8 marzo, storie di coraggio

Articolo di Irene Novello

1946 suffragio universale.
1970 legge sul divorzio.
1978 legge sull’interruzione volontaria della gravidanza.
1981 abrogazione della legge sul matrimonio riparatore.

Queste e altre sono le conquiste politiche e sociali raggiunte dalle donne. L’8 marzo si presenta come l’occasione per promuovere la lotta contro le discriminazioni e le violenze e un momento per riflettere sulle sfide ancora da affrontare. Una leggenda narra che questa festa sia nata, in seguito a un rogo scoppiato in un’azienda di New York, nel 1908 per ricordare le operaie decedute nel terribile incidente. In realtà la storia è molto più complessa: la Giornata Internazionale della Donna nasce ufficialmente negli Stati Uniti il 28 febbraio 1909, per volontà del Partito Socialista americano che organizzò un’importante manifestazione a sostegno del diritto delle donne al voto, alla quale ne seguirono altre per rivendicare nuovi diritti femminili, tra cui l’aumento del salario e un miglioramento delle condizioni del lavoro. Il 25 marzo 1911 nella fabbrica Triangle di New York si sviluppò un incendio e centoquarantasei lavoratori, la maggior parte dei quali era costituita da donne, persero la vita. Da questo momento le manifestazioni delle donne si moltiplicarono anche nei Paesi europei, giungendo sino a San Pietroburgo, dove l’8 Marzo 1917 le donne manifestarono in piazza per chiedere la fine della guerra, decretando l’inizio della “Rivoluzione russa di febbraio”. In Italia la festa della donna si diffuse a partire dal 1945, quando l’Unione Donne in Italia celebrò la Giornata della Donna nelle zone dell’Italia, già liberate dal fascismo. Per la prima volta l’8 marzo del 1946 l’Italia intera ricorda la festa della donna.
Dal diritto al voto allo studio, al divorzio alla conquista della propria indipendenza, ma anche alla semplice comodità di indossare i pantaloni, per queste e molte altre conquiste dobbiamo ringraziare le donne che in passato hanno portato avanti le ribellioni per spezzare i modelli culturali e sociali che non condividevano. Molte furono le donne siciliane che si ribellarono, tra queste la poetessa Mariannina Coffa, nata a Noto nel 1841, che usò la poesia per opporsi alle regole della società di fine ‘800, ma soprattutto per ribellarsi alla vita che altri avevano scelto per lei. Morirà all’età di trentasei anni abbandonata dal marito e dalla famiglia, che riteneva la poesia uno strumento di perdizione in mano ad una donna.


Rosa Balistreri con le sue canzoni ha denunciato la miseria della povertà, dell’emigrazione, del duro lavoro dei contadini, testimoniando anche l’amore per la propria terra e la speranza di un dignitoso riscatto sociale. Nata da una povera famiglia di Licata nel 1927, diventò un’artista affermata partecipando allo spettacolo di canzoni popolari di Dario Fo e partecipando al Festival di Sanremo nel 1973 con la canzone “Terra che non senti”, ma fu esclusa. Oggi è iscritta nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia – Libro delle Pratiche Espressive e dei Repertori Orali, per aver cantato il dolore di un popolo che da anni cerca il riscatto.
E poi ci fu anche la coraggiosa anarchica di Ragusa, Maria Occhipinti, leader del movimento antimilitarista “Non si parte”, creato il 4 gennaio 1945. Quel giorno, all’età di ventitré anni e incinta al sesto mese, si distese a terra di fronte ad un camion militare carico di giovani siciliani per opporsi alla nuova leva di ragazzi chiamati alle armi con gli Alleati al fine di contrastare l’avanzata dei nazisti. Verrà arrestata; al suo ritorno a Ragusa troverà il marito legato a un’altra donna; non avrà nemmeno l’appoggio della sua famiglia e della sua città, perché considerata troppo lontana dagli stereotipi della donna
subordinata all’uomo.

Essere donna non è mai stato semplice. La Giornata Internazionale della Donna è un modo per ricordare da dove veniamo e il mio augurio è che ogni giorno sia l’8 marzo!

guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments