Il castello di Vizzini. Da roccaforte normanna a carcere borbonico

Articolo di Eleonora Bufalino   Foto di Salvatore Maggiore

Ogni città, paese o piccolo borgo della Sicilia nasconde i suoi luoghi segreti: stradine, cortili, angoli lontani dalle vie più trafficate. Vizzini, incastonato tra le colline degli Iblei, offre anch’esso l’opportunità di meravigliarsi della bellezza della nostra terra: nella parte più elevata del paese, come a sorvegliare ancora i suoi confini dall’alto, sorge un antico Castello medievale e il quartiere, da sempre uno dei più popolati di Vizzini, ha preso il nome di questa maestosa edificazione: ‘o Castieddu!


Sulle sue origini vi sono alcune preziose notizie: fino al 1500 ha assunto il ruolo di un vero e proprio castello normanno, con delle grosse mura di fortificazione lungo tutto il perimetro, un pozzo, un cortile interno, delle porte che chiudevano il paese e delle torri da cui controllare il territorio. Durante il periodo siculo, ellenico e romano, si pensa ci fossero uffici importanti legati all’esercizio dell’autorità pubblica presso la zona del Castello, nonché luoghi di culto. La sua esistenza in epoca normanna, a metà del XII secolo, è provata da una formella decorativa di quell’epoca, sulla base della statua di San Gregorio Magno, presso il largo Matrice di Vizzini, che raffigura uno scenario cittadino in cui è presente anche il Castello, compreso delle due torri di cui ad oggi non si ha più traccia, a causa dei crolli dovuti al terremoto del 1693.


Successivamente, il Castello di Vizzini ha cambiato la sua funzione e per tutto il periodo borbonico è stato un carcere mandamentale di rilievo, poiché comprendeva una circoscrizione territoriale e amministrativa abbastanza ampia e come tale copriva anche il relativo mandamento giudiziario. Ciò vuol dire che in esso venivano reclusi non solo prigionieri di Vizzini, ma anche dei paesi più o meno limitrofi, anche perché l’edificio era molto capiente. Intorno alla prima metà del 1600, il carcere venne privatizzato, ovvero i servizi connessi alla carcerazione e le spese necessarie per il mantenimento dei condannati dovevano essere sostenute dalle rispettive famiglie. Le fonti storiche testimoniano, infatti, che in quel periodo la famiglia Gruttadauro di Reburdone (nome che deriva da Grotta d’Oro, ndr), che abitava nelle immediate vicinanze del quartiere, ne acquistò i diritti legati alla gestione e all’amministrazione e così il Castello divenne una struttura privata. Quando nel 1800 furono aboliti la feudalità e i titoli nobiliari, di cui Vizzini era ricolma, la proprietà del Castello passò alla famiglia Casa, di Ragusa, i cui membri erano chiamati “Baroni Castel Vizzini”, ovvero Baroni del Castello di Vizzini, titolo che non faceva riferimento ad un feudo ma solo alla loro posizione di ultimi proprietari dell’antica costruzione normanna. Il sistema carcerario rimase in vigore per tutta l’epoca fascista e solo durante gli anni ’50 circa del secolo scorso perse gran parte della sua importanza, venendo usato come prigione per coloro che commettevano reati minori o di poco conto. Testimonianze di anziani vizzinesi e di storie tramandate raccontano che nei primi anni del 1700 i carcerati pianificarono una rivolta interna per protestare contro le pessime condizioni dell’organizzazione interna. Si narra, infatti, che in celle poco spaziose erano accalcati un gran numero di detenuti, assegnate inoltre in base alla loro stratificazione sociale. Il carcere era dotato anche di anguste celle di punizione e gli originari cunicoli usati dalle guardie fungevano da corridoi in cui i prigionieri potevano passeggiare duranti i momenti d’aria.

Dai più recenti scavi sono stati rinvenuti sui muri delle celle graffiti e scritte dei carcerati; una di questa riconduce allo sconforto e alla pena per un delitto probabilmente passionale: “Ppi tantu amari né siri amatu, aiu statu macari ‘ncarceratu”.
Con queste parole che risuonano come una malinconica e rassegnata condanna, è facile sentirsi trasportati in quei tempi, intrisi di vicende umane e di antichi misteri, alla scoperta di antichi luoghi di cui la nostra Sicilia è ricca.

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