NUMA

La sicilianità in una giacca – Numa Selection

Selected by Numa a cura di Emanuele Cilia

IG: @numaselection     NUMASELECTION.IT

Come abbiamo sottolineato nei numeri precedenti, la caratteristica principale dei capi Numa Selection è quella di valorizzare la sicilianità, sia nella loro composizione sia nei dettagli.
Oggi parliamo della giacca Numa, un capo che, per storia, negli anni ’20 era indossato da un ceto sociale alto e che quindi poteva permetterselo, ma che negli anni 2000 è tornato prepotentemente di moda abbracciando stavolta tutto il pubblico maschile, sia i giovani che gli adulti.

Le giacche Numa, realizzate con i migliori tessuti sul mercato, presentano un rever a lancia largo da 11 centimetri, due tasche a pattina sul fronte e un doppio spacco sul retro. Vengono realizzate in due varianti: il monopetto, con la caratteristica di avere un’abbottonatura più alta rispetto allo standard per permettere la visione del pantalone con bustino da 6 centimetri, e il doppiopetto, quest’ultimo con abbottonatura 6 a 2, il grande classico del guardaroba del gentleman.

Al loro interno vengono applicate delle fodere a tema totalmente siciliano, riprendendo la storia della nostra terra: troviamo delle fantasie con il carretto siciliano, con le maioliche, con le teste di moro, con i pupi siciliani e tanti altri soggetti.

«L’obiettivo di Numa – dice il titolare del brand Emanuele Cilia – è quello di revisionare i capi classici, come appunto la giacca, adattandoli ad una clientela che è alla ricerca del capo innovativo e attento al dettaglio».

ricette

Parmigiana di melanzane

Le ricette di Nonna Gina a cura di Sofia Cocchiaro   Graphic by Mauro Polizzi

Tanti sono gli aneddoti che riguardano la nonna Gina, molti dei quali, proprio sulla cucina. Ricordo che una volta mangiai con particolare sentimento delle melanzane alla parmigiana e per tale ragione, da quel giorno, mi ritrovai sempre una teglia di parmigiana riservata solo a me, ad ogni pranzo. Può sembrare banale proporvi la ricetta delle melanzane alla parmigiana, ma ritengo che sia dovere di tutti coloro che amano la nostra terra non dare per scontate le ricette tipiche della nostra tradizione e divulgarle quando ve ne è l’occasione.

INGREDIENTI:

  • 800 gr. melanzane
  • 800 gr. polpa di pomodoro
  • 1/4 cipolla
  • 1 spicchio d’aglio
  • 10 foglie di basilico
  • 80 g Parmigiano Reggiano DOP
  • 2 cucchiai di olio extravergine d’ oliva
  • q.b. olio di oliva (per friggere)
  • q.b. sale
  • q.b. farina

PROCEDIMENTO:

Lavate, asciugate e tagliate le melanzane a fette non troppo sottili disponendole, man mano, in uno scolapasta e cospargetele con un po’ di sale fino. Prendete un peso e appoggiatelo sopra le melanzane, in modo che le tenga ben pressate. Lasciate le melanzane a spurgare per almeno un’ora. Nel frattempo, preparate il sugo mettendo un po’ di olio e i pomodori pelati in una pentola. Fate cuocere a fuoco lento con il coperchio chiuso per circa mezz’ora.
Sciacquate le melanzane per eliminare il sale e asciugatele molto bene con carta assorbente. Infarinate le fette una ad una e in una padella dai bordi alti friggetele in abbondante olio caldo di arachide. Scolatele dall’olio e mettetele ad asciugare su carta assorbente. Prendete una teglia da forno e fate un piccolo strato di sugo alla base. Disponeteci sopra uno strato di melanzane fritte, quindi cospargete di nuovo con del sugo, del parmigiano grattugiato e un po’ di mozzarella tagliata a dadini. Stendete un altro strato e infine terminate con uno strato di sugo e parmigiano.
Infornate la teglia di melanzane alla parmigiana a 200 °C per 30 minuti. Buon appetito.

 

BM

Editoriale N.27

di Emanuele Cocchiaro

Cari lettori, con questo numero vi vogliamo condurre, ancora una volta, alla scoperta di una Sicilia più vera, da assaporare e da vivere nella straordinaria bellezza del suo divenire. Imperdibile a tal proposito l’approfondimento sul primo parco dedicato alla dieta mediterranea che fa leva sui due principali pilastri dell’economia siciliana: l’agricoltura e il turismo. Non dimentichiamo, infatti, che la Sicilia, quale cuore del Mediterraneo e crocevia di civiltà e culture diverse, ha dato vita a un’incredibile fusione di tradizioni culinarie di diversi popoli che hanno sfruttato le risorse tipiche locali quali cereali, frutta, verdura, latticini, pesce e vino.
Il cibo diventa così il punto di partenza per fare rete, fortificando l’economia siciliana e in particolare quella della Sicilia quale terra dello stile di vita mediterraneo. Il viaggio tra le pagine della nostra rivista vi porterà inoltre ad Acireale dal cui mare emerge la famosa “Timpa di Acireale” ricoperta da decine di strati di lave antiche, all’Orto Botanico di Palermo che da ormai quasi due secoli è fonte di ispirazione per artisti, cultori di biologia naturale e ha promosso la diffusione, finanche in Europa, delle più disparate e anche rare specie vegetali. Concludo il mio invito alla lettura di questo straordinario numero ritornando nuovamente al cibo ed infatti altra testimonianza che la Sicilia è terra rigogliosa ci viene direttamente dalle pendici dell’Etna ove da anni si produce la piccola e famosa mela dell’Etna. Sperando di avervi incuriosito, vi auguro una buona lettura.

L’editore
Emanuele Cocchiaro

ius letter

La protezione dei dati e i social network

IUS LETTER
Un approfondimento giuridico a portata di tutti.
A cura di Dott.ssa Sofia Cocchiaro e Dott.ssa Rossana Anfuso

Come abbiamo avuto già modo di spiegarvi, il GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati) ha rafforzato moltissimo il principio per cui gli utenti hanno diritto di controllare e di decidere sull’uso che viene fatto dei loro dati personali.
Per tale ragione oggi gli utenti vengono dotati di strumenti effettivi che permettono loro di decidere in qualunque momento sul trattamento dei loro dati personali da parte delle imprese. Queste novità hanno notevolmente inciso sulle policy adottate dai social network che si sono dovuti adeguare alla normativa europea. In base al GDPR nel momento in cui creiamo l’account, accettiamo i termini e le condizioni della piattaforma e quindi diamo il consenso a rendere pubblici i nostri dati. Tuttavia molti ancora non capiscono che un dato reso pubblico sui social non può essere trattato da chiunque per qualunque finalità, bensì esclusivamente per le finalità specifiche del social. Il consenso deve essere sempre esplicito e specifico per ogni finalità di trattamento. Se, ad esempio, una persona rilascia una recensione sulla pagina Facebook di un ristorante, tale recensione non può essere sfruttata per fare pubblicità, perché l’interessato non ha dato il consenso esplicito a utilizzare i suoi dati per tale finalità. Spesso i social dichiarano di essere esonerati dalle responsabilità ma, di fatto, la legislazione prevale e loro vanno individuati sempre come titolari o responsabili del trattamento.

Per questo motivo i social hanno l’obbligo di fornire un’informativa privacy completa e devono consentire agli utenti di impostare la privacy. Il consiglio che sentiamo di darvi è, in generale, quello di essere, in qualità di utenti social, più attenti e consapevoli e nello specifico di leggere termini e condizioni, settare la privacy o perlomeno controllare se le impostazioni che sono di default ci tutelano a sufficienza, condividere solo contenuti che non danneggiano noi e gli altri, far valere i nostri diritti quando altri utenti utilizzano in maniera non legittima i nostri dati. Siamo noi dunque i primi a dover proteggere i nostri dati evitando di divulgarli con tanta facilità. Quando infine è coinvolta anche la reputazione del marchio di un’azienda le conseguenze della violazione della privacy possono essere ancora più gravi. Rivolgersi ad uno studio specializzato nel diritto alla privacy è fondamentale se ritenete che i vostri dati e la vostra reputazione siano state violate e intendete ricevere adeguata tutela.

 

marzo pazzo e innamorato

Marzo, pazzo ed innamorato

I RACCONTI DI BIANCA a cura di Alessia Giaquinta

Un tempo – raccontano gli antichi – il mese di marzo aveva solo 28 giorni. Era, per eccellenza, il mese più capriccioso e burlone, tanto da non essere mai preso sul serio da nessuno… O quasi!
Nel corso dei suoi giorni, Marzo s’innamorò di una graziosa fanciulla la quale, indispettita dai suoi atteggiamenti incostanti, non ricambiò mai il suo amore.
«Ma io ti amo», le ripeteva Marzo.
«Come posso fidarmi di uno che un giorno mette il sole e dopo poche ore manda tempeste e neve?», rispondeva la fanciulla.
Era molto adirato Marzo per quelle parole. Lui era fatto così, ma non per questo era incapace di amare.

È vero, non godeva di buona fama: Marzo, per scherzo, aveva lasciato fuori casa il vecchio padre durante una giornata di sole ma poi, dopo pochi minuti, aveva mandato una grandinata tale da far perire il vecchio per assideramento.
Eppure lui era pronto a giurare che non aveva agito con cattiveria: era stata la sua natura “pazzerella” ad averlo tradito. Così come quando sua madre gli aveva chiesto di “non mandare la pioggia” perché potesse asciugare il bucato, ma lui fece decisamente il contrario, causando le furie della povera donna.

Marzo, però, aveva solo un grande desiderio da esaudire: prima che terminassero i suoi giorni voleva ricevere l’amore di quella bellissima fanciulla che non si era mai stancato di corteggiare. Pur di arrivare al suo intento, allora, andò da suo fratello Aprile e gli chiese tre giorni in prestito. Aprile, generoso e abbondante (aveva, infatti, ben 33 giorni) concesse a Marzo ciò che aveva richiesto, raccomandandogli di farne buon uso.
Marzo, invece, all’ennesimo rifiuto della fanciulla, scatenò freddo gelido e violenti temporali. Questa volta lo fece volontariamente: insieme a lui, così, moriva quella giovinetta che non aveva saputo apprezzarlo accogliendo il suo amore.
Da allora in poi marzo ebbe 31 giorni e ad aprile ne rimasero 30.

Ancora oggi qualcuno, memore di questo racconto, tramanda il proverbio: “Marzu è pazzu, tra puntina e matarazzu”, facendo riferimento alla sua mutevolezza, e ancora la raccomandazione: “Ntà Marzu cumméni aviri ddu’ paracqua: unu pp’u suli, e unu ppi l’acqua”.