Articolo di Alessia Giaquinta,   Foto di Totò Messina

Suono di Sicilia, non si potrebbe definire altrimenti: ecco cosa è il Marranzano. Apparentemente semplice nella forma, quasi essenziale, è costituito da due elementi: ‘a cascia, ossia il telaio di ferro dall’aspetto tondeggiante che ricorda la struttura genitale femminile e da una pinnedda, ossia una linguetta in metallo dalla forma allungata e sottile che culmina in un ricciolo, a sua volta simbolo dei genitali maschili. E, quasi alludendo alla magia che sprigiona l’incontro uomo-donna, questi due elementi, insieme, producono un suono quasi soprannaturale, capace di creare stupore e incanto.

Uno strumento del genere, caratteristico della nostra Sicilia, ma diffuso in tutto il mondo attraverso numerose varianti, è quasi a rischio di estinzione: pochissimi, ormai, sanno costruire artigianalmente il marranzano e, addirittura, sebbene molti siano affascinati dal suono che esso produce, non è facile trovare chi è in grado di conoscerlo veramente.

A spiegarcelo è Carmelo Buscema, un eclettico fabbro di Monterosso Almo, che dal 2010 è diventato costruttore di marranzani e poi, di conseguenza anche un suonatore perché, come dice lui «un meccanico che non sa guidare non saprà neanche dove mettere le mani per riparare un’automobile, e così anche per il marranzano: chi lo costruisce deve conoscerne il suono e la magia della vibrazione che produce».

Lo incontriamo, un pomeriggio, nella sua bottega tra martelli, forge e pezzi di ferro. Carmelo è gioioso e con grande entusiasmo si racconta mentre, instancabilmente, ci mostra una parte del lavoro per la costruzione del marranzano.

«Sono un fabbro curioso – esordisce – perché non mi sono mai accontentato di produrre semplici pezzi in serie. Amo usare la fantasia e la creatività e soprattutto sfidare me stesso… ».

Così, con gli occhi commossi e carichi di soddisfazione, inizia a raccontarci il suo primo incontro con il marranzano, avvenuto per caso nel 2010 partecipando ad una festa a Catania.

«Feci una scommessa con me stesso: voglio costruirlo, ho gli strumenti giusti e soprattutto tanta voglia di fare».  Con questo spirito, Carmelo, iniziò una delle avventure più belle e soddisfacenti della sua vita: costruire non solo uno strumento ma soprattutto onorare, attraverso il lavoro, una tradizione che non può finire nell’oblio.  

A tal proposto ci spiega la differenza tra i marranzani in commercio e quelli costruiti artigianalmente: «è necessario distinguere il souvenir dallo strumento. Marranzani da souvenir se ne trovano tanti in commercio, a poco prezzo, ma questi non possono considerarsi strumenti. Il vero marranzano è costruito da un fabbro che conosce bene l’arte di forgiare il ferro e che sa già il suono che vuole ottenere. Non esistono marranzani uguali: ognuno ha un suono diverso poiché differente è la mano che l’ha costruito, ogni marranzano è un pezzo unico».

Allora, compiaciuto, ci mostra alcuni marranzani da lui prodotti ed esportati in tutto il mondo: dal Giappone, alla Svizzera, all’Inghilterra perché, come lui stesso ci tiene a sottolineare, il mondo è pieno di curiosi, studiosi, appassionati, collezionisti e musicisti che commissionano – senza badare a spese – il tipico strumento e c’è chi incide pezzi, chi scrive tesi di laurea, chi ne studia le note, chi la storia.

Carmelo non avrebbe mai creduto che intraprendere questo percorso, che lui stesso considera un hobby e una passione, gli avrebbe portato così tanta soddisfazione e stima a livello mondiale.

Ad oggi, in Sicilia, infatti, sono rimasti solo in due a saper costruire marranzani e Carmelo, non ancora cinquantenne, auspica che tra le nuove generazioni ci sia qualcuno che voglia imparare, che voglia prendersi l’impegno di continuare una tradizione millenaria.

«Giuseppe Alaimo è stato il mio maestro: mi ha accolto in casa sua, a Resuttano, circa tre volte per insegnarmi teoricamente i passaggi utili alla costruzione del marranzano. Lui spiegava e poi io, appena tornavo in bottega, cercavo di mettere subito in pratica. Non è stato semplice ma non mi sono mai arreso. La soddisfazione di esserci riuscito, però, è stata unica».

Poi, con un velo malinconico, ci confida «finché mani, denti, fiato e passione non mi abbandonano, costruirò e suonerò marranzani: ho fatto una promessa al mio maestro in punto di morte, a me stesso e alla mia caparbietà e soprattutto alla mia bella Sicilia …».

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