“Amarcord Biancorosso”, il libro a suggello del glorioso passato calcistico del Caltagirone

Articolo di Omar Gelsomino

Il calcio oltre ad essere uno degli sport più praticati al mondo è anche il più seguito da parte dei tifosi. Ciascuno di noi ha da sempre una squadra del cuore per cui tifa. Prova ne sono gli ultimi europei di calcio che hanno visto trionfare la nazionale italiana. Già, perché tifare per una squadra non è sempre facile: ai brillanti risultati si alternano delusioni e sconfitte. Un pallone, un giocatore,  una squadra di calcio diventano per noi una vera e propria passione. Sin da piccoli calciare un pallone è la cosa più naturale che si possa fare, da lì poi si aprono tante strade, mille mondi. Ci sarà chi metterà da parte il pallone per fare altro nella vita, chi diventerà un giocatore amatoriale giocando a calcetto o a calcio con gli amici,  e chi invece farà del calcio la propria vita, la propria passione: giocatori, allenatori, direttori sportivi, procuratori, ecc. Il calcio è l’argomento, forse è l’unico, che fa discutere anche diversi giorni dopo l’esito di una partita, infervora gli animi, lascia in ciascuno di noi ricordi, storie e aneddoti da raccontare agli amici. “Amarcord Biancorosso – Storia di una passione, il calcio a Caltagirone dal dopoguerra alla fine del ‘900“, il libro di due calatini doc, Mario Amore, apprezzato specialista in anatomia patologica, è stato medico sociale negli anni ’80 e ’90, e Giovanni Salonia, dipendente ospedaliero, è stato un brillante calciatore del Caltagirone, allenatore e preparatore atletico di molte società calcistiche. Un libro che ripercorre attraverso ricordi, testimonianze, documenti e aneddoti circa un cinquantennio della storia del calcio a Caltagirone, con i suoi alti e bassi, momenti di gloria e altri meno esaltanti, che i più grandi ricorderanno bene, altri vi si riconosceranno, mentre i più giovani sicuramente riscopriranno. Ho incontrato Mario Amore e Giovanni Salonia per farci raccontare cosa li ha spinti a scrivere questo libro e alcune vicende di cui sono stati protagonisti nelle diverse stagioni calcistiche. 

– Come nasce questo libro?

Amore: «Qualche mese prima di lasciare la mia attività di medico ospedaliero per la pensione, un mattino l’amico Giovanni Salonia mi chiede la disponibilità a scrivere un volume per narrare la storia del Caltagirone calcio, subito rispondo affermativamente ed aggiungo di avere pronto il titolo, “Amarcord Biancorosso”». 

Salonia: «Da anni leggendo alcune pubblicazioni relative a società calcistiche siciliane, avevo il desiderio di realizzare qualcosa in merito alla nostra squadra. Mi sono rivolto a Mario Amore che in passato assieme al fratello maggiore Francesco hanno svolto il ruolo di medici sociali. Grazie alla sua disponibilità ho iniziato a ricercare telefonicamente molti ex biancorossi per avere delle testimonianze. A Mario, quindi, il faticoso compito della scrittura».

 

– È intriso di ricordi, nostalgia e tanto altro, cosa volete trasmettere ai lettori?

Amore: «Ai lettori intendo trasmettere una memoria storica da custodire e possibilmente divulgare alle nuove generazioni per non dimenticare quanti con dedizione e sacrificio in tanti anni hanno onorato la maglia biancorossa, in particolare i calatini Mimmo Parisi, Turuzzo Bongiorno, Rocco Testa, Pippo Bizzini, Pino Bongiorno e due segretari, Giacomo Randazzo che successivamente passò al Siracusa e poi all’Atalanta in serie A e Giacomo Trovato».                     

Salonia: «Come già detto dal Dott. Amore anch’io sentivo l’esigenza di non trascurare il glorioso passato calcistico della nostra squadra anche se qualche volta abbiamo sofferto delle particolari situazioni ed oltre il Caltagirone calcio era giusto ricordare altre squadre, soprattutto quelle nate negli Oratori di Caltagirone».

 

– Cosa ha rappresentato e rappresenta per voi il calcio?

Amore: «Il calcio per me ha rappresentato e tuttora rappresenta passione e divertimento, ma anche stile di vita».

Salonia: «Sì, sono d’accordo, il calcio è un modello di valori e se praticato in maniera sana ci consente di sviluppare atteggiamenti utili alla crescita della persona quali il rispetto dell’avversario, la sana competizione, la disciplina, l’impegno, il sacrificio e l’autostima».

                            

– In passato è stato importante l’apporto delle istituzioni pubbliche, cosa è meglio per sostenere e rilanciare una squadra di calcio, il pubblico o il privato?

Amore: «Negli anni trascorsi le società calcistiche potevano disporre di finanziamento pubblici, comunali ed a volte provinciali. Oggi non è più possibile, pertanto occorre avere dei privati con voglia di investire ed un pubblico che partecipi in modo chiaro effettuando l’abbonamento o pagando il biglietto d’ingresso allo stadio».                 

Salonia: «Sono d’accordo. Non è più possibile fare riferimento alle istituzioni pubbliche. Le società calcistiche oggi ormai sono delle imprese e quindi occorrono imprenditori con buone disponibilità di investimento».

 

– Quanto è importante il sostegno dei tifosi?

Amore: «Il sostegno dei tifosi è importantissimo, in fondo il pubblico assiepato sulle tribune è da sempre considerato il 13° uomo».

Salonia: «I tifosi sono di sicuro una forza, una marcia in più per una società calcistica».

 

– Secondo voi chi è stato il migliore giocatore, allenatore e presidente?

Amore: «I migliori calciatori relativi ai miei ricordi sono stati i calatini Rocco Testa, Pino Bongiorno e Pippo Bizzini. Tra gli allenatori cito Vaccari e tra i presidenti Enzo Iudica». 

Salonia: «Concordo anch’io per i calciatori calatino citati dal Dott. Amore, tra gli allenatori i migliori che ricordo sono Riva ed Andreoli e tra i presidenti N. Russo e l’avvocato Alongi».

– Anche se il “Caltagirone calcio” non ha mai militato nelle categorie importanti ha mostrato tutta la sua forza nelle categorie minori, da molti anni vive una parabola discendente, rispecchia quello che è la nostra città? 

Amore: «Sì, dall’anno 2000 abbiamo avuto una parabola discendente e nel corso di quest’ultimo ventennio alcuni anni non si è partecipato a tornei federali. Tutto questo in parte rispecchia la sfiducia che vive la nostra bella città, ma occorre scuotersi dal torpore e risalire in alto».   

Salonia: «Vero, pur avendo avuto delle possibilità, la squadra biancorossa non ha mai disputato la serie C, ma ha partecipato a tornei di serie D ottenendo buoni piazzamenti. Poi dopo l’ultima retrocessione dalla serie D un lento declino. Ma in questi anni tante gloriose società siciliane sono crollate, il Catania ed il Palermo disputano la serie C, il Messina la D, il Siracusa tra i dilettanti, il Trapani addirittura fallito. Il tutto sicuramente rispecchia il periodo non facile che stiamo vivendo».

 

– Qual è stato il campionato più bello ?

Amore: «Il più bello tra i miei ricordi è il campionato del 1996-97 concluso al terzo posto dopo una entusiasmante stagione che condotta per buona parte in cima alla classifica si concluse con la vittoria finale del Crotone».                 

Salonia: «Il campionato di serie D 1971-72. Avevamo una squadra molto forte con calciatori di serie superiore, ma a seguito di una lunga squalifica di campo, costretti a peregrinare in campi neutri, in pratica abbiamo svolto il torneo in trasferta. Tutto questo ci penalizzò non poco».

 

– Analizzate tanti periodi bui per la squadra, qual è stato l’episodio più triste?

Amore: «L’episodio più triste dei miei ricordi è relativo al torneo di serie D 1973-74 a Messina dove purtroppo rimediamo una sonora sconfitta 6-2».   

Salonia: «Per me l’episodio più triste è relativo al torneo di serie D 1965-66. Perché pur disponendo di una buona squadra, per tutta una serie di circostanze avverse fummo costretti a disputare uno spareggio salvezza con la Folgore di Castelvetrano ad Agrigento. Perdemmo 1-0 e siamo retrocessi in Promozione».

– Secondo voi perché un giocatore siciliano non la le stesse chances di un collega italiano di giocare in una squadra “blasonata”‘?

Amore: «In genere i nostri giovani calciatori hanno scarso senso del sacrificio e tutto sommato le nostre società isolane investono poco o nulla nel settore giovanile».     


Salonia: «Sì, c’è poco interesse nell’avere un buon settore giovanile, le nostre società non investono molto. Poi tanti giovani pensano che tutto è facile e sono poco propensi all’impegno costante».

 

Un libro sicuramente capace di regalare emozioni e come dice il titolo Amarcord riportarvi alla memoria tanti bei ricordi.

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