Articolo di Alessandra Alderisi

“È come andare in bicicletta”. Quante volte vi sarà capitato di pronunciare o sentirvi dire questa frase? In fondo dietro quello che appare come un luogo comune è contenuta una verità che ognuno di noi sperimenta prima o poi su se stesso.

Togli le rotelle, fai un respiro profondo, spingi i piedi sui pedali, guardi la strada di fronte a te e se continui a vederla ancora dritta e nitida mentre ti muovi, sì, ce l’hai fatta, hai mantenuto l’equilibrio. Hai imparato ad andare in bicicletta e questa è una di quelle cose che non dimenticherai più per tutta la vita. Forse cadrai. Anche dalle ginocchia sbucciate s’impara sempre qualcosa. E quindi non ti arrendi, rimonti in sella e ricominci a pedalare.

La bicicletta è da sempre sinonimo di quella libertà che permette a tutti gli appassionati di cicloturismo e di escursionismo di scoprire luoghi affascinanti, inaspettati e a volte persino inesplorati. E oggi questo mezzo di trasporto è diventato anche simbolo del futuro della mobilità sostenibile. La diffusione del suo uso quotidiano nelle città è, infatti, indicatore della crescita di una cultura civica sempre più attenta alla salute e all’ambiente.

Com’è nato il veicolo più diffuso al mondo? In che modo si è evoluto negli ultimi due secoli? Ecco per voi qualche curiosità sulla nostra “eterna giovane” bi-centenaria.

Era il 12 giugno del 1817. L’eccentrico e geniale Karl Drais, stanco di svolgere un lavoro troppo serioso e desideroso di vedere riconosciute le sue doti d’inventore, decise di provare il brivido di percorrere, con la sua Laufmaschine, quei 28 km che scrissero il primo capitolo della storia della bicicletta. Il suo “velocipede”, poi ribattezzato draisina, si muoveva grazie all’azione dei piedi del guidatore ed era composto da due ruote collegate da un asse di legno e un manubrio per sterzare. Mancava però qualcosa: i pedali. A introdurli ci pensò nel 1861 il fabbro Pierre Michaux, in fondo ci voleva un supporto su cui poggiare i piedi, non vi pare? Quest’invenzione rese la bicicletta più rapida e scattante. Ma le sperimentazioni che l’avrebbero resa come oggi la conosciamo non erano di certo finite. Anche le dimensioni delle ruote iniziarono a subire variazioni. E mentre il diametro di quella anteriore cresceva fino a 3 metri, quello della posteriore diminuiva vertiginosamente. Così nel 1870 nacque il “Gran Bi”, modello poi abbandonato – per fortuna – in favore di una bicicletta che avesse ruote della stessa grandezza per una maggiore stabilità. Era il 1880. Dopo la comparsa della catena di trazione e del telaio in acciaio, nel 1888 lo scozzese Dunlop re-inventò la camera d’aria. Purtroppo per lui già qualcuno quaranta anni prima aveva pensato a qualcosa di simile depositando l’invenzione e il brevetto gli fu quindi revocato. Ma poco importa perché suo fu comunque il merito di aver perfezionato la gomma pneumatica gonfiabile e di averla prodotta su larga scala rivoluzionando così il trasporto stradale.

Nei primi anni del XX secolo la nascita di competizioni ciclistiche come il Tour de France e il Giro d’Italia, arrivato quest’anno al traguardo della centesima edizione, fa da motore propulsore a tutte quelle innovazioni che perfezioneranno l’estetica e la funzionalità del veicolo più popolare del pianeta.

In duecento anni il vecchio ma sempre attuale “velocipede” ne ha fatta di strada. E da mezzo di trasporto ecologico, nell’immaginario dell’ingegnere meccanico messicano Alberto González, la bici stessa diventa, nella sua struttura, un bene di consumo a impatto zero sull’ambiente grazie ai componenti interamente realizzati attraverso la rigenerazione e il riuso di materiali come il cartone, la plastica e il metallo delle lattine. È ancora un prototipo ma è pronta a diventare realtà e a essere a sua volta riciclata.

Tra i ricordi di un passato ricco di storie avvincenti e gli scenari possibili di un futuro che si preannuncia ancora più avventuroso, non ci resta che augurarti buon compleanno cara bicicletta!

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