A cura di Alessia Giaquinta

“Come posso amarla?” chiese Alfeo al padre Oceano.
Difficile trovare una risposta. Eppure da sempre, nel mito e nella realtà, il bisogno d’amare e di essere amati è il principio che, più di ogni altra forza, è in grado di trasformare l’esistenza.
Ma, come si fa ad amare?
Alfeo è un fiume che scorre nel Peloponneso, in Grecia.
Aretusa è una bellissima ninfa che, sfinita dal caldo, s’immerge nelle acque del fiume per rinfrescarsi.
Alfeo, accogliendo il nudo corpo della ninfa, si agita. L’amore è turbamento.
Aretusa percepisce una strana sensazione e, presa dalla paura, scappa. Amare è mettersi in fuga, l’amore è inseguimento.
Corre Aretusa, corre veloce mentre prega insistentemente la dea Artemide di salvarla da quella strana percezione, mai avvertita prima.
La dea, premurosa, arriva in suo soccorso: la avvolge così in una nube e la spinge fino in Sicilia, sopra Ortigia.
L’amore prevede distanze ma non tollera chi non è in grado di superarle.
Alfeo scorre lungo il proprio corso ma non trova più la bella Aretusa. La ninfa, infatti, è stata trasformata in una sorgente.
“Come posso amarla?” è la domanda di Alfeo.
Amare significa essere disposti a correre, a mutare forma, a superare limiti e confini. Di fronte alla reale esigenza di Alfeo di amare, il padre Oceano lo accontenta: scava un corso sotterraneo nel Mar Ionio che, dalla Grecia, giunge fino a Ortigia, laddove la ninfa era stata mutata in sorgente.
L’amore è incontro. È abbraccio. L’amore è fecondità.
È lì, in quella che oggi viene comunemente chiamata “Fontana delle papere”, che i due s’incontrano, s’intrecciano, accolgono varie forme di vita.
Oggi la fonte Aretusa è il luogo dove cresce il papiro, dove guizzano pesci e starnazzano anatre.
Lì, gli innamorati di ogni tempo, sono soliti suggellare i loro sentimenti toccando quelle acque che raccontano un amore immortale perché disposto a sfidare forma, spazio e tempo.
L’amore di Alfeo e Aretusa.

A cura di Maria Concetta Manticello

Sapevi che le tracce di sangue nelle urine di un gatto possono essere indicative di molte malattie? Royal Canin, azienda leader nella nutrizione di alta gamma per cani e gatti, lancia Hematuria Detection tecnologia Bluecare©: è un prodotto semplice, efficace e sicuro da usare in ambiente domestico, su indicazione del veterinario, per la rilevazione della presenza di sangue nelle urine del gatto, rendendo più semplice la tutela della salute dell’animale. Per questo motivo, tutti i proprietari di gatti dovrebbero attivarsi in prima persona per assicurarsi che il proprio animale goda di buona salute. Hematuria Detection tecnologia Blucare, risponde alle necessità dei proprietari dei gatti di monitorare in maniera semplice, chiara e veloce la salute dell’animale, senza nessuno stress per il pet, sia per identificare tempestivamente problemi alle vie urinarie che per prevenire future recidive, offrendo una nuova opportunità di miglioramento nella cura e nel benessere dei felini. Composto da granuli per la lettiera con reagente incorporato, Hematuria Detection tecnologia Blucare, in pochi secondi presenta risultati chiari e visibili, fino a 48 ore, se una volta inseriti nella lettiera i granuli, a contatto con l’urina del gatto, da bianchi diventano blu, il test risulta positivo perché rileva la presenza di sangue.

A cura di Angelo Barone

Al meeting dell’American Society of Clinical Oncology, svoltosi a Chicago, lo studio che ha suscitato più interesse tra i 39 mila oncologi presenti e nei mass-media è quello dell’oncologa americana Sara Hurvitz dell’Università di Los Angeles. Il risultato dello studio, che ha coinvolto anche dei centri italiani, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha dimostrato che il farmaco Ribociclib associato a una cura ormonale standard, può aumentare la sopravvivenza delle donne giovani ammalate di tumore al seno metastatico. Questo risultato è stato definito straordinario, perché se è vero che la maggioranza delle donne grazie alla mammografia riesce a diagnosticare e intervenire precocemente e guarire, molte ancora con tumore metastatico hanno la vita spezzata. Il tumore della mammella metastatico rappresenta tra le malattie cancerose, la principale causa di morte nelle donne tra i 29 e i 59 anni di età. Il 70 per cento delle donne giovani con meno di 59 anni di età seguite dallo studio sono vive a 42 mesi dal trattamento nonostante le metastasi, riducendo il rischio di morte del 29 per cento. Per le giovani donne con tumore metastatico al seno sapere che un trattamento già approvato ha dimostrato di poterle aiutare a vivere più a lungo è molto importante e dà speranza. Il farmaco è già stato sottoposto alle nostre autorità sanitarie per avere l’autorizzazione necessaria a essere usato con lo schema terapeutico previsto. Mentre lo studio della dr.ssa Sara Hurvitz dà una speranza di continuare a vivere normalmente a donne giovani con metastasi al seno a Caltagirone ci si preoccupa di assistere al meglio le persone affette da malattie evolutive in fase avanzate e S.E. Mons. Calogero Peri, vescovo di Caltagirone, ha voluto esprimere il proprio sostegno a quest’iniziativa incontrando domenica 30 giugno i pazienti e gli operatori dell’Hospice “G. Fanales”: una struttura residenziale-territoriale a carattere socio – sanitario, rivolta ai pazienti affetti da malattie evolutive in fase avanzata (in primo luogo malattie oncologiche, ma anche neurologiche, respiratorie, cardiologiche), che abbisognano di cure finalizzate al controllo dei sintomi, al miglioramento della qualità della vita, al sostegno psicologico e spirituale. Dotato di dieci posti letto, l’Hospice è l’unica struttura residenziale territoriale integrata nella Rete locale di cure palliative. È diretta dalla dr.ssa Angela Fiumara, Direttore del Distretto sanitario di Caltagirone mentre il governo clinico è assegnato alla dr.ssa Dora Mazzarino. La visita del Vescovo è stata molto gradita dai pazienti, dal personale e dai volontari che vi operano. Mons. Peri ha avuto parole di speranza e di affetto per tutti: «In questo luogo in cui con tanto cuore e professionalità, giorno per giorno, si tenta di dare spazio alla speranza, s’incontrano degli angeli che anche senza le ali, offrono la loro solidarietà e circondano le persone di attenzione e cura. A loro e a tutti quelli che condividono e condivideranno questo spazio assicuro la mia preghiera e il mio affetto. Con il sostegno degli altri anche quello che è doloroso risulta più leggero».

A cura dello Chef Vincè Mormina del ristorante “Il Delfino” – Marina di Ragusa

 

Ingredienti (per due persone con una spesa di circa 8 euro):

200/300 grammi di triglie
5/6 pomodorini
20 grammi di uvetta
20 grammi di pinoli
2 ciuffetti di finocchietto
200 grammi di trofie
una spolverata di pan grattato

Prendere i filetti di triglia e accertarsi che siano eliminate le lische per bene, fare scaldare in padella olio evo qb e mettere un po’ di aglio (uno, massimo due spicchi) e cinque o sei pomodorini tagliati in 4. Mettere la triglia in padella sfumandola con vino bianco, aggiungere l’uvetta, i pinoli e il finocchietto tritato a coltello. Cucinare le trofie per circa 7/8 minuti. Quando la triglia è cotta aggiungere un po’ di fumetto di pesce oppure l’acqua di cottura. Tostare il pan grattato a fuoco lento e dopo aver saltato il tutto in padella, impiattate, aggiungete una spolverata di pan grattato e servite a tavola.

Articolo di Irene Novello   Foto di Rosario Vitale

 

Ho conosciuto Rosario Vitale grazie a circostanze familiari, dove sicuramente Dio ha messo il suo zampino! Rosario, persona splendida, fiore all’occhiello del genere umano, carica di bontà d’animo e determinazione, una persona che ti arricchisce sicuramente l’anima!
Rosario è originario di Castel di Iudica, ma attualmente vive a Roma in quanto è seminarista presso la Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù e studia alla Pontificia Università Lateranense per conseguire la licenza in Diritto canonico. Si è anche baccalaureato in Teologia a Catania e ha conseguito il diploma di postulatore delle cause dei santi, per istruirne le canonizzazioni.
Legato alla persona di Papa Ratzinger fin da quando era cardinale, la sua bravura e determinazione l’hanno portato a scrivere il libro “Benedetto XVI – Il primo Papa emerito della storia” e a presentarlo il 24 giugno a Roma, presso la Sala Conferenze di Palazzo Theodoli – Bianchelli della Camera dei Deputati. È un libro dal carattere storico e canonistico che tratta la rinuncia al ministero petrino di Papa Benedetto XVI e che presenta una disamina dei Pontefici che nel corso dei secoli hanno rinunciato alla carica massima della Chiesa. Inoltre il libro tratta dello status e del titolo da attribuire al Papa che rinuncia al ministero petrino, su questo punto come tiene a precisare Rosario, ancora oggi sussiste una lacuna normativa, che lo stesso Papa Francesco ha fatto presente la necessità di colmare.
L’ opera è stata anche arricchita con un dipinto realizzato da Mauro Pallotta, in arte Maupal, il famoso street artist romano che ha realizzato un quadro che ritrae il Papa emerito mentre suona il pianoforte.

Rosario, hai anche avuto il privilegio di incontrare il Papa emerito Ratzinger, cosa vi siete detti?
«Ci siamo incontrati presso i Giardini Vaticani, abbiamo parlato della Sicilia ma anche della vocazione. Di recente ho anche dato al segretario del Papa emerito una copia del mio libro per lui e so anche che è stato molto apprezzato. Ultimamente ho incontrato anche Papa Francesco consegnandogli la copia del mio libro, lui è stato molto felice di riceverlo e ha detto che questo è un argomento molto interessante che deve essere approfondito nel modo giusto».

Chi è il tuo mentore?
«La personalità che mi appassiona di più è Giorgio La Pira perché ha saputo unire la sua voglia di fare del bene e lo ha fatto nella politica come nella società, con carità e umiltà». Qual è il tuo rapporto con Gesù? «Il mio rapporto con Gesù si basa su un suggerimento che mi ha dato il Papa emerito che ha detto: con Gesù bisogna avere un rapporto di amicizia; se avrai un rapporto di amicizia con lui, non potrai mai venire meno a questo legame. Perché l’amico dà tutto e non si aspetta niente, altrimenti diventa una fiamma che man mano si spegne».

Che emozione ti suscita vivere a Roma?
«Mi suscita innanzitutto incredulità, perché da un paesino come Castel di Iudica andare a vivere in una metropoli, ti cambia la vita. Vivere a Roma non ti stufa mai, si scoprono sempre cose nuove, è sempre un’emozione».

Come vedi la tua vita futura?
«A me piace molto studiare e scrivere, spero di perfezionare i miei studi dal punto di vista giuridico e canonistico. Io mi vedo al servizio della Chiesa, quindi quello che Dio vorrà per me lo porterò a termine».

Il libro verrà presentato in altri convegni in giro per l’Italia, tra cui una tappa a Macerata, Torino e Milano e a gennaio Rosario terrà una conferenza presso l’Università della Repubblica Domenicana dove andrà a fare un anno di missione nelle parrocchie e lavorerà insieme ad altri missionari negli ospedali e negli oratori del posto.

 

 

Articolo di Irene Novello   Foto di Giampiero Caminiti

 

Anche quest’anno, per la nona edizione, nella suggestiva location dell’antica città di Taormina, ha preso il via dal 21 al 25 giugno Taobuk, il Festival Letterario Internazionale ideato e diretto da Antonella Ferrara. Il tema del Festival è stato il desiderio e per la prima volta si è svolto il concorso di scrittura TaoTim, riconoscimento promosso da Tim per i nuovi talenti letterari, rivolto ai giovani tra i 18 e i 35 anni. Il premio, dal tema “La tecnologia ispira il desiderio”, è stato consegnato sabato 22 giugno al Teatro Antico di Taormina, da Carlo Nardello, Chief Strategy e Customer Experience & Trasformation Officer di Tim, a una giovane scrittrice di Vizzini, Eleonora Bufalino. La vincitrice ha avuto l’opportunità di seguire a Taormina, nella celebre Casa Cuseni, un corso di scrittura creativa tenuto da due docenti della scuola Holden di Torino. L’obiettivo del concorso è stato quello di invitare i candidati a riflettere sulle modalità con cui la tecnologia ha influenzato e cambiato la nostra quotidiana ricerca dei sogni.
“È un mondo di luci. Luci che scintillano, accecano, disarmano. Quelle degli schermi dei nostri dispositivi, continuamente accesi, come una costante intangibile che regola le ore, i minuti, i secondi delle nostre vite. Proviamo emozioni e sentimenti inesprimibili che urlano di essere ascoltati”. È cosi che inizia il saggio vincitore del premio, consultabile al sito www.taobuk.it.
Eleonora è una ragazza con le idee chiare, dopo essersi diplomata in ragioneria, ha conseguito la laurea triennale in Scienze e Lingue per la Comunicazione Internazionale e oggi segue presso l’Università degli Studi di Catania il corso di laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali.
La sua passione più grande è la scrittura, ma è interessata anche al mondo delle lingue e della comunicazione. Il suo talento è stato premiato anche al concorso “Digital News – L’evoluzione del giornalista 2.0”, evento curato dall’Associazione culturale LiveUnict e al concorso sulla “Giornata della memoria” organizzato dall’ERSU di Catania.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
«Vorrei fare un’esperienza all’estero in un paese anglofono, voglio migliorare le mie conoscenze sulla lingua inglese. Esperienza che ritengo importante per conoscere nuove culture e ampliare i propri orizzonti. Inoltre, tramite un’esperienza che ho fatto nell’ambito del Servizio Civile, mi sono resa conto che un altro settore che mi interessa per possibili sbocchi lavorativi è il turismo. Non ho intenzione di abbandonare la mia passione per la scrittura e quindi voglio continuare a coltivarla magari con altri nuovi progetti».

Considerando la situazione attuale italiana, dove molti giovani sono costretti ad espatriare per portare avanti i loro desideri, tu cosa consigli ai tuoi coetanei?
«La situazione è difficile, i giovani oggi stanno pagando gli errori commessi dalle generazioni passate. Ci troviamo a fare tantissimi sacrifici e a non trovare una gratificazione per tutto il nostro impegno, quindi siamo costretti a volgere il nostro sguardo all’estero. Il mio consiglio è quello di non abbattersi. Questa è la nostra terra e dovrebbe essere naturale realizzarci qui. Se non ci sono le opportunità è anche giusto muoversi e andare avanti, ma l’importante è continuare a coltivare le proprie passioni e credere nel proprio talento».

Eleonora è uno di quei talenti da valorizzare e che la propria terra non dovrebbe lasciar andare via e noi le facciamo un grande in bocca al lupo!

 

 

Articolo di Salvatore Genovese   Foto di Michele Maccarrone

 

Catania, ancora una volta, vivrà di tango argentino e lo farà, dall’8 al 19 agosto, grazie al Catania Tango Festival, un festival internazionale che ha ottenuto la Nomination nella categoria “Best Festival” dell’Oscar del Tango 2018, i “Premios tango” argentini, prestigiosa manifestazione che si svolge annualmente a Buenos Aires.
Un riconoscimento importante per l’ “Associazione Culturale Caminito Tango” di Catania, la cui anima è Angelo Grasso, ingegnere, che, a sua volta, non solo è entrato in Nomination per “Miglior organizzatore”, ma ha anche ottenuto l’Oscar nella categoria. Altra Nomination ed altro Oscar a Michele Maccarrone, apprezzato Musicalizador (cioè TangoDj), cui è stato attribuito l’Oscar come miglior fotografo di tango. Ma non basta: altro riconoscimento è andato all’ “Accademia Proyecto Tango”, diretta da Donatella ed Angelo Grasso. Premi che confermano come ormai l’associazione catanese si ponga ai vertici del panorama tanghero mondiale.
All’origine di tutto ciò, l’incontro di Angelo Grasso con il tango argentino nel 1997; da allora è stato un continuum: prima lo studio, frutto di passione vera per il tango argentino, poi l’avvio della “Caminito”, l’attivazione di una scuola tanghera e la nascita dell’Accademia, grazie alla quale sono stati organizzati stage e spettacoli con la partecipazione di artisti di altissimo livello: una crescita esponenziale che ha portato alla realizzazione di diciotto edizioni del Catania Tango Festival, manifestazione che ha attirato appassionati tangheri da ogni parte del mondo (ben 34 i Paesi rappresentati nell’edizione 2018).
Ma cosa ha reso possibile tutto ciò?
Soprattutto, il numero sempre crescente di appassionati che praticano il tango argentino e ne seguono le lezioni tramite scuole tanghere nate un po’ ovunque nel mondo.
Per rimanere nel più ristretto ambito della Sicilia orientale, Catania, con le sue numerose e ben strutturate scuole, si pone come incontrastata leader, ma scuole di ottimo livello sono presenti anche a Messina e Siracusa e, in buon numero, a Ragusa, nonostante città di medie dimensioni; eppure le scuole tanghere iblee sono molto frequentate e riescono, in buon accordo, ad organizzare frequenti milonghe (come vengono chiamate le serate di tango argentino) che registrano la presenza di numerosi tangheri.
Inizialmente, l’amore per il tango argentino origina, per lo più, da immagini e video suggestivi, che celebrano coppie di ballerini impegnati nelle coinvolgenti ed affascinanti figure del tango porteño; ma anche una semplice locandina ben impaginata riesce ad attirare l’attenzione e portare nuovi adepti, che desiderano “entrare nell’abbraccio del tango”.
Ma per far questo occorrono anche serate di studio, impegnative lezioni e una costante pratica milonghera. Occorre anche saper accettare le “regole” del tango nato nella regione del Rio de la Plata, tra Argentina e Uruguay, che prevedono, tra l’altro, inviti al ballo eseguiti in un modo particolare: con la mirada, cioè uno sguardo a distanza alla ballerina (mujer) da parte dell’uomo (hombre) alla quale la donna, se gradisce l’invito, risponde con un lieve cenno del capo (cabeseo); altrimenti gli occhi, di solito accuratamente ben truccati, della mujer vagano altrove o si perdono dietro eleganti e colorati ventagli.
Il tango argentino, pensiero triste che si balla (E.S.Discépolo), è anche danza dell’abbraccio, dei magici intrecci di gambe, del dialogo costante dei corpi, dell’improvvisazione, dell’incontro con sé e con l’altro: un viaggio a due tra amore, mistero, sogni e speranze.

Due chiacchiere con Angelo Grasso:

Il tango è ancora attuale, in un momento in cui sembrano prevalere, a tutti i livelli, sentimenti di chiusura quasi autarchici?
«Proprio per questo lo è, visto che oggi i contatti umani sono mediati dai social: il tango costituisce un ritorno all’incontro».

C’è sensualità nel tango?
«C’è una forte comunicazione tra due persone nel condividere quelle emozioni che il fluire della musica e gli eleganti movimenti del ballo riescono a produrre».

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Giovanni Isolino

 

Si è conclusa con un grandissimo successo e la piazza di Santa Marina gremita di pubblico l’ottava edizione del MareFestival Salina, nel venticinquennale della scomparsa dell’indimenticabile attore Massimo Troisi, protagonista insieme alla bellissima Maria Grazia Cucinotta, madrina della manifestazione, de “Il Postino”. La kermesse, diretta dal giornalista Massimiliano Cavaleri e organizzata da Patrizia Casale e Francesco Cappello e svoltasi dall’11 al 14 luglio nell’isola eoliana ha previsto proiezioni di lungometraggi, corti e documentari in anteprima, incontri e interviste con personaggi dello spettacolo, esibizioni live, spazio ai talenti emergenti e alla moda legata al grande schermo nelle serate presentate dalle giornaliste Nadia La Malfa e Marika Micalizzi e lo spettacolo dell’esilarante comico palermitano Sasà Salvaggio. Il MareFestival Salina accoglie anche artisti musicali, scrittori, presentazioni di libri ed eccellenze sportive, tanto che questa edizione è gemellata con il Club Panathlon Messina e la Rassegna cinematografica internazionale SportFilmFestival. A ricevere il riconoscimento in ricordo del regista e comico napoletano sono stati: lo storico tastierista dei Pooh Roby Facchinetti che ha ritirato il premio per la sezione musica; Attilio Fontana, cantante, attore di fiction, spettacoli teatrali e musical; l’attrice e cantante Clizia Fornasier che ha presentato il suo romanzo “È il suono delle onde che resta” (edizioni Harper Collins Italia); Rossella Brescia, ballerina, insegnante di danza, conduttrice radiofonica e televisiva, attrice; il talentuoso re del trasformismo internazionale Arturo Brachetti; l’attesissima attrice catanese Miriam Leone, protagonista di successo al cinema e in Tv; l’attore di numerosi film e fiction tv, Giorgio Tirabassi interprete di Paolo Borsellino e neo regista de “Il grande salto”; Anna Mazzamauro, iconica attrice cinematografica e teatrale con una carriera cinquantennale, interpretando tra l’altro la signorina Silvani nei film di Fantozzi. Per la sezione emergenti il Premio Troisi è stato consegnato al regista Piergiorgio Seidita e all’attore Jacopo Carta che hanno presentato in anteprima “L’Inizio”. Le Targhe Argento 2019 sono andate: all’attrice Barbara Bacci; ai registi Alessandro Genitori ed Elis Karakaci per il documentario “Stromboli”; a Giuseppe Moschella per il corto “Una signorina con sesamo”, interpretato da Emanuela Mulè e Mario Pupella; al documentarista Stefano Salvatori per “TartaNet”, a cui ha collaborato Monica Blasi della Filicudi Wildlife Conservation; alla stilista siciliana Tina Arena che ha vestito l’attrice Ieva Lykos all’ultimo Festival di Cannes; al costumista Pippo Miraudo, direttore del Museo del Costume e della Moda siciliana di Mirto, per la lunga e ricca carriera cinematografica. Ezio Greggio ha ricevuto il Premio MareFestival Salina, realizzato dallo scultore Sergio Santamarina. La statuetta è stata assegnata anche alla soubrette e modella Romina Pierdomenico, al fianco di Greggio nella conduzione de “La Sai l’Ultima”, per il “miglior debutto in tv”. L’attore siciliano Tony Sperandeo ha ricevuto il premio CRAL Provincia di Messina mentre il Club Panathlon Messina ha consegnato un premio al campione pongista paraolimpico Massimo Girolamo, due volte Medaglia di bronzo ai giochi mondiali “Special Olympics” di Abu Dhabi 2019. I riflettori sono stati puntati sulla madrina della kermesse Maria Grazia Cucinotta, reduce dal red carpet del Festival di Shangai in Cina e del Taormina Film Fest, ricevendo il premio speciale per l’impegno profuso a fianco dello sport paraolimipico, ha ricordato anche il legame con Salina: «Il postino rappresenta quella che sono oggi, se non avessi fatto quel film, forse non ce l’avrei mai fatta o avrei fatto qualcosa di completamente diverso. Mi ha dato una popolarità che dura da venticinque anni e mi ritengo fortunata». In uno splendido scenario mozzafiato il MareFestival Salina dà appuntamento alla prossima edizione.

 

Articolo di Samuel Tasca   Foto di Museo del Cinema di Catania

 

“Maccarrone, m’hai provocato e io ti distruggo…” – diceva il grande Alberto Sordi nell’indimenticabile film “Un Americano a Roma”. Una scena iconica del cinema italiano che si è impressa nelle menti degli spettatori e di quanti, ancora oggi, sognano di mangiare quel piatto di pasta assieme ad Albertone, seduti in quell’inequivocabile cucina passata ormai alla storia.
Cari lettori, abbiamo una notizia per voi: tutto questo è possibile. Stiamo parlando del Museo del Cinema di Catania, un luogo, a detta di chi vi scrive, meritevole e degno di nota, intriso di quell’aurea d’incanto che solo il cinema sa creare. Inaugurato ormai nel 2003 e situato all’interno del Polo Fieristico de Le Ciminiere, il Museo del Cinema, rappresenta un’occasione unica per rivivere non solo la storia del cinema e la sua evoluzione, ma tutti i più grandi successi del cinema nazionale e catanese. Proprio così, perché anche la città di Catania ha avuto un ruolo nello sviluppo cinematografico del Paese, con importanti case cinematografiche quali furono la Etna Film, Katana Film, Sicula Film e la Jonio Film. Nomi che oggi possono suonare sconosciuti, ma che contribuirono allo sviluppo dell’industria cinematografica italiana in un territorio che divenne il set d’importanti capolavori come “Il Bell’Antonio” di Mauro Bolognini, “Il Gattopardo” o “La Terra Trema” di Luchino Visconti, ospitando importanti attori come Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale.
Visitare il Museo è un’esperienza interattiva che sa coinvolgerti appieno, frutto della capacità dei suoi curatori e di chi, come Sebastiano Gesù, contribuirono a renderlo un importante documento visitabile della cultura cinematografica. Proprio a quest’ultimo, grande critico cinematografico e storico del cinema italiano, scomparso nel 2018, il 15 luglio 2019 sono state intitolate due sale del museo, che egli stesso contribuì originariamente ad allestire.
Passate le sale d’ingresso, ad attendervi troverete la storia delle scoperte che hanno portato al cinema come lo conosciamo oggi: una vera e propria linea del tempo interattiva con le tappe storiche e scientifiche più importanti. Da quì si accede a una sala ricca di fotogrammi di alcuni dei film più importanti girati in Sicilia e oltre questa sala… un vero e proprio tuffo al cuore! Le porte si aprono automaticamente e vi troverete immersi nella ricostruzione, ispirata alla sala del cinema più famoso al mondo, il Nuovo Cinema Paradiso. Proprio lei, la sala cinematografica nella quale Giuseppe Tornatore e il piccolo Totò hanno fatto sognare l’Italia e il mondo intero. Da questo punto in poi non potrete più far a meno di sognare ad occhi aperti poiché, ogni stanza è un vero e proprio set cinematografico ricostruito, ispirato da alcune delle pellicole più conosciute (ecco la famosa cucina di Alberto Sordi!). Una vera e propria “Casa del Cinema”.
Terminato il giro, si ha come quella sensazione di quando appena svegli, si ricorda ancora il sogno appena terminato, ma già ne sbiadiscono i dettagli. Il Museo del Cinema di Catania rappresenta sicuramente un luogo d’interesse, non solo per siciliani e cineasti, ma per tutte le persone che almeno una volta si sono emozionate davanti a un film. Un luogo forse a volte dimenticato, altre trascurato, che sicuramente merita di essere conosciuto ancor di più dal grande pubblico, che altrimenti rischia di non sapere mai che proprio lì, tra le Ciminiere della bella Catania, ha luogo una “casa speciale” dove ogni visitatore ha la possibilità di sognare, di rivivere le emozioni dei grandi film, di vivere i panni del proprio personaggio preferito e di sfuggire piacevolmente alla realtà per immergersi per qualche ora in quella magica illusione che chiamiamo Cinema!

 

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di ESA – S.Corvaja

 

Ha i toni pacati, non si risparmia nel raccontarsi facendo emergere tutta la sua semplicità. Dopo la sua prima missione “Volare” lo scorso 20 luglio Luca Parmitano è tornato in orbita con “Beyond” che prevede il suo ritorno sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss). Nato a Paternò, è un’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e pilota sperimentatore dell’Aeronautica Militare. Lui è l’uomo dei primati: il primo siciliano a lavorare presso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), il primo italiano a compiere due passeggiate nello spazio (Attività extra veicolari, Eva). «Sono convinto di essere una persona normale come tutte le altre, unico come sono unici tutti gli individui, che ha l’opportunità di fare qualcosa di straordinario. Perché è il mio lavoro a essere straordinario e non io». Un sogno, comune a tanti, coltivato sin da piccolo ma divenuto poi realtà. «Avrò avuto meno di quattro anni quando alla domanda cosa vuoi fare da grande risposi che volevo fare l’astronauta. Nei primi anni ‘80 la televisione e le nostre fantasie lodavano lo spazio e le esplorazioni spaziali, per cui l’idea di potermi spingere verso i confini dell’universo e fare come gli eroi dei cartoni animati o dei film che guardavo era un sogno: e come tutti i bambini mi piaceva mischiare quella fantasia alla realtà. Crescendo volevo fare lo scrittore, il giornalista, la rockstar, poi da studente all’estero ho riscoperto il desiderio di volare, di spingermi verso l’alto e da quel momento il mio obiettivo, per i quindici anni successivi, è stato quello di essere un pilota di caccia e un pilota sperimentatore. La vita è più sorprendente di qualsiasi fantasia, trent’anni dopo il mio primo pensiero di essere astronauta mi sono ritrovato a farlo realizzando così il desiderio di tutta una vita». Un sogno realizzato grazie a tanti sacrifici personali e dei suoi cari. «Per chi ha il privilegio di fare un lavoro operativo come il mio, sia da pilota che da astronauta, i sacrifici vengono visti più come un percorso obbligatorio. I sacrifici rendono questi lavori un valore, per i quali vale la pena addestrarsi e lavorare. Ma il vero sacrificio lo fa chi ci sta intorno: mia moglie e le mie figlie, sono loro che si sacrificano veramente a causa del mio lavoro. Lasciare per lungo tempo i miei familiari e i miei cari è l’unica cosa che mi resta addosso come fatica, come dolore, come peso. Dover salutare le mie bambine e dir loro ci vediamo fra settimane o mesi è la cosa più difficile in assoluto del mio lavoro. Tutte le volte che le saluto un pezzo di cuore resta con loro». Luca Parmitano per la sua formazione e il suo addestramento ha girato il mondo e continua a farlo. «Il posto che io chiamo casa è dove sta la mia famiglia. La casa non è un luogo fisico, non è il contenitore ma quello che ci mettiamo dentro noi come persone. È un luogo del cuore, il luogo degli affetti: se in questo momento le mie figlie sono dai miei, sono con i nonni, la casa è in Sicilia, ma può essere a Houston dove ho vissuto negli ultimi dieci anni, dove la mia famiglia ha una vita quotidiana, o può essere la Russia quando loro sono qui a farmi visita». Ma se per motivi di lavoro è stato costretto a lasciare la sua terra, il legame con essa è solido. «La Sicilia ce l’ho sempre nel cuore, quando viaggio la Sicilia è sempre con me. Puoi togliere un siciliano dalla sua terra ma sicuramente non puoi togliere la Sicilia da una persona. Mi manca tantissimo e quando posso cerco di immergermi più che posso nei suoi colori, profumi, idiosincrasie, nei suoi problemi e nelle sue soluzioni. Fortunatamente i problemi quotidiani visti dallo spazio sembrano lontani e quasi insignificanti. Lo spazio e la distanza ci danno una visione di insieme che mette in risalto la bellezza di una terra che tutti ammirano, non solo la Sicilia ma l’Italia immersa come un gioiello nel Mar Mediterraneo, in questo velluto blu. Tutti riconoscono la bellezza del nostro paese e in particolare della nostra Isola». Parmitano sarà il primo italiano a comandare la ISS durante la missione dell’ESA “Beyond” (Oltre, ndr), la cui durata è di oltre 200 giorni, insieme agli astronauti Andrew Morgan e Alexander Skvortsov, il cui obiettivo è quello di preparare il terreno per le esplorazioni future e conoscere meglio la Luna e Marte. «L’addestramento è principalmente suddiviso tra Russia e America, poi in Germania e in Giappone. Nel mio lavoro non esiste una giornata tipo, siamo sempre impegnati in diverse attività tra manutenzioni, esperimenti, attività sportiva, extraveicolare, robotica e logistica. Sarò un comandante di stazione al servizio del proprio equipaggio. Avendo già vissuto l’esperienza ho già un’idea ben precisa di come vorrò gestire la missione, quindi spero di aiutare i colleghi meno esperti a gestire il proprio tempo per svolgere tutti i compiti così come vogliono fare. Effettueremo circa 250 – 300 esperimenti, riguardanti quasi tutte le discipline della scienza: dall’astrofisica alla fisiologia alla biologia, dalla scienza dei materiali all’ingegneria. La stazione è un laboratorio e il suo motivo di esistenza è la scienza, la tecnologia: utilizzare la scienza acquisita, la tecnologia sperimentata per fare esplorazione, pavimentare la strada di chi seguirà e spingersi oltre l’orbita bassa terrestre». Prima di congedarsi per il suo addestramento finale in Russia Luca Parmitano conclude «mi piace pensare che i ragazzi di oggi stiano acquisendo coscienza di quello che è il nostro pianeta, di quello di cui ha bisogno e di come vogliono affrontare il futuro. Dobbiamo cambiare mentalità per poter permettere a questo futuro di realizzarsi in pieno, il mio compito di astronauta è quello di essere un testimone dei cambiamenti e delle possibilità: i cambiamenti per poterli fermare soprattutto quando sono negativi, come i cambiamenti climatici, e le possibilità per risollevare dalla sua condizione l’uomo e usare la sua genialità per cambiare il futuro in meglio».