Articolo di Alessia Giaquinta   Foto di Fabrizio Frigerio

A come Attore, B come Ballerino, C come Cantante, D come Delizioso, E come Entusiasmante, F come Fenomenale… Insomma, si potrebbe procedere all’infinito. A ogni lettera dell’alfabeto corrisponde più di una competenza o aggettivo attribuibili a lui, G come il grande Antonello Costa.

Lo incontro in camerino, dopo l’esibizione nel suo ultimo spettacolo-varietà “C Factor”, a Città della Notte presso Augusta, suo luogo natio, tra l’altro.
Antonello vive a Roma dal 1991 e si muove in tutta Italia per donare al suo pubblico ore di spensieratezza e allegria.

Quando nasce Antonello-Artista?
«(ride, ndr). Mia mamma mi racconta che a tre anni mi divertivo a imitare il mio bisnonno. Mi piaceva fare ridere i parenti. A quattordici anni ho iniziato a fare teatro con una compagnia di Augusta “Teatro Minimo” diretta da Giuseppe Amato. Lui disse a mia mamma “suo figlio è portato per il teatro, lo faccia studiare”. Così, dopo il liceo, mi trasferii a Roma per studiare recitazione, canto, ballo, insomma tutto ciò che serve per sostenere il talento».

Potremmo dire che lo studio è alla base in questo lavoro?
«Certo. È importantissimo. Negli spettacoli nulla è affidato al caso ma ogni battuta, movimento, pausa viene studiata nei dettagli. Ecco perché per preparare uno spettacolo passano parecchi mesi. Non è facile far ridere… ».

E nella vita, lontano dal palco, come sei?
«Beh, devo ammettere che mi piace molto scherzare ma non sono l’Antonello-Artista. C’è differenza tra la sfera privata e lavorativa: sul palco faccio quello che ho studiato e che devo fare, nella vita mi diverto con gli amici, amo la mia famiglia e mi rilasso pescando e suonando la chitarra».

Quindi Antonello persona e personaggio da una parte coincidono, dall’altra fanno vita differente…
«Sì, necessariamente. Ma non è stato facile comprenderlo. Io sono eccessivo in tutto, appartengo alla categoria dei capi-comici. In passato facevo l’ errore di dedicare gran parte del mio tempo all’Antonello-Artista finché un’amica psicologa mi ha aiutato a comprendere che tu sei due: se non coccoli, nel mio caso, l’Antonello-Persona ne risente l’Antonello-Artista e viceversa».

E l’Antonello-Artista, nella sua carriera, ha dato vita a numerosi personaggi. A quali sei maggiormente legato?
«I personaggi sono come dei figli. Ciascuno di loro nasce in un momento e in un contesto che lo rende speciale. Sicuramente sono legatissimo a Sergio (sììììììì) perché è stato il primo e don Antonino, nome di mio nonno, che me lo ricorda tantissimo».

Cosa fai prima di entrare in scena?
«A parte il “merda, merda, merda” di rito, gestisco la concentrazione controllando autonomamente ogni cosa che mi riguarda: ho due bauli interi pieni di parrucche e oggetti, senza contare le camicie, stirate esclusivamente da me. Questo potei definirlo un rito».

Hai un motto?
«Quando si è giovani, l’obiettivo è diventare famoso poi, negli anni, capisci che è molto più importante cercare di diventare bravo».

Utilizzi il corpo in maniera sublime: hai le capacità dei più grandi artisti mondiali, Michael Jackson per esempio…
«Avevo quindici anni quando ho scoperto che mi veniva facile imitare Totò, John Travolta, Michael Jackson, appunto. In discoteca, quando ballavo, si creava un cerchio attorno a me, era un’attrazione. Una cosa però è importante: io utilizzo il loro stile per creare un pezzo tutto mio, non è un copia-incolla».

In cosa sarai impegnato prossimamente?
«Da ottobre a dicembre sarò impegnato come protagonista in una commedia con Barbara Bouchet, Fiordaliso e Sergio Vastano. A gennaio, febbraio e marzo farò la mia commedia. Ad aprile o maggio debutterò col mio nuovo varietà al Teatro Olimpico di Roma».

Prima di chiudere l’intervista fa una considerazione spontanea: “Sono fortunato perché faccio il lavoro che amo”. Lo abbraccio e mi sorride, anche con lo sguardo.
Mette il buonumore – anche solo a parlarci – l’artigiano dello spettacolo, come ama definirsi. Ad maiora, Antonello, la Sicilia è fiera di te!

 

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