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Bianca Food Bianca Magazine N.22

L’ape nera sicula

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Articolo di Titti Metrico  Foto di Mariagrazia Tedesco

Piccola e operosa creatura, di origine africana particolarmente forte e resistente, come se fosse rimasta allo stato selvatico, differisce dall’ape comune perché meno aggressiva. Nel nostro immaginario le api sono a strisce nere e gialle, ma l’Apis mellifera siciliana, in altre parole, l’ape nera sicula, ha l’addome scurissimo con peluria giallastra e ali più piccole. Ha popolato per millenni la nostra Sicilia, ma negli anni ‘70, gli apicoltori iniziarono a importare dall’Italia settentrionale la ligustica, comunemente definita ape italiana, portando l’ape sicula alla quasi totale estinzione. Nel 1986 l’entomologo siciliano Pietro Genduso aveva messo a punto la classificazione genetica dell’ape sicula attraverso l’elettroforesi.
Alla fine del 1987 un suo studente, Carlo Amodeo, ritrova l’ape sicula che all’analisi risulta conforme, da lì parte il lungo cammino di amore e salvaguardia di questo insetto unico.
Nel 1987 a Carini, Carlo Amodeo ritrovò nella terra di un anziano apicoltore gli ultimi bugni (le casse usate come arnie, ndr) di api nere sicule, li conservò in isolamento prima sull’Isola di Ustica e successivamente sulle Isole di Vulcano, Filicudi, Alicudi per la riproduzione in purezza, scoprendone le sue caratteristiche: la nera sicula, permette di effettuare le operazioni di smielatura a mani nude; è molto docile e molto più resistente alle temperature estreme rispetto all’ape comune; riesce a produrre miele sia in inverno sia in estate, ma non solo, è resistente anche alla varroa e alle virosi, consuma meno miele rispetto ad altre api; si accoppia in volo e la regina vola per chilometri, per questo è stato necessario isolarle.
Con l’arrivo della primavera la troviamo nei fiori più belli con il suo linguaggio simile a una danza, l’ape più giovane sbattendo le ali si dedica alla pulizia delle celle, le bottinatrici adulte (api operaie, ndr) raccolgono il nettare e il polline dai fiori.
L’ape nera sicula è Presidio Slow Food e a sollecitare l’attenzione sul rischio di estinzione di questa razza autoctona è stato proprio Carlo Amodeo.
Oggi il Presidio è composto da otto allevatori che hanno recuperato le regine da Carlo Amodeo. Un grande successo è stato, nel gennaio 2012, l’avvio del “Progetto di reintroduzione e di conservazione della sottospecie a rischio di estinzione Apis mellifera siciliana”.
Il progetto denominato “Ape Slow” nato dall’incontro tra Amodeo e Slow Food deve moltissimo a quest’associazione, grazie alla quale sono stati coinvolti più di 240 apicoltori siciliani, i più capaci tra questi hanno insediato in altre isole prive di fauna apistica oltre a quelle già citate e alcuni di essi sono già stati iscritti all’albo nazionale allevatori di api regine nella sezione ape sicula, diventando, così come Amodeo, custodi di questo bene unico.
La forza di quest’ape sta nel fatto che i rari ceppi selvatici ritrovati e isolati sulle diverse isole non sono mai stati violentati con selezioni produttivo/comportamentali, quindi la loro memoria genetica intatta e la loro totale conformità genetica le rende uniche fra tutte le sottospecie di api al mondo mettendole al sicuro dal rischio estinzione.

Il miele dell’ape nera sicula

Il miele della nera sicula viene sempre estratto a freddo, ha proprietà nutraceutiche, antiossidanti e antifungine, il suo gusto non si discosta dagli altri. Da uno studio dell’Università Federico II di Napoli si evince che il nettare prodotto dalla nera sicula possiede antiossidanti da tre a dieci volte superiori rispetto a qualsiasi altro miele, ma anche tredici sostanze antibatteriche e quattro antifungine, queste ultime mai riscontrate in altri mieli. Restano tante però le minacce, anche per un’ape tosta come questa, su tutti gli antiparassitari e gli insetticidi come i neonecotinoidi che per anni restano nel ciclo delle piante, dei fiori e dei loro frutti pregiudicandone l’esistenza.

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