Articolo di Erika Magistro

“Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritorecchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze…”.

È con le parole di Gesualdo Bufalino che vogliamo ricordare Italia Chiesa Napoli, madre di tutti i pupi catanesi e ultima esponente della seconda generazione della marionettistica dei fratelli Napoli che, dal 1921, donano voce e anima alle epiche sfide di Orlando. Parlatrice ineguagliabile, voce della “Signora Tigre” di Montalbano e amabilissima “Alda la bella”, Italia Chiesa Napoli ha sempre portato avanti, con tenacia e passione, la lotta per la realizzazione di un sogno: mantenere in vita la tradizione, senza la quale saremmo solo popoli senza un nome.

Donna forte, madre amabile e moglie devota. Aveva sposato Natale Napoli, figlio di Don Gaetano, un puparo che amava a tal punto i suoi pupi da non decretarne mai la scomparsa. Venne poi la guerra e Don Gaetano cedette il passo ai suoi figli maschi (uno di loro, Saro, scomparso in giovane età) che, con talento e costanza, esportarono l’Opera dei Pupi nel mondo fino alla conquista del premio “Erasmus” ricevuto dai reali d’Olanda e destinato a “persone e istituzioni che per la loro attività hanno arricchito la cultura europea”. Italia Chiesa Napoli, attrice dalle invidiabili virtù organizzative e dalla grande audacia, era un’eroina di altri tempi e dalla personalità magnetica, capace di tenere in piedi una famiglia numerosa. Volle che tutti i figli avessero percorsi scolastici regolari ed ebbe un ruolo decisivo nella correzione dei copioni calcando le scene dei più grandi teatri: venne scelta dalla stessa Lina Wertmüller, per recitare la parte di una nobildonna siciliana, zia di Delia Scala. Fu la sola, di tutta la compagnia, a partecipare per due volte consecutive alla commedia musicale “Rinaldo in campo” di Pietro Garinei e Sandro Giovannini. La prima nel 1961 e la seconda nel 1987.

Con Italia Chiesa Napoli, che ci ha lasciati lo scorso sabato – 13 gennaio 2018 all’età di 93 anni – se ne va un altro pezzo della storia catanese ma la sua traccia nella tradizione culturale siciliana dell’Opera dei Pupi rimarrà viva nella memoria di chi ne ha amato, stimato e rispettato la dignità umana e artistica. Per sempre.

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