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Festeggiamo 10 anni della dieta mediterranea

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SalutiAmo a cura di Angelo Barone con Francesca Cerami – Direttore Idimed

Celebrando il decennale del riconoscimento dell’Unesco come Patrimonio Immateriale dell’Umanità (2010/2020) ricordiamo a tutti che “Dieta Mediterranea” assume per noi il significato di “Stile di vita” comprendendo insieme: identità gastronomica, biodiversità alimentare, cultura e tradizione, sostenibilità ambientale, economica e sociale. L’Istituto Idimed (Istituto per la promozione e la valorizzazione della Dieta Mediterranea) che ho l’onore di dirigere, dall’anno della sua fondazione, il lontano 2011, ha agito, da sempre in maniera proattiva e con grande senso di responsabilità sinergicamente alle istituzioni pubbliche e private per promuovere un nuovo modello di crescita del territorio siciliano al suo interno e, verso l’esterno, per presentare un’immagine positiva delle nostre eccellenze paesaggistiche, ambientali, agroalimentari, artistiche, all’interno di una cornice fatta d’identità, salute e sostenibilità. L’Idimed promuove e valorizza le eccellenze enogastronomiche siciliane ponendo in primo piano il benessere e il sano della Dieta Mediterranea, come luogo di civiltà e d’identità culturale, e ancora, considera, la sostenibilità ambientale l’unico volano di sviluppo integrato del territorio. La scelta degli alimenti che compongono la Dieta Mediterranea, e in particolare, delle dosi e delle modalità di consumo e trasformazione delle stesse, è basata sulle principali conoscenze che la ricerca scientifica ha potuto solidamente confermare, in decenni di ricerche cliniche ed epidemiologiche sul ruolo dell’alimentazione e dello stile di vita nella genesi delle malattie croniche che caratterizzano il mondo moderno. La promozione e la valorizzazione della Dieta Mediterranea, come strumento di prevenzione primaria delle principali malattie cardiovascolari, metaboliche, oncologiche e degenerative è l’obiettivo del nostro modello che coniuga la cultura, il gusto e la salute dell’ambiente e delle persone che lo abitano. Il cibo rappresenta, infatti, l’occasione per “far gustare” il territorio attraverso un’immersione e un coinvolgimento diretto del fruitore nelle specialità culinarie, culturali e ambientali che caratterizzano i luoghi di origine degli alimenti. Una Sicilia da ricordare a chi già la conosce, da presentare a chi non l’ha mia conosciuta, da raccontare a tutti quelli che… nel tempo verranno a scoprirla.

E alla fine…ce l’avremo fatta!

di Samuel Tasca

Pandemia. Un termine così particolare che molti di noi, compreso il sottoscritto, sconoscevamo e di cui oggi tutto il mondo ha dovuto impararne il significato. Come riportato dal dizionario Treccani, la pandemia è “un’epidemia con tendenza a diffondersi ovunque, cioè a invadere rapidamente vastissimi territori e continenti”. Ma davvero tutto quello che stiamo vivendo può racchiudersi in questa descrizione?

Questo virus, questo “nemico silenzioso arrivato da lontano”, sicuramente ci sta insegnando il significato di molti termini, ma soprattutto sta mettendo ognuno di noi nella condizione di dover tornare all’essenziale, di riposizionare la bussola su ciò che conta davvero aprendo i nostri occhi su tante cose che forse prima non riuscivamo a vedere.
Abbiamo imparato che in fondo siamo tutti uguali, tutti vulnerabili: ricchi, poveri, famosi o sconosciuti. Abbiamo imparato che in un attimo possiamo diventare tutti immigrati, anche nella nostra stessa terra. Abbiamo imparato che la solidarietà può arrivare dalle persone più insospettabili. Abbiamo imparato che forse non abbiamo bisogno di così tante parole, di così tanti dibattiti, di così tanta polemica, a volte abbiamo bisogno solo di un po’ di silenzio per riuscire a percepire davvero la bellezza di ciò che ci circonda. Abbiamo imparato che i programmi, il tempo, i viaggi possono diventare di colpo relativi, che bisogna vivere al meglio quella singola giornata senza necessariamente rimandare a domani. Abbiamo imparato che possiamo essere italiani anche senza vincere un mondiale, che possiamo cantare l’inno nazionale, anche se non siamo allo stadio, anche se la vera sfida sarà ricordarselo anche quando tutto sarà passato.

Proprio così, perché in un modo o nell’altro, magari impiegando più tempo di quello che avremmo voluto, tutto passerà. E allora sì che sarà una festa! Allora sì che anche i timidi si lasceranno andare a un abbraccio, perché adesso abbiamo scoperto che potremmo possedere tutto l’oro del mondo, ma restiamo poveri se non possiamo avere un abbraccio.
E poi toccherà a noi, a noi italiani e a noi cittadini del mondo fare del nostro meglio per far ripartire tutto, facendo tesoro di ciò che abbiamo imparato. Perché alcune cose, una volta sperimentate, non si possono più dimenticare; perché tutti siamo cresciuti, siamo maturati e abbiamo imparato qualcosa. Adesso i ragazzi conoscono il valore di un banco di scuola, il valore di un insegnante, che nonostante tutto non li ha mai abbandonati. Adesso sappiamo che la salute è il bene più prezioso e, quindi, non possiamo più permetterci di farci trovare impreparati. Sappiamo che anche i lavori più impensabili possono essere aiutati dalla tecnologia, che questa può essere utile a favorire il progresso e non necessariamente ad abbattere le tradizioni. Adesso sappiamo che le cose che contano davvero sono quelle che abbiamo ogni giorno a disposizione, ma che spesso ignoriamo, dimentichiamo o semplicemente rimandiamo con l’illusione che tanto avremo tempo. Ora sappiamo che questo mondo può ancora avere cieli, fiumi e strade pulite che vanno tutelati con l’impegno da parte di tutti. E sopra ogni cosa, tutti sapremo di avercela fatta, con sacrificio e con impegno, ma ce l’avremo fatta e nessuno potrà mai toglierci questa consapevolezza. E quando riappariranno i problemi, le paure e gli ostacoli che prima ci bloccavano o ci sembravano insormontabili, ricordiamoci sempre che ce l’abbiamo fatta, che abbiamo vinto una pandemia e sicuramente potremo vincere tutto il resto!

 

editoriale anteprima

Editoriale N.22

di Emanuele Cocchiaro

Cari lettori, eccoci qui, nonostante tutto, nonostante il critico periodo che abbiamo e che stiamo attraversando. Non avrei sinceramente pensato, sino a pochi giorni fa, di ritrovarmi a scrivere questo editoriale nel pieno di una pandemia. è difatti innegabile che si tratta di un evento così eccezionale che si è reso necessario cambiare le “carte in tavola” non solo in senso stretto, con riferimento alla rivista, ma anche in senso lato, con riferimento alla nostra vita. Questo doveva essere un numero dedicato alla Pasqua, agli eventi e alle tradizioni folcloristiche che animano la nostra terra. Ma la Pasqua prima di tutto rappresenta qualcosa di intimo, di personale. è una rinascita che ognuno di noi può vivere a prescindere dai festeggiamenti e anche se quest’anno non potremo festeggiare come sempre abbiamo fatto, la Pasqua arriverà e scalderà comunque i nostri cuori.
Come sempre, di ogni situazione, cerco di cogliere i lati positivi perché in fondo sforzarci di vedere il bicchiere mezzo pieno è la chiave per superare paure e insicurezze, in ogni occasione ed oggi più che mai. Così ho riflettuto, ne ho avuto il tempo, sul fatto che il nostro stile di vita è cambiato e forse per sempre. Di certo ciò vuol dire che in futuro saremo più portati ad apprezzare aspetti minimi della vita, finora, persino trascurati, come ritrovare e apprezzare l’essenziale. Rileggendo ciò che auguravo ai miei lettori la scorsa Pasqua, in fondo, poco è cambiato se non che stavolta siamo costretti a fermarci avendo così l’opportunità di riflettere su ciò che conta davvero.
Vi auguro di riscoprire il valore di un abbraccio.