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Il developer agrigentino famoso nel mondo

di Omar Gelsomino  Foto di Rosario Bevilacqua

Creare delle app partendo dalle proprie esigenze personali. È questo il leitmotiv che muove ogni sua creazione per nuove applicazioni per smartphone e pc. Lui è Fulvio Scichilone, un ventiseienne agrigentino, ex studente di ingegneria informatica ed oggi uno dei più bravi developers, cioè sviluppatori per dispositivi della Apple, che da anni crea delle applicazioni per App Store che riscuotono tantissimo successo in tutto il mondo.

“Sin da piccolo ho avuto la passione per l’informatica, – dichiara Fulvio Scichilone -. Dopo essermi iscritto alla Facoltà di Ingegneria informatica capii sin da subito che avrei ottenuto il classico risultato. Per aprirmi nuovi orizzonti e rendermi conto che se c’è la possibilità di fare oggi una cosa è meglio non perdere tempo, piuttosto che rinviarla,  mi è bastato seguire un workshop ed imparare da autodidatta”.

Le sue applicazioni sono innumerevoli: da IDrummer Pro, un simulatore di batteria per iPhone, a Reflex Camera, un’applicazione che trasforma cellulari e tablet in una vera e propria macchina fotografica professionale (la più scaricata in Italia, fra le prime cinque in Europa e Giappone e ad oggi è in prima posizione in India, Indonesia e Messico) già evoluta e adattata al formato Raw risultando l’app più scaricata nel 2016 in due paesi del mondo; da Dog Walking, utile a monitorare le condizioni di salute, le attività sportive e i luoghi visitati con il proprio amico a quattro zampe al suo terzo videogioco “Save Mars”, a tema spaziale, gratuito per Iphone ed Ipad.

“L’idea per ogni nuova applicazione – continua Fulvio Scichilone – si basa su due principi fondamentali: quando ho bisogno di un affermativo e non trovo nulla che sia utile per le mie esigenze lavorative, di svago ed i miei hobbies comincio a fare una ricerca di mercato per verificare se ci sono dei possibili concorrenti e delle alternative e parto con lo sviluppo. fondamentalmente parte da un mio bisogno e poi costruisco l’idea”. Ovviamente le idee non gli mancano e di continua ne elabora diverse lanciandosi in nuovi progetti riguardanti la “realtà aumentata” e la valorizzazione del suo territorio. “Agrigento City – spiega Fulvio Scichilone – è un’app gratuita valida per Iphone e Android e sviluppata in maniera autonoma, in cui sono state caricate tutte le informazioni sulla mia città, i punti di interesse con fotografie e descrizioni bilingue, con un navigatore interno che ti porta nel punto desiderato, aggiornata in base agli eventi e alle proposte dei locali, insomma un modo per semplificare la vita non solo ai cittadini agrigentini ma anche ai turisti che, in tempo reale, sono continuamente informati”.

L’ultima arrivata è Logomatic, uscita a settembre, consente di creare un proprio logo oppure importare un’immagine all’interno dell’app, inserendo una filigrana o il copyright in una o più foto prima che siano pubblicate, quindi in un solo passaggio è possibile avere il proprio logo sulle foto. Un’app che va a completare la suite di Reflex Camera, ma che si trova anche singolarmente. E tra i suoi progetti futuri Fulvio Scichilone ha quelli di “espandere Agrigento City e farla diventare una vera e propria start up in modo da far crescere il turismo, rendendo fruibili non solo la Valle dei Templi ma tutto il nostro patrimonio culturale, facilitare l’accesso informatico a tutte le strutture locali senza dover ricorrere a siti privati con investimenti cospicui e rendere Agrigento più smart e gratuita, poiché non è necessario spendere somme eccessive per avere dei servizi. Amo la mia terra e preferisco vivere qui facendo ciò che più mi piace”.

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I Latino Parrucchieri, un viaggio lungo trent’anni

foto e articolo di Samuel Tasca

Il successo è un viaggio non una meta e il viaggio merita di essere raccontato…
Era il 14 febbraio 1987 quando Gianni e Gabriella ancora giovanissimi hanno unito le loro forze per concretizzare un sogno fatto di lavoro bellezza e autenticità creando uno spazio dove l’immagine di ogni cliente si concretizza con la loro esperienza professionalità e ricerca del dettaglio.

I Latino Parrucchieri oggi, offre un grande spazio, dotato di 15 postazioni-lavoro Uomo/Donna e 3 cabine Estetica, unico ed accogliente, dove la nostra creatività e l’innovazione nell’arte dell’Hairstyling, si esprimono attraverso l’accuratezza e la precisione dei tagli e trova massima espressione nella realizzazione del colore per garantire servizi Sartoriali, secondo la nostra filosofia.
I capelli si fanno quindi materia d’arte degna delle stesse cure riservate a un tessuto capace di essere modellati sulla testa di ogni cliente,seguendo le linee del proprio essere, sprigionando la bellezza del proprio “Caractere”, aperti sempre al confronto, all’innovazione e a investire energie e risorse per la nostra crescita professionale e dei nostri collaboratori, per garantire il meglio sotto l’aspetto tecnico creativo e d’immagine seguendo la filosofia del gruppo Mitu (By Wella Professionals) di cui Gianni è attualmente il Coordinatore per la Sicilia orientale.

Via Marzabotto,

97013, Comiso (Ragusa)

Tel. 0932. 721290

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Deborah Iurato

a cura di Paperboatsongs

Ha vinto la tredicesima edizione di Amici al suo esordio nel 2014, da lì un susseguirsi di dischi di platino e d’oro, diverse collaborazioni con i più affermati cantanti italiani, l’album di debutto Libere. Parliamo di Deborah Iurato, orgoglio ragusano e siciliano, che nello scorso Sanremo ha duettato con Giovanni Caccamo nel brano Via da qui, dell’uscita del nuovo album Sono ancora io e della vittoria nel talent Tale e Quale Show.

Contenti di averla ospite nella nostra rubrica ripercorriamo insieme a lei un cammino fatto di traguardi bellissimi.

Sappiamo tutti che hai vinto la tredicesima edizione di Amici “il talent” per eccellenza. Una scuola così importante come ha arricchito il tuo bagaglio personale?
«Amici è stata una delle esperienze più importanti ma sopratutto quella che ha fatto diventare il mio sogno realtà. Devo molto al programma perché mi ha fatto crescere e ha fatto sì che la mia passione diventasse il mio lavoro. Lo rifarei nello stesso identico modo altre mille volte».

Hai avuto modo di collaborare con diversi grandi artisti della musica italiana, muse ispiratrici come Loredana Bertè e Fiorella Mannoia, cosa ti hanno insegnato e cosa di queste “signore della musica”  ha lasciato il segno dentro di te?
«Fiorella Mannoia ha scritto per me due pezzi “Anche se fuori è inverno” e “Dimmi dove è il cielo”. Lei è un’artista straordinaria oltre ad essere una persona umanamente meravigliosa con un cuore grande.
Duettare con lei è stata una grandissima emozione, come lo è stato per la Bertè quando l’ho avuta ospite al concerto del mio Libere Tour a Milano… Che dire… Due artiste immense!!!».

Hai partecipato e vinto il terzo posto al Festival di Sanremo con Giovanni Caccamo, ci racconti come è nata questa esperienza insieme che ha il sapore della nostra bella Sicilia e dei suoi innumerevoli talenti?
«Giovanni Caccamo è uno dei miei migliori amici e lo era già prima di Sanremo. Il duetto nasce un po’ per caso, Giovanni mi aveva fatto ascoltare Via Da Qui e mi piacque subito così una sera lui si mise al piano e iniziò a suonarla ed io iniziai a cantarla… Si è creata una particolare magia e decidemmo di presentarci insieme. Un grazie speciale va all’autore Giuliano Sangiorgi che ci ha scritto questa meravigliosa poesia e al nostro produttore Placido Salamone».

Tre album all’attivo ed uno staff cresciuto nel tempo insieme a te. Ci parli del tuo entourage? Di solito non chiediamo mai del rapporto con l’artista e sapendo che tu sei molto simpatica immagino loro ti adorino.
«Diciamo che ho una squadra fortissima fatta di gente fantastica!!! Mi sento di dire grazie a tutti per il lavoro svolto fino ad oggi. Ogni persona rappresenta un tassello importante del mio percorso musicale, un grazie speciale lo devo a Placido perché in questi 3 anni non mi ha mai lasciato da sola e ha sempre creduto in me e nel mio lavoro».

“Sono ancora io” e “Libere” sono i titoli dei tuoi ultimi due album entrambi esprimono un forte desiderio di affermare la tua personalità, non credo sia un caso…
«Assolutamente no! Credo tanto in quello che faccio. Ho messo l’anima e la grinta per fare della mia passione più grande il mio lavoro. Credere nei sogni non è sbagliato… se vuoi qualcosa e hai un obbiettivo devi lottare ma soprattutto crederci… Io ci ho sempre creduto e continuo a crederci!!!!».

Uno dei brani di “Libere” si chiama “Sono troppo buona” in duetto con Rocco Hunt, siamo curiosi di sapere se pensi di essere veramente troppo buona e se Rocco Hunt lo è stato con te…
«(Ride)… Beh, forse non spetta a me dire se sono troppo buona, sicuramente sono una persona super positiva e solare. Rocco Hunt sicuramente “Troppo Buono”… è stato bello lavorare con lui».

Pochi possono vantare di Vincere due talent ed il tuo ultimo traguardo si chiama “Tale e Quale show” . Per quanto ci riguarda sei stata formidabile, ci parli delle tue emozioni in merito?
«Tale e Quale è stata un’esperienza straordinaria. Si lavora tanto ma ci si diverte tantissimo! Carlo Conti insieme a tutta la produzione riuscivano a metterci a proprio agio e mi sono divertita veramente tanto.Ho fatto nuove amicizie con colleghi fantastici e questo mi ha resa felice».

Ora tocca al futuro, a quale “Deborah” state lavorando, qualche anticipazione?
«La “Deborah” del futuro sarà frutto di una ricerca che proprio in questi mesi stiamo mettendo in atto, è momento di esplorazione musicale che presto darà nuovi frutti e linfa vitale al mio progetto ed al mio sound».

 

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Egò Progetto Tenda: i sarti della vostra casa

Articolo e Foto di Samuel Tasca

Scegliere di vestire una casa attraverso tendaggi, tappezzerie e quant’altro è un lavoro arduo finché non si trova l’azienda giusta che riesce, con professionalità, a valorizzare ogni angolo della vostra casa con accessori di qualità e all’avanguardia.

Egò Progetto Tenda è, a questo proposito, il posto giusto dove poter trovare ciò che serve a rendere più bella la propria abitazione: tende, zanzariere, carte da parati e tappezzeria delle migliori marche leader nel settore come Dedar, Zimmer e Rohde, Elitis, Fischbacher, Ciesse, Tao Everest, Casamance, Mottura, CasaValentina, Silent Gliss;  e ancora accessori e strutture per esterni, pergole bioclimatiche e tende a bracci che si avvalgono di prestigiose firme quali Pratic, Bat, Shadelab e Corradi.

Nuccio Brafa, titolare di questo ambizioso progetto, negli anni ha perfezionato e maturato la sua formazione professionale attraverso corsi, stage e fiere nel settore del design di interni e dell’arredamento. La costanza e la determinazione gli hanno permesso lo scorso anno di veder finalmente “decollare” il suo sogno: uno show room di circa 300mq nell’affascinante città casmenea. Un’ampia esposizione di arredi per interni e un’arricchita e potenziata sezione esterna, così da poter offrire ai propri clienti una vasta scelta, dettagliata e completa.

Così Nuccio Brafa, accompagnato e supportato nella vita così come nel lavoro dalla moglie Tiziana, prima sostenitrice del sogno di Egò Progetto Tenda, si avvale di una squadra preparata e consolidata composta, oltre che dalla moglie, dai collaboratori Miriana e Sebastiano rispettivamente responsabili delle vendite e del montaggio.

Il team di Egò Progetto Tenda riesce pertanto a rispondere ai diversi gusti e alle diverse esigenze offrendo una vasta gamma di prodotti innovativi e originali, nuove tecnologie, sistemi motorizzati e non, regalando alla propria clientela un supporto valido e professionale, una consulenza che si pone come primo obiettivo quello di accompagnarvi e consigliarvi per vestire al meglio la vostra casa.

Nuccio, Tiziana e il loro team vi aspettano quindi da Egò Progetto Tenda per dar vita alla vostra casa.

Via Cechov, angolo via F.lli Cervi

97013 Comiso

Tel. 0932 967906

Fb : Egò Progetto Tenda 

 

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Luigi Gismondo, un grande artista innovatore e essenziale, colto e popolare

di Angelo Barone   Foto di Samuel Tasca

Una piacevole conversazione con Luigi Gismondo ha caratterizzato il mio primo giorno del 2017. Mi riceve nella sua abitazione dove la biblioteca, la ceramica e la pittura sono gli elementi dominanti mentre l’arte e la cultura animano la serenità del vivere quotidiano del padrone di casa.

Luigi Gismondo ha vissuto intensamente la vita di una delle istituzioni culturali più importanti e prestigiose di Grammichele: da allievo della Scuola serale di Disegno e Plastica diretta dal grande educatore Don Raffaele Libertini ad insegnante nell’Istituto Regionale d’Arte diretto dall’innovatore Gaetano Libertini. La sua intensa attività artistica e la sua ricerca sui materiali per realizzare le sue opere gli sono valsi importanti consensi e grandi riconoscimenti in ambito nazionale e internazionale.

Cominciamo questa intervista guardando un quadro di don Raffaele Libertini e la prima domanda viene spontanea. Quanto ha influenzato la tua formazione don Raffaele Libertini? 
“La cara figura di don Raffaele Libertini fu determinante perché io potessi esprimere ed estrinsecare la mia passione per il disegno. In quelle tre stanze dietro il municipio tanti ragazzi di vario ceto sociale sotto la sua guida fummo educati ad amare il bello nelle tre discipline: il disegno dal vero, il disegno geometrico e la plastica che fu il mio primo amore. Figli di quella scuola furono i valenti scalpellini autori di tanti manufatti in pietra che ornano le facciate di molti edifici del centro storico, segnalo per tutti il cinema “Intelisano”. Avevano appreso l’arte di intagliare la pietra dal maestro don Nico Failla che in quella scuola insegnò a plastificare e di cui io fui l’ultimo allievo”.

Quanto la tua ricerca di forme espressive nuove nell’arte ceramica è stata stimolata dall’ambiente innovativo creato da Gaetano Libertini?
“Gaetano Libertini per le materie artistiche della neonata Scuola reclutò giovani insegnanti provenienti da prestigiosi Istituti d’Arte come Faenza, Pesaro, Palermo con l’obiettivo riuscito di dare, insieme ai docenti locali, una fisionomia moderna e di avanguardia in un contesto privo di tradizioni artistiche ottenendo prestigiosi riconoscimenti. Non avrei mai immaginato di essere coinvolto in questa rivoluzione culturale tanto che sentii il dovere di mettere mano ai libri e affrontare gli esami di Maestro d’Arte presso l’Istituto Statale d’Arte di Faenza, iniziando il mio percorso nell’Arte ceramica”.

Da cosa nasce la tua ricerca sui materiali da utilizzare per la tua arte?
“Nasce dall’insaziabile desiderio di sperimentare nuovi impasti al fine di ottenere un prodotto ceramico originale. Ricerca formale e materica sono indispensabili se si vuole essere originali nei momenti di confronto quali mostre e concorsi. Una delle tante esperienze riuscite è stata quella di aver realizzato un impasto composto da argilla, paglia di grano, fondenti, argilla espansa, ossidi coloranti e ingobbio con una cottura ad alta temperatura. Con questa tecnica mi è stato possibile realizzare opere di particolare interesse che hanno ottenuto consensi e riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali”.

Quale riconoscimento ricordi con maggiore soddisfazione?
“Nel 1991 dopo aver partecipato alla Mostra Internazionale di Ceramica d’Arte Contemporanea di Taipei, in Taiwan, fui invitato a donare una scultura per il Museo Nazionale di Arte e Storia di quella città. Mi onora l’avere avuto assegnata la medaglia d’oro al 48° Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte di Faenza del 1993”.

Come definiresti tua l’arte?
“Amo in maniera viscerale il mio lavoro che non lo posso giudicare, preferisco far parlare Vincenzo Gennaro, insigne scultore, che in uno scritto si esprime così: Un lavoro serio quello di Luigi Gismondo, puntiglioso, con rigore estetico assoluto, scarno ed essenziale, una coerenza stilistica rara e tutta giocata sulla ricerca materica, sente la necessità di depurare la forma e le immagini da ogni superflua oggettivazione e da ogni corollario decorativo”.

 

 

Tenuta Monte Gorna

I Vini dell’Etna ai primi posti della Top100 Wines

di Angelo Barone   Foto di Fermenti Digitali

Da diversi anni si stanno affermando sempre di più a livello nazionale e internazionale i vini dell’Etna.

Nella Top 100 Wines of 2016 del portale USA International Wine Report al 2° posto c’è Frank Cornelissen con il suo Etna rosso Magma 2014 prodotto esclusivamente da Nerello Mascalese, a seguire al 18° posto Tenuta delle Terre Nere Etna con il suo rosso Prephylloxera 2014 (98% nerello mascale e 2% nerello cappuccio) che già nel 2014 con l’annata 2012 aveva raggiunto il top conquistando il 1°primo posto del prestigioso report.

L’Etna Rosso Prephyilloxera 2014 “La Vigna di Don Peppino” della Tenuta delle Terre Nere è stato premiato anche come vino che ha meritato i prestigiosi Tre Bicchieri 2017 del Gambero Rosso.

Artefice di questo successo è il vitigno autoctono Nerello Mascalese (niureddu), selezionato oltre duecento di anni fa a Mascali, alle falde dell’Etna.

Alberelli di questo vitigno, che hanno resistito alla fillossera del 1880-1881, per tanto tempo sono rimasti sulle terrazze dell’Etna coltivati da locali contadini, in alcuni casi abbandonati e dimenticati ai margini delle strade che da Mascali si inerpicano sulla Montagna. Pazienti e centenari hanno aspettato che qualcuno si prendesse cura di loro, e quando questo avviene, wow, l’amore viene ricambiato con eleganza e meravigliosi aromi di ciliegie, fragole e spezie nei vini dove l’ardore e la profondità del vulcano si sente anche nell’odore di terra bruciata.

Su “La Sicilia del Vino”, Maimone editore 2003, il bravo enologo, ricercatore e divulgatore Salvo Foti scrive “il nerello mascalese è un vitigno che opportunamente coltivato e vinificato dà origine a grandi vini rossi di invecchiamento in cui predominano sensazioni olfattive di fiori, di tabacco e spezie, insieme ad una gradevole tannicità. Queste caratteristiche sono fortemente influenzate dall’andamento climatico dell’annata e per questo motivo la qualità dei vini ottenuti dal nerello mascalese è molto legata alla zona di produzione e all’annata”.

Questa è la chiave del successo di oggi. Mentre i più noti e diffusi vitigni internazionali di successo quali lo Chardonnay, il Cabernet Sauvignon, il Merlot si sono affermati con successo sul mercato internazionale per la capacità di adattamento a qualsiasi ambiente dove è possibile coltivare la vite contribuendo ad esaltare, ma allo stesso tempo uniformare il gusto dei vini anche se di provenienza diversa, i vitigni autoctoni come il Nerello Mascalese esaltano la provenienza e questo rende unico il vino prodotto che trasmette tutte le essenze del territorio.

In questa occasione il successo di questi vini è il frutto di questo incontro tra gli alberelli centenari di Nerello Mascalese e produttori appassionati come Frank Corneliisen, Marco e Sebastiano de Grazia.

Per Frank Cornellisen, anche per il vino vale il detto “gallina vecchia fa buon brodo”, e lui per fare un buon vino sceglie i vecchi alberelli di Nerello Mascalese che fanno scorrere il suo Magma 2014 dalle viscere del vulcano fino al bicchiere.

Anche Marco e Sebastiano de Grazia con la loro azienda, La Tenuta delle Terre Nere, per il loro “Etna Rosso Prephylloxera” puntano sugli alberelli di vitigno Nerello Mascalese in vigne ultra centenarie, sopravissute alla fillossera. Questo vino porta anche il nome “Le vigne di don Peppino” in onore del contadino che per settanta anni ha coltivato quei vitigni.

La presenza della vite alle falde del vulcano e la produzione di vini nell’Etna è una storia antica e indissolubile con la mitologia di questa montagna, riconosciuta dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, sin dall’Odissea di Omero quando Dionisio, dio del vino, viene in aiuto di Ulisse con il vino per inebriare e ammansire il ciclope Polifemo in modo da poterlo accecare nel sonno. Grazie ai tanti produttori, enologi, ricercatori e divulgatori quotidianamente impegnati a valorizzare la qualità dei nostri vini riteniamo che questa storia possa continuare ancora con grande successo.

 

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Il pranzo di Pasqua con lo chef tra tradizione e innovazione

di Angelo Barone  Foto di Samuel Tasca

Ci siamo! Con la primavera si avvicina la Pasqua e insieme rappresentano una rinascita fisica ed emozionale oltre che a livello simbolico e spirituale.

La natura si risveglia dal torpore invernale, i germogli fioriscono, i colori della campagna con il cielo azzurro danno vita a paesaggi unici che solo i grandi artisti della fotografia e della pittura sanno fissare, i profumi dell’orto e delle erbe aromatiche si diffondono nell’aria e stimolano ricordi di sapori e odori di pranzi che solo le nostre mamme hanno saputo fissare nella nostra mente. Oggi tanti chef sono impegnati a valorizzare la cucina tradizionale del nostro territorio.

Noi di Bianca Magazine per rivivere le emozioni della convivialità del pranzo di Pasqua di una volta e cercare di trasmetterle ai nostri lettori ci siamo rivolti allo Chef Tommaso Nobile che gentilmente insieme alla sua famiglia hanno imbandito una tavola tradizionale.

Per la Pasqua la ricotta e l’agnello sono protagonisti della nostra tradizione culinaria e Tommaso ci ha preparato una teglia di pasta al forno ricca di ragù con carne di vitello e suino, piselli e coperta da un strato di ricotta; a seguire le costolette di agnello a scottadito con una  aromatizzazione con miele di zagara prima di una leggera doratura in forno, servito sopra una vellutata di piselli e accompagnato da fave novelle; mentre la coscia di agnello al forno con gli aromi del finocchietto selvatico era accompagnata dalle patate. Di rito le cassatelle di ricotta.

Vi possiamo assicurare che lo Chef è riuscito a farci ritornare indietro nel tempo nel gustare e sentire i sapori e i profumi di una volta da lui rivisitati.

Tommaso Nobile da giovane parte per l’Irlanda per migliorare l’uso della lingua inglese, e come tanti trova lavoro nella ristorazione dove incontra Loris, uno chef trentino, che lo introduce e lo appassiona alla cucina. Come tutti i giovani che vivono, purtroppo, lontano da casa i ricordi sono legati agli odori e ai profumi della propria terra. A Tommaso ritornano in mente quelli dell’orto del nonno e decide di tornare. Torna a Catania e diventa contitolare di Antica Marina, affermato ristorante nei pressi della famosa “Piscaria”, specializzandosi nella conoscenza e cucina del pesce. Successivamente affronta una nuova scommessa in un altro luogo prestigioso della ristorazione catanese aprendo la Fiaschetteria Biscari, nelle cantine dello storico Palazzo Biscari, dove propone la cucina tradizionale siciliana accompagnata da grandi vini. E come tutte le storie di passione per la cucina si torna alle origini, a Grammichele, per creare emozioni gastronomiche con una bella vista sulla famosa piazza esagonale.

A questo pranzo, insieme allo Chef abbiamo deciso di introdurre delle novità rispetto alle nostre tradizioni: lo zafferano, prodotto a Grammichele da Danilo Guccione e Michele Amato, e le uova di pasqua realizzate dalla giovane Francesca Tornello per verificarne la bontà e la qualità. Lo zafferano, prodotto di grande qualità della cucina internazionale, Tommaso lo ha abbinato con un prodotto della tradizione locale, la salsiccia di Grammichele, in un risotto unico e indimenticabile per profumi, sapore e freschezza. Assieme a Francesca abbiamo avuto il piacere di gustare le sue uova di Pasqua, uno di cioccolata bianca ricoperta di mandorle e pistacchi, uno tradizionale di cioccolato fondente e uno artistico. L’assaggio è stato una goduria che consigliamo a tutti visto che il cioccolato oltre ad essere buono viene riconosciuto come prodotto afrodisiaco e antidepressivo. Si è creata una bella atmosfera, un buon pranzo serve a rendere piacevole la convivialità, noi insieme allo Chef ci siamo riusciti e lo stesso successo vogliamo augurarlo a tutti i nostri lettori. Buona Pasqua a tutti voi.

 

Risotto di piaciri o piaciri di risotto

Per 4 persone

 

300 g. riso carnaroli,

200 g. salsiccia di grammi chele,

0,3 g. di stimmi di zafferano,

lt.1 brodo vegetale,

una cipolla,

un cucchiaio di olio di oliva extravergine,

sale e pepe q.b.,

un bicchiere di vino bianco,

formaggio ragusano grattugiato.

Preparare il soffritto con olio e cipolla dove tostare il riso e la salsiccia, mettere in infusione in acqua calda gli stimmi di zafferano. Durante la cottura aggiungere, sale, pepe, brodo vegetale e cinque minuti prima di ultimare la cottura aggiungere l’infuso di zafferano. A cottura ultimata fare riposare due minuti il riso, sfumate con il vino bianco e spolverate su un po’ di formaggio ragusano Dop.

Servite con una foglia di menta fresca.

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La Settimana Santa a Caltagirone

di Omar Gelsomino   Foto di Mario Alberto Alberghina

Fede, folclore e tradizioni si fondono insieme. Nel periodo di Pasqua si susseguono manifestazioni ed eventi che si perpetuano nel tempo, secondo riti consolidati negli anni e altri rivisitati in chiave moderna. Se nei venerdì di Quaresima in tutte le Chiese viene ricordata la Via Crucis, particolare era quella celebrata nella Chiesa di San Bonaventura quando giunti alla XII stazione si abbassa una tela che copre l’immagine del Crocifisso, scolpita da Frà Umile da Petralia, un rito questo “a calata da tila” a cui i fedeli assistevano in religioso silenzio. A Caltagirone il primo appuntamento pasquale coincide con la Festa dell’Addolorata, quando nella Chiesa dei Cappucini si venera il Cristo morto e l’Addolorata, mentre lungo il viale antistante è una gioia per gli occhi e il palato: su bancherelle improvvisate si trovano i fischietti, la terracotta sonante, dai colori vivacissimi sino ai tradizionali dolci come cubbaita, giuggiulena e torrone. Nelle vetrine delle pasticcerie si trovano dagli agnelli di pasta di mandorla ai palummeddi di zucchero ed albume d’uovo, dai cannileri cu l’ovo ai famosi panareddi (panieri fatti di pasta, zucchero e strutto e poi decorati con diavolina e frutta di pasta e delle uova al centro). Le palmette, abilmente intrecciate, e rametti di olivo, dopo la benedizione per la Domenica delle Palme vengono conservati a casa in segno di augurio.

Da anni si rinnova l’appuntamento con la sacra rappresentazione della via Crucis, alcuni attori interpretano gli ultimi momenti di vita di Cristo, dal processo alla morte, tra piazza Municipio sino alla maestosa Scala di Santa Maria del Monte. Il giovedì Santo invece è dedicato alla visita dei Sepolcri (da fare sempre in numero dispari), racchiudenti il corpo mistico di Cristo, realizzati in ogni Chiesa. Il Venerdì Santo, giorno di lutto e di silenzio, dalla Cattedrale parte la processione, composta da una scultura lignea di Giuseppe Vaccaro riposta nell’urna, il “Cataletto” del Cristo morto, e la statua della Vergine addolorata in gramaglie che lo segue portati a spalla. Ma l’appuntamento tanto atteso è il pomeriggio della domenica di Pasqua quando si svolge la tradizionale rappresentazione della Giunta, dominata da San Pietro, una figura imponente in cartapesta alta 3 metri, che giunge in Piazza Municipio dall’omonima Chiesa, per andare incontro a Gesù Risorto e darne l’annuncio alla madre Maria. Da questo incontro prende il nome ‘a Giunta: San Pietro, sorretto da due portatori, alla vista del Cristo risorto va alla ricerca, mentre la folla si allarga o restringe per consentire il passaggio spedito dell’Apostolo, per dare la lieta novella della Resurrezione alla Madonna.

Le prime ricerche di San Pietro sono vane ed il suo sguardo si ferma per scrutare gli angoli della piazza e le strade adiacenti. Nella corsa il vento gonfia il suo mantello color porpora, facendolo apparire ancora più maestoso. Finalmente, l’incontro avviene all’angolo tra la piazza Municipio e la via Luigi Sturzo, mentre le campane suonano a festa. L’Addolorata al cui fianco vi sono i due custodi del sepolcro, “Cicchittu e Nancittu”, alla vista del Figlio, lascia il manto nero (segno di lutto) e rimane vestita di bianco e azzurro, colori, che simboleggiano la sua felicità. Poi, allargando le braccia, abbassa tre volte la testa per rendere omaggio a Cristo, mentre la folla festante accompagna i tre inchini dell’Addolorata con un corale “Viva Maria”. La Scala di Santa Maria del Monte si trasforma in una grande platea: migliaia di turisti la gremiscono per poter ammirare l’evento. Le tre figure percorrono in processione le vie del centro storico e in Piazza Marconi, avviene la cosiddetta “Spartenza” sempre sotto gli occhi di una moltitudine di gente che aumenta ogni anno, le tre statue si congedano dai fedeli per far ritorno nelle loro Chiese, con il consueto saluto delle rondini ma soprattutto con la malinconia dei fedeli, che dopo l’esultanza dell’evento si allontanano con passo mesto.

 

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A’ Paci : la Pasqua a Comiso

di Alessia Giaquinta  Foto Meli

Sintetizzare il periodo pasquale – insieme ai riti, processioni, simboli e usanze – della città di Comiso, è un lavoro arduo per molteplici aspetti: da una parte la difficoltà di riassumere i numerosi eventi che la caratterizzano, dall’altra riuscire ad assegnare alla scrittura l’alta missione di rendere la solennità e la bellezza di una tradizione che affonda le radici nel periodo della dominazione spagnola in Sicilia e che, nel tempo, è rimasta inalterata.

La Pasqua a Comiso, infatti, è uno di quei momenti in cui ogni aspetto quotidiano acquista un ritmo diverso. A scandire le giornate dei comisani, durante la Settimana Santa, sono numerose celebrazioni, riti e processioni, oltre alla preparazione dei tradizionali cibi pasquali come le ‘mpanate o i pastieri ripieni di carne d’agnello o ancora i cassateddi ri ricotta.

La domenica che dà avvio alla Settimana Santa è quella delle Palme in cui si celebra l’arrivo di Gesù a Gerusalemme. Per l’occasione si organizza la benedizione delle palme e dei ramoscelli d’ulivo presso il sagrato della Chiesa dei Cappuccini e successivamente, attraverso una processione, si giunge alla Basilica dell’Annunziata ove si svolge la Solenne Celebrazione Eucaristica. Nel contempo, il comitato dei festeggiamenti, gira per le vie della città accompagnato dalla banda musicale per raccogliere i doni che la gente del luogo offre per la tradizionale cena, vendita all’asta dei prodotti offerti.

Il lunedì, il martedì e il mercoledì Santo sono caratterizzati da esercizi spirituali e incontri di preparazione alla Santa Pasqua.

Il Giovedì Santo, dopo la Messa in Coena Domini, inizia la visita dei fedeli agli Altari della Reposizione comunemente conosciuti come Sepolcri, allestiti nelle varie Chiese.

Il Venerdì Santo si svolge la Celebrazione della Passione del Signore e a seguire vi è la processione del Simulacro dell’Addolorata con il Cristo nell’urna organizzato, a seconda degli anni pari o dispari, dalle rispettive Chiesa dell’Annunziata o Chiesa Madre. Per l’anno corrente, questa sarà a cura della Chiesa Madre.

Il Sabato Santo, la mattina viene organizzata la benedizione delle uova pasquali (l’atto dello schiudersi simboleggia la nuova vita promessa con la Resurrezione) e la sera, durante la Veglia, la liturgia ripercorre il passaggio dalle tenebre alla luce simboleggiato dal buio che caratterizza l’interno della chiesa prima della proclamazione del Vangelo: in questo momento avviene la svelata dell’Altare dove cade a Taledda (la tela)posta durante la Quaresima, si riaccendono le luci mentre le campane iniziano festosamente a suonare. A seguito della Messa e della discesa dei simulacri, si effettua la Notturna ossia il giro del comitato per le vie della città sparando mortaretti per annunciare la gioia del Cristo Risorto.

Il momento clou è, però, la Domenica di Pasqua. La giornata inizia con lo sparo dei fuochi d’artificio e il giro di tre bande musicali per la città. Alle ore 10.00 la Messa Solenne è caratterizzata dalla processione del parroco verso l’Altare accompagnato da due bambini vestiti da angioletti che, nella processione a seguire, saranno posti rispettivamente accanto ai simulacri dell’Annunziata e del Risorto. Questi, di età compresa tra i 7 e i 9 anni, indossano abiti confezionati per l’occasione e hanno il compito di intonare il Regina Coeli. A questo punto avviene l’incontro frontale tra i due Simulacri che dà vita a paci, la pace.  Il movimento dell’incontro viene ripetuto per tre volte per poi culminare nel battito delle mani tra i portatori apri-fila di entrambi i simulacri.

A paci viene ripetuta davanti ad ogni chiesa. Particolare è l’incontro davanti la Chiesa Madre conosciuta come paci ro strittu, così chiamata per il restringersi della via che la precede.

La processione termina sempre oltre la mezzanotte.

Il giorno successivo, il Lunedì dell’Angelo, si chiudono i festeggiamenti con uno spettacolo pirotecnico e dopo la mezzanotte si spengono le bellissime luminarie che hanno illuminato le strade della città durante il periodo pasquale.

Nel cuore di ciascuno, dopo i festeggiamenti, resta a paci, quella data dall’incontro con Cristo e celebrata trionfalmente con una delle processioni più belle e caratteristiche della nostra terra.

BiancaMagazineN°

Villa Orchidea, la cornice ideale per vivere il giorno più bello

di Sofia Cocchiaro

Villa Orchidea, da sempre, è la cornice ideale, con le sue luci, le sue sale, il suo personale altamente qualificato, la raffinatezza della sua cucina, per celebrare il giorno più bello della vita: il matrimonio.

È difficile resistere alla magia unica che solo Villa Orchidea riesce a regalare, offrendo agli sposi e ai loro ospiti, un mix di atmosfere e delizie per il palato, per rendere davvero unico il giorno del matrimonio, non scadendo mai nella banalità o nel grigiore, ma sempre attenti ad offrire l’eccellenza ad ogni pietanza e in ogni momento dei festeggiamenti in sala.

Il personale è a completa disposizione per fornire un’assistenza personalizzata, valutare la migliore soluzione logistica e curare ogni minimo dettaglio, dalle attrezzature al catering, accontentando così ogni vostra richiesta.

La Cucina

Gli chef di Villa Orchidea e i loro validissimi collaboratori, sono pronti ad esaudire qualsiasi desiderio, con menu flessibili alle esigenze e ai gusti più diversi: piatti di pesce o di carne, piatti della tradizione isolana rivisitate, ma senza mai abbandonare la filosofia della leggerezza e il carattere della “mediterraneità”. La cucina si basa su prodotti tipicamente di stagione, quali ortaggi e pesce fresco locale, accuratamente selezionato dai nostri fornitori di fiducia.

Catering

Villa Orchidea effettua anche il servizio di Catering, curando con serietà e professionalità ogni minimo particolare del vostro MATRIMONIO per renderlo un “Evento Unico ed Indimenticabile”.

Le Sale

La nostra struttura dispone di tre sale: l’Orchidea Garden, completamente immersa nel verde, è l’ideale per trattenimenti estivi a bordo piscina permettendo di ospitare sino a 500 posti; la Sala Centrale, imponente ed elegante allo stesso tempo, è l’ideale per grandi ricevimenti con i suoi 1000 posti ed infine la Sala Azzurra, con il suo ambiente raffinato, suggestivi giochi di luce, e grande attenzione ai particolari per un ricevimento intimo ed elegante, attrezzata per oltre 300 posti.

Villa Orchidea rimane a disposizione per soddisfare ogni vostra esigenza attraverso il nostro staff, professionale e competente, che saprà consigliarvi le migliori soluzioni per rendere ancora più magico il giorno più bello della vostra vita.

 

Villa Orchidea,

Contrada Boscorotondo, 97019 Vittoria (Ragusa)

Tel. 0932 879108

www.villaorchidea.it