di Angelo Barone

Tante sono le immagini evidenti della Sicilia nel mondo. La Sicilia dei paesaggi e dei beni culturali vanta ben sette siti riconosciuti dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità: la Valle dei Templi di Agrigento, la Villa romana del Casale di Piazza Armerina, le città barocche della Val di Noto, le Isole Eolie, Siracusa e la Necropoli di Pantalica, l’Etna e in ultimo la Palermo Arabo Normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale.

La Sicilia terra dell’accoglienza e della solidarietà, crocevia millenario di popoli da sempre capaci di vivere in armonia ma anche humus delle biodiversità produttive e delle eccellenze agroalimentari con 13 produzioni Indicazione Geografica Protetta, 17 Denominazione Origine Protetta, 27 Presidi Slow Food e condivide con altre Regioni italiane e altri Stati l’inclusione nella Lista dei patrimoni culturali immateriali dell’Umanità. Tra queste eccellenze, gli agrumi di Sicilia possono rappresentare la proiezione internazionale bella e positiva della nostra Isola così come ha fatto il Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia, in occasione dell’Esposizione universale di Milano, lo scorso anno, con la comunicazione “People of Sicily”. Un omaggio alla Gente di Sicilia che nella diversità di culture, etnie, professioni, età è rappresentata in modo variopinto, sorridente e rassicurante all’ombra dell’Etna che sembra dire: vieni a trovarci in Sicilia e la nostra esplosione di sapori e colori vi raggiungerà in tutte le parti del mondo.

Condividiamo il messaggio perché la mission della nostra rivista è valorizzare le nostre eccellenze produttive e paesaggistiche per attrarre consumatori e turisti.

Gli agrumi di Sicilia sono soprattutto una bontà da mangiare a spicchi o a fette, da bere in succhi, fanno bene alla salute con le tante vitamine e gli antiossidanti che contengono, si possono fare: marmellate deliziose da spalmare sul pane, liquori da sorseggiare, fragranze di profumi, dolci e abbinamenti in cucina da esaltare come il mandarino nelle nostre cuddureddi o la magica unione di questi frutti del sole con il “cibo degli dei”, la cioccolata di Modica.

Ma gli agrumi di Sicilia sono anche un territorio da visitare lungo il percorso Le vie delle Zagara come ci propone l’associazione culturale Gusto di campagna, seguendo le arance rosse con il mito del vulcano che si estendono in tutta la piana di Catania, dalle pendici dell’Etna sino al Biviere di Lentini, il limone dell’Etna nella riviera acese, il limone di Siracusa e il limone Interdonato di Messina che caratterizzano i paesaggi di territori di incantevole bellezza nella costa jonica o come la valle del fiume Verdura, culla dell’arancia di Ribera sino ad arrivare a Palermo con il profumo del mandarino di Ciaculli. Se decidete di fare il percorso Arabo Normanno, andate a visitare il Palazzo Reale e vedrete delle belle rappresentazioni di alberi di arance a testimonianza che furono gli arabi, prima dell’anno mille d.C., a impiantare i primi agrumi in Sicilia.

È necessario continuare ancora per altri mille anni a valorizzare il nostro territorio con questi “giardini” sempre verdi, con la vitalità e la gioia della gente di Sicilia che non può essere sopraffatta dalla tristezza.

Il Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia è una filiera produttiva che in Sicilia conta 21 mila addetti attivi nelle produzione, 8831 nella commercializzazione e 1052 nella trasformazione con un valore della produzione ai prezzi di base nel 2015 di € 638.245.000 e vale il 57,7% dell’agrumicoltura nazionale. Da diversi anni questa filiera e questo territorio si è dato una organizzazione e una strategia condivisa costituendo il Distretto Agrumi di Sicilia sotto scrivendo un patto di sviluppo comune con l’obiettivo di fare sistema e competere sui mercati nazionali e internazionali. A presiedere questo importante strumento di aggregazione della filiera agrumicola siciliana è una donna, la Dott.ssa Federica Argentati.

Una donna alla guida di uno dei distretti produttivi più importanti in Sicilia, come ti definisci e come vivi questa esperienza?
«Mi definisco un agronomo con la passione dello sviluppo territoriale. Sin dai primi giorni dell’ormai lontano 1998, quando mi fu affidata la direzione di una delle più importanti OP agrumicole, ho visto nel mio lavoro la grande opportunità di crescita non solo personale, ma soprattutto della filiera agrumicola, quindi di uno dei settori più importanti dell’economia siciliana. Lavorare per le imprese che, nell’insieme, avrebbero potuto davvero cambiare le sorti dell’economia siciliana significava dare un senso anche alla scelta personale di rimanere in Sicilia, dopo la laurea. Una Sicilia che, allora come adesso, non offriva ai giovani molte opportunità. Essere donna ha vantaggi e svantaggi. I vantaggi in genere sono per gli altri».
Il marketing associativo è una mission strategica, a che punto siamo?
«Il marketing associativo sta alla base dello sviluppo dei sistemi aggregati. È l’aspetto più complicato in quanto mira a rendere partecipi i “singoli” di una strategia complessiva con cui tutti nell’insieme possano davvero essere forti. Aggregare imprenditori solo con le carte, con i finanziamenti, con la teoria, però, non serve a nulla. Anzi, al contrario, crea sfiducia e nel tempo allontana dai percorsi di cooperazione. Quello
del marketing associativo è un percorso per il quale sono necessari molti ingredienti. Primo tra tutti la capacità di conquistarsi la fiducia attraverso azioni trasparenti, partecipative, inclusive. Non è facile petanti motivi. Uno tra tutti è l’atavica diffidenza di molti e la continua azione di demolizione operata da quanti, in Sicilia, in realtà non hanno interesse a che si faccia sistema. Ancora troppi».

Quali soddisfazioni e quali delusioni nel tuo lavoro?
«A volte vanno quasi a braccetto. Le soddisfazioni in questo lavoro e in questa terra, purtroppo, non è facile averle neanche quando si raggiungono risultati evidenti. Professionali o economici che siano. A molti manca ancora la cultura della meritocrazia e del riconoscere il lavoro ben fatto dagli altri. Detto questo, però, in questi anni qualche traguardo penso di averlo raggiunto. L’ultima iniziativa che abbiamo fatto con il Distretto Agrumi, ad esempio, mi ha dato grande soddisfazione: abbiamo portato diverse imprese in Polonia per allacciare rapporti con i mercati polacchi. La missione è stata un successo, anche se non è ancora conclusa».
Nel tuo futuro ci saranno ancora gli agrumi o prevedi di scommetterti in altri settori?
«Mi occupo, anche se con mansioni ed incarichi diversi, di agrumiormai da 18 anni. Otto anni solo con il Distretto Agrumi di Sicilia. Per adesso vado avanti perché ho dei traguardi da raggiungere, prima di tutto il rinnovo del Patto di Sviluppo e quindi il riconoscimento del Distretto per i prossimi anni. Ma naturalmente, non è detto che ciascuno di noi debba fare un lavoro per tutta la vita. Credo che se lavori bene, con impegno e competenza le opportunità ti si presentino. Mi piace pensare che mi vengano offerte altre occasioni di lavoro in futuro. Ma sceglierò in base alle opportunità che avrò davanti. Chi non si augura di progredire nella sua carriera, anche cambiando lavoro? Ma ho ancora una “missione” da portare avanti: riuscire a far diventare “sistema” il mondo dell’agrumicoltura siciliana. Come sempre la mia dedizione a questo obiettivo è massima».

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