinazione che scelgono tutti gli amanti dei funghi, delle castagne e delle nocciole, divenute prelibatezze della zona. In inverno, il visitatore può scegliere di fare delle lunghe passeggiate nei boschi oppure può dedicarsi alle escursioni sulla Rocca Salvatesta. Le cime innevate, e di sera le luci delle case, fanno sognare quanti hanno la fortuna di vedere questi posti magici ed incantevoli. In estate, oltre alle attività di esplorazione, è possibile dedicarsi allo sport e recarsi presso la piscina comunale. Inoltre, ci sono diverse iniziative coordinate dai giovani come le partite di tennis e calcetto. Il comune vanta la presenza di un bellissimo campo sportivo che possiede uno dei manti erbosi più belli della Sicilia. Insomma, le attività da intraprendere a Fondachelli Fantina dipendono dal periodo dell’anno.

Abbiamo incontriamo anche l’assessore alla Cultura Gioconda Grasso che ci ha rivelato alcune curiosità del suo amato comune.

Assessore, ci dica qual è la caratteristica principale di Fondachelli Fantina.
«Direi che ciò che caratterizza Fondachelli Fantina è l’accoglienza. Le persone accolgono tutti e tutti si trovano bene e vogliono tornare a trovarci. I giovani lavorano fuori, ma sono legati al loro paese d’origine e non perdono occasione per farvi ritorno. Questi luoghi sono amati anche da quelli che li hanno lasciati».

Attualmente quanti abitanti ci sono a Fondachelli Fantina?
«Circa 1.170».

Ci sono centri legati alla cultura?
«Sì, certo il Centro Internazionale “Le Miniere”. Oggi il Centro “Le Miniere” ha raggiunto uno sviluppo e una funzionalità ottimale, si è integrato in modo più netto nel territorio e nella struttura socio economica di Fondachelli Fantina e del suo entroterra, dando vita ad un importante centro culturale legato alle necessità ambientali del territorio a cui appartiene e delle sue risorse, all’accoglienza e alla fruizione».

Il Comune organizza delle iniziative natalizie?
«Sì, senza dubbio. Prima della pandemia si organizzavano, nel periodo di San Martino, diverse sagre in ogni quartiere. Nel periodo di Natale il Comune offre la possibilità di organizzare una tombolata nell’aula consiliare e fa in modo che si possa mangiare il panettone tutti insieme, proprio come una grande famiglia».

Cosa è possibile gustare nel periodo natalizio?
«Fondachelli Fantina offre un prodotto molto pregiato: la nocciola. Fra i prodotti tipici vi sono i biscotti alla nocciola, preparati per il periodo di Natale, e la squisita grappa di nocciole».

Ringraziamo l’assessore Grasso per la sua gentilezza e le siamo grati per averci fatto conoscere un vero e proprio museo della natura all’aria aperta.

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L’incantevole Piano Battaglia: alla scoperta delle Madonie

Di Federica Gorgone

Quando si parla della Sicilia il più delle volte si fa riferimento alle bellezze costiere più rinomate e conosciute, dipingendola come una terra in cui si predilige un tipo di turismo prettamente estivo. Mare, sole e spiagge mozzafiato caratterizzano senza dubbio la nostra splendida terra.

Ma sapevate che esiste nel cuore della Sicilia una location incantevole in cui si può sciare? Ebbene sì, è possibile trovarla proprio in provincia di Palermo, nel cuore delle Madonie. Situata nelle vicinanze di Polizzi Generosa (PA), a circa 1600mt di altezza sul livello del mare ecco che ci s’imbatte nella splendida e suggestiva località di Piano Battaglia.

Dal nome attribuitogli potremmo immaginare una storica battaglia, magari avvenuta in tempi lontani tra alcuni dei popoli colonizzatori. Eppure si narra che il nome di questo sito montano, al contrario di quanto si possa pensare, non abbia davvero origine belliche. Da dove deriva allora il nome “Piano Battaglia”? Probabilmente ha origini greche e fa riferimento al “Cottabo”, un gioco che consisteva nel colpire un piatto o un vaso con il vino rimasto sul fondo della coppa, trasformato in seguito dai boscaioli madoniti in “Cattaba” per indicare una gara basata sul tempo in cui ci si sfidava sul taglio della legna alle pendici dei faggi di quello che è l’attuale Piano Battaglia. Negli anni il termine ha continuato ad evolversi fino a quando da “Piano della Vattagghia” si è giunti al nome odierno.

Frazione del Comune di Petralia Sottana situata tra due delle più importanti cime montuose siciliane, Pizzo Carbonara e Monte Mufara, Piano Battaglia è ad oggi una delle più rinomate località siciliane quando si parla di sport invernali. Basti pensare che nel periodo che va da dicembre a febbraio il sito si ricopre di soffice neve rendendo l’atmosfera davvero da favola e adatta ad attività in cui gli sci la fanno da protagonisti.

A tal proposito, è proprio in questo luogo dai tratti magici che fu costruita la prima stazione sciistica della Sicilia Occidentale durante gli anni ’60. Tra impianti di risalita che riportano su fino al Monte Mufara e piste di discesa il sito accoglie ogni anno numerosissimi appassionati di sci provenienti da ogni parte della Sicilia.

Amata da grandi e piccini, non stupisce, da quanto detto finora, dunque che questa sensazionale location sia una stazione turistica fortemente frequentata nei mesi invernali, ma non solo!

La sua cornice paesaggistica immersa nei boschi di faggio, infatti, la rende particolarmente adatta anche a percorsi di trekking e turismo per lo più naturalistico con la possibilità di effettuare magnifiche escursioni a piedi o in mountan-bike anche nei periodi più caldi. L’importante è attrezzarsi di scarpe comode e spirito di avventura per poi riempirsi gli occhi di una vista, quella dall’alto, davvero mozzafiato! Tra le meraviglie paesaggistiche del territorio sarà possibile trovare ad esempio lecci, abeti e una fauna composta da cinghiali, daini, uccellini, rettili e roditori. Un vero sogno ad occhi aperti che dal 1989 la Regione Siciliana ha deciso di proteggere istituendo l’Ente Parco Regionale per la tutela delle bellezze naturali e monumentali.

Per chi ama la montagna e stare in un’oasi di relax circondato dalla natura questa è, dunque, la meta adatta!