XI festival internazionale dell'uva da tavola Igp di Mazzarrone

XI festival internazionale dell’uva da tavola Igp di Mazzarrone

Articolo di Alessia Giaquinta e Foto di Biagio Tinghino

‘‘La vite pianse – perché era stata amputata – e dalle lacrime, come piccole perle, cominciarono a formarsi i primi chicchi d’uva’’.

È così che la leggenda vuole spiegare la nascita di questo frutto dolce e succoso, considerato dai popoli antichi ‘nettare degli dèi’, simbolo di gioia e immortalità.

E Mazzarrone, pensandola in questi termini, potrebbe risultare una terra prescelta: il territorio, infatti, è vocato alla produzione di uva da tavola tanto che, per il piccolo centro, la vite è…vita!

Quest’anno, dal 7 al 10 Settembre, si è tenuta l’XI edizione del Festival Internazionale dell’uva da tavola che, negli ultimi anni, ha ricevuto anche il marchio IGP.

Un Festival magistralmente organizzato dalla ProLoco di Mazzarrone in stretta collaborazione con l’Amministrazione Comunale con l’obiettivo di valorizzare, promuovere e celebrare l’uva autoctona.

XI festival internazionale dell'uva da tavola Igp di Mazzarrone

XI festival internazionale dell’uva da tavola Igp di Mazzarrone

L’assessore al Turismo della Regione Sicilia, Anthony Barbagallo si è speso perché il Festival dell’uva fosse inserito all’interno del circuito I territori del vino e del gusto in modo stabile e permanente perché “ha una valenza in chiave enogastronomica e dal punto di vista della commercializzazione ma soprattutto in chiave di promozione turistica, perché i luoghi connotati dalla presenza dell’uva da tavola hanno una forte attrattiva turistica e possono contribuire a rafforzare, strutturare e migliorare l’offerta turistica della Regione Siciliana”, ci dichiara.

Numerosissimi eventi, infatti, hanno scandito le giornate del Festival coinvolgendo giovani e meno giovani, mazzarronesi e migliaia di turisti provenienti da ogni dove per partecipare alle coinvolgenti iniziative programmate.

I festeggiamenti hanno avuto inizio giovedì 7 Settembre, in piazza della Concordia, con il Festival Cinematografico “Ciak…si cresce” a cura dell’Associazione mazzarronese VIVALAVIDA e con la partecipazione straordinaria dell’attore Giuseppe Brancato, del gruppo pop “Diamonds” e le ballerine della scuola di danza Mila Plavsic.

Nelle serate a seguire: il Gala Finale Regionale “Area Sanremo”, il Concerto di Marco Masini e la tanto attesa XI Edizione del premio “Grappolo d’oro” durante la quale sono stati premiati: l’attrice Guia Jelo, l’Ing. Salvo Cocina, l’Ing. Biagio Consoli, la Polisportiva femminile Canottieri Catania e l’ex arbitro Rosario Lo Bello. Inoltre è stato conferito il premio sostenibilità alla ditta Novello.

La serata è stata arricchita da vari artisti: il cantante Nik Luciani, il cabarettista Manlio Dovì, “Incanto” Tributo Il Volo, l’orchestra Sicily Musical Academies, il duo di danza acrobatica e il Tributo al re del pop Jackson Friends.

Non sono mancati momenti di formazione e conferenze in merito all’uva IGP di Mazzarrone “tra risorse e prospettive”, alla Regolarizzazione dei fabb. rurali e strumentali connessi alle aziende agricole e pretrattamento atti geometrici a cura del collegio dei Geometri della Prov. di Catania, e non per ultimo, il laboratorio del Gusto di Slow Food Sicilia con l’obiettivo di approfondire e conoscere meglio l’uva di Mazzarrone.

Interessanti e coinvolgenti momenti ricreativi hanno riempito le mattine e i pomeriggi del Festival: dall’escursione guidata con Quad “Moto Turismo Ragusa”, all’esibizione degli atleti della Dojo Kun Karate del maestro Tidona Alessandro, alla Gimcana dei trattori, all’esibizione Fitness della Palestra Olimpia Fitness, alle prove di tiro statico Cecchino e statico fucile a cura dell’ASD Hybleasofthair Ragusa, e poi ancora CronoKart, Bungee Jumping a cura di Sky Dive Sicilia e le attrazioni medievali a cura del gruppo “Milites Trinacriae”.

A dare onore artistico all’uva di Mazzarrone sono stati alcuni artisti locali che, come tradizione vuole, durante la “Notte dell’Uva Regina da Tavola” preparano bellissime sculture rivestite interamente di acini. Quest’anno il tema della Tavolata è stato “ra-Cina”, termine dialettale che significa uva ma che, allo stesso tempo, contiene un riferimento allo stato più popolato del mondo: la Cina. Le opere d’arte infatti rappresentavano alcuni simboli e caratteristiche cinesi così che potremmo dire Cina con raCina.

A fare da contorno ai numerosi eventi, la caratteristica Fiera Espositiva e le numerose bancarelle presenti lungo le vie della cittadina.

Radio Prosound e Radio Sole, inoltre, hanno seguito e trasmesso sui rispettivi canali radiofonici gli eventi in programma mentre Tele Eubea si è occupata delle riprese televisive.

“Ogni anno le forze dei mazzarronesi si concentrano per la buona riuscita del Festival, in quest’ occasione tutta la città partecipa attivamente: dai giovani, alle imprese, ai coltivatori” dichiara compiaciuto il sindaco neo eletto dott. Giovanni Spata “quest’anno – continua – abbiamo cercato di promuovere maggiormente l’uva di Mazzarrone attraverso il programma Parola di Pollice Verde, condotto da Luca Sardella su Rete 4” e, come aggiunge l’Assessore Anna Cutraro “Dopo l’ottima riuscita di questa edizione, adesso lavoriamo per organizzare la prossima”.

Promuovere in ogni modo e con qualsiasi mezzo l’uva di Mazzarrone, già conosciuta e apprezzata anche fuori la nazione, rappresenta infatti una priorità per il primo cittadino e la sua Giunta che, sin da subito, si è adoperata a collaborare con la ProLoco per la buona riuscita del Festival.

Oltre alla possibilità di acquistare e degustare l’uva, è stato possibile assistere alla preparazione della caratteristica mostarda e delle cassatelle, prodotti tipici del territorio.

“Non è cosa semplice organizzare un Festival che, come quello dell’uva, racchiude numerosi eventi e si avvale di importanti collaborazioni. Il successo di questa XI edizione è frutto dell’unione di tante forze. Non c’è successo senza unione. Grazie a tutti coloro che hanno collaborato”.

È con queste parole che il presidente della ProLoco di Mazzarrone, Salvatore Guastella, ci fornisce la chiave di lettura di un Festival che si presenta sempre più ricco e completo esito di numerose forze che si uniscono per rendere omaggio a quel frutto della gioia, simbolo dell’abbondanza e prodotto di una terra fertile e meravigliosa: l’uva di Mazzarrone.

"Territori del vino e del gusto.

I territori del vino e del gusto

Articolo di Omar Gelsomino e Foto di Ass. Ferrovie Siciliane, Messina e Mario Roccuzzo

Dalla collaborazione tra il Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo e l’Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana è nato il progetto di eccellenza “Territori del vino e del gusto. In viaggio alla scoperta del genius loci”, mirante a rafforzare l’offerta turistica siciliana nel settore enogastronomico con la creazione di un circuito ed un brand, in cui raggruppare le sagre e le feste più rappresentative della Sicilia.

“Caltagirone ritorna al centro dell’interesse regionale e nazionale con particolare riferimento ad argomenti a noi più cari e più consoni: l’agroalimentare, la tradizione, la cultura e il turismo – commenta il sindaco Gino Ioppolo -. Un momento di grande opportunità che la vede passare da città vocata al turismo a città turistica”.

"Territori del vino e del gusto.

A spiegare meglio l’obiettivo del progetto “Territorio del Vino e del Gusto”, è l’assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo Anthony Barbagallo “Il progetto enogastronomico che vede la Sicilia capofila fra le regioni italiane fa tappa a Caltagirone per l’iniziativa di chiusura dove sono presenti tour operator, operatori del settore, esperti del turismo per fare il punto della situazione attorno all’enogastronomia, il prodotto di punta del turismo siciliano, cresciuto notevolmente negli ultimi anni e con grandissime potenzialità attrattive per il futuro. Caltagirone con la sua storia, la sua tradizione, la sua vocazione legata ad alcune eccellenze del vino rappresenta un punto di riferimento che la Regione vuole valorizzare sempre più. Nell’anno internazionale del turismo sostenibile la Regione Siciliana è stata quella che ha più investito in questo segmento – ha concluso Barbagallo -, il mio auspicio è che il treno storico sia il segnale di un rilancio della sostenibilità attorno a Caltagirone, pensando magari in prospettiva della prossima primavera ad abbinare al treno storico la passeggiata a cavallo o la passeggiata in bicicletta, studiando nuovi percorsi cicloturistici”.

Una manifestazione che ha visto la sinergia pubblico-privato: dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali alla Fondazione Ferrovie dello Stato, dall’assessorato regionale al Turismo, Sport e Spettacolo al Comune di Caltagirone, dal Centro Studi Turistici a Biba Group, dalla Pro Loco Caltagirone Unesco World Heritage alle associazioni Pro Santo Pietro e L’Orlando Furioso (che hanno curato l’organizzazione della giornata finale), dall’Ufficio Turistico Regionale al Museo Regionale della Ceramica e ai Musei Civici, da Slow Food Sicilia a Sicilia Enogastronomia,  dalla Stazione Sperimentale di Granicoltura all’Accademia Italiana della Cucina – Delegazione di Caltagirone.

La città della ceramica ha ospitato dal 15 al 17 settembre convegni e giornate di formazione dedicate agli operatori turistici siciliani, a cui hanno partecipato prestigiosi rappresentanti del mondo accademico, imprenditoriale, giornalistico, enogastronomico, esperti di comunicazione turistica, organizzatori di eventi oltre alle degustazioni di prodotti enogastronomici. La giornata – clou è stata quella di domenica 17 settembre dedicata al gusto e alle tradizioni: agli oltre 250 passeggeri lungo il percorso che da Messina li ha portati a Caltagirone, è stato raccontato il territorio attraverso la gastronomia, col Treno storico a bordo delle carrozze “Centoporte” della fondazione Ferrovie dello Stato sono stati accolti dal benvenuto musicale dei Bella Morea, giunti al centro storico hanno potuto ammirarne la sua straordinaria bellezza, visitare le Chiese, i musei civici e regionale, assistere alla performance live al tornio di Alessandro Iudici e alla rappresentazione dell’Opera dei Pupi della Primaria Compagnia Siciliana di Caltagirone che ha incantato gli spettatori, partecipare ai Laboratori del Gusto di Slow Food, degustare i prodotti enogastronomici presso l’ex pescheria dove è stato organizzata “La terrazza del gusto” oltre ad assaggiare le prelibatezze culinarie preparate da Chef Fanny, il tutto accompagnato dall’intrattenimento musicale, curato dall’associazione L’Orlando Furioso, della Conturband. Infine lo scorso 22 settembre è stato organizzato un workshop fra operatori dell’offerta turistica siciliana e buyers europei specializzati nel segmento enogastronomico. Durante la manifestazione l’arch. Fabrizio Alparone e l’assessore regionale Barbagallo hanno consegnato un omaggio in ceramica a Gianfranco Daino, la cui cantina è stato premiata da Slow Wine 2018 con il Suber 2015.

“Sono state giornate di festa non soltanto per i visitatori, ma anche per i calatini – ha sottolineato Fabio Roccuzzo, rappresentate dell’assessorato regionale al Turismo – dedicate all’enogastronomia e alla valorizzazione di un territorio dalle grandi potenzialità”.

Una giornata che ha lasciato un bellissimo ricordo tra i visitatori e i cittadini che hanno apprezzato oltre alle bellezze di Caltagirone anche i prodotti enogastronomici del territorio: dal vino all’olio d’oliva, dalle farine di grani antichi al pane e alla pasta, dal miele all’uva da tavola, dai formaggi alla ricotta, dalla mostarda alla cubbaita alla giuggiulena.

Cibo nostrum

Cibo Nostrum 2017: un viaggio emozionale nella Cucina Italiana.

Cibo Nostrum 2017: un viaggio emozionale nella Cucina Italiana.

Articolo di Angelo Barone e Foto di Alfio Consiglio

Nel gruppo WhatsApp della redazione Titti Metrico ci segnalava con insistenza di andare a Taormina per seguire Cibo Nostrum 2017 e intervistare Alessio Zappalà, un giovane cuoco catanese che opera in Lussemburgo, premiato con la medaglia d’argento al Campionato di Cucina Italiana svoltosi a Rimini lo scorso febbraio. Andare a Taormina è sempre piacevole, raccolgo l’invito e parto. Arrivo, parcheggio la macchina e mi avvio verso via Umberto, dove si svolge la manifestazione, all’inizio della strada c’è lo stand informativo in cui mi spiegano come partecipare: versi un contributo volontario di 30 euro, destinato alla Fondazione Limpe per la ricerca sul Parkinson, e ti danno un braccialetto che serve da pass per gustare le preparazioni che 150 chef della Federazione Italiana Cuochi hanno preparato per l’occasione; se versi una cauzione di 5 euro, ti danno un bicchiere per degustare i vini delle quaranta cantine partecipanti. Verso il mio contributo, sono stati raccolti 50.000 euro, rinuncio al bicchiere, la sera devo guidare e tornare a casa. Mentre mi dirigo verso piazza Vittorio Emanuele, luogo in cui mi aspetta Alessio, vedo il fermento che anima la strada piena di chef, pasticceri e sommelier che colorano la strada con i colori dalla cucina italiana e del nostro territorio: il pesce azzurro e il nostro mare, il vino rosso e bianco, il verde delle nostre verdure e delle nostre campagne, che poi diventano gialle e dorate come la nostra pasta, il nero di seppia e il rosso pomodoro. Sembra essere a un’estemporanea di pittura, gli chef diventano pittori e i piatti le tele che si colorano e sprigionano i profumi della nostra cucina e può capitare di imbattersi con pescatori che stanno tagliando a cubetti un grosso tonno che Ciccio Sultano servirà crudo in bicchiere con ghiaccio come cocktail. Un piacevole viaggio nella cucina italiana con la Sicilia protagonista che offre al mondo emozioni di una terra ricca di biodiversità da tutelare e coltivare.

Finalmente incontro Alessio, caratteri somatici e simpatia catanese sono evidenti, una passione per la cucina ereditata dal padre e felice di essere a Cibo Nostrum. Mi spiega la filosofia della manifestazione: l’organizzazione offre ospitalità e gli chef ricambiano preparando piatti da offrire ai visitatori, si lavora in squadra e mi presenta “La Cheffa” Michela Astarita che già dallo scorso anno fa squadra con lui. Michela, una toscana allegra, quando cucina sorride, sempre con le mani in pasta, vanta grande competenza su farine, pane e pasta. Alessio e Michela in quest’occasione preparano un panino ai sapori mediterranei: un matrimonio di sapori tra la Toscana e la Sicilia. Michela prepara il pane fatto con lievito naturale, senza sale, con polvere di pomodoro e tè verde con sopra della granella di pistacchio. A condirlo ci pensa Alessio con sale e pepe: il sale sta nella bresaola di tonno al basilico e il pepe nero nella crema di tuma. È subito Street Food Gourmet, in un boccone trovi tutto: croccantezza e leggerezza, dolce e salato, mare e terra, si sposano bene i sapori siciliani con il pane toscano.

Alessio Zappalà parla della sua esperienza: curiosità per le nuove conoscenze, cordone ombelicale con la sua terra e piatti tradizionali rivisitati, come la Norma rivisitata in Finger Food con i paccheri, ma l’arancino resta arancino, senza “annacamenti” palermitani in arancina. Ci racconta del suo Cafè de Capucinos in Lussemburgo: un luogo ricco di storia, convento dei Cappuccini che durante la guerra diventa panificio per sfamare la popolazione; subito dopo rinasce come teatro e oggi è un ristorante dov’è possibile gustare una cucina internazionale con radici catanesi e mangiare diventa un piacere della vita.

È arrivata l’ora dell’inaugurazione, tutti gli chef in piazza per condividere l’affermazione dello chef Seby Sorbello, anima di Cibo Nostrum, “Una piccola cosa fatta da tanti diventa una grande cosa”, condividiamo anche noi e alla prossima edizione ci saremo.

l'artecomedonog

L’arte come dono, ultimo omaggio per la Sicilia contemporanea.

L’arte come dono, ultimo omaggio per la Sicilia contemporanea.

Articolo di Martino Vitaliano Di Caudo e Foto di Fondazione “Fiumara D’arte”

Il creatore di “Fiumara D’arte”, Antonio Presti, nel suo personale viaggio artistico in Sicilia. L’arte ha bisogno di essere celebrata, vissuta, sentita sotto e oltre la pelle, questo è il motivo del dialogo, del passaggio di consegne immaginifico e reale che spinge il mecenate messinese Antonio Presti a investire sui luoghi straordinari della nostra terra. I passi del risveglio dell’arte avvengono sull’Etna con la potenza della poesia nel G37, sui Nebrodi con il suggestivo “Rito della luce” e ancora a Taormina con la riapertura de “Le rocce”.

Momenti questi che segnano la rinascita, tracciando il solco doveroso sul quale investire. Antonio Presti si racconta e racconta l’arte come uno strumento, grimaldello Politico, in grado di restituire un’identità e un presidio etico a luoghi impoveriti dalla cattiva gestione amministrativa, realtà rese sterili da un abbrutimento dell’animo, guaribili solo con il senso di bellezza che dall’arte promana.

Qual è il senso dei percorsi d’arte collocati in Sicilia?

“Il senso ultimo risiede nel dono, donare la bellezza nella Sicilia contemporanea è sempre un percorso in salita, ma dopo quarant’anni, consapevole di aver scelto questa devozione alla bellezza che trova nell’opera d’arte il suo senso, la forma e il suo corpo, non posso far altro che continuare in questa possibilità. Coniugare la mia vita, non solo sul senso del dono, ma sul potere della conoscenza, che in questa società contemporanea è offesa quotidianamente da un’ignoranza e da una mediocrità di barbari, è l’unico strumento per consegnare a questa società l’omaggio del futuro. L’arte quindi deve essere intesa come vero e proprio strumento, l’opera d’arte come il mezzo e come fine ultimo c’è sempre la restituzione della conoscenza”.

In quale percorso si inseriscono il G37, il “Rito della luce” e la riapertura giorno 27 luglio de “Le rocce” a Taormina?

“Tutti questi eventi hanno un minimo comune denominatore che è il percorso di affermazione del più grande potere al mondo: la conoscenza. Abbiamo iniziato con il G37 in parallelo con il G7 per affermare che i potenti del mondo non sono questi signori che ci rappresentano, i veri potenti sono gli insegnanti, gli alunni, gli artisti; sono coloro i quali consegnano la conoscenza nelle mani di chi la richiede. Questo messaggio è stato trasposto nell’ambientazione del “Rito della Luce” dove il sapere è stato collocato al centro di un ipotetico innesto che funge da cura per la pianta dell’umanità avvelenata. Questa consegna della conoscenza trova la sua naturale conclusione nella riapertura de “Le rocce” a Taormina, in tal modo viene esaltato il potere della conoscenza, capace di vincere anche la mediocrità politica che ha attanagliato parte del nostro territorio”. 

Come valuta il sistema sociale in cui è inserito il nostro territorio?

“Il sistema lavora per distruggere i luoghi della conoscenza, è come se ci fosse un piano scellerato a livello mondiale per annientare il sapere. Si sta cercando di innestare nei giovani la convinzione che studiare non conviene, mentre la mediocrità si può sconfiggere solo con il sapere. Si preferisce avere nuove generazioni asservite alle dittature del futuro come la tecnologia e internet, piuttosto che avere uomini liberi; si predilige, in altre parole, l’ignoranza quale potere di schiavitù, ma l’arte si pone in antitesi come baluardo per la vera conoscenza. Rigenerare e riaffermare il potere del sapere è l’impegno che vorrei continuare a portare avanti in questo momento della mia vita nei vari percorsi d’arte che realizzo”.

 Qual è l’idea di arte da lei sposata?

“Il senso profondo dell’opera d’arte non è solo quello di farsi guardare per essere reinterpretata e capita, l’opera d’arte è tale nel momento in cui restituisce all’essere umano la possibilità di sentirsi esso stesso opera dell’universo. Io credo che l’arte, in questo momento, debba restituire all’umanità la possibilità concreta di sentirsi quest’opera”.

 

nastri d'argento

Nastri d’argento 2017

Articolo di Omar Gelsomino e Foto di Samuel Tasca

L’ora legale di Ficarra e Picone premiato come miglior commedia ai Nastri d’Argento 2017Il trionfo di Gianni Amelio e la premiazione a Monica Bellucci. Nella suggestiva cornice del Teatro Antico di Taormina si è svolta la cerimonia di consegna dei Nastri d’Argento 2017, una produzione del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani presieduto da Laura Delli Colli, realizzata con il sostegno del MIBACT e la partnership della Regione Siciliana – Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo, Sicilia Film Commission, nell’ambito del progetto Sensi Contemporanei e Taormina Arte.

 

La Tenerezza di Gianni Amelio ha ricevuto quattro premi come miglior film, miglior regia, miglior fotografia (Luca Bigazzi), miglior attore protagonista (Renato Carpentieri). Al film Indivisibili di Edoardo De Angelis sono andati cinque premi: miglior soggetto a Nicola Guaglionone, miglior produttore a Pier Paolo Verga, migliori costumi a Massimo Cantini Parrini, migliore colonna sonora ad Enzo Avitabile e migliore canzone originale ad Abbi pietà di noi, musica e testi di Enzo Avitabile e interpretata da Enzo Avitabile, Angela e Marianna Fontana. L’ora legale di Salvo Ficarra e Valentino Picone è la miglior commedia dell’anno. “Siamo contenti perché, dopo essere stato il film più visto della stagione – ha dichiarato Picone, alla conferenza stampa dell’Atlantis Bay – adesso anche i giornalisti del settore ci hanno assegnato questo premio, per cui è un premio nel premio. Essere al Teatro Greco è un triplo premio ma ci spiace non essere presenti perché impegnati con Le Rane a Siracusa ma vi saremo con il cuore e con un video”. Andrea De Sica con I Figli della Notte è stato premiato come miglior esordiente.

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Il premio come miglior attrice è andato a Jasmine Trinca per Fortunata di Sergio Castellitto, la miglior sceneggiatura a Francesco Bruni per Tutto quello che vuoi, miglior produttore ad Attilio De Razza per L’ora legale e miglior attore non protagonista ad Alessandro Borghi per Fortunata e Il più grande sogno. Un ex aequo è andato a Sabrina Ferilli per Omicidio all’italiana di Maccio Capatonda e a Carla Signoris per Lasciati andare di Francesco Amato. A Sicilian ghost story di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, che ha inaugurato la Semaine della Critique a Cannes, sono andati il premio come miglior fotografia e scenografia, miglior montaggio a Francesca Calvelli per Fai bei sogni, migliore suono in presa diretta ad Alessandro Rolla per Fortunata. La bellissima Monica Bellucci, straordinaria interprete in On the milky road (Sulla via Lattea) di Emir Kusturica, ha ritirato il Nastro d’Argento Europeo, a Roberto Faenza il prestigioso Nastro D’argento alla Carriera per i 50 anni di cinema de “La verità sta in cielo” e a Giuliano Montaldo il Nastro D’argento Speciale per Tutto quello che vuoi.

Per la categoria premi speciali: 7 minuti di Michele Placido e Sole cuore amore di Daniele Vicari “per l’attenzione al cinema civile in particolare sul tema del lavoro”, a Claudia Potenza e Andrea Sartoretti “per l’impegno in una dura prova di interpretazione” per Monte di Amir Naderi; il premio “Nino Manfredi” a Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak per Moglie e Marito di Simone Godano; l’Hamilton “Behind the camera” – Nastri d’Argento è stato assegnato a Gabriele Muccino; il Persol – Personaggi dell’anno a Claudio Amendola e Luca Argentero per Il permesso 48 ore fuori; Wella – Nastri d’Argento per l’immagine a Jasmine Trinca in Fortunata espanolfarm.com. Il Nastro dell’Anno è andato a The young pope di Paolo Sorrentino per l’ideazione, la scrittura e la regia.

“Puntiamo sul cinema e la cultura anche per il rilancio economico e turistico dell’Isola – ha dichiarato l’assessore regionale Anthony Barbagallo -. I Nastri numero 71 che, con il sostegno dell’Assessorato al Turismo, anche quest’anno tornano a Taormina per la cerimonia di consegna, continuano ad essere un’occasione prestigiosa e importante per la promozione turistica della nostra Isola”.
Ancora una volta Taormina e il Teatro Antico sono stati protagonisti di una straordinaria visibilità poiché i Nastri d’Argento, giunti alla 71ma edizione, in una serata condotta da Andrea Delogu, sono stati trasmessi lo scorso 14 luglio su Rai Uno.

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Sicilia: un’estate tra calici e tradizioni culinarie

Articolo di Angelo Barone, Foto di Archivio Planeta

Menfi, terra di mare e sapiente ruralità, affacciata sul Mediterraneo, consacrata alle produzioni vinicole di eccellenza. Terra di agricoltori custodi delle campagne, di uve maturate al sole e allo scirocco che spira dall’Africa.

Milo terrazza dell’Etna, città del vino, della musica e del buon vivere. Luogo ideale di villeggiatura con borgate dove la vita, segnata dai ritmi stagionali e contadini rispettosi della natura, ha permesso a vitigni ultracentenari di trasferire le essenze del territorio e del vulcano nella produzione di vini.

Oggi parlare di vino è raccontare storie di successo: molti dei nostri vini e dei nostri produttori si sono affermati sui mercati nazionali e internazionali con effetti positivi di immagine e di incremento turistico nei territori di produzioni. Non è casuale se nella short list degli eventi ad alta rilevanza turistica della Regione Siciliana trovano grande spazio manifestazioni enogastronomiche come Inycon 2017, la festa del vino di Menfi e del suo territorio e ViniMilo 2017, con i vini dell’Etna e il suo paesaggio dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. In occasione di Vinitaly a Veronafiere, nello stand del Distretto Vini e Sapori di Sicilia, queste manifestazioni hanno avuto una vetrina di presentazione internazionale con la collaborazione di Slow Food.

Nel segnalarvi queste manifestazioni di Menfi e Milo, ritengo doveroso ricordare alcune personalità che, negli anni Ottanta-Novanta quando il settore vitivinicolo nella nostra Regione era in profonda crisi, hanno contribuito in modo determinante a cambiare il corso degli eventi, creando le condizioni per i successi di oggi.

Diego Planeta è una di queste personalità, storico presidente dell’Istituto Vite e Vino della Regione e della più grande cantina sociale siciliana Settesoli, che ha contribuito al cambiamento positivo della viticoltura siciliana, oggi i figli gli hanno dedicato Didacus, il nuovo Chardonnay dell’azienda di famiglia che nasce dalla prima vigna piantata nel 1985 a Menfi. E da Casa Planeta, a Menfi il 23 giugno, parte Inycon 2017 la festa del vino, del suo territorio e delle sue straordinarie varietà gastronomiche; si continua sino al 25 giugno con tante degustazioni, laboratori del gusto, cooking show dove grandi chef del territorio vi faranno apprezzare il connubio perfetto fra la creatività dei sapori locali e i vini delle Terre Sicane; da seguire le diverse iniziative culturali, musicali e di intrattenimento. Di rito un bagno nel mare di Menfi, che per la ventunesima volta consecutiva dal 1997 si è aggiudicata l’ambita Bandiera Blu.

Mentre a Menfi nel 1985 Diego Planeta si cimentava a sperimentare l’adattabilità nel territorio dei vitigni internazionali (tra questi lo Chardonnay) e nella cantina sociale Settesoli prendeva forma il progetto di successo Mandrarossa, nell’Etna un giovanissimo enologo, Salvo Foti, s’intestardiva a studiare e valorizzare, nelle aziende che utilizzavano la sua consulenza, un vitigno autoctono del territorio, il Nerello Mascalese (niureddu).

Se da diversi anni si stanno affermando sempre di più, a livello nazionale e internazionale, i vini dell’Etna, artefice di questo successo è proprio questo vitigno selezionato oltre duecento anni fa alle falde del Vulcano (vedi il 3° numero di Bianca Magazine), che di VinoMilo è protagonista. Condividiamo il termine “melting pot” utilizzato per descrivere il programma della trentunesima edizione di ViniMilo che prenderà il via il 28 agosto per concludersi il 10 settembre. Un gran numero di attività coinvolgerà produttori e visitatori della storica manifestazione, dove il binomio vino e cibo caratterizzerà tutti gli eventi dando vita a una festa di creatività e tradizioni. Una novità di questa edizione saranno gli eventi ospitati nelle cantine di Milo dove i produttori saranno i tutor delle varie iniziative culturali ed enogastronomiche.

Per saperne di più date un’occhiata ai siti delle rispettive manifestazioni e non perdetevi questi appuntamenti del buon vivere, noi ci saremo.

cafiso

Fermenti musicali internazionali in Sicilia

Articolo di Angelo Barone,  Foto di Joy Sung e Rosellina Garbo

Concluso il G7 a Taormina, caratterizzato dal debutto internazionale del presidente degli USA Donald Trump e del neoeletto presidente francese Emmanuel Macron, fervono i preparativi per una piacevole estate da vivere nella nostra terra.

Mentre continuano le analisi politiche e sociologiche sulle differenze tra questi due presidenti, uno nazionalista e moglie giovane, “America first” e Melanie per Donald Trump; l’altro Emmanuel Macron europeista, giovane e moglie matura Brigitte Trogneux, ha festeggiato la sua elezione con l’Inno alla gioia di Beethowen, Inno Europeo dal 1985, prima della Marsigliese noi di Bianca Magazine vi segnaliamo la nostra estate siciliana caratterizzata: da vini bianchi e freschi, vini rossi e maturi, tra vitigni autoctoni del territorio e vitigni internazionali, tra calici e note musicali, tra jazz e musica classica, tra mare e montagna in paesaggi straordinari e unici.

Sarà il Vittoria Jazz Festival Music & Cerasuolo Wine ad aprire la stagione estiva siciliana di buona musica e buon vino. Protagonista della manifestazione è il sassofonista Francesco Cafiso, che da direttore artistico ha fatto di Vittoria la nostra New Orleans e del vino Cerasuolo di Vittoria un sound autoctono perfetto di grande armonia e feeling tra musica e palato. Le date della decima edizione sono programmate il 10 e 11 giugno a Scoglitti e dal 16 al 25 giugno a Vittoria. Ci sarà un tributo a John Coltrane, in occasione del 50° anniversario della sua morte, da parte del gruppo americano The Black Art Jazz Collective. Un gruppo di giovani artisti afroamericani che celebrano l’identità nera del jazz oltre le sue radici di migrazioni, schiavitù e voglia di libertà. Ad aprire la manifestazione saranno la ConTurBand e la Sud Est Jazz Orchestra, oltre a mezzo tanti musicisti nazionali e internazionali. Chiuderà il sipario il nuovo progetto di Francesco Cafiso “9et: We Play For Tips”. Un originale nonetto di musicisti che eseguirà dei brani scritti e composti dallo stesso Direttore Artistico.Un esempio da seguire quello di Francesco Cafiso che mette il proprio talento per valorizzare la sua terra e il suo vino, chapeau.

Anche il pianista Luca Cubisino di Grammichele, che attualmente segue un Dottorato in Arti Musicali, con specializzazione in pianoforte, presso l’University of Miami, in Florida, dove lavora come Teaching Assistant ed è stato insignito del prestigioso Presser Music Award (una borsa che finanzierà un progetto discografico), da tempo lavora alla realizzazione di un Festival internazionale di Musica classica nella sua città. A Grammichele dal 22 giugno al 2 luglio si svolgerà AmicaFest, un progetto internazionale che prevede lezioni, masterclass, visite guidate, laboratori, una conferenza e quattro concerti che graviteranno intorno all’attività di quattro pianisti di fama mondiale: Yoonie Han, Enrico Lisi, Sofyia Gulyak e Tian Ying, impegnati nell’insegnamento dei sedici studenti selezionati provenienti da diversi continenti. Tutti questi artisti saranno ospitati a Grammichele e parteciperanno a un concorso che prevede un workshop con il direttore di orchestra Johann-Sebastian Guzman e la Camerata Belliniana di Catania, orchestra di quattordici elementi.

Si realizza il sogno di Luca Cubisino iniziato nel 2010, quando fonda AmiCa, Associazione musicale internazionale del Calatino, per diffondere la cultura musicale nel territorio siciliano. L’eccellenza che promuove Bianca Magazine è un punto fisso che AmiCa persegue in ogni sua manifestazione, per questo collabora con le migliori realtà internazionali.

Stop lo spazio è finito ed io mi sono perso tra jazz e musica classica, sassofoni e pianoforti, calici di vino e note musicali, ma non c’erano in Sicilia i Grandi della Terra? Trump e Macron? O mi sono ritrovato con Francesco e Luca insieme ai tanti genitori che abbiamo figli in giro per il mondo? Si, mi sono ritrovato, grazie di esistere ragazzi, con voi e con la vostra musica ci divertiremo ancora.   

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Il teatro greco di Siracusa: palcoscenico dell’antichità

Articolo di Irene Novello,  Foto di Alessio Lenzo, Maria Pia Ballarino

Il Teatro Greco di Siracusa è uno dei più imponenti e meglio conservati tra i teatri del mondo antico. La struttura è esistente sin dal V secolo a.C. ma l’aspetto attuale che lo caratterizza è dovuto alla ricostruzione voluta dal tiranno Gerone II nel corso del III secolo a.C. Fu progettato sfruttando la forma naturale del Colle Temenite che ne caratterizza anche il panorama circostante. La cavea, con un diametro di 138,60 metri, è una delle più grandi del mondo greco. In origine era costituita da sessantasette ordini di gradini, quasi tutti scavati nella roccia, divisi da scalinate in nove settori. Nell’orchestra, lo spazio di forma semicircolare che si trova alle pendici della cavea, era collocato l’altare dedicato a Dioniso, divinità legata all’attività teatrale nel mondo greco. Qui entrava in azione il coro, elemento fondamentale dello spettacolo teatrale antico. La struttura nel corso dei secoli ha subito diverse modifiche, dell’edificio scenico restano solo tracce impresse nella roccia.

Sin dall’antichità il Teatro Greco di Siracusa è stato il palcoscenico di opere molto importanti: Eschilo nel 470 a.C. vi rappresentò la tragedia “Le Etnee” e qualche anno dopo “I Persiani“.

Nel 1914 l’Istituto Nazionale del Dramma Antico (INDA) debutta al Teatro Greco con il primo ciclo di spettacoli classici, esordendo con l’Agamennone di Eschilo. L’Ente, costituitosi fondazione culturale nel 1998, utilizza lo spazio scenico del teatro per le rappresentazioni classiche di tragedie e commedie tratte dalle opere di autori antichi del mondo greco, portando così avanti l’antica tradizione d’uso della struttura.

Quest’anno il ciclo di rappresentazioni classiche è giunto alla cinquantatreesima edizione e si presenta come la stagione più lunga di sempre con cinquantacinque spettacoli. Il debutto è stato programmato per maggio con la tragedia di Eschilo “Sette contro Tebe“, la tragedia di Euripide “Fenicie“, con spettacoli previsti dal 6 maggio al 25 giugno in giorni alterni e la commedia “Le Rane” di Aristofane, in scena dal 29 giugno al 9 luglio. Quest’anno la città di Siracusa celebra i 2750 anni dalla sua fondazione e l’Inda, per l’occasione, ha preparato una stagione teatrale piena di novità, con il ritorno della commedia e una stagione di spettacoli molto più lunga rispetto alle precedenti edizioni. I temi riguardano la tragedia di una città sotto assedio, lo scontro per il controllo della città, il possesso del potere tra due fratelli e la riflessione sull’evoluzione del teatro.

Ma le novità non finiscono qui, per il Teatro Greco quest’anno è stato realizzato un nuovo allestimento che tutela e valorizza il monumento e consente l’agibilità in piena sicurezza durante le rappresentazioni classiche. Il progettista del nuovo allestimento è il professore Gianmarco De Felice, docente presso l’Università Roma Tre, che ha pensato a un allestimento che rispetti e protegga il monumento e allo stesso tempo permetta l’areazione della pietra della cavea. Inoltre quest’anno gli spettatori stranieri potranno usufruire della traduzione simultanea in inglese con l’utilizzo di auricolari.

Il Mythos Opera Festival è un altro evento che questa estate avrà come location, oltre al Teatro Romano di Catania e al Teatro Antico di Taormina, anche il Teatro Greco di Siracusa, dove debutterà con Carmen, il capolavoro di Georges Bizet, il 14 luglio con repliche il 23 luglio e il 5 agosto. Il Festival dell’opera lirica e della musica sinfonica rappresenta una nuova realtà artistica per la Sicilia, creato dal pianista siciliano Gianfranco Pappalardo Fiumara e dal direttore artistico, il soprano Katia Ricciarelli.

Queste iniziative mirano alla valorizzazione di un bene culturale antico, memoria del nostro passato, testimonianza nel nostro presente e dimostrano come un luogo antico possa essere ancora protagonista nella storia e nella vita della società attuale.

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La Città Esagonale a Mezzogiorno in Famiglia su Rai Due

Articolo di Valentina Frasca, Foto di Foto Astuto e Samuel Tasca

Grammichele si fa bella, indossa il suo vestito migliore, mette da parte ogni divisione e colore politico e si mette in vetrina sulle reti Rai. La troupe di Mezzogiorno in famiglia è arrivata in città e Lei ha saputo trarre il meglio da questa esperienza nata un po’ per caso, mostrando a tutta l’Italia le sue magnificenze e i suoi angoli più suggestivi, scorci di luoghi e di vita ai quali noi siciliani siamo un po’ abituati, ma che sono a dir poco ammalianti per chi vive la nostra Isola da turista. Eccellenze più uniche che rare, come la piazza dalle proporzioni imponenti o la singolare pianta architettonica.

“Se imparassimo a valorizzare a dovere le nostre naturali bellezze – dichiara il sindaco di Grammichele, Giuseppe Purpora – potremmo tranquillamente vivere di turismo. Ci è stata offerta l’occasione di portare la nostra città nelle case di tutti gli italiani e ne abbiamo saputo approfittare. Dietro c’è stato un grande lavoro portato avanti dal mio staff, e in particolare da Milena Medico e Angela di Geronimo che si sono interfacciate con la sede di Roma e hanno accontentato in tutto e per tutto una produzione, giustamente, molto attenta ed esigente. Per fortuna, il nostro territorio sa offrire una miriade di alternative tutte valide e abbiamo potuto valutare molte idee, tanto che ci siamo trovati in crisi al momento di selezionare cosa far vedere, ma è venuta fuori una trasmissione molto ben fatta, dove i protagonisti sono stati proprio i grammichelesi, le nostre associazioni, i nostri ragazzi, le nostre tradizioni artigianali, artistiche e monumentali”.

 

Grammichele si è ritrovata unita ed entusiasta come davanti ad una importante partita della nazionale italiana di calcio, tutta protesa verso questo evento particolare e inusuale. La città tutta ha tifato per se stessa, e per un po’ ha messo da parte i problemi del quotidiano. Peccato solo per il risultato finale, che per un soffio non ha premiato la città con il pulmino messo in palio, ma in fondo l’importante non era vincere quella sfida, bensì quella della visibilità. Una sfida che, stando ai primi numeri, sarebbe stata vinta. “I dati finora in nostro possesso – continua il primo cittadino – ci dicono che dopo la messa in onda c’è stato un picco di interesse sul web nei confronti del nostro comune da parte di potenziali visitatori, quindi obiettivo raggiunto!”.

Purpora ci tiene anche a sottolineare come tale risultato sia stato raggiungo a costo zero per le casse comunali. Merito di tanta voglia di far bene e di un pizzico di ingegno. “Ci siamo autotassati per finanziare i ragazzi partiti da qui per Roma, gli altri li abbiamo scelti direttamente tra i nostri giovani concittadini che studiano e lavorano fuori. In questo modo abbiamo risparmiato e, contemporaneamente, abbiamo dato loro un’occasione per unirsi e stare insieme. Sono stati fantastici e li ho già ringraziati per il modo in cui si sono messi in gioco, ma appena torneranno dedicheremo loro un momento per ripercorrere i momenti salienti di questa bella avventura”.

Un’avventura che la città ricorderà per sempre anche grazie ad una targa regalata dallo staff di “Mezzogiorno in famiglia”, dono che il sindaco ha ricambiato con due opere del prof. Salvatore Aquino, due mattonelle con il rilievo della piantina di Grammichele e una copia della lavagna di Ardesia, naturalmente accompagnate dalla firma del primo cittadino e da alcuni dolci tipici.

“La squadra della Rai è rimasta colpita dalla bellezza dei nostri luoghi e dalla vastità della nostra piazza. Ci auguriamo che, d’ora in avanti, la nostra cultura e il nostro patrimonio possano essere il tramite per il rilancio della città in ambito nazionale” ha concluso il Sindaco, preannunciando una serie di progetti finalizzati al recupero delle tradizioni locali attraverso l’artigianato, la cucina e il patrimonio archeologico.

 

 

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Un successo il Carnevale a Mazzarrone

Articolo di Valentina Frasca,   Foto di Milena Ippolito

Su la maschera! A Mazzarrone quella che è andata in scena nel mese di febbraio nella sala ricevimenti del Casale dei Consoli è stata una strepitosa seconda edizione del Gran Galà di Carnevale. Boom di ingressi, con più di 700 presenze. Un risultato quasi inaspettato, ma frutto del grande lavoro di un gruppo di imprenditori che si sono messi in gioco per regalare alla città un momento di aggregazione e divertimento nel nome di Re Burlone.

“Il principio di questa festa, che per tutti noi è stato un successo, è quello di ripristinare la tradizione dei festeggiamenti tipici del Carnevale così come venivano intesi un tempo: gioia e condivisione, all’insegna del divertimento e del costume” ha dichiarato Benì Inzirillo, uno dei promotori dell’evento reso unico dalla cura minuziosa dei dettagli: dalle maschere alla musica, tutto ispirato agli indimenticabili ‘70-‘80-‘90. “Abbiamo rivissuto quegli anni magici – ha aggiunto Inzirillo – in una serata caratterizzata da grande allegria viagra generika preis. Un appuntamento da riproporre senz’altro l’anno prossimo”.

Lo stesso clima di festa è continuato per le strade della città di Mazzarrone, da domenica sera fino a martedì grasso, grazie agli eventi promossi dal comitato costituito da 9 ragazzi tra i 17 e i 25 anni, espressione dell’Associazione Culturale Giovanile VIVALAVIDA, che ha lo scopo di ‘mettere in moto’ e rendere sempre più bella la città, coinvolgendo un numero crescente di giovani, i veri protagonisti di questo Carnevale. E loro hanno risposto con entusiasmo, calandosi in pieno nello spirito carnevalesco. Oltre 300 i partecipanti alle sfilate di lunedì e martedì. 2 i gruppi in maschera accompagnati da minicarri: i Moicani e W le Calorie. Quest’anno, inoltre, i carri allegorici sono tornati a sfilare per le vie della città grazie all’abile e costante lavoro dei partecipanti che, con impegno e senza risparmiarsi, ad essi hanno dedicato praticamente ogni sera nei due mesi precedenti il carnevale. I temi scelti per la rappresentazione sono stati la favola di Biancaneve, il Circo, il Far West e i Figli dei Fiori. 

“È stato il Carnevale che volevamo, è riuscito nel migliore dei modi e ne siamo felici – ha commentato il vicepresidente dell’associazione, Manuel Scribano – e ringrazio tutte le famiglie che hanno partecipato per il supporto dato e per aver trascinato tutta la città. Praticamente tutti hanno preso parte all’organizzazione – ha aggiunto – ed è stato un bel momento di unione e condivisione”

Nonostante il maltempo non abbia permesso di sfilare la domenica, la serata in piazza è stata un successo. Merito anche di una Notte Italiana affidata al DJ vittoriese Peppe Maugeri e all’animazione di Peppe Cilio Vox, che hanno richiamato centinaia di ragazzi da tutta la provincia e da quelle limitrofe. Il lunedì la serata è stata animata dai carri che, intervallandosi, hanno acceso la piazza con musica e balli. Il gran finale, naturalmente, il martedì grasso, con l’ultima sfilata e l’esibizione di fronte alla giuria dei vari gruppi; quindi discoteca sotto le stelle fino a mezzanotte con Dj Saro Sallemi e la voce di Peppe Cilio.

“Per noi il Carnevale è il sorriso spontaneo dei bambini, è il ballare per le strade, è sporcarsi di colla e fare tardi la sera per realizzare un carro, è il ritrovarsi in una piazza accanto a gente che pensavi di non conoscere, ma che si diverte come te” sono state le parole dei componenti il comitato organizzatore. “Carnevale è divertirsi, è stare insieme, è creare qualcosa di bello che resti nella memoria di tutti. Ecco perché vogliamo ringraziare tutti quelli che hanno partecipato, le persone che ci hanno sostenuto e che credono in noi, e quelle che danno il loro supporto anche con delle critiche costruttive, perché sono proprio quelle che ti fanno crescere e ti permettono di migliorarti anno dopo anno”.