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Bianca Food Bianca Magazine N.24

Sua maestà: la brioscia “col tuppo”

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di Alessia Giaquinta   Foto di Laura Vinci

«Scinnì, individuò un bar, s’assittò a un tavolino all’aperto, ordinò una granita di caffè e una brioscia», scrive Andrea Camilleri né “Gli arancini di Montalbano”.
Del resto, l’estate siciliana è sintetizzabile proprio in questo binomio: granita e brioscia, rigorosamente col “tuppo”. Eh già: non è bene generalizzare quando si parla di cibo. C’è una storia dietro ogni sapore, c’è una cultura dentro ogni ingrediente.
E, allora, si ritiene che la brioscia “col tuppo” nasca ancora prima di ogni altra sorta di brioche. Pare addirittura che i francesi, apprezzandone il gusto, abbiano adottato questo nome – prendendolo in prestito dal siciliano – per i loro dolcetti preparati con latte, uova, burro e farina.
Procediamo per gradi. Si racconta che, anticamente, una nobile famiglia chiese al proprio cuoco di preparare un dolce di consistenza soffice che potesse accompagnare la marmellata, per lo spuntino del mattino.
Da vari tentativi nacque così la brioscia che, in seguito, si caratterizzò “col tuppo”, una sorta di chignon simile a quello che le donne, soprattutto nel passato, usavano per raccogliere i lunghi capelli. Il “tuppo”, del resto, è la parte più amata nella brioscia: è, infatti, quello che, per prima, si affonda nella granita o nel gelato, usandolo spesso a mo’ di cucchiaio. Una vera e propria bontà!
Il “tuppo” pare voglia richiamare la leggenda di una ragazza che, innamorata di un giovane non nelle grazie dei genitori, tagliò i lunghi capelli – legati a tuppo – come segno di protesta. Altri, invece, suppongono che la forma della brioscia richiami il seno femminile e dunque sia un inno all’abbondanza e alla fertilità.
Leggende e significati antropologici a parte, indubbiamente stiamo parlando di una vera e propria delizia per i sensi: l’impasto soffice e delicato si sposa perfettamente con qualsiasi farcitura: crema, gelato o granita, divenendo così la colazione preferita dei siciliani e di chiunque approda in questa terra.
Qualcuno sostiene che fu proprio Francesco Procopio de Coltelli, il siciliano inventore del gelato (cui abbiamo dedicato un articolo nel numero 11 di Bianca Magazine) a inventare la brioscia. Procopio, infatti, originario di Acitrezza, dopo un soggiorno a Palermo, fece la sua fortuna in Francia, nel 1686.
Il celebre “Café Le Procope” a Parigi divenne presto uno dei luoghi più frequentati dagli intellettuali e dai politici del tempo: nessuno riusciva a resistere alla bontà del gelato, della granita e, molto probabilmente, della brioscia “col tuppo”.Una vera istituzione, in Sicilia e nel mondo, sintesi di sapori, concentrato di storie e leggende, insomma: non mangiarla sarebbe un’angoscia… sua maestà “la Brioscia”.

 

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