Tradizione, storia e bellezza: a Palermo il primo Museo della Sicilianità

Articolo e foto di Federica Gorgone

Far conoscere la storia e la cultura siciliana esaltandone arte e bellezza è ciò che Giacomo Callari, sostenuto da Gisella Mandalà, ha fatto con il suo Museo della Sicilianità. Una realtà unica la cui realizzazione è frutto di un “sogno” dall’animo siciliano in cui ricercatezza e creatività si fondono per dare vita ad un progetto che nasce oltre 10 anni fa e che è ancora in continuo sviluppo.

 

Un tripudio di emozioni ed amore per la propria terra intriso di Sicilia è ciò che si respira non appena si varcano le porte del museo situato nell’ elegante Villa Adriana a Palermo.

Un percorso immersivo, quello proposto, che sfidando ogni immaginazione passa dalle sale settecentesche della spettacolare dimora storica e conduce il visitatore tra dipinti e sculture in creta dura realizzate come la tradizione insegna. Tra queste ultime è possibile trovare alcuni dei più importanti personaggi che hanno fatto la storia della Sicilia. Ed è così che da una sala all’altra del museo ci si può imbattere in Ruggero II o nella famiglia Florio e in tanti altri ancora. Ma a sorprendere è il modo in cui essi vengono rappresentati. La tradizione siciliana è, infatti, raccontata in un modo nuovo rispetto a quello a cui siamo solitamente abituati. Come? È l’ironia il filo conduttore che lega con eleganza ogni stanza tematica del museo alla successiva. Non appena si entra nella dimora ci si sente travolti e coinvolti da un incredibile mix di tradizione ed innovazione che, attraverso un sorriso, porta in un “viaggio” nuovo alla scoperta della Sicilia che emoziona davvero. Lo stesso che si può intraprendere ammirando le opere pittoriche presenti nelle diverse sale che prendono forma dalle idee creative a cui Callari ha voluto dar vita rendendo reale il suo progetto che tutti noi oggi possiamo conoscere.

Durante la visita è, infatti, possibile ammirare opere come ad esempio “Ballarò” in cui un chiaro richiamo alla rinomata “Vucciria” di Guttuso ci riporta all’interno del mercato palermitano che diventa simbolo di “festa”. Una danza in cui i pesci e la frutta prendono vita quasi per magia divenendo strumenti musicali e raccontando lo spirito tipico siciliano sempre pronto alla convivialità.

 

Quello intrapreso all’interno del museo è un viaggio alla scoperta di un’amata terra che difficilmente si dimentica e che non trascura neppure temi importanti legati all’inclusione, alla legalità e alla lotta, alle discriminazioni dal forte valore educativo anche per i più piccoli.

 

La realizzazione di questo sogno lungo una vita è però coincisa con il periodo dello scorso lockdown che ha rallentato ma non fermato i progetti del Museo. «Durante quel periodo ho fatto realizzare nuove sculture come ad esempio quella di Verga o di Camilleri. Talmente cerchiamo di approfondire la sicilianità che il Museo continua ad essere in continuo divenire» spiega Callari.

 

Durante la nostra chiacchierata ci chiediamo come questa “sicilianità” che si respira ovunque all’interno delle sale venga ricercata ed è prontamente Mandalà a risponderci: «Io sono convinta di una cosa. Gli oggetti sono destinati. E ci è capitato, nella nostra vita, che ci siano arrivate delle cose che noi cercavamo e non sapevamo da che parte sarebbero arrivate. È l’amore che ci porta sempre a curiosare, ricercare anche nei mercatini e ovunque sia possibile. Per noi è un piacere guardarci attorno ma non basta. Bisogna anche saper cogliere». Come tiene a puntualizzare Callari sì alla ricercatezza ma «non c’è una ricerca spasmodica. È la passione che ci guida».


 

Ma quali sono i progetti futuri per il museo?

«Noi vorremmo fare le cene al Museo. Portare qui i turisti e fargli assaporare la Sicilia» risponde Callari. «Cerchiamo di portare avanti la Sicilianità nelle forme più belle in cui si esprime. Anche la cucina è una forma d’arte. Esaltiamo la sicilianità a 360 gradi e cerchiamo di far conoscere anche ai turisti la bellezza della nostra essenza di essere siciliani». conclude Mandalà.

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