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Agata Giudice, più forte del destino

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Articolo di Patrizia Rubino   Foto di Tony Sinatra

Non è mai facile entrare nella storia di vita di una persona colpita duramente dal destino o dalla fatalità. Accade però che questa ti accolga con un sorriso disarmante e ti dica: «Io sono felice». E tutto diventa più semplice.
Agata Giudice oggi è una donna bella, intensa e solare di quasi quarantotto anni, ma ne aveva poco più di trenta quando, in seguito ad un incidente stradale, ha perso l’uso delle gambe, ma non la voglia di sorridere alla vita. Con coraggio e determinazione è riuscita a rigenerarsi e con il tempo anche a conquistare spazi sempre più importanti che la rendono una persona realizzata, capace d’impegnarsi anche a favore degli altri.

Come hai vissuto il passaggio alla tua nuova condizione di vita?
«Ho sempre avuto un carattere forte e ottimista. Questo mi ha consentito, sin da subito, di reagire e di non abbattermi. Avevo soltanto il desiderio di tornare a vivere, pur consapevole delle mille difficoltà che avrei dovuto affrontare. Mi spaventava soltanto l’idea di essere di peso. Ricordo, infatti, che dissi al mio fidanzato d’allora, di ritenersi libero. È rimasto sempre al mio fianco ed è diventato mio marito. La mia forza più grande, insieme alla mia famiglia. Oggi sembrerà paradossale, ma mi sento una donna fortunata. Sono circondata da persone che mi amano e sono riuscita a mettermi in gioco, ho la mia autonomia, affronto le difficoltà e supero me stessa giorno per giorno».

A cosa devi la tua rinascita?
«Ero un’ agente immobiliare molto attiva e indipendente. Dopo l’incidente ho dovuto lasciare il lavoro, ma non ho vissuto questa rinuncia con particolare sofferenza, perché avevo deciso di concentrare tutte le mie energie su qualcosa che mi facesse stare bene. Lentamente ho ripreso a fare sport: certo inizialmente avevo timore perché pensavo di non farcela, poi pian piano ho compreso che potevo spingermi oltre. Ho cominciato a praticare nuoto, tennis e svariate altre discipline. Nel 2007 ho conosciuto Martino Florio, presidente di Life, un’associazione che si adopera per migliorare la vita delle persone con disabilità attraverso la pratica sportiva. Anche Martino è costretto su una sedia a rotelle a causa di un incidente, ma da grande sportivo non si è mai arreso. Mi ha dato la giusta spinta per credere sempre più nelle mie capacità. Nel 2014 mi sono lanciata nella danza, i primi tempi solo balli di gruppo. Pian piano ho compreso di voler sperimentare di più, volevo ballare in coppia. Non è stato facile trovare il partner giusto, ma nel 2016 ho incontrato Roberto Finocchiaro, insegnante di balli caraibici, che ovviamente non aveva mai danzato con una ballerina in carrozzina. Abbiamo cominciato la nostra straordinaria avventura. Grazie alla sua professionalità e sensibilità ci siamo talmente affiatati che tutto è venuto naturale. Tutte le volte che danziamo, sembra incredibile ma è come se tutto il mio corpo si muovesse, un’ energia che si rinnova e che mi rigenera. Il calore e l’entusiasmo del pubblico, durante le esibizioni conferma che arriva ciò che voglio esprimere danzando: non esistono limiti, se non quelli che noi stessi ci imponiamo. Questo mi elettrizza e mi spinge a fare sempre più, per me e per gli altri».

Un impegno, quello a favore degli altri che nel tempo hai sempre più intensificato.
«Attualmente sono vice presidente di Life ed insieme a tutti gli altri volontari m’impegno molto sia per promuovere lo sport come mezzo straordinario per migliorare la vita dei disabili, sia per sensibilizzare – incontrando gli studenti nelle scuole – verso il rispetto dei loro diritti. Non tollero la mancanza di senso civico e non mi stanco mai di denunciare e combattere per le ingiustizie subite da chi come me deve faticare il triplo per ottenere anche le cose più semplici. Purtroppo ancora oggi le barriere mentali sono dure da buttare giù».

Hai un sogno?
«Sì, non vorrei mai perdere l’autonomia che con tanta fatica mi sono riconquistata e che mi fa sentire appagata per tutto quello che oggi sono diventata».

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