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Bianca Magazine N.22 Bianca People

Alfia Milazzo, quando la musica è palestra di vita

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Articolo di Patrizia Rubino   Foto di Mario Strano

Una carriera di successo alle spalle a Milano nel settore dell’editoria con Mondadori, De Agostini e Rizzoli, ma per Alfia Milazzo, docente di Storia e Filosofia, scrittrice, blogger e life coach professionista, da oltre dieci anni l’impegno a favore dei bambini e dei ragazzi dei quartieri a rischio di Catania è una vera e propria missione. Nel 2009, insieme a Liborio Scaccianoce, dà vita alla Fondazione “La Città invisibile”. Una realtà oggi in continua crescita, il cui alto valore civico e sociale è riconosciuto a livello nazionale ed internazionale.

Nel nome della Fondazione riecheggia il titolo del romanzo utopico “Le città invisibili” di Italo Calvino.
«Proprio così, la nostra città invisibile è un luogo in cui le utopie possono diventare realtà. Purtroppo i bambini e i ragazzi delle periferie più disagiate, oltre alla povertà economica, subiscono anche un totale degrado di valori. L’intuizione è stata quella di utilizzare la musica per aprire i loro cuori e le loro menti a una realtà, in cui si condividono le regole, si rispettano gli altri e ci si nutre di cultura. Da qui la nascita della Scuola di vita e Orchestra sinfonica “Falcone Borsellino”.
Bambini e ragazzi dai 6 ai 20 anni, oltre ad imparare gratuitamente l’uso di uno strumento musicale, secondo il modello venezuelano delle orchestre e dei cori infantili, vengono sostenuti in una crescita culturale attraverso laboratori artistici e creativi e motivati alla fratellanza e ai principi della civiltà e dei diritti. La Fondazione ha tre centri di formazione musicale nei quartieri catanesi di Librino e San Cristoforo e uno ad Adrano. I nostri ragazzi hanno suonato in oltre cento concerti, sempre a sostegno di iniziative dall’alto valore morale e civile».

L’Orchestra è intitolata ai due magistrati Falcone e Borsellino.
«Falcone e Borsellino sono i nostri fari. Quando affrontiamo il tema della legalità raccontiamo ai nostri allievi di come hanno combattuto con grande coraggio da uomini liberi per loro idee, ispirate ai principi di verità e giustizia. La cultura mafiosa in certi quartieri, esercita un potere che ammorba anche le menti dei più giovani. Sull’esempio di questi eroi del nostro tempo, spieghiamo che il cambiamento è possibile, che essere forti non significa sopraffare gli altri ma saper condividere e gioire anche delle cose semplici. I bambini ed i ragazzi, sono assetati di conoscenza e di esempi positivi, ma purtroppo alcuni ci lasciano proprio perché si rendono conto del cambiamento in atto e ne temono le conseguenze nella propria vita. Noi però, continuiamo ad aspettarli».

In questi anni, infatti, si è intestata numerose battaglie a sostegno di chi combatte la mafia, ma anche in difesa dei “suoi” bambini.
«Molti bambini di questi quartieri sono trascurati da un sistema che invece di proteggerli dall’abbandono, dalla trascuratezza e dalla povertà, si abbatte su di loro privandoli dell’affetto di quella parte sana della famiglia, perlopiù rappresentata dalle madri. Queste ultime spesso, oltre ad essere vittime di violenze, fisiche, economiche e psicologiche, si ritrovano da sole a dover combattere per non vedersi strappare i figli da uno Stato troppo distratto e indolente. Nei casi in cui abbiamo ravvisato un vero e proprio sopruso, ci siamo battuti con l’aiuto di avvocati e psicologi, per difendere i diritti di questi bambini e delle loro madri. Probabilmente siamo considerati scomodi, ma noi andiamo dritti, perché il cambiamento è anche questo».

Lo scorso dicembre le hanno assegnato il premio “Top 100 Leaders in Education”, nell’ambito del “Global forum per l’istruzione e l’apprendimento” che si è tenuto a Dubai.
«Essere riconosciuta tra i migliori 100 educatori al mondo, è un onore e un onere che mi spinge a fare sempre di più. Un piccolo gruppo di ragazzi dell’orchestra mi ha accompagnato a Dubai e ha potuto esibirsi in un concerto molto applaudito. Più di mille discorsi, la loro presenza ha testimoniato con i fatti, il nostro lavoro e il nostro impegno».

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